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I capolavori del Mantegna e del Gotico sbarcano a Palazzo Barberini

Dal 27 settembre al 27 gennaio 2019, nella sede di Palazzo Barberini, si potranno visitare due mostre di particolare pregio. Una si incentra sulle opere autografe del Mantegna, mai conservate finora a Roma. Un’occasione unica quindi per ammirare due capolavori dello straordinario maestro e quattro dipinti di suoi contemporanei. La seconda vedrà protagoniste le tavole dei Maestri della Madonna Straus, sbarcate direttamente dal Museo Americano di Houston. Entrambe le esposizioni si inseriscono nel progetto di politica di scambi con musei italiani e stranieri, promossa dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

Capolavori dal Museo Jacquemart-André di Parigi

La mostra raccoglie 6 prestigiose opere appartenute al celebre collezionista parigino Edouard André  e sua moglie Nélie Jacquemart. Successivamente furono affidate in eredità allo Stato francese e conservate al Museo Jacquemart-André di Parigi. Tutti questi pezzi lasciano trasparire una fase della storia del collezionismo d’arte europeo della fine del XIX secolo, segnato dalla crescente passione per le opere del Rinascimento italiano e per i maestri delle scuole veneta e toscana.

Tra le opere di notevole qualità e importanza sia dal punto di vista della storia dell’arte che del gusto, troviamo due capolavori di Andrea Mantegna. L’artista soggiornò a Roma dal 1488 al 1490, invitato da papa Innocenzo VIII a decorare la cappella del nuovo edificio del Belvedere. Le pitture, con le Storie di Giovanni Battista e dell’Infanzia di Cristo, andarono perdute durante alcune ristrutturazioni settecentesche. In città non si conservarono più opere autografe di Mantegna. Perciò la mostra è un’occasione imperdibile per ammirare alcuni lavori di questo straordinario Maestro.

Da sinistra “Ecce Homo” e la “Madonna col Bambino” di Mantegna; a destra la Madonna del Conegliano

Mantegna e i suoi contemporanei

Il capolavoro di Mantegna, Ecce Homo, è una chiara sintesi tra le esigenze della pittura devozionale e una costruzione scientifica delle forme anatomiche e dello spazio. Il quadro riveste un ulteriore interesse anche per il suo stato di conservazione, che documenta la tecnica esecutiva originale del pittore e gli effetti estetico-visivi da lui perseguiti. Accanto sarà esposta un’altra opera attribuita allo stesso Mantegna, la Madonna con il Bambino tra i santi Gerolamo e Ludovico di Tolosa (1455). Il dipinto è l’interpretazione mantegnesca delle immagini di Maria, soggetto ampiamente trattato in area veneta dalla bottega di Giovanni Bellini, con cui Mantegna era in stretto contatto. Questi sviluppi iconografici ed estetici possono cogliersi chiaramente nella piccola tavola, Madonna col Bambino, di Giovanni Battista Cima da Conegliano, che riprende e riformula quell’ormai autorevole e fortunato modello tipologico.

Il raro ritratto su pergamena di Giorgio Schiavone illustra invece l’interesse per il genere allo stesso tempo moderno e classicizzante del ritratto celebrativo. Un profilo declinato da un’ ispirazione antica e dal gusto prezioso della materia che l’artista aveva assimilato nella bottega del mastro padovano Francesco Squarcione. Il culto delle forme dell’arte antica è altrettanto evidente sia nel disegno di scuola mantegnesca, Ercole e Anteo, sia nel ricercato bronzetto di Andrea Briosco (detto il Riccio) che raffigura Mosè con l’eleganza della posa e il panneggio solenne di una piccola statua classica.

L’autoritratto di Schiavone; il Bronzo di Mosè (al centro) e il disegno di “Ercole e Anteo”

Gotico Americano. I Maestri della Madonna Straus

Due rare tavole dei Maestri della Madonna Straus arrivano in Italia direttamente dal Museum of Fine Art di Houston. Il museo americano ha concesso in prestito a Palazzo Barberini le pregiate tavole del Trecento italiano, considerate tra i pezzi più importanti della sua collezione. Viceversa, le Gallerie Nazionali invieranno in Texas il Ritratto di Enrico VIII, di Hans Holbein, per una mostra sui Tudors.

I due dipinti sono tra di loro complementari: la Madonna con il Bambino del Maestro Senese della Madonna Straus e la Madonna con il Bambino del Maestro della Madonna Straus. Il nome deriva da quello dei collezionisti Edith Abraham e Percy Selden Straus, dalla cui raccolta provengono le tavole, che nel 1944 entrarono a far parte della collezione del Museum of Fine Arts. Da allora la tavola del Maestro Senese della Madonna Straus non è mai stata esposta in Europa. L’altra è stata in mostra in una sola occasione a Parigi, nel 1976.

Le tre versioni della Madonna col bambino: da sinistra quella del Maestro Senese, a destra quella custodita a Palazzo Venezia.

La prima tavola, più antica e largamente discussa dagli specialisti, è ascrivibile a un pittore senese attivo intorno alla metà del XIV secolo, influenzato dalla maniera di Simone Martini, del quale tramanda i modi raffinati e preziosamente stilizzati. La seconda tavola è invece attribuita a un anonimo artista fiorentino, attivo agli inizi del XV secolo, erede della tradizione della pittura gotica toscana. L’opera si presenta, come la prima, in ottime condizioni di conservazione, spiccando per l’intensità dei colori e per il calligrafico trattamento decorativo dello sfondo e dei motivi ornamentali. Per l’occasione, i due dipinti, che condividono anche alcuni interessanti motivi iconografici, verranno accostati alla cosiddetta Madonna di Palazzo Venezia, oggi appartenente alle collezioni delle Gallerie Nazionali. In passato quest’ultima fu posta in connessione con la sfuggente identità del maestro della Madonna Straus senese, costituendo dunque un significativo termine di confronto visivo.

