Maria Vittoria Pinotti con le opere di Carla Accardi e Jannis Kouennlis

Maria Vittoria Pinotti: “Storytelling dell’arte per rinnovare l’offerta comunicativa della cultura”

Maria Vittoria Pinotti è una storica dell’arte che dal 2017 collabora come assistente presso la galleria d’arte contemporanea Mucciaccia Contemporary. Sempre nel 2017 ha ideato MdMart, un sito web di approfondimento che raccoglie contenuti relativi all’arte contemporanea. In qualità di curatrice ed editrice, la Pinotti (con un occhio sempre attento sul rapporto arte-digitalizzazione oggi) ci racconta come MdMart stia diventando sempre più articolato. La nuova veste del sito riguarderà infatti la promozione di progetti con giovani artisti, proponendo in aggiunta la formula dello storytelling per le opere d’arte.

Maria Vittoria Pinotti

Intervista a Maria Vittoria Pinotti

Puoi raccontarci quando nasce MdMart e qual è la sua filosofia?
Ho ideato MdMart nel 2017 con l’intento di creare un contenitore web capace di offrire approfondimenti relativi all’arte contemporanea. Presenta una sezione articoli dedicata alle “pillole”, ed un’altra ancora focalizzata ai progetti sviluppati assieme agli artisti. Il progetto nasce dalla considerazione che ho dell’arte: una dinamica additiva alla mia vita di cui non ne posso fare a meno. L’arte è estasi, persuasione e coinvolgimento emotivo. Oggi più che mai si sente la necessità di viaggiare in una dimensione immaginifica, lontano da quella reale. Con l’arte tutto ciò è possibile. Su questa scia sono nate le “pillole”, che oltre a trasmettere il mio amore per l’arte, vogliono proiettare il lettore in una sfera in cui vengono forniti tutti gli strumenti utili ad una sua propria interpretazione: la contestualizzazione storica dell’opera, l’origine e i punti di criticità.

Su quali criteri si basa la tua selezione delle cosidette “pillole di arte“?
Scrivo di artisti contemporanei che si trovano nei manuali di storia dell’arte, ma ultimamente sto volgendo la mia attenzione ai “giovani” che si stanno appena affacciando nel mercato dell’arte contemporanea. Sono attratta da queste realtà, perchè credo che gli emergenti abbiano molto da raccontarci e da insegnarci. Riescono a dare una visione inedita e nuova del mondo contemporaneo. Per quanto riguarda la selezione, avviene in modo del tutto personale: ricerco gli artisti sui social o sul web e, dove è possibile, richiedo loro uno studio visit (incontro in studio con l’artista). Le opere prese in considerazione non rispettano nessun tipo di regola. Riflettono il sentimento di libertà che mi da la scrittura, giacché quando scrivo non mi pongo alcuna limitazione nella comprensione di un’opera. Da qui ritorna il tema della pillola d’arte concepita come una piccola lettura quotidiana dall’effetto benefico che ci allontana, anche solo per un momento, dai pensieri e dalla routine della vita quotidiana.

Cosa pensi delle problematiche e difficoltà imprenditoriali che stanno vivendo in questo periodo di pandemia le gallerie d’arte?
Purtroppo il momento delicato lo sta vivendo il mondo della cultura in toto: gallerie, musei, associazioni culturali, teatri, cinema. Tutti gli specialisti che divulgano e fanno cultura, insomma. Non solo per la crisi sociale ed economica che la pandemia sta causando, ma anche per le cicatrici che rimarranno per sempre nel tessuto sociale. Eppure, nonostante le chiusure al pubblico, accadono cose interessanti. Subito dopo il lockdown è apparsa online una bellissima view della favolosa mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale. Dopo qualche giorno gli Uffizi, nel contesto dell’iniziativa chiamata Uffizi Decameron, hanno proposto contenuti video su opere custodite nel museo. Tra l’altro il museo degli Uffizi ha creato da poco la sua pagina Facebook. Dunque mi viene da pensare: ci voleva un’emergenza di tale portata per rinnovare la propria offerta comunicativa?

Ed hai osservato anche altre iniziative?
Si. Mi sento in dovere di riportare anche un’altra iniziativa ideata da Haltadefinizione.org, (sito gratis e facilissimo da utilizzare n.d.r.) dove si ha la possibilità di vedere ad altissima risoluzione capolavori della storia dell’arte come Raffaello, Caravaggio, Tiziano, solo per citarne alcuni. La piattaforma è uno strumento unico! Si ha la possibilità di leggere un capolavoro secondo una modalità che non è visibile neanche dall’occhio umano. Per rendere l’idea, si possono contare i capelli alla Venere di Botticelli !

