Articoli

Eco e Narciso, il dialogo tra l’arte classica e moderna

Palazzo Barberini presenta a turisti e cittadini romani Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini. La mostra, prodotta dalle Gallerie Nazionali in collaborazione con il MAXXI, è curata da Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi. L’evento celebra la restituzione al pubblico di 11 nuove sale affacciate sui giardini del palazzo, un tempo occupate dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Il percorso della mostra, (750 mq di spazio espositivo) che si snoda tra le nuove sale, dal Salone Pietro da Cortona, la Sala Ovale e la Sala dei Paesaggi, è un dialogo fra arte antica e arte contemporanea sul tema del ritratto e dell’autoritratto. Saranno 37 le opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali appartenenti a 25 famosissimi artisti come i classici Caravaggio, Raffaello e Bernini e i moderni Giulio Paolini, Luigi Ontani e Yan Pei Ming.

La conferenza stampa del 17 maggio. Da sinistra Bartolomeo Pietromarchi, Flaminia Gennari Santori e Giovanna Melandri

Tra antico e contemporaneo

Questo progetto è frutto di una appassionante convergenza tra due Istituzioni artistiche Nazionali. Gli accostamenti e i dialoghi delle opere antiche e contemporanee ruotano attorno ai temi dell’identità individuale (sia maschile che femminile), del potere, delle relazioni culturali. Durante la conferenza, Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, ha messo in rilievo la grande attualità delle opere scelte per questa magnifica mostra, aggiungendo che:

Nell’epoca dei selfie, delle ossessioni del ritratto, della novità, qui si pongono degli interrogativi molto profondi sul processo di costruzione dell’identità.

Si parla quindi di una profonda ricerca del sé che fa riferimento al mito di Eco e Narciso, tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Tra le tante rappresentazioni artistiche che hanno avuto per soggetto tale mito, l’opera di Caravaggio (presente in mostra) si concentra sulla figura del Narciso che si rispecchia nella fonte e finisce per innamorarsi dell’immagine riflessa. Il tema del ritratto e dell’autoritratto, come ci spiega il Direttore del MAXXI Bartolomeo Pieteomarchi, viene ripreso attraverso la prospettiva del riflesso. Pertanto ciò che appare reale può essere anche illusorio. Dietro un’immagine ci sono innumerevoli sfumature come ad esempio il tempo, la spiritualità, l’erotismo e la bellezza.

Il Salone Ovale con il Narciso di Caravaggio e l’installazione di Giulio Paolini “Eco nel vuoto”; a destra l’affresco del Trionfo della Divina Provvidenza e “Le Ore” di Ontani

Il percorso espositivo

Flaminia Gennari Santori, Direttore delle Gallerie Nazionali, ha evidenziato un fattore molto importante che caratterizza la mostra offerta ai visitatori:

Guardare le cose con occhi diversi, sia al passato che al presente, è una prospettiva su come ingaggiare il pubblico, il quale potrà creare il proprio percorso.

Il percorso di Palazzo Barberini parte dal Salone Pietro da Cortona, in cui il grandioso affresco del Trionfo della Divina Provvidenza incontra le 24 fotografie di “Le Ore” di Luigi Ontani. Nel Salone Ovale è presente il Narciso di Caravaggio, al quale si oppone l’installazione site-specific di Giulio PaoliniEco nel vuoto“, che sottolinea la solitudine e l’assenza del mito. Di seguito nella Sala dei Paesaggi, vengono rappresentati i dipinti dei possedimenti Barberini. In correlazione all’idea di paesaggio come costruttore di identità,  si affiancano le opere di Maria Lai, come “Terra” e “Bisbigli”. Decorazioni orientali dell’800, temi distorti e deformanti, oltre ai contrasti tra etica e estetica, sono le opere della Sala delle Cineserie. Nell’ Appartamento d’estate spiccano i ritratti astratti di Richard Serra che si contrappongono a quelli cinquecenteschi di Enrico VIII e Stefano IV Colonna, dai chiari attributi identitari.

A partire dalla sinistra i ritratti di Beatrice Cenci, La Maddalena e La Fornarina (foto Alberto Novelli)

I ritratti della femminilità

Nella grande Sala del Trono, decorata con le tele di Giovanni Romanelli e Cecco Napoletano, appare la video installazione sull’emancipazione femminile musulmana “Illusion e mirrors“, di Shirin Neshat. Nella cappella adiacente, degno di nota il ritratto di Beatrice Cenci, icona storica della ribellione femminile. Successivamente si trova l’Appartamento d’Inverno, in cui sono collocate le opere scultoree di Kiki Smith (vedi copertina). Sullo sfondo 10 pastelli di ritratti di donne delicate ed eleganti, rispettivamente realizzate da Rosalba Carriera e Benedetto Luti. Nella camera da letto d’inverno, posti uno alle spalle dell’altro, i ritratti della Maddalena e della Fornarina di Raffaello. Contrapposizione significativa tra la santa e l’amante, a loro volta allestite come duplici anime complementari di una stessa persona.

