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Ambra Cianfoni: vivo in simbiosi con i miei personaggi

La giovane attrice romana Ambra Cianfoni è in questi giorni tra le protagoniste dello spettacolo teatrale Donne de Roma (qui la recensione). Raffinata e versatile cantante/cantautrice, si forma prima come ballerina frequentando i corsi della Royal Academy of Dance di Londra e successivamente nel campo della recitazione sotto la guida del maestro Giancarlo Sammartano, debuttando al Teatro Antico di Segesta. La simpatica Ambra ci parla del suo personaggio Ninetta, ripercorrendo anche alcune tappe della sua carriera che, tra le altre, l’ha vista a fianco del grande Enrico Montesano su palco del Sistina e in tournée nei maggiori teatri italiani.

Ambra Cianfoni in Donne de Roma (foto Matteo Mignani)

Complimenti vivissimi per lo spettacolo! Dalla platea sembrava di vivere la piazza romana di un tempo lontano, quella dove le storie si raccontavano attraverso gli stornelli. Com’è nata l’idea di rappresentare queste donne appartenenti a un’epoca di una Roma che non esiste più?

Grazie mille! Si, noi abbiamo voluto legare tutto quanto a questo elemento scenico. Ma vorrei aggiungerne un altro: quello della scala, intesa come collegamento verso l’alto. Il cielo infatti è la massima spiritualità a cui rivolgersi, al di là della religione professata. E poi c’è la presenza dei fiori, che sono la parte dolce e naturale, perfettamente accostabile alla donna. L’obiettivo è stato quello di pensare alle donne di una volta e dimostrare al mondo odierno l’esempio della loro forza a saper mettere in atto tante cose, tra le quali la rivoluzione. Quest’ultima può venire da molte parti della nostra anima e della nostra personalità. Ecco perchè presentare 5 Donne de Roma dalle storie completamente diverse ed emotivamente coinvolgenti. Senza dimenticare la malinconia per Roma, quella vera e oramai scomparsa, che abbiamo provato a far respirare con le sue atmosfere. 

Ambra nel personaggio di Ninetta (foto Luca De Vecchis)

Il personaggio della dolce e innamorata Ninetta che hai portato in scena ha qualcosa di similare con la tua personalità?

Si assolutamente! La sua rivoluzione bianca è scoprire la felicità, la verità (rivelatasi poi dura e sofferente) e cosa c’è oltre l’amore. Questo sentimento che può condurre fino a decisioni estreme. Citando Dante direi: “E’ l’amor che move il sole e l’altre stelle”. In verità l’amore porta avanti tutta quanta la mia vita. Tutt’ora io sono innamorata e questo fa si che la mia immedesimazione con Ninetta sia completa. I personaggi che noi attori affrontiamo ci portano spesso in situazioni che possono accadere anche nella vita reale, e a me è capitato. Certo…speriamo di non finire nel Tevere come lei…ahahaha.

Di questo spettacolo hai curato anche la regia. Come riesci a conciliare questo lavoro con la recitazione?

Qualche giorno fa ho partecipato ad uno studio, che seguo già da diversi anni, con Michele Placido. Il maestro mi ha dato dei grandi consigli da seguire sulla regia di questo spettacolo. C’è chi mi domanda come riesca a fare entrambe le cose, ma le svolgo volentieri. Effettivamente in questo ruolo mi ci sono ritrovata quando è capitato a volte di sostituire un regista per uno spettacolo. “Dio mio, il regista non c’è, Ambra corri…”.

Recentemente hai fatto parte di produzioni teatrali di successo che raccontavano la romanità, ma anche i cambiamenti dell’epoca. (Il Marchese del Grillo, Il Conte Tacchia). Che ricordi hai di queste esperienze?

La cosa incredibile è che mi sono vista assegnare dei personaggi come Camilla e Gertrude che hanno molto in comune con il mio essere, e questo è merito di Enrico Montesano. Ad esempio nel Conte Tacchia, la figura di Gertrude è stata creata e scritta apposta per me, perchè nel film non esiste. Sono la prima Gertrude della storia, ecco ! Per i ricordi ci sarebbe veramente tanto da dire. Nei primi anni del Marchese del Grillo, ero una pupetta di 19 anni che si chiedeva: “Oddio, ma dove sono arrivata?”. E’ stata un po’ la mia culla. Poi le due epoche (1910-1944) affrontate nel Conte Tacchia sono state indimenticabili ! Mi sono anche ritrovata a ballare un boogie-woogie, io che provengo da 18 anni di danza classica e da genitori ballerini professionisti. Fortunatamente ho incontrato delle persone meravigliose, tra le quali Andrea Pirolli, Roberto Attias, Giulio Farnese e Massimo Romeo Piparo. Tutti quanti mi hanno accompagnato in questo percorso, e continuano ad essere presenti per me. Non bisogna mai dimenticare le persone che ti aiutano e ti danno molta forza. Questo lo dirò sempre!