Ritieni il web e i rispettivi canali comunicativi strumenti efficaci per attrarre il pubblico verso l’arte figurativa?
Assolutamente. Il web ed i social network, soprattutto Facebook ed Instagram, aiutano tantissimo la diffusione dell’arte, in tutte le sue forme. Ad esempio mi viene in mente il canale YouTube che qualche giorno fa (2 e 3 maggio) è stato utilizzato dall’artista Nico Vascellari per la performance DOOU. Vascellari ha creato un canale chiamato Do You Trust Me?, nella cui modalità “dal vivo” ha ripetuto questa frase per 24 ore. La performance ha alzato un gran polverone nel mondo del settore: c’è stato chi l’ha definita come operazione di marketing o chi l’ha bollata come cosa “già vista”. Nonostante ciò Vascellari, coniugando una campagna di comunicazione fatta insieme a stelle dello spettacolo e una testimonial d’eccezione come Marina Abramović, ha sfruttato il web come mirabile mezzo della sua performance.

A sinistra "A bigger spalsh", 2018 di Luca Abbadati. A destra "Was there ever before", 2018,di Charlie Davoli.

A sinistra “A bigger spalsh“, 2018, di Luca Abbadati. A destra “Was there ever before“, 2018, di Charlie Davoli.

Lo scorso anno, sempre con MdMart, hai curato un progetto espositivo intitolato “Errare”. Vuoi ricordarcelo?
“Errare” è stato realizzato nel giungo del 2019 nel contesto del Talent Garden Artworks. Un progetto ideato dalla start up Arsity che aveva lo scopo di portare l’arte contemporanea negli uffici privati del Talent Garden. Abbiamo anche avuto il sostegno di uno sponsor del settore di corporate finance and strategy, BAngel. Mi sono divertita moltissimo in quell’occasione, soprattutto durante la fase di allestimento in cui le opere dovevano “dialogare” con gli spazi di lavoro del Talent. La selezione degli artisti, entrambi fotografi, ha voluto esprimere il concetto del termine “Errare. Le distopie fotografiche di Charlie Davoli si basano proprio sull’errore visivo. Luca Abbadati, invece, è un artista che letteralmente “erra”: carica i macchinari sulla bicicletta e si ferma a fotografare spazi quando ne rimane particolarmente colpito.

Hai un’artista moderno che ammiri particolarmente?
Amo molto il disegno, perché tende a esprimere la potenza creativa di un’artista. Sono particolarmente affascinata dalle opere di Marco Raparelli, artista romano che ha la sua forza proprio nella tecnica disegnativa eseguita in maniera “anti-accademica”. Quando mi capita di vedere le sue opere casco sempre nel personaggio che ritrae. Il suo punto di forza sta nel trattare questioni sociali, civili con una sottile venatura ironica. Così le sue opere riescono a strapparmi sempre un sorriso, alcune volte amaro, altre più dolce. Mi interessa anche Cattelan, perché alla fine affronta questioni comuni: l’amore, la morte, l’odio, la storia. Ma lo fa secondo un processo di anamorfosi: ci mette di fronte un’immagine disturbante e ci costringe a cambiare il nostro punto di vista. E’ un’artista le cui opere ti sfidano, ti chiedono di “andare oltre”.

Opere di Marco Raparelli tratte dal suo ultimo lavoro “Human is a state of mind“, 2019, edito da Nero. (Courtesy Marco Raparelli)

E se dovessimo fare un salto indietro?
Tra gli storicizzati Picasso è quello che più mi affascina, non solo per la sua genialità, ma anche per come ha condotto la sua vita e dedicato ogni energia all’arte. Tra gli italiani, ripercorrerei con piacere gli anni Settanta in compagnia di Gino De Dominicis e Pino Pascali.

Invece riguardo l’arte classica-antica, quali sono le opere che preferisci in assoluto?
Non so perché, ma l’arte antica che amo è quella le cui tracce si trovano nell’arte contemporanea. Quindi rispondo sicuramente le sculture etrusche, in particolare la statua votiva l’Ombra della sera, i cui lineamenti filiformi sembrano poi ricalcate dalle sculture di Alberto Giacometti.

Tornando al presente, a quali nuove cose stai lavorando per il futuro?
In questi giorni ho ripensato MdMart, soprattutto nell’elaborazione dei contenuti, che erano inizialmente nati per essere didascalici ed esplicativi. Ora l’idea è quella di usare lo storytelling e raccontare la storia di un’opera con l’ausilio di testi letterari e film. Tutto questo perché trovo fondamentale l’idea di seguire istintivamente il proprio stimolo creativo. L’arte esula la realtà, ed alla fine ogni pillola che scrivo mi insegna che troppo grande è il desiderio d’immaginazione e troppo grande il desiderio di fuga dalla realtà.

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