Quando:

Dal 27 settembre al 27 gennaio 2019

martedì/domenica 8.30 – 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00

Info e Prezzi:

www.barberinicorsini.org | comunicazione@barberinicorsini.org

Intero 12 € – Ridotto 6 €

*biglietto valido per 10 giorni in entrambe le sedi di Palazzo Barberini e Galleria Corsini

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13, Roma

Eco e Narciso, il dialogo tra l’arte classica e moderna

Palazzo Barberini presenta a turisti e cittadini romani Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini. La mostra, prodotta dalle Gallerie Nazionali in collaborazione con il MAXXI, è curata da Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi. L’evento celebra la restituzione al pubblico di 11 nuove sale affacciate sui giardini del palazzo, un tempo occupate dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Il percorso della mostra, (750 mq di spazio espositivo) che si snoda tra le nuove sale, dal Salone Pietro da Cortona, la Sala Ovale e la Sala dei Paesaggi, è un dialogo fra arte antica e arte contemporanea sul tema del ritratto e dell’autoritratto. Saranno 37 le opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali appartenenti a 25 famosissimi artisti come i classici Caravaggio, Raffaello e Bernini e i moderni Giulio Paolini, Luigi Ontani e Yan Pei Ming.

La conferenza stampa del 17 maggio. Da sinistra Bartolomeo Pietromarchi, Flaminia Gennari Santori e Giovanna Melandri

Tra antico e contemporaneo

Questo progetto è frutto di una appassionante convergenza tra due Istituzioni artistiche Nazionali. Gli accostamenti e i dialoghi delle opere antiche e contemporanee ruotano attorno ai temi dell’identità individuale (sia maschile che femminile), del potere, delle relazioni culturali. Durante la conferenza, Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, ha messo in rilievo la grande attualità delle opere scelte per questa magnifica mostra, aggiungendo che:

Nell’epoca dei selfie, delle ossessioni del ritratto, della novità, qui si pongono degli interrogativi molto profondi sul processo di costruzione dell’identità.

Si parla quindi di una profonda ricerca del sé che fa riferimento al mito di Eco e Narciso, tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Tra le tante rappresentazioni artistiche che hanno avuto per soggetto tale mito, l’opera di Caravaggio (presente in mostra) si concentra sulla figura del Narciso che si rispecchia nella fonte e finisce per innamorarsi dell’immagine riflessa. Il tema del ritratto e dell’autoritratto, come ci spiega il Direttore del MAXXI Bartolomeo Pieteomarchi, viene ripreso attraverso la prospettiva del riflesso. Pertanto ciò che appare reale può essere anche illusorio. Dietro un’immagine ci sono innumerevoli sfumature come ad esempio il tempo, la spiritualità, l’erotismo e la bellezza.

Il Salone Ovale con il Narciso di Caravaggio e l’installazione di Giulio Paolini “Eco nel vuoto”; a destra l’affresco del Trionfo della Divina Provvidenza e “Le Ore” di Ontani

Il percorso espositivo

Flaminia Gennari Santori, Direttore delle Gallerie Nazionali, ha evidenziato un fattore molto importante che caratterizza la mostra offerta ai visitatori:

Guardare le cose con occhi diversi, sia al passato che al presente, è una prospettiva su come ingaggiare il pubblico, il quale potrà creare il proprio percorso.

Il percorso di Palazzo Barberini parte dal Salone Pietro da Cortona, in cui il grandioso affresco del Trionfo della Divina Provvidenza incontra le 24 fotografie di “Le Ore” di Luigi Ontani. Nel Salone Ovale è presente il Narciso di Caravaggio, al quale si oppone l’installazione site-specific di Giulio PaoliniEco nel vuoto“, che sottolinea la solitudine e l’assenza del mito. Di seguito nella Sala dei Paesaggi, vengono rappresentati i dipinti dei possedimenti Barberini. In correlazione all’idea di paesaggio come costruttore di identità,  si affiancano le opere di Maria Lai, come “Terra” e “Bisbigli”. Decorazioni orientali dell’800, temi distorti e deformanti, oltre ai contrasti tra etica e estetica, sono le opere della Sala delle Cineserie. Nell’ Appartamento d’estate spiccano i ritratti astratti di Richard Serra che si contrappongono a quelli cinquecenteschi di Enrico VIII e Stefano IV Colonna, dai chiari attributi identitari.

A partire dalla sinistra i ritratti di Beatrice Cenci, La Maddalena e La Fornarina (foto Alberto Novelli)

I ritratti della femminilità

Nella grande Sala del Trono, decorata con le tele di Giovanni Romanelli e Cecco Napoletano, appare la video installazione sull’emancipazione femminile musulmana “Illusion e mirrors“, di Shirin Neshat. Nella cappella adiacente, degno di nota il ritratto di Beatrice Cenci, icona storica della ribellione femminile. Successivamente si trova l’Appartamento d’Inverno, in cui sono collocate le opere scultoree di Kiki Smith (vedi copertina). Sullo sfondo 10 pastelli di ritratti di donne delicate ed eleganti, rispettivamente realizzate da Rosalba Carriera e Benedetto Luti. Nella camera da letto d’inverno, posti uno alle spalle dell’altro, i ritratti della Maddalena e della Fornarina di Raffaello. Contrapposizione significativa tra la santa e l’amante, a loro volta allestite come duplici anime complementari di una stessa persona.

Da sinistra il dipinto di Marco Benefial “Famiglia del Missionario” e “The invisibile man” di Yinka Shonibare; a destra il busto di Urbano VIII tra Giovanni Paolo II e Mao.

Il confronto culturale

Un particolare incontro-scontro tra culture è quello del ritratto settecentesco di Marco BenefialFamiglia del Missionario” e  l’opera “The invisibile man” di Yinka Shonibare. Ambedue rappresentano il diverso, l’esotico, in modi però del tutto opposti. Il primo punta sul messaggio missionario, il secondo riflette sul post-colonialismo nel mondo globalizzato. La mostra termina nella Sala dei Marmi dove si erge il busto di Urbano VIII, opera del Bernini. A fiancheggiarlo i maestosi ritratti di Giovanni Paolo II e Mao dell’artista cinese Yan Pei-Ming. Entrambi interpretano meravigliosamente il tema del ritratto ufficiale di persone potenti, sia rendendo viva la pietra che gigantizzando tele di 3 metri.