Da sinistra Ambra con parte della compagnia nel Marchese del Grillo (@Flaminio Boni); a destra accanto a Montesano nel Conte Tacchia (@Antonio Agostini, fonte ilcontetacchia.com)

Completamente altro genere i ruoli fantastici di “Spugna” in un musical di “Peter Pan” e quello del “Cappellaio Matto”. Ti ha divertito interpretarli?

Da morire!! Soprattutto Spugna, venuto fuori grazie all’intuito dei bambini. Io insegno recitazione ai piccoli nella scuola di mia madre, Teatro Danza 85. Durante alcune lezioni scherzavo con loro facendo un voce molto simpatica, e mi dissero di provarla nel personaggio del musical. E ha fuzionato! Questi ruoli vengono dalla Disney, una scuola di immaginazione, in cui la creatività viene sempre più stimolata come anche il canto. Infatti continuo ancora oggi a guardare questi cartoni animati e intonare le canzoni della Sirenetta sotto la doccia.

Ambra e il canto

Ho apprezzato molto la tua versione di “Ciumachella de Trastevere” che hai eseguito per un festival musicale romano. Quali sono i tuoi miti canori?

Quella era una serata in cui ho cantato canzoni di cabaret insieme al mio corpo di ballo. Non ho proprio una punta di diamante, anche se mi piace svariare da Liza Minnelli a pezzi come “On my Own“. Per quanto riguarda la romanità, in “Ciumachella”, credo di essermi ispirata al serenante di Rugantino, il compianto Aldo Donati. In particolare nella parte cantata “Ciumachella tu sei nata pe incantà…”, l’artista eseguiva un levare di voce fantastico. Partiva dal cuore e arrivava fino alle braccia. Questa è la romanità a cui voglio attingere, ovvero quella che fa arrivare al pubblico il sentimento viscerale, come d’altronde avviene anche nelle altre canzoni popolari italiane. Quando canto io mi sento al settimo cielo!

Professionalmente è nata prima l’Ambra cantante, attrice o ballerina?

E’ nata prima l’Ambra danzante sul palcoscenico, anche perchè i miei genitori erano coreografi e ballerini. Ci sono salita per la prima volta a 2 anni con un tutù minuscolo e solo successivamente ho cantato nei balletti. La prima canzone in assoluto che ho eseguito è “My Way” di Frank Sinatra, una cosetta così, mica “il coccodrillo come fa” o “Le tagliatelle di Nonna Pina”! La passione per la recitazione è nata molto dopo assistendo a “Sogno di una notte di mezza estate” che vidi al Globe Theatre. Da quel momento ho deciso di dedicarmi a fare teatro. Io scrivo anche testi e ne ho molti pronti, ma sono ancora alla ricerca di un bravo compositore. 

Dove ti vedremo prossimamente? E a cosa ti piacerebbe lavorare?

Dove mi vedrete prossimamente non lo so, e se qualcuno me lo vole fa sapè me lo dica.. ahaha. Il mio sogno è avere un ruolo alla Broadway e cantare una canzone tutta mia e che posso dedicare con tutto il cuore, tipo come “Somewhere over the raimbow”. Quando ci fu lo spettacolo dedicato a Judy Garland, dissi a Massimo Romeo Piparo, “mammamia che fico, pure io vojo cantà sta canzone”. Ma questo capisco che si raggiunge solo a piccoli passi e con molta umiltà. Il nostro mestiere è complesso, e non può esistere senza le emozioni. Ogni esperienza ti fa aumentare di capacità, emotività e consapevolezza. Io voglio perfezionarmi e andare avanti come cantante e attrice nella commedia musicale tutta la vita.

