Radice di due, una bella storia di amore e destino tra risate ed emozioni

Questa settimana al Teatro Trastevere è andato in scena Radice di due, un famoso testo scritto da Adriano Bennicelli. Lo spettacolo ha riscontrato diversi sold-out e una buona affluenza in platea, sapendo colpire al cuore un pubblico divertito ed emozionato. Il giusto merito per i bravi e convincenti attori Viviana Colais e Luca Basile, oltre al regista Marco Zordan. Una rappresentazione teatrale magnifica, caldamente consigliata per una prossima visione.

Un amore nato sin da bambini

Radice di due racconta con dei flashback le fasi della vita di due anime, Tommaso e Geraldina, unite e separate dal destino in 4 differenti momenti della loro esistenza. I protagonisti si incontrano per la prima volta in età pre-adolescenziale ad un parco. Tom è un bimbo impacciato, di famiglia semplice, che odia la matematica. Gerry invece è una ragazzina esuberante e piena di energia, figlia di genitori intellettuali. Legano da subito dedicandosi a improbabili giochi che possono nascere solo dalla fantasia fanciullesca (sezionare insetti o simulare la guida della motocicletta dei chips). Nonostante siano completamente diversi, si cercano e cominciano a piacersi l’un l’altro. Ma il primo step del destino li separa improvvisamente a causa della rara malattia di cui soffre la bimba. Gerry parte per Losanna per curarsi, lasciando infranto il cuore di Tom…

Radice di due: L’incontro al parco. (Ph. Valerio Ziccanu Chessa)

Ritrovarsi, respingersi, ma comunque amarsi

Dopo diversi anni, i due si riconoscono casualmente al liceo. Gerry, che per hobby scrive e canta musica dark, invita Tom ad un suo concerto. La ragazza, che non ha mai dimenticato il suo compagno di giochi, gli dedica una canzone che ricorda il loro primo innocente bacio e i momenti che potevano continuare a vivere insieme. Ma Tom, accidentalmente in ritardo, non riesce a sentirla. Complice una incomprensione poi, litigano e si separano nuovamente senza sapere in realtà quanto si volessero vicendevolmente bene nonostante il tempo passato.

Trascorsi 12 anni, il destino compie un terzo atto. I ragazzi si scontrano in un fortuito incidente in motorino. Entrambi hanno vissuto esperienze disparate. Gerry è ora una P.R. di successo, Tom invece un agente monomandatario, non certo soddisfatto e realizzato. Come degli spiriti affini che si attraggono dopo essersi rincorsi da sempre, (come il gatto col topo del cartone animato) i ragazzi decidono finalmente di vivere felicemente insieme il loro amore. Tom comprende come con Gerry sia tutto possibile, lasciandosi spesso trasportare dalla vita frenetica della ragazza fatta di rave, musica e totale assenza di pensieri. Una condizione di anormalità per l’uomo, ormai cresciuto, che tenta di proporre alla compagna una situazione più tranquilla come un matrimonio o un figlio. Ma i pensieri della brutta malattia tornano a turbare Gerry che non si sente pronta ad affrontare un futuro certo. I due, in seguito ad un diverbio, si allontanano ancora.

Il tenero finale

Ma il quarto ed ultimo gioco del destino concluderà la storia in maniera emozionante. I protagonisti si rincontrano in una stazione. Gerry, comprendendo gli errori del passato, capisce che la malattia gli sta presentando una data di scadenza. Chiede aiuto a Tom, ancora innamorato perdutamente della donna, nonostante le sofferenze di cuore (bella qui una metafora sull’amore come una lametta da barba). L’uomo stavolta la sposa standole teneramente accanto per affrontare la patologia. Sostenendo l’amata su un’altalena, cosi come tutto iniziò tanto tempo fa da piccolini, Tom si lascerà andare ad una sentita e commovente riflessione.

La vita è una retta, una continua successione di punti. Noi ne conosciamo solo una parte finita, quella che entra in quaderno a quadretti. Cosa ci sarà dopo? E se non ci fosse nessun altro quaderno ad attenderci?

Conclusioni

Radice di due è una commedia romantica che non fa ricorso a prevedibili fronzoli sdolcinati ma ad un linguaggio giovanile e confidenziale. È stata condotta dalla regia di Zordan in maniera davvero avvincente e senza pause. Inesistenti infatti i vuoti di scena. Luca Basile, con il suo divertente Tom, ha saputo regalare al pubblico una comicità leggera, mai banale. La sua irrefrenabile ironia ha mirato a sdrammatizzare momenti tristi e pensierosi. Quasi impossibile non identificarsi in lui. Viviana Colais ha poi splendidamente interpretato un personaggio problematico ma pieno di voglia di vivere. Davvero brava ad esprimere le molteplici trasformazioni di Gerry che vanno dall’adolescenza fino ad un’eta’ più matura. Entrambi gli attori quindi, con un eccezionale feeling sul palco, hanno risposto alla grande come i precedenti interpreti Angelillo-La Ginestra.

Apprezzabili i costumi e le musiche di sottofondo dei classici del pop-rock americano. La scenografia, seppur semplice, si è sposata bene con un testo lineare, poetico e ben costruito. Usando corde, cubi, carrelli scorrevoli e luci a led, lo spazio scenico è stato riempito fondendosi perfettamente con le dinamiche della pièce. Lo spettatore si è trovato così immerso e coinvolto nella storia dal sapore magico che fa profondamente riflettere sulle cose importanti della vita.

© Riproduzione riservata