Quando:

18 maggio – 28 ottobre 2018

orari martedi/domenica 8.30 – 19.00

Info e Prezzi:

Intero € 12, ridotto € 6. Per possessori biglietto MAXXI ingresso ridotto a € 8

barberinicorsini ; maxxi   064824184   comunicazione@barberinicorsini.org

Dove:

Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma – Palazzo Barberini , via delle Quattro Fontane 13, Roma

La Madonna Esterházy e la “romanizzazione” di Raffaello

Palazzo Barberini presenta, dal 31 gennaio a Roma, una delle opere più interessanti e significative della produzione di Raffaello Sanzio: “La Madonna Esterházy”. Un’importante dipinto non solo per la storia di Raffaello stesso, ma anche per la storia della cultura Nazionale e Internazionale. Contestualmente verrano affiancati nella sala altri dipinti, testimonianza storica del periodo di “romanizzazione” dell’artista. La mostra, a cura di Cinzia Ammannato, resterà aperta al pubblico fino all’8 di aprile. Flaminia Gennari Santori, direttore delle Gallerie Nazionali, tiene a sottolineare ulteriormente che :
Questa piccola mostra rientra nella politica di scambi e strette collaborazioni con musei internazionali, con l’obiettivo di offrire al visitatore un cambio di ritmo rispetto alla visita consueta.
“Madonna Esterházy” è una tavola in pioppo di piccole dimensioni (cm 29 x 21,5), proveniente dallo Szépművészeti Múzeum di Budapest, il Museo Nazionale di Belle Arti ungherese. È  stata realizzata da Raffaello intorno al 1508, tra la fine del suo periodo artistico fiorentino e l’inizio di quello romano. In quell’anno, cruciale per l’arte dell’Occidente, si aprivano infatti per l’artista i cantieri per le decorazioni del nuovo Vaticano. Il nome del dipinto deriva dalla famiglia dei principi ungheresi  che lo possedettero fino alla metà dell’800. Successivamente la collezione della famiglia Esterházy passò allo stato e quindi al museo di Budapest. L’opera presenta un poetico e armonioso quadretto di vita familiare dalle pose semplici, con la Madonna che sorregge il piccolo Gesù Bambino che indica san Giovannino, assorto nella contemplazione di un sottile cartiglio. Della “Madonna Esterházy” non si conosce il committente. Una scritta retrostante, non più visibile, riconduceva a Elisabetta, madre di Maria Teresa d’Asburgo, e a un dono dell’opera da parte di Clemente XI Albani. Una delle tesi più accreditate, tuttavia, è che Raffaello l’abbia sempre tenuta con sé, avendola concepita come un’opera intima, segreta ai più. La tavola, oltre a lievi segni di danneggiamento dopo la trafugazione del 1977, non è del tutto compiuta, mancando in alcuni ritocchi proprio dell’ultima stesura. Ma questo particolare non nasconde neanche per un istante la dolce bellezza, anzi contribuisce ad addensarne intorno un’aria di ulteriore, inafferrabile mistero.

Il dipinto della Madonna Esterházy, al fianco la riproduzione grafica del disegno preparatorio.

Il disegno preparatorio

La certezza del passaggio dal periodo fiorentino a quello romano può essere ricondotto da un disegno preparatorio della Madonna, presente in mostra con una riproduzione grafica ingrandita che facilita una migliore lettura dello sfondo. A questo cartoncino da spolvero, il cui originale è custodito negli Uffizi di Firenze, furono individuati dei piccoli forellini che avrebbero permesso grazie alla polvere di carbone il trasferimento dello schema grafico sulla tavola da pittura. Il cambio di sfondo passa da paesaggi di colline ed alberi, tipicamente fiorentini, a rappresentazioni di vestigia romane come il Tempio di Vespasiano e della Torre dei Conti nel Foro Romano. Il gruppo centrale invece appare pressochè invariato, se non per qualche aggiustamento relativo al contorno della testa della Madonna, e le inclinazioni dell’ avambraccio di San Giovannino e la testa del Bimbo.

Da sinistra: “Madonna dei garofani” (XVI sec.) 28,5X23; “Madonna Hertz” (1515) 36X30,5; “Gesù Bambino” (XVI sec.) 41,5X53,5.

Gli altri tre capolavori

Insieme al dipinto si è scelto di esporre alcune opere ben conservate nei depositi delle Gallerie Nazionali. Tre i dipinti che certificano ulteriormente il Raffaelloromanizzato“. La “Madonna col bambino” (nota come Madonna Hertz) di Giulio Romano, ereditario della bottega di Raffaello, fu eseguita dal pittore nel periodo delle prime committenze vaticane. Le altre due opere sono copie antiche. La “Madonna dei Garofani” è stata a lungo cercata dagli studiosi e individuata nel 1992 nell’opera esposta al National Gallery di Londra. Il piccolo dipinto rappresenta il Raffaello intimizzato e romanizzato, come testimonia lo sfondo. L’altra opera è una copia del particolare della “Madonna del velo“, ovvero la raffigurazione di Gesù Bambino, molti anni fa identificata nella versione conservata al Musèe Condè de Chantilly.

Quando:

Dal 31 Gennaio all’8 Aprile 2018

Orari: martedi/domenica 8.30 – 19.00

Info e Prezzi:

BarberiniCorsini;  064824184 ; Gan-aar@beniculturali.it

Biglietto Intero € 12 , ridotto € 6

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane 13, Roma

Glorie di carta: in mostra i disegni degli arazzi Barberini

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma dedicano una mostra alla storia dell’arazzeria Barberini: Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini, a cura di Maurizia Cicconi e Michele Di Monte. Fino al 22 aprile 2018, il percorso museale prevede un’intera sala dedicata all’allestimento delle serie di arazzi realizzate dalla fabbrica impiantata a Roma nel 1627 dalla famiglia Barberini. In mostra tre cartoni preparatori, ciascuno appartenente a uno dei cicli che ritraggono le Storie di Costantino, la Vita di Cristo e le Storie di Urbano VIII. Le serie prescelte sono le più importanti delle sette volute dal cardinal Francesco e prodotte dall’arazzeria Barberini lungo un arco di circa 50 anni di attività. I cartoni, che escono per la prima volta dai depositi dopo 20 anni, costituiscono un’occasione irripetibile per conoscere una delle più fastose committenze della famiglia, ancora poco nota al grande pubblico. 

Anteprima stampa “glorie di carta” del 19 dicembre a Palazzo Barberini

L’arazzeria Barberini

Nel XVII secolo, collezionare arazzi era quasi d’obbligo per una famiglia che, come quella dei Barberini, ambiva a un prestigio internazionale, anche perché gli arazzi erano simboli di lusso e ricchezza, ben più dei dipinti. Ma un conto era possedere arazzi, sia pure pregiati e in gran copia, altra cosa era possedere addirittura un’arazzeria di famiglia. E siccome i Barberini miravano in alto, e non badavano a spese, il Cardinal Francesco (1597-1679), nipote del papa, decise di fondarne una ex novo a Roma, naturalmente a maggior gloria della propria dinastia. L’occasione fu un regalo che il cardinale ricevette da Luigi XIII, come captatio benevolentiae per compensare il parziale insuccesso della delicata missione diplomatica. Il gesto fu grandioso e strategico: 7 enormi arazzi tessuti su disegni di Rubens, dedicati alle Storie di Costantino, l’imperatore che aveva abdicato al paganesimo per farsi cristiano e concesso pieni diritti alla nuova Chiesa. Barberini accettò il dono, ma per completare la serie, preferì servirsi della manifattura romana da lui appena fondata nel 1627. Se le arazzerie francesi facevano scuola, Roma non poteva essere da meno, se non altro nei disegni dei Barberini.

