Non Plus Ultra, la poetica del vetro di Gonzalo Borondo

Non Plus Ultra è la nuova e imponente installazione dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, noto in tutto il mondo per importanti opere di arte pubblica che indagano il tema del sacro e della natura umana, fulcro della sua poetica. Dal 16 al 25 novembre l’opera è stata presentata in preview all’interno del progetto Macro Asilo. Ora, dal 30 novembre al 30 dicembre, migra all’interno delle mura dell’Ex Dogana, luogo caro a Borondo, che da 3 anni convive con artisti dai differenti linguaggi all’interno della Factory Studio Volante, presente nel polo culturale capitolino. L’esposizione, a cura di Chiara Pietropaoli, è realizzata in collaborazione con lo studio 56Fili.

Visione dall’alto © Giorgio Benni

Un’esperienza collettiva

Non Plus Ultra è un’installazione serigrafica percorribile senza precedenti. Composta da 56 lastre di vetro di due metri e mezzo di altezza per 80 centimetri di larghezza. Due immagini grafico-pittoriche coabitano lo spazio: una colonna e una figura di spalle con le braccia distese che rimanda all’iconografia della crocifissione. L’intero processo di realizzazione si trasformerà in un’esperienza collettiva all’interno dell’Ex Dogana, dove l’artista condividerà tutte le fasi di realizzazione dell’imponente installazione: dalla serigrafia all’allestimento in loco. Non Plus Ultra riflette sul concetto di limite, sul bisogno sacro dell’uomo di varcare la soglia del conosciuto e della logica, di superarsi. I limiti spaziali imposti dall’opera si fanno varchi (sono archi). Come spiega la curatrice Chiara Pietropaoli: “il limite attrae e respinge, proietta lo spettatore all’infinito, tra prospettive e riflessi, simboli trasparenti che si fondono e si perdono, si confondono nella moltitudine, e moltiplicati attraverso la serigrafia, elevano gli interrogativi.

L’allestimento al Macro © Giorgio Benni

La tecnica artistica

Fin dagli esordi della sua attività artistica, Borondo trova nel vetro materia interessante da esplorare, fonte di possibilità creative originali. Nel tempo il vetro è divenuto protagonista di gran parte delle sue opere, realizzate secondo una tecnica originata dall’artista. Alla base del procedimento, che si configura tra la pittura e l’incisione, c’è la sottrazione della materia, della vernice applicata sul supporto trasparente con pennelli e rulli e poi graffiata via con strumenti appuntiti. È l’assenza a rappresentare gli elementi del reale che astraggono dalla loro condizione concreta e si manifestano eterei, raccontano una condizione intima (e universale) che oscilla tra certezza e incertezza, visibile e invisibile. La poetica del vetro, trasparente e fragile, stimola riflessioni e ispira i soggetti che lo abitano, alle volte figure femminili, nudi, sentieri eterni, un cavallo imponente che si muove e muta la sua natura.

Negli ultimi anni Borondo si è confrontato con la materia con un approccio multidisciplinare, articolando soluzioni formali innovative che hanno unito competenze di diverse aree e hanno visto la tecnica dello scratching glass evolversi in relazione agli intenti dell’artista: animare la pittura e sperimentare la serigrafia. Tra le sue più importanti opere si ricorda il progetto espositivo Matière Noire, mostra personale realizzata all’interno del Marché aux Puches, tra i più grandi mercati delle pulci d’Europa. Nei suoi studi ad affiancarlo Arturo Amitrano, fondatore di 56Fili, le cui capacità tecniche, applicate in senso avanguardista, hanno guidato Borondo in percorsi inediti.

Da sinistra Gonzalo Borondo © Federico Pestilli; work in progress © Vito Frangione

L’artista

Gonzalo Borondo nasce in Spagna nel 1989. Dal 2007 dipinge nello spazio pubblico, spinto dalla volontà di confrontarsi con una dimensione collettiva e di esplorare la relazione complessa tra Arte e Pubblico. Le sue opere nascono dal dialogo con il contesto in cui si trova ad operare, dall’incontro con le memorie dei luoghi e con le persone: il contesto crea l’opera, l’opera muta (con) lo spazio. La sperimentazione è alla base della ricerca artistica di Borondo incentrata sull’estensione delle possibilità della pittura a discipline, supporti (vetro, paglia, ceramica, superfici murali, legno) e pratiche estetiche molteplici. L’indagine del sacro e della natura impercettibile della psiche umana sono in fulcro della sua poetica.

Borondo ha realizzato opere pittoriche e installazioni di arte pubblica in tutto il mondo, e nel 2018 vince il Premio Arte Laguna nella sezione Land Art and Urban Art con l’opera Cenere (Selci IT, 2017). Dal 2012 ha presentato mostre personali a Roma, Madrid, Parigi, Londra e Marsiglia, progetti espositivi d’impianto installativo e esperienziale. Attualmente i suoi studi sono concentrati nell’intenzione di animare la pittura attraverso processi analogici inediti che vedono l’interazione di suono, luce e video, sintetizzata sul vetro, scenario di pitture dinamiche che oscillano tra visibile e invisibile.

Quando:

30/11 – 30/12 2018

orario di apertura, dal martedì alla domenica dalle 16.00 alle 20.00 – FREE ENTRY

Info:

www.exdogana.com | info.studiovolante@gmail.com

https://gonzaloborondo.com/blog/

Dove:

Ex Dogana, Via dello Scalo San Lorenzo, Roma