“Quel che resta”, un percorso verso il cambiamento

Il primo appuntamento della seconda stagione di DIRETTAmente in SCENA si apre con l’estratto di “Quel che resta“, scritto e interpretato da Monica Faggiani. L’attrice affronta nella sua pièce il delicato tema del mobbing sul lavoro, toccando anche la sfera della libertà personale e dell’amore. Lo spettacolo è stato ripreso live dallo spazio teatrale Quarta Parete di Milano. Per rivedere l’intera performance dalla pagina Facebook di D.I.S., cliccare qui. Ricordiamo inoltre che la seconda stagione prevederà una diversa diretta al mese tra Roma e Milano, con la novità di esibizioni estere da Melbourne e Los Angeles.

Quel che resta, contro rabbia e odio

Cinque sedie rosse disposte a semicerchio inscenano una sala di attesa di un centro anti-mobbing. Qui una donna vestita con un abito corto color porpora impone la sua attenzione e il suo carattere (ora) molto deciso. La protagonista comincia a presentare la sua amara esperienza di mobbing subìto in ambito professionale, e lo fa compilando un questionario i cui punti vengono sottolineati da una voce fuori campo. Attraverso una metafora sulle figurine, inanella una serie di celo-manca riguardo i termini che descrivono la situazione persecutoria e dannosa in questione. Poi la donna comincia a parlare dettagliatamente del suo mobber raccontando come tutto è iniziato. Il suo datore di lavoro infatti è un uomo che le ha esercitato contro potere, manipolazione e controllo, come se fosse un diritto a lui dovuto. Un abuso avallato dalla confessata debolezza e immobilità della vittima.

La donna ha ormai superato il terrore paralizzante che l’ha bloccata per molto tempo. Non a caso, figurativamente, scioglie un laccio rosso avvolto intorno al braccio, come una sorta di liberazione, passandoselo dietro la schiena. Questa reazione la porterà verso un cambiamento, iniziato già tempo prima con l’interruzione della relazione sentimentale proprio con il vendicativo mobber. Nel testo viene evidenziata l’importanza della volontà ad essere se stessi, senza dipendere da qualcuno. Quel saper camminare con le proprie gambe che rende consapevole di potercela fare da soli e sentirsi liberi.

Quel che resta è un trampolino da cui lanciarsi in caduta libera. Il rischio di sfracellarti al suolo è forte ma tu sai che potresti imparare a volare. E in quel preciso istante in cui ti butti, quel che accadrà dopo poco ti importa…(dal monologo)

Da Persefone a Candy Candy

In riferimento al cambiamento, la Faggiani espone ad inizio monologo il calzante esempio di Persefone. La figlia di Zeus, rapita dal Dio degli inferi Ade, decide di non essere più la donna bambina inconsapevole della propria bellezza e forza. Ella, guardando nel profondo della sua anima, sceglie di cambiare pretendendo per sè ciò che vuole, divenendo così la donna matura che regna sulle anime dei morti. Non manca anche la tagliente ironia (e verità) legata al tema amoroso. Su tutti, viene enunciato in maniera divertente il mito adolescenziale di Candy Candy, senza risparmiare Biancaneve,  Cenerentola e La bella addormentata. Ci si pone quindi l’interrogativo sul cosè l’amore? Non certo quello della fiaba a lieto fine: “e vissero sempre felici e contenti“. In fondo bisognerebbe insegnare a distinguere e capire il sentimento vero dal falso.

Monica Faggiani ha espresso, attraverso una voce avvolgente, tutta l’emozionalità del testo, ben scritto e molto realistico. L’attrice è stata capace di governare la scena cogliendo in pieno le caratteristiche del personaggio. Apprezzabili anche gli intermezzi musicali, oltre le citazioni cinematografiche (La signora della porta accanto) e letterarie (Hemingway). Quel che resta è quindi una pièce scorrevole, che alterna piacevoli momenti ironici ad altri decisamente riflessivi sul problema mobbing e le definizioni del rispetto e dell’amore. Bellissimo poi il finale, in cui la brava Monica chiude con una frase davvero significativa: “l’amore è quando qualcuno riesce a riconoscere comunque, nonostante tutto e in ogni momento, la tua bellezza“.

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