La tecnica di tessitura

La realizzazione di un arazzo era operazione complessa, lunga e costosa, che richiedeva specifiche competenze tecniche. Il Cardinal Francesco affidò la direzione della fabbrica al fiammingo Jacob van den Vliete (ovvero Giacomo della Riviera), e a bravi pittori e artisti dell’epoca la realizzazione dei disegni preparatori. La tessitura richiedeva un modello, a grandezza naturale, tracciato e colorito di solito su un cartone, il quale veniva poi tagliato in varie parti per poter tradurre il disegno nel tessuto. La tecnica adottata dagli arazzieri Barberini, detta “a basso liccio”,  garantiva una maggior fedeltà al modello grazie al telaio orizzontale. Spesso i cartoni andavano perduti, soprattutto se usati ripetutamente. Ma se è vero che i Barberini non lesinavano, neppure sprecavano. Molti dei disegni originali furono attentamente ricomposti e preservati, e persino esposti nelle sale del palazzo di famiglia, dove rimasero per oltre 3 secoli.

L’autocelebrazione del potere

Ma come venivano usati questi arazzi? Opere del genere consentivano di approntare apparati decorativi vasti come cicli di affreschi, ma assai più mobili e versatili. Durante la loro vita “operativa”, infatti, gli arazzi entravano e uscivano dalla guardaroba dove erano custoditi, per essere utilizzati secondo esigenze variabili. L’impiegato incaricato, il festarolo, doveva selezionare e persino combinare a questo scopo i pezzi delle varie serie. I preziosi tessuti si potevano anche esporre all’esterno delle residenze Barberini, come avvenne in occasione della celebrazione del centenario dell’ordine dei Gesuiti (1639), quando la chiesa del Gesù venne parata di superbi arazzi. All’occorrenza li si poteva concedere in prestito, magari a pagamento, che era un bel salto di qualità, per una famiglia che doveva le sue originarie fortune al commercio tessile.

Delle sette serie uscite dalle arazzerie romane, le tre più importanti, per imponenza, qualità e investimento ideologico, sono qui rappresentate dai tre cartoni esposti: le Storie di Costantino, la Vita di Cristo e la Vita di Urbano VIII, che insieme danno la misura e il carattere dell’ambizioso progetto di autorappresentazione retorica che Urbano VIII e la sua famiglia avevano strenuamente perseguito. Tuttavia, l’attività delle manifatture Barberini non visse più del suo fondatore, ma i segni di quella gloria si possono ancora vedere, almeno sulla carta. L’arazzeria Barberini fu concepita operando a immagine e somiglianza del suo fondatore. Le serie prodotte rifletterono totalmente il disegno politico e “mediatico” del cardinal Francesco, al punto che, alla sua morte, la fabbrica cessò immediatamente di esistere.

A sinistra “Le celebrazioni del centenario dei Gesuiti”, a destra “Costantino abbatte gli Idoli”

Grandi pittori e artisti dell’epoca erano chiamati a dipingere il disegno preparatorio dell’arazzo. E’ il caso del ciclo con le Storie di Costantino (1631-1641), alla cui intera ideazione sovrintese Pietro da Cortona. Nel 1630 l’arazzeria Barberini riprese lana, seta e fili d’oro per tessere il ciclo per la quale era stata concepita fin dall’inizio dal suo fondatore. I 5 nuovi cartoni con le Storie di Costantino completavano la serie di arazzi donati al cardinale Francesco Barberini da re Luigi XIII. Il re non avrebbe potuto scegliere soggetto migliore per i Barberini. Nel corso del suo pontificato, Urbano VIII instaurò infatti un parallelo costante con il primo imperatore cristiano e fondatore dell’antica basilica di San Pietro. I cartoni romani esaltano la dimensione universalistica, temporale e spirituale della Chiesa. Al contempo celebrano le gesta di Urbano VIII. Ad esempio, Costantino che uccide il leone simboleggia il papa che protegge Roma dal flagello della peste del 1629-1632. Gli arazzi si conservano attualmente al Philadelphia Museum of Art, quattro degli originali cartoni sono nelle Gallerie Nazionali di Palazzo Barberini.

Giovan Francesco Romanelli, “La Natività”, 1644

La serie della Vita di Cristo (1643-1658), è opera di Giovan Francesco Romanelli, e viene rappresentata in mostra dalla Natività, mai esposta al pubblico fino ad ora. Questo ciclo impegna l’arazzeria in anni difficili per i Barberini. Nel 1644 il nuovo papa Innocenzo X Pamphilj, ostile alla famiglia, avvia un’inchiesta sulla condotta del defunto Urbano VIII e dei nipoti, accusati di aver sottratto denari all’erario pontificio per scopi privati. I Barberini sono costretti ad abbandonare Roma. Forse anche per questo la realizzazione si protrae a lungo. Molto probabilmente, il Cardinal Francesco affida il ciclo delle dodici storie di Cristo al Romanelli sulla scorta del successo del suo precedente impegno per i Dossali della Cappella Sistina. Il pittore viterbese, cresciuto all’ombra del maestro Pietro da Cortona, ottiene finalmente la sua emancipazione, il suo riscatto. Dei dodici grandiosi arazzi, attualmente nella cattedrale di Saint John the Divine di New York, 8 cartoni si conservano a Palazzo Barberini.