Da sinistra il dipinto di Marco Benefial “Famiglia del Missionario” e “The invisibile man” di Yinka Shonibare; a destra il busto di Urbano VIII tra Giovanni Paolo II e Mao.

Il confronto culturale

Un particolare incontro-scontro tra culture è quello del ritratto settecentesco di Marco BenefialFamiglia del Missionario” e  l’opera “The invisibile man” di Yinka Shonibare. Ambedue rappresentano il diverso, l’esotico, in modi però del tutto opposti. Il primo punta sul messaggio missionario, il secondo riflette sul post-colonialismo nel mondo globalizzato. La mostra termina nella Sala dei Marmi dove si erge il busto di Urbano VIII, opera del Bernini. A fiancheggiarlo i maestosi ritratti di Giovanni Paolo II e Mao dell’artista cinese Yan Pei-Ming. Entrambi interpretano meravigliosamente il tema del ritratto ufficiale di persone potenti, sia rendendo viva la pietra che gigantizzando tele di 3 metri.

Quando:

18 maggio – 28 ottobre 2018

orari martedi/domenica 8.30 – 19.00

Info e Prezzi:

Intero € 12, ridotto € 6. Per possessori biglietto MAXXI ingresso ridotto a € 8

barberinicorsini ; maxxi   064824184   comunicazione@barberinicorsini.org

Dove:

Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma – Palazzo Barberini , via delle Quattro Fontane 13, Roma

Al MAXXI la storia e gli archittetti di Bruno Zevi

In occasione del centenario della nascita, il museo delle arti contemporanee MAXXI dedica una grande esposizione a Bruno Zevi, un immenso personaggio italiano. Si racconterà il suo multiforme e immane lavoro di storico, docente, progettista, politico, anchorman radiofonico e televisivo. La mostra, realizzata con la Fondazione Bruno Zevi e curata da Pippo Ciorra e Jean-Louis Cohen, raccoglie preziosi materiali, riviste, libri, carteggi, manifesti, documenti audio e video che rimandano ad un’epoca lontana, nostalgica, esemplare. Inclusi nel contesto i progetti di 38 tra gli architetti che ha promosso dal 1944: da Carlo Scarpa a Pier Luigi Nervi, da Franco Albini a Maurizio Sacripanti, da Piero Sartogo a Renzo Piano e molti altri. La mostra resterà aperta fino al 16 settembre 2018. Previsti, in date specifiche, 3 incontri di approfondimento con ospiti.

La conferenza del 24 aprile. Da sinistra Margherita Guccione, Adachiara Zevi, Giovanna Melandri, Jean-Louis Cohen e Pippo Ciorra

Il recupero di una figura complessa e preziosa

Nella conferenza svoltasi il 24 aprile, Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, ha posto l’accento sull’importanza di questo omaggio che va oltre la rigida disciplina architettonica. Un invito a ripensare alle lezioni preziose di Bruno Zevi, a difesa dello spirito battagliero, della libertà, dei valori democratici, delle scelte difficili e coraggiose che fu costretto a compiere. La Melandri ha inoltre aggiunto che:

La mostra si rivolge ad una platea ampia e non solo ai professionisti del settore. La offriamo soprattutto alle giovani generazioni che speriamo vengano indotte a condividere tutta la passione e il furore che ha caratterizzato la vita di Bruno Zevi. “Out of the box”, uscire dalle categorie con lo spirito libero, è  la sintesi di questa mostra. Uscire non solo dalle geometrie della scatola ma dalla geometrie di un pensiero convenzionale.

A sinistra un manifesto dell’impegno politico di Bruno Zevi; a destra un progetto di Pier Luigi Nervi

Le sezioni del percorso espositivo

Margherita Guccione, Direttore MAXXI Architettura, ha elencato i motivi di soddisfazione nel mettere in scena al museo idee e pensiero critico Zeviano grazie alle forme visive. La selezione di architetti che Zevi ha sostenuto, promosso e pubblicato, diviene una riflessione sull’architettura italiana attraverso la sua stessa lente. Nelle didascalie delle opere di ciascun architetto si affiancano voce e parole di Bruno Zevi, che in qualche modo diviene il terzo curatore della mostra. Il registro dell’architettura si intreccia col profilo biografico della vita di Zevi con un percorso reso possibile dalla mole dei documenti presenti nell’archivio della Fondazione. Ci sarà la possibilità di leggere i fatti architettonici, gli eventi che lo hanno visto protagonista nella politica, nella didattica, nell’editoria. Verrà soprattutto messa in luce la capacità di intercettare e anticipare le potenzialità dei mezzi di comunicazione. Un’altra sezione, “Zevi contro”, racconterà le prese di posizione, le polemiche condotte con molta energia contro l’architettura fascista, la cultura accademica e il postmodernismo.