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Elisabetta Mandalari: vi presento la mia Fernanda del Conte Tacchia

Elisabetta Mandalari in questi giorni è impegnata al Sistina di Roma con la commedia teatrale “Il Conte Tacchia” (qui la recensione), di e con il grande Enrico Montesano. Attrice di formazione classica ha, da sempre, la passione per la musica e il ballo. Professionista seria, preparata, espressiva e geniale, come si evince da alcuni suoi video su youtube. A suo completamento artistico, una potenza vocale notevole, ben evidenziata nei duetti canori svoltisi durante lo spettacolo, tutti rigorosamente in dialetto romano. Meritevole la sua interpretazione del personaggio di Fernanda accanto agli altri bravissimi attori che hanno dato vita ad un Conte Tacchia coinvolgente, divertentissimo ed emozionante. Abbiamo raggiunto telefonicamente la simpatica Elisabetta, che ci racconta il suo personaggio, le curiosità e la propria carriera. Noi le auguriamo di raggiungere livelli sempre più alti! ?

Elisabetta Mandalari sul palco del Sistina

Montesano, Fernanda e lo spettacolo

In questa commedia musicale tu sei Fernanda, il vero amore di Checco, il Conte Tacchia. Immagino che per te essere co-protagonista di questo spettacolo si sia rivelato davvero un grande traguardo. Come la stai vivendo questa esperienza?

Hai ragione, e’ un grande traguardo ! Ma è anche vero che non si arriva mai secondo me. Credo che il compito di un attore sia quello di cercare di dare il meglio in ogni occasione. Penso che sia un lavoro di squadra questo, dove tutti si concentrano su un unico obiettivo. E lo spettacolo funziona solo se tutte quante le sinergie vanno nella stessa direzione. Io sono molto onorata di essere per la prima volta su un palco come il Sistina. Ogni teatro, almeno nel mio modo di pensare, merita il suo doveroso rispetto, essendo un luogo sacro. Bisogna regalargli tutto quello che si ha, sia in prova che nelle repliche. Spero ogni giorno di svolgere un buon lavoro e di farlo sempre meglio. Difficilmente si vedono storie dal sapore antico come questa commedia che sanno uscire in maniera preponderante da tutti i pori del palcoscenico. Questo è uno spettacolo che mi impegna molto soprattutto a livello di concentrazione. Quando sei titolare di un ruolo la responsabilità del personaggio è tua !  Tutta quanta la giornata, anche prima di andare a teatro, é in funzione della replica da preparare. Il resto passa in secondo piano. 

Che ci dici di Enrico Montesano? Che effetto fa stare al fianco di un “super” come lui?

Ogni sera rimango a bocca aperta quando me lo guardo dalle quinte. Enrico è unico, inimitabile!! Per esempio ci sono delle battute che amo molto e che mi hanno fatto notare la complessità e la ricchezza di questo uomo. Ha veramente fatto la storia della commedia italiana, e ancora continua ad essere presente in prima linea. Facendo un’operazione interpretativa, di regia e scrittura notevole come il Conte Tacchia dimostra un grande coraggio e soprattutto un amore infinito nei confronti di questo mestiere. Ci mette tutto se stesso, con tutta la forza che ha. Quando siamo in scena insieme, vedo brillare i suoi occhi. Questa è una cosa incredibile, infatti c’è molto da imparare da lui.

Come ti ha accolto la compagnia? (che poi in gran parte è la stessa che ha realizzato il Marchese del Grillo)

Mi sento molto fortunata, perché questa compagnia è una grande famiglia fatta di persone squisite. Esiste un grandissimo rispetto in ogni comparto e personalmente mi sono trovata benissimo con tutti. Non è facile accogliere una protagonista, invece loro lo hanno fatto veramente in un modo eccezionale, estremamente naturale, senza pretese. Sono davvero molto contenta, sento proprio la gioia di andare a teatro e passare del tempo insieme ai miei colleghi. Poi non conoscevo nessuno, tutti erano nuovi per me. Poteva essere un timore questo. Al contrario, è stato uno stimolo per conoscere persone con la possibilità di ascoltare le loro esperienze e contaminarci a vicenda.

Quanto c’è in te di Fernanda? Senti di avere qualche tratto comune al personaggio, a parte la romanità?