Pietro da Cortona, “Ritratto di Urbano VIII”, 1627

Il ciclo di arazzi con la Vita di Urbano VIII (1663-1679), progettato dalla scuola di Pietro da Cortona, era destinato a decorare il grande salone di Palazzo Barberini. È la serie più importante realizzata dall’arazzeria e, in assoluto, uno dei più notevoli cicli biografici del Seicento. La finalità panegirica è evidente: nei fatti prescelti per raccontare la vita di Urbano VIII, biografia e allegoria si sovrappongono. Il ciclo può considerarsi il completamento ideale dell’esaltazione del papa e della sua famiglia dipinta da Pietro da Cortona nel Trionfo della Divina Provvidenza (1632–1639). In mostra anche il Ritratto di Urbano VIII di Pietro da Cortona, in prestito dai Musei Capitolini, e la Visita di Urbano VIII al Gesù (1642-1643) di Andrea Sacchi, Jan Miel e Antonio Gherardi, esposta l’ultima volta negli anni Ottanta del Novecento.

Quando:

Fino al 22 aprile 2018

orari : martedì/domenica 8.30 – 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00

Info e prezzi:

barberinicorsini

Intero 12 € – Ridotto 6 € (fino al 22 gennaio, compreso l’esposizione di Parade di Pablo Picasso)

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13, Roma

Arcimboldo in mostra, tra fantasia e originalità

Per la prima volta a Roma la mostra di Arcimboldo (1526-1593), l’artista considerato il più importante precursore del Dadaismo e Surrealismo. Nelle sale di Palazzo Barberini saranno presenti più di 100 opere tra ritratti, oggetti e disegni suddivisi in 6 sezioni specifiche. A cura di Silvia Ferino-Pagden, maggior esperta di Arcimboldo, l’esposizione aprirà al pubblico dal 20 ottobre fino all ‘ 11 febbraio 2018. Un’eccezionale occasione per ammirare capolavori e rarità provenienti da prestiti di musei di varie città del mondo. In basso il nostro imperdibile slideshow, con alcuni scatti effettuati all’anteprima stampa, sulle emozionanti note del Má Vlast Moldau di Bedřich Smetana.

Milano e le corti imperiali

L’affollatissima conferenza si apre con una saletta introduttiva che presenta l’autoritratto cartaceo di Arcimboldo, uomo di scienza, filosofo ma anche inventore. La prima sezione, dedicata all’ambiente milanese, vede le opere lavorate in vetro, cristallo, tessuti e acciaio. Una testimonianza di come quegli anni la città lombarda fosse il massimo centro di produzione di materiali di lusso. La sezione successiva riguarda il periodo dell’artista a servizio dell’impero asburgico. In A corte tra Vienna e Praga si trovano infatti i ritratti di duchesse e imperatori. Qui vengono esaltate le varie personalità dei soggetti raffigurati, anche con giochi di luce. Al centrosala le celebri opere delle personificazioni delle 4 stagioni e quella degli elementi come acqua, fuoco, terra e aria.

A sinistra, il ritratto degli “irsuti” Antonietta e Enrico Gonzalez, Lavinia Fontana 1580/95. A destra, analisi grafica de “La Terra” di Arcimboldo, 1566.

Studi sulla natura e dipinti reversibili

Stupenda la sala dedicata agli studi naturalistici e le Wunderkammer. Le cosidette camere delle meraviglieespressione appartenente alla lingua tedesca usata per indicare particolari ambienti, in cui dal XVI al XVIII secolo i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari. Nelle bacheche numerosi oggetti unici come zanne, ossa, coralli, coppe e testi antichi davvero molto preziosi. Attraverso uno schermo vengono illustrate anche le composizioni delle opere e gli animali analizzati. Tra i dipinti curiosi spicca quello degli “irsuti”, raffiguranti uomini e bambini della nobile famiglia Gonzalez affetti da ipetricosi. Ambiguità e magia contraddistingue le raffigurazioni denominate “teste reversibili“. Esse infatti assumono una conformazione completamente differente se capovolte.  Questo è possibile grazie a degli specchi, posti sotto le opere, che permettono di vedere la rotazione a 180 gradi. Come illustrato nella figura sottostante, il dipinto del Piatto di Arrosto, in cui si intravedono maialini e un limone, diventa improvvisamente un volto (mostruoso), quello del cuoco.

Giuseppe Arcimboldo: teste reversibili, Piatto di Arrosto/Il Cuoco, olio su tela 52,5×41

I composti e le pitture “ridicole”

Le ultime due sezioni sono dedicate ai paradossi iconici. Come prime impressioni i busti  possono risultare del tutto normali. Da vicino invece ci si accorge che sono costruiti e “composti” da forme naturali e artificiali abilmente incastrate. Queste inconfondibili creazioni appartenevano alla satira nei confronti del dibattito religioso del ‘500, spesso con allusioni sessuali. Il carattere ironico della caricatura prevale nelle “pitture ridicole“. Una vera e propria allegoria di mestieri. Ne è esempio un capolavoro come il Bibiotecario, un uomo formato da libri e piume. Tutte le sorprendenti opere di Arcimboldo possono considerarsi di forte impatto. Inevitabile per chi le osserva prestare grande attenzione e restare stupiti !

Quando:

dal 20 ottobre al’11 febbraio

chiusura lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio

Info:

064824184 prenotazioni: 0681100257

barberinicorsini ; arcimboldoroma

Prezzo:

€15 audioguida inclusa, ridotto € 13

Dove:

Gallerie Nazionali di Arte Antica Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13

Picasso “rivive” a Roma con due grandi esposizioni

Roma si appresta a celebrare Picasso con una grande mostra, anzi due, concludendo le manifestazioni dedicate alle opere dell’artista spagnolo nel nostro paese. In programma dal 22 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 le Scuderie del Quirinale ospiteranno “Picasso. Tra cubismo e classicismo 1915-1925″. In contemporanea ci sarà la sinergia delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, che esporranno Parade, l’immensa tela di Picasso, dipinta dall’artista come sipario per il balletto ideato da Jean Cocteau. Un evento davvero imperdibile!

Pablo Picasso e Olga in una foto del 1917

Roma, 100 anni dopo

Era il febbraio del 1917 e in Europa infuriava la prima Grande Guerra. Pablo Picasso, che aveva solo 36 anni ed era già il grande pittore “capo” della rivoluzione cubista, arrivò per la prima volta in Italia. Quel viaggio segnò notevolmente la sua arte quanto la sua vita privata, ricordo di gioia e bellezza. Proprio a Roma, mentre preparava i costumi e le scene per i Ballets Russes di Diaghilev, conobbe Olga Chochlova, ballerina della compagnia russa, divenuta poi sua moglie. A cento anni di distanza, le sue opere, le sue metologie e stili diversi rivivono nella città eterna.