Da sinistra progetti fotografie e plastico di Piero Sartogo (1968-71); a destra carteggi del 1959 di Vittoriano Viganò

Il cuore della mostra

Adachiara Zevi (Fondazione Bruno Zevi)  ha parlato delle scelte, allo stesso tempo critiche e progettuali, che guidano il percorso museale. I progetti esposti, i gesti concitati che “bucano” i video, i testi infuocati che incoraggiano o demonizzano, sono tutti finalizzati a formare architetti moderni e anticlassici. La Zevi ha affermato inoltre che:

Questa mostra è una grande lezione di storia di architettura, dislocata nello spazio e nel tempo, volta a iniettare energia e entusiamo negli studenti, nei giovani e nei professionisti demotivati, per scuoterli dal torpore ed assumere nuovamente un’attitudine critica.

Secondo un rigoroso ordine alfabetico, progetti molto noti si alternano ad altri meno conosciuti. Disegni, foto, modelli inediti e documenti d’archivio, si dispiegano in modo differenziato e dinamico nello spazio grazie ad un sapiente allestimento. Poesia, storia e cronaca creano quel tessuto capillare che ha trovato sempre ascolto sulla rivista “L’Architettura” e nelle colonne dell’ Espresso. Se a quello alfabetico si sostituisce l’ordine cronologico, si nota che tutti i progetti, ad eccezione di 3 degli anni 80/90, si arrestano alla fine degli anni ’70. Appartengono all’ eroica epoca del dopoguerra, quando le battaglie per la democrazia, giustizia e libertà andavano di pari passo con quelle dell’architettura moderna e organica. Anni pieni di passione, ottimismo, quando l’ Italia, battuto l’oscurantismo fascista, torna finalmente alla ribalta internazionale.

Il decostruttivismo

Manifesto Brunelleschi Anti-classico, (Firenze 1978)

Dal 1980, con l’annuncio della “sciagura postmoderna”, Zevi sarà uno dei più estremi oppositori. Condurrà da un lato una lotta spietata contro lo storicismo, il citazionismo e la regressione accademica, e dall’altro darà sostegno ai progetti di resistenza moderna sulle riviste. Nel 1988 Bruno Zevi consacrò la stagione decostruttivista, inneggiandola al Moma di New York. Alle sezioni della mostra Zevi contro e Zevi fan decostruttivista“, spettano le prime e ultime parole. Graficamente dissonanti, fronteggiano con la scrittura plastica e vibrante il focus “espone la storia”. Qui sono presenti i progetti e le immagini delle 3 mostre epiche su Biagio Rossetti, Michelangelo Brunelleschi, concepite direttamente da Zevi a Ferrara (’56), Roma (’64) e Firenze (’78). Mostre dall’allestimento folle, con opere buttate a terra o appese al soffitto, accompagnate da plastici critici e altri stratagemmi atti a restituire a quei maestri l’eresia conculcata e svilita all’Accademia. Adachiara Zevi conclude:

“gli architetti di Zevi” è una mostra pacata, elegante e raffinata, che restituisce un Bruno Zevi a tutto tondo, nelle ombre e nelle luci, negli entusiasmi e nei furori. Non ammette revisionismo, buonismi e memorie condivise. Tra 100 anni nessuno sentirà il bisogno di restituirgli la sua eresia.

Appuntamenti

Contestualmente alla mostra dei 100 anni di Bruno Zevi, il MAXXI organizza 3 incontri di approfondimento:

– La politica delle idee, giovedì 26 aprile ore 18, sala Carlo Scarpa;

– Comunicare l’architettura, venerdì 4 maggio ore 18;

– Arte architettura, mercoledì 6 giugno ore 18.

© Riproduzione Riservata

Quando:

Dal 25 aprile al 16 settembre 2018

Info e prezzi:

www.maxxi.art  06324861

Ingresso € 5, abbonamento 3 incontri € 10

Dove:

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, via Guido Reni 4/A, Roma

Yap Fest 2016 al Maxxi

Anche quest’anno il Museo Maxxi di Roma apre dal 26 giugno al 05 ottobre 2016 la sesta edizione di Yap – Young Architects Program. E’ un programma di promozione a sostegno della giovane architettura in collaborazione con i più grandi musei del mondo come il Moma di New York, Istanbul modern in Turchia e il Mmca di Seoul.
Continua a leggere

Superstudio: 50 anni di design al Maxxi

Cinquant’anni (1966-2016) fa si riuniva a Firenze un gruppo di ventenni, giovani architetti che decisero concepire un modello alternativo di architettura. ”

Stanchi del Modernismo, che secondo loro non aveva rispettato la sua promessa di curare i mali della società, questi ragazzi – Cristiano Toraldo di Francia, Adolfo Natalini, Gian Piero Frassinelli, Alessandro Poli, i fratelli Roberto e Alessandro Magris – si univano sotto il nome di “Superstudio”, e cominciarono subito a sconvolgere con le loro idee di architettura radicale.

Continua a leggere