Sono molto fiera di essere di Roma. Peraltro ai tempi dell’Accademia ero l’unica della città. Ogni sera che vado in scena penso a mia nonna, che non c’è più da tanti anni. Lei era romana di vicolo dell’ Arcaccio, una traversa di via Giulia. Aveva una sorella che si chiamava proprio Fernanda! Mia nonna credeva tantissimo in questo mio percorso, anzi fu proprio lei, nel 2005, a parlarmi di scelte che avrei dovuto fare rispetto ad altre. Di mio c’è tutto il ricordo che ho della sua dolcezza, ma anche della forte tempra. Non faceva trasparire i sentimenti ma sapeva essere comunque materna. Una donna estremamente sincera e terribilmente ingenua. La Fernanda che vado a interpretare ha questi tratti tipicamente romani, con un’ironia che la contraddistingue. Nella scrittura innovativa che hanno compiuto Enrico Montesano e Gianni Clementi, la storia d’amore tra Checco e Fernanda inizia, si interrompe e continua 30 anni dopo. Questa donna cresce i figli da sola, aspettando che prima o poi il suo uomo ritorni. Nell’arco narrativo dello spettacolo, mi immedesimo nella stessa sua attesa, che si conclude con il ritrovamento tra i due. Il culmine dell’emozione che si rinnova ogni volta sul palco! È bellissimo scoprirsi in un personaggio che pensavi non potesse esistere.

Ho molto apprezzato la tua vocalità durante i duetti con Montesano in dialetto romanesco. (bellissima “Aò, ma che sarà” n.d.r.). 

Ti ringrazio ! Di duetti ne facciamo 4 con Enrico: da “Terra Promessa” a “Basta che sto co’ te“, fino a “Nun ce posso crede” di chiusura spettacolo. “Aò, ma che sarà“, che conclude il primo atto, è la mia preferita, perché sembra una canzone della Disney, che ti entra in testa e non esce più. Poi é un momento magico, molto romantico, con gli angeli che si animano. Qui Enrico è stato insuperabile ?! Comunque trovo tutte strepitose le musiche del maestro Maurizio Abeni. Un lavoro eccezionale che ha restituito sonorità tipicamente romane.

Parafrasando una strofa della canzone del conte “perche li doni della modernità, oggi noi tutti li stamo a sconta’ qua“, secondo te la virtualità odierna (parlo di whatsapp e social) sta minando i rapporti face-to-face con le persone? Forse all’epoca non si era freddi e calcolatori, l’amore si viveva diversamente, con meno distacco, e non con cuoricini e like….

In merito allo spettacolo, posso risponderti facendoti riflettere su un elemento scenografico principale: la piazza. Sia nella commedia che nel film era il luogo di ritrovo per i popolani. È in piazza che Fernanda e Checco vivono la storia. È sempre qui che il padre Alvaro richiama il figlio dicendogli di andare a lavorare. La piazza era l’appuntamento. Ecco, questa è una cosa che a me manca molto oggi. Certo, questo dipende dal quartiere in cui si vive e da come si è abituati a svolgere la propria vita. I tempi attuali sono veloci, e non permettono di soffermarsi a fare un incontro o uno scontro. Io benedico la piazza. Ho origini di Amatrice, e durante tutta la mia infanzia incontravo i miei amici, i parenti, le persone con cui sono cresciuta. Però ci si vedeva li, ci si parlava diretti, nonostante il telefonino. Questo a Roma forse si può ancora vivere a Trastevere, Testaccio, Garbatella, Rione Monti. In altri purtroppo non esiste praticamente più…

Elisabetta Mandalari e l’amore per il teatro

L’arte è passione e cuore. Quando hai capito che volevi diventare veramente attrice e dedicarti al teatro?

La consapevolezza é nata piano piano. I miei genitori mi hanno sempre stimolato e consigliato, fornendomi delle opportunità come ad esempio lo studio del pianoforte e della danza sin da piccolina. Musica e ballo sono sempre state grandi accompagnatrici della mia vita. Durante il liceo ho scoperto un corso di teatro, grazie a insegnanti molto validi, e da lì è nata la scintilla. Terminati gli studi e dopo varie esperienze, mi sono arresa al mio istinto. A 21 anni feci domanda all’Accademia Nazionale D’arte Drammatica Silvio D’Amico ed entrai “alla prima botta”, un po’ per fortuna (eravamo tanti) e un po’ perché ce l’avevo dentro. Porterò sempre nel cuore quei 3 anni meravigliosi nella mia “Mamma Accademia”. La consiglio ad ogni ragazzo che abbia intenzione di formarsi e capire le proprie peculiarità, per poi intraprendere il mestiere di attore in maniera seria. Devo davvero molto alla Silvio D’Amico, perchè grazie a lei ho avuto l’onore di conoscere il maestro Luca Ronconi, con il quale ho lavorato in “6 personaggi in cerca d’autore“. Un altro fondamentale incontro artistico con Valerio Binasco, a cui tengo particolarmente, mi ha portato a collaborare con la Popular Shakespeare Kompany da lui diretta.