Il sipario Parade in tutta la sua imponenza, a destra il magnifico contrasto scenico con l’affresco di Pietro da Cortona

Un balletto a Palazzo Barberini

A Palazzo Barberini, nel grandioso salone affrescato da Pietro da Cortona, verrà esposto, per la prima volta a Roma, il sipario dipinto per Parade, una immensa tela lunga 17 metri e alta 11. L’architettura di Bernini sarà la cornice per un magico dialogo tra l’opera di Picasso e il grande affresco barocco. Parade, conservata al Centre Georges Pompidou di Parigi, è stata esposta solo in rare occasioni, a causa delle sue monumentali dimensioni. Nel 1984 iniziò il Brooklyn Museum di New York, poi il Centre Pompidou di Metz tra il 2012/13. In Italia invece la tela venne ospitata al Palazzo della Gran Guardia (Verona 1990), a Palazzo Grassi (Venezia 1998) e ultimamente al Museo di Capodimonte (Napoli 2017). Il balletto teatrale Parade, ideato da Jean Cocteau e rappresentato per la prima volta a Parigi al Théâtre du Châtelet nel maggio 1917, era il frutto della collaborazione tra l’impresario Sergej Djagilev, il musicista Erik Satie, il coreografo Léonide Massine. Picasso concepì l’idea del sipario proprio a Roma, durante un viaggio in Italia con Cocteau. La direttrice Flaminia Gennari Santori ha sottolineato sull’opera che:

La tela presenta una grande profondità prospettica che sembra non dare l’idea di contatto tra sipario e volta. È proprio quest’ultima che avvolge l’intero sipario come una sorta di conchiglia.

Alcuni scatti tra le tante opere di Picasso esposte alle Scuderie del Quirinale

100 opere e focus alle Scuderie

La mostra dal titolo Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925 , presso le sale delle Scuderie del Quirinale, raccoglie un centinaio di capolavori esposti e scelti dal curatore Olivier Berggruen, in collaborazione con Anunciata von Liechtenstein. I prestiti di musei e collezioni eccellenti vanno dal Musée Picasso e dal Centre Pompidou di Parigi alla Tate di Londra, dal MoMa e dal Metropolitan Museum di New York al Museum Berggruen di Berlino, dalla Fundació Museu Picasso di Barcellona al Guggenheim di New York. Il percorso espositivo è tra i più originali e straordinari della storia dell’arte moderna. Esso illustrerà gli esperimenti condotti da Picasso con diversi stili e generi. Dal gioco delle superfici decorative nei collage, eseguiti durante la prima guerra mondiale, al realismo stilizzato degli “anni Diaghilev”, dalla natura morta al ritratto. Tutte forme queste, secondo il curatore Berggruen, che continuano a resistere al passaggio del tempo.

Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16, Roma

Picasso. Parade il sipario

APERTURA AL PUBBLICO: 22 settembre 2017 – 21 gennaio 2018

ORARI: martedì/domenica 9.00 – 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00

chiusura: lunedì, 25 dicembre, 1° gennaio

INFO: tel. 06-4824184 | email: gan-aar@beniculturali.it

BIGLIETTO BARBERINI CORSINI: Intero € 12, Ridotto € 6

* con il biglietto delle Scuderie del Quirinale l’ingresso al museo di Palazzo Barberini è ridotto a € 5

Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925 alle Scuderie del Quirinale: con il biglietto delle Gallerie Nazionali l’ingresso alla mostra è ridotto a  € 13 (intero € 15)

ORARI: Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00
Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

INFO: Tel: +39 06 81100256 E-mail: info@scuderiequirinale.it

 

Caravaggio, versioni e derivazioni dei suoi dipinti

La Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini, in collaborazione con il F. E. C. (Fondo Edifici di Culto), presenta la mostra “Caravaggio. Il Doppio e la Copia. Esposte due coppie di dipinti, 2 originali e 2 riproduzioni antiche, messe a confronto: “San Francesco in meditazione” e “La Flagellazione di Cristo”. L’esposizione celebra i 30 anni del F.E.C., ente ministeriale che custodisce e amministra un vasto patrimonio nazionale, promuovendo la conoscenza e il restauro di capolavori straordinari. Novità assoluta sarà la presenza nella sala di un touch screen che evidenzierà i dettagli dei quadri esaminati. Apertura al pubblico dal 22 giugno fino al 16 luglio.

Un personaggio come Caravaggio merita sempre una importante riverenza. Proprio per questo, il team formatosi all’interno del F.E.C. e della Galleria, è riuscito a lavorare con passione ed entusiasmo. A tutte queste persone si deve la realizzazione del progetto scientifico, le ricerche di archivio e il coordinamento del catalogo espositivo. Quest’ultimo propone diversi saggi su come sono state realizzate le copie, discorsi sulla technical art history per conoscere da vicino i quadri e indagini sulla conoscenza materica. Il senso di questa mostra viene sintetizzato dalla curatrice Giulia Silvia Ghia:

“In realtà non è una semplice mostra su Caravaggio, ma un confronto tra materia pittorica e il filone delle copie che nascono con la personalità caravaggesca”.

Immagini dalla postazione touch: il confronto delle due versioni della Flagellazione di Cristo, a destra la sovrapposizione grafica.

La conoscenza materica

Le indagini diagnostiche, fatte la scorsa primavera, hanno dimostrato che il quadro sulla Flagellazione di Cristo nasconde la figura di un frate domenicano sotto il personaggio di sinistra (lo sgherro). Al touch screen è ben visibile il dettaglio di naso e occhi. Il personaggio inginocchiato assumeva originariamente una posizione diversa, sia nelle mani che nelle gambe. Questa modifica comportò l’aggiunta dei due flagellatori. Il risultato finale dell’originale presenta quindi delle imperfezioni fisiche dei soggetti raffigurati. Ad esempio l’astante inginocchiato ha un braccio più lungo, mentre lo sgherro presenta un rapporto spalla-collo eccessivo. La copia, di cui ancora si ignora con certezza l’autore, ha in qualche modo migliorato questi difetti. Tuttavia anche se la maggior parte delle versioni mostra un’estrema fedeltà, le differenze sono legate principalmente agli elementi chimici utilizzati dai pittori e dallo spessore qualitativo degli strati della pellicola pittorica. Lo studio al microscopio consente di far luce sui materiali utilizzati e comprendere le tecniche esecutive di questi capolavori.

Il particolare del volto rivelato dalle indagini riflettografiche e radiografiche.

Il filone delle copie

Nessun copista ha potuto vedere dal vivo la realizzazione delle opere di Caravaggio. Le copie, autorizzate da committenti, sia per sfoggio che per lucro, venivano inizialmente prodotte per osservazione diretta dell’originale. La tecnica utilizzata era quella del lucido, da non confondere con quella moderna. Infatti utilizzava pelli di animali intrise in oli seccanti, i quali acceleravano l’asciugatura e la trasparenza della pergamena. Successivamente veniva frapposto un foglio tra la pergamena e la tela. Esso variava a seconda della coloritura del dipinto: se chiaro, la spolveratura utilizzata era quella a polvere di carbone, se scuro, il foglio era bianco. Proprio come la funzionalità della carta carbone. Per lungo tempo è stato oggetto di dibattito l’autenticità del quadro di San Francesco in meditazione. Fino al 1968 si pensava che la tela esposta nella Chiesa dei Cappuccini fosse l’originale, perchè di altissimo pregio. Ricerche successive hanno riconosciuto invece che l’altro San Francesco, proveniente dalla Chiesa di San Pietro a Carpineto, non era una copia ma un autentico Caravaggio.

Da sinistra l’originale San Francesco in meditazione a confronto con la copia più bruna. A destra i diversi particolari della mano.

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Quando:

Dal 22 Giugno al 16 Luglio

martedì/domenica 8.30 – 19.00 lunedì chiuso

Informazioni:

Tel. 06-4824184  Web. barberinicorsini

Prezzo:

Intero € 10, ridotto € 5

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13

Dario Fo e Franca Rame: il Mestiere del narratore

La mostra su Dario Fo e Franca Rame al Palazzo Barberini è una sintesi della gran quantità di materiale raccolto da Franca Rame negli anni e ora custodito dall’Archivio di Stato di Verona: Archivio Rame Fo – MusAlab. Il percorso attraverso quattro grandi sale permette di ripercorrere la vita dei due artisti, dentro e fuori ai teatri, tra disegni, tele, arazzi, copioni, foto, documenti, pupazzi, maschere, costumi e oggetti di scena.

Conferenza con il ministro Franceschini e Jacopo Fo

Ogni elemento è accompagnato da una didascalia che, alle citazioni tratte dalle loro pubblicazioni, accompagna quadri storico-politici e chiarimenti sull’argomento.

“C’è un risarcimento da dare a loro per le loro posizioni sociali e politiche, per il coraggio. Hanno costituito il tessuto culturale del paese. Questo che abbiamo organizzato è il minimo”

ha specificato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini alla conferenza stampa, perché questa coppia di artisti ha lottato da sempre contro tutti, per difendere la cultura e la dignità di questo paese.

Ma siamo scimmie da parte di madre o di padre?

Il percorso della mostra

Ad accogliere i visitatori le proiezioni di Fo e Rame, in quello stile semplice e autentico che li contraddistingueva: due manichini in costume. Da una parte Arlecchino, con in mano la maschera usata da Dario Fo in diverse andate in scena; dall’altra in un abito salmone, affascinante, con un cappello in testa a coprire lo sguardo l’abito di scena di Franca Rame. Dietro le loro foto “a lavoro”, in bianco e nero, per completare il quadro, un gioco che confonde realtà e finzione: il teatro.

Maschere realizzate da Sartori

Si possono vedere da vicino le maschere di Sartori, incolonnate sulle parete, con quelle piccole fessure per occhi, come dei.

Sulle pareti sono incorniciati i quadri di Fo, che prima di essere attore e regista, era pittore e scenografo. Vediamo i bozzetti delle scene dei loro spettacoli, ne leggiamo la storia e li ricordiamo attraverso le locandine. Poi l’amore per Franca, ritratta, come l’ha vista la prima volta, come una regina con il figlio in braccio, come una diva in un trittico. Quadri futuristi, espressionisti, liberatori, l’arte di ritrarre un mondo che nelle sue atrocità nasconde tanta bellezza. Una scimmia tiene tra le braccia un bambino, è “Siamo scimmie da parte di madre o di padre?”, per raccontare il vero messaggio di Darwin. Le scoperte dello scienziato, sottomesse alla propaganda nazista, volevano invece combattere il razzismo e le differenze tra i popoli.

La commedia dell’arte: la chiave del loro teatro

Continuiamo con altri personaggi della commedia dell’arte: pantalone, arlecchino, colombina, il dottore, che la compagnia di Fo ha fatto proprie per restituirle al presente, per continuare a mettere in discussione il sistema politico e sociale ingiusto e corrotto con l’ironia e la dissacrazione.

Personaggi di Commedia dell’Arte

Le maschere tornano anche nei quadri, in cui emerge Arlecchino, il più conosciuto, il più vivace, il più libero. Libero perché spontaneo, nonostante fosse anche lui un servo, ultimo tassello dell’ordine gerarchico, capace di guardare la realtà con gli occhi di un bambino. Uno sguardo incantato che ha accompagnato Dario Fo e Franca Rame per tutta la loro vita, nutrito da una profonda consapevolezza delle cose, portandoli sempre un passo avanti. Lo sguardo degli artisti, veri, a cui bisogna dire grazie, per cui questa mostra è in essere.

Ecco il nostro video-reportage all’anteprima stampa della mostra:

Quando:

Dario Fo e Franca Rame: il mestiere del narratore, 23 marzo – 25 giugno 2017

Orari: martedì/domenica 10.00 – 18.00 (lunedì chiuso)

Prezzo:

Intero € 10 – ridotto € 5

Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 10 giorni in entrambe le sedi del Museo: Palazzo Barberini e Galleria Corsini.

Info:

tel. 06-4824184  email: Gan-aar@beniculturali.it   www.barberinicorsini.org

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13, Roma

 

Venezia scarlatta: in mostra le sfumature del ‘500

Presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica, nella sede di Palazzo Barberini, verrà inaugurata la mostra dal titolo “Venezia scarlatta”. Pochi dipinti esposti ma al tempo stesso preziosi di significati simbolico-espressivi, riuniti per la prima volta insieme. L’eccezionalità dell’evento sta nell’offrire ai visitatori la possibilità di comprendere vari temi della cultura visiva veneziana del ‘500. Le opere dei “pittori di terraferma” resteranno visibili fino all’ 11 giugno.