Da sinistra, Elisabetta Mandalari ed Emilio Solfrizzi in “Sarto per Signora”, a destra in “Il Borghese gentiluomo”.

Hai avuto modo di lavorare con Emilio Solfrizzi, Silvio Orlando, Corrado Tedeschi e molti altri. Conservi ricordi a cui tieni in particolare?

La parola fortuna ritorna, perché da quando ho finito gli studi non ho mai smesso di lavorare. Credo che molto del nostro destino ce lo creiamo da soli, però sono anche le coincidenze che ti mettono a volte sulla strada delle occasioni. Comunque sono tutti bei ricordi. Da “Vite private” con Corrado Tedeschi, alla “mia” Porzia nel Mercante di Venezia insieme a Silvio Orlando, un attore fantastico e uomo straordinario. Emilio Solfrizzi è una persona speciale con cui ho condiviso il palco per molto tempo. Con lui ho fatto ben 2 commedie: “Sarto per signora” e “Il Borghese gentiluomo“. Sono grata di queste opportunità, altrimenti non avrei potuto lavorare con le persone che per me sono risultate importanti. 

Sei una dei soci fondatori della Compagnia Teatrale Bluteatro. Parlacene un po’.

La Blu (www.bluteatro.it) è la mia amata compagnia nella quale ci sono alcuni dei miei compagni di classe accademica. Con un saggio fortunato diretto da Luca Bargagna, “La Bottega del caffè” di Goldoni, abbiamo partecipato e vinto un concorso di giovani talenti al teatro Vittoria. Siamo andati persino a Mosca a fare questo spettacolo! Subito dopo, intorno al 2012, ci siamo costituiti come compagnia. Ci occupiamo di spettacoli di prosa, drammaturgie contemporanee e didattica per i giovani con corsi estivi. Abbiamo anche vinto dal Ministero il FUS (Fondo unico per lo spettacolo), che ci ha permesso di effettuare nuove produzioni. Uno, “Donne d’acqua dolce“, è scritto, diretto e interpretato da me e la mia compagna Viviana Altieri. Spettacolo molto frizzante tutto al femminile, che ci diverte portare in scena già da un po’ di anni. Ora abbiamo in programmazione uno spettacolo al Giovanni di Udine da fare a maggio, “Verso Occidente l’ Impero dirige il suo corso” , tratto dal romanzo di David Foster Wallace.

So che sei stata docente di movimento e recitazione e ti dedichi molto alle giovani promesse. Prof.ssa Mandalari, cosa consiglia sempre a chi deve apprendere?

Insegnare mi piace molto, ma non mi definirei una docente con la D maiuscola. Più che altro sono una sorella maggiore, perché molto spesso i ragazzi sono vicini a me come eta’. Ho attivo un progetto di insegnamento teatrale dedicato ai bambini di scuola primaria, il Bruco Teatro. Pongo tantissima fiducia nelle nuove generazioni che entreranno nelle scuole teatrali e saranno poi i nuovi attori. Quello che possiamo tramandare, sia io che la mia compagnia, sono le nostre esperienze, il nostro background per la preparazione ai provini. La mia materia è un mix di movimento, regia e recitazione che ancora non riesco a definire. È semplicemente “lezione con Elisabetta” ?.

Progetti per il futuro? Hai mai pensato di realizzare dei brani propriamente tuoi e fare esperienze anche come cantante? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? 