Lorenzo Lotto, Cristo portacroce, 1526, Olio su tela 66×60 cm, provenienza Louvre, Parigi

Il percorso museale

La selezione di 6 capolavori, giunti da importanti musei internazionali di Parigi, New York, Madrid e Bergamo, consente al meglio l’approfondimento sullo studio del rosso. I lavori dei pittori Lotto, Savoldo e Cariani sono la risposta della Venezia di Terraferma nei confronti di quella lagunare predominante. Realizzati in parte per committenti delle province, si caratterizzano per l’uso di pennellate dalle tonalità sensuali e variabili. Si instaura una sorta di dialogo comunicativo tra i quadri presenti. Come affermato dal curatore della mostra Michele Di Monte:

Il gioco di trame che abbiamo cercato di tessere in questa esposizione è basato sulla possibilità di individuare connessioni complesse, tridimensionali fra questi dipinti.

Giovanni Savoldo, San Matteo e l’angelo, 1534, olio su tela 93,4×124,5 cm, provenienza Metropolitan Museum, New York

La centralità del colore e le trame

Il colore scarlatto è  per antonomasia riferito a Venezia, il vanto della città dal punto di vista della produzione pittorica e, prima ancora, di quella tintorica. I tintori coloravano le stoffe pregiate prodotte dall’industria tessile nelle diverse sfumature di cremisi, carminio, porpora, le quali diventavano oggetto dei traffici nel Mediterraneo. Anche i pittori veneziani usavano il rosso per “tessere” una fitta trama in cui si mescolavano la dimensione biografica, le devozioni personali, l’ interesse professionale e la storia biblica. Il rosso è prerogativa della Vergine e della tunica del Cristo portacroce, di Lorenzo Lotto. Dello stesso colore è l’ abito della sposa nel Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica che simboleggia la fedeltà. Nel dipinto del Cariani, il medico Giovanni Caravaggi viene raffigurato vestito di raso rosso, proprio a indicare il suo status professionale. Nel San Matteo che parla con l’angelo, Savoldo vuole richiamare nel colore della tunica del protagonista quella di Cristo.

Giovanni Busi (Cariani), Ritratto di Giovanni Benedetto Caravaggi, 1521, olio su tela 82×82, provenienza Accademia di Carrara, Bergamo

In “Matrimonio mistico di Santa Caterina”, proveniente dall’Accademia Carrara di Bergamo, Lorenzo Lotto esprime le sue sofisticate invenzioni figurative. La scena allegorica viene inserita nella casa del committente Niccolò Bonghi, il quale non manca di ostentare la sua passione per pregiati tappeti e abiti. La qualità delle stoffe testimonia di rimando l’autenticità della sua fede dinanzi a Santa Caterina e Cristo.

Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria, 1523 olio su tela 189,3×134,3 cm, provenienza Accademia di Carrara, Bergamo

Quando:

Venezia scarlatta, 15 marzo – 11 giugno

Orari: martedì/domenica 8.30 – 19.00  lunedì chiuso

Prezzo:

Intero € 10, ridotto  € 5

Info:

Tel. 06-4824184  Barberinicorsini

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane 13, Roma

Palazzo Barberini presenta: “Donne da vicino”

In occasione della festa della donna mercoledì 8 marzo, la Galleria Nazionale di Arte Antica di Roma ha organizzato una giornata di visite guidate gratuite. Presso la sede di Palazzo Barberini si potranno vedere da vicino alcune figure femminili “protagoniste” del Museo: La Fornarina, Beatrice Cenci, la Giuditta di Caravaggio e molte altre donne del ‘700. Ci sarà la possibilità di visitare anche le sale della reggia che ai tempi furono alloggio della principessa Cornelia Costanza Barberini. 

Gli appartamenti della principessa

Cornelia Costanza Barberini (1716-1796) era una donna dotta e caparbia, dal gusto raffinato come si evince dai suoi eleganti appartamenti privati di Palazzo Barberini. Nella centralissima Sala delle battaglie si trovano 13 tele che immortalano le gesta degli avi di famiglia. Da Papa Urbano VII (Maffeo Barberini) che fece costruire il palazzo, a Stefano e Prospero Colonna che guidarono alcune battaglie epiche. Altra sala, dove riceveva la principessa, è detta delle sete dipinte per la presenza di  tappezzerie paretali raffiguranti scene di vita degli Indiani d’America. Il verde è il protagonista nella Galleria d’angolo: proveniente dai giardini del palazzo attraverso le finestre si moltiplica sulle pareti in un tripudio di fiori e piante. Il gusto della principessa si rivede in ogni angolo delle stanze con giochi di specchi, pitture su vetro, elementi Rococò, bassorilievi Neoclassici e frequenti richiami ai simboli di famiglia come le api e l’alloro. A Costanza piaceva trasformare l’ambiente giocando molto con i muri, i quali celavano porte, passaggi segreti e mobili a scomparsa.

Salotto-cappella e altare a “scomparsa”

Le donne da vicino

La Fornarina di Raffaello Sanzio (1518/19, vedi foto copertina) raffigura la figlia del fornaio di Trastevere. Il soggetto del dipinto, secondo lo studioso Giuliano Pisani, sarebbe l’amore che eleva gli spiriti, l’idea sublimata della bellezza. Nella sua posa un pò discinta c’è una forte carica sensuale e dolcezza allo stesso tempo. Dell’ eroina biblica Giuditta, opera caravaggesca, si è già parlato nel nostro articolo su Artemisia GentileschiBeatrice Cenci, opera realizzata da Guido Reni nel 1599, rappresenta la giovane nobildonna romana la quale fu vittima di angherie e abusi da parte del padre. Ella, d’accordo con i fratelli, organizzò l’assassinio del genitore ma venne condannata alla decapitazione per parricidio. Questo fu il triste epilogo di una storia avvenuta in un’epoca crudele e violenta che elimino’ ingiustamente la giovane. Il suo mito tuttavia dura ancora oggi, riproposto da autori come Sthendhal, Shelley e Guerrazzi.

Beatrice Cenci a Palazzo Barberini

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#Barberini, #festadelladonna, #8marzoalmuseo

Quando:

“Donne da vicino”, 8 marzo 2017

Orari: 10,30 – 11,30 – 12,30 – 15 – 16 – 17

Prezzo:

Gratuito per tutte le donne e i minori di 18 anni

Intero € 7  ridotto € 3,5

Info:

Ogni visita prevede un massimo di 25 partecipanti. Prenotazioni in biglietteria fino a esaurimento posti.

064824184

barberinicorsini

Dove:

Palazzo Barberini,  via delle Quattro Fontane, 13, Roma