Con mio padre ho uno spazio artistico polifunzionale sulla Salaria, il Mamo Center. Qui si fanno incisioni, prove di registrazioni, allestimenti teatrali, eventi privati. In realtà il mio socio mi dice sempre: “Betta, perché non vieni a fare delle canzoni appena hai un attimo di tempo?”. Ma Betta il tempo non c’è l’ha, è questo il problema?. Per fare un progetto musicale occorre dedizione e continuità. Però esiste da qualche parte un sogno per questo. Ho molto rispetto per la musica, avendola studiata molti anni, e ritengo che questa attività non sia da prendere sottogamba. Dal momento in cui avrò tempo e forza per dedicarmi a scrivere, incidere brani o riprendere gli strumenti, lo farò solo nel modo giusto. Posso dire che sono molto affascinata dalla regia, con cui è capitato di approcciarmi. Di questa forma artistica mi sorprende la piacevolezza del compito e le soddisfazioni che comporta. Poi le cose cambiano continuamente, per scaramanzia non dico nulla. Vedremo cosa potrà accadere da qui in avanti.

Ringraziamo Elisabetta Mandalari per la concessione del materiale fotografico

© Riproduzione Riservata

Il Conte Tacchia, in scena i bei tempi della romanità

In un Sistina quasi tutto esaurito, è andato in scena Il Conte Tacchia, trasposizione teatrale del celebre film del 1982 di Corbucci. Protagonista, ieri come oggi, un irrefrenabile e unico Enrico Montesano. Un puro rappresentate della romanità, quella semplice e divertente, con una vena malinconica e romantica. E proprio Roma nello spettacolo viene vista in due epoche diverse: il 1910, in cui vengono rievocate le vicende del giovane falegname Checco, e il 1944, periodo della liberazione d’Italia, dove molto è cambiato. Quest’ultimo costituisce un’aggiunta rispetto alla pellicola cinematografica, perché gli autori hanno voluto realizzare un continuum della storia, che regalerà un finale a sorpresa, molto emozionante!

Al centro Elisabetta Mandalari ed Enrico Montesano ©Antonio Agostini

Una storia di amore, onore e nobiltà

Lo spettacolo si apre con Checco che torna dopo 30 anni come soldato americano in una Roma dove trionfano le bandiere alleate e i festeggiamenti per la liberazione col rock n’roll. Non è più la città di un tempo, e l’uomo si perde nei ricordi delle sue avventure passate, incontrando via via le persone che conosceva. Il suo desiderio di essere nobile lo aveva avvicinato ad un mondo vile e poco onorevole che voleva togliergli persino la dignità. Ma egli lo ha rifiutato. Ora vorrebbe ritrovare il suo grande amore Fernanda, che aveva perso durante lo sbarco in America per tentare la fortuna come immigrati. La rivedrà?

Il Conte Tacchia è una rappresentazione briosa e coinvolgente, con rapidi cambi di scenografia inframezzati da balletti e ottime melodie, specie quelle romantiche. Presente anche la canzone originale del film “Ansai che pacchia” oltre a brani composti appositamente per il musical da Maurizio Abeni. Perfette le ambientazioni e soprattutto i costumi d’epoca di Valeria Onnis. Magistrale l’interpretazione di Montesano nelle scene della colazione con i nobili e del gioco d’azzardo, dove la sua comicità diviene davvero irresistibile!

Da sinistra: Il Sor Capanna (Sergio Spurio), il Conte Tacchia (Enrico Montesano) e Fernanda (Elisabetta Mandalari) ©Antonio Agostini

Tra rivelazioni e conferme

Una bella sorpresa è stata Elisabetta Mandalari, nel ruolo di Fernanda. La co-protagonista si è contraddistinta in una grande prova attoriale, fornendo dei gradevolissimi duetti canori con Montesano in dialetto romanesco come ad esempio “Ao’, ma che sarà”. Benedetta Valanzano, nei panni della manipolatrice duchessina Elisa, ha unito una sensuale femminilità ad una precisa e impeccabile recitazione, come sempre. Anche lei, nel finale, ha espresso le sue qualità canore nel duetto con il Conte Tacchia. Degni di nota Andrea Pirolli e Giulio Farnese, rispettivamente Alvaro Puricelli e Principe Terenzi, decisamente all’altezza di Panelli e Gassman del film. Resta nella memoria collettiva la loro abbuffata culinaria prima di morire sorridenti e abbracciati. Infine Sergio Spurio, lo stornellatore Sor Capanna, bravissimo a fare da collante nell’introdurre alcuni momenti della vicenda.

Da ricordare gli altri attori come Monica Guazzini, Roberto Attias, Michele Enrico Montesano, Tonino Tosto, Ambra Cianfoni e Gerry Gherardi, già presenti nel Marchese del Grillo. Insomma, una macchina ben oleata che senza alcun dubbio riuscirà a replicare il successo del precedente spettacolo. Il Conte Tacchia vi aspetta al teatro fino al 25 di marzo, non perdetelo !!

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Quando:

Fino al 25 Marzo

Dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17. Mercoledì 14 e 21 marzo solo ore 17

Info e prezzi:

Il Sistina ; tel: 064200711; ilcontetacchia.com

Poltronissima € 55, poltrona e prima galleria € 50, seconda galleria € 45, terza galleria  € 35

Dove:

Teatro Sistina, via di Sistina, 129, Roma

Il Marchese del Grillo: al Sistina di scena l’allegra nostalgia di una Roma perduta

Le divertenti e allegre vicende della guardia nobile del Papa Pio VII, il Marchese Onofrio Del Grillo, interpretato da un entusiasmante Enrico Montesano, tornano ad appassionare i romani dal 3 fino al 27 Novembre al teatro Sistina di Roma.

La storia è ambientata in una Roma Ottocentesca che non c’è più, con i sui scorci, vie, personaggi caratteristici, paesaggi ancora incontaminati e purtroppo lontanissimi dall’attuale modernita’. Come se fosse magicamente trasportata e incapsulata da una macchina del tempo, viene allo stesso tempo “liberata” e inscenata alla perfezione sul palco, grazie al sapiente adattamento a commedia di Gianni Clementi e Massimo Romeo PiparoEnrico Montesano ha poi saputo regalare una giocosa e irriverente maschera romana del Marchese del Grillo, apportando davvero un valore aggiunto alla versione cinematografica. Nel finale stupisce l’intera platea con l’ indimenticabile e toccante dichiarazione d’amore alla città, tutta cuore e orgoglio:

«Roma de giorno e Roma de notte/Roma tradita/Roma che sfiorisce fra le dita/Roma de politici e misfatti e cicoria/Roma de canti/Roma de vicoli e misteri/Roma ’ndo me perdo volentieri».

Coreografie gradevoli, pedane rotanti e atmosfere dal repentino cambiamento sono l’essenza del musical, che prevede nel cast la fusione di bravura tra molti giovani attori con altri di navigata esperienza. Da Igor Petrotto che interpreta il “Ricciotto” a Monica Guazzini nel ruolo ben rappresentato della “marchesa madre”, si va a Tonino Tosto nel personaggio di Papa Pio VII fino al figlio di Montesano, Michele, che impersona il Napoleonico capitano Blanchard. Ultime nell’elenco, ma non meno importanti, Ilaria Fioravanti (cugina Genuflessa) con la sua bellissima voce, Giulio Farnese (Zio Prete) e Dora Romano che si sdoppia nei due ruoli della moglie del carbonaro e madre di Faustina. Con le musiche di Emanuele Friello, lo spettacolo scorre amabilmente sotto un filo conduttore che è quello del “Me piace de scherzà” , con note di satira al potere, la politica (e questo ci riporta ai nostri tempi…). Tutto ciò lo rende imperdibile, spensierato, coinvolgente, e ci da la certezza che “l’allegra compagnia del grillo” riuscirà a bissare il successo ottenuto l’anno scorso sempre qui al Sistina.

Il Marchese del Grillo: Enrico Montesano e Benedetta Valanzano nel duetto canoro in scena (immagini tratte da youtube)

Ci siamo tenuti da parte un personaggio importante del musical che è quello della “charmante” Olimpià, la cantante francese di cui si invaghisce il Marchese del Grillo. Benedetta Valanzano, con una sorprendente e carismatica interpretazione, ci ha colpito vocalmente soprattutto nel simpatico duetto con Montesano e all’apertura del secondo atto cantando una canzone in francese. Con nostra felicità Benedetta si è concessa di rilasciare a noi di PocketArt un’intervista live, con la partecipazione della già citata Monica Guazzini, in cui sveleranno anche molte curiosità e retroscena dietro le quinte. La parte integrale della divertentissima gag che si è girata in tempo reale il 12 Novembre la troverete sul nostro canale facebook.

Il Marchese del Grillo resterà al Sistina di Roma fino al 27 Novembre

Orari

dal martedì al sabato ore 21 a esclusione del venerdì. domenica ore 17

Prezzi

poltronissima : €55,00

poltrona e I galleria: €49,50

II galleria: €44,00

III galleria: €34,00

per prenotazioni qui    sistina

Via Sistina, 129, 00187 Roma