La storia dei capolavori di Guido Reni a Palazzo Corsini

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica ospitano, dal 16 novembre al 17 febbraio 2019 presso la sede di Palazzo Corsini, la mostra Guido Reni, i Barberini e i Corsini. Storia e fortuna di un capolavoro. L’esposizione, a cura di Stefano Pierguidi, ruota intorno ad uno dei quadri  più emblematici del Reni: “La Visione di Sant’Andrea Corsini“. Per la prima volta, verranno messe  a confronto alcune opere con repliche realizzate dell’artista Agostino Masucci. Con l’occasione sarà pubblicato anche un catalogo illustrato, edito Officina Libraria, con testi del curatore.

Il confronto Reni-Masucci

Il dipinto originale (1629-30) di Guido Reni, omaggio al pontefice Andrea Corsini, rappresenta la canonizzazione del santo vissuto nel ‘300. Un momento storico molto atteso dalla famiglia Corsini, che ebbe la soddisfazione di vedere un proprio componente innalzato agli onori degli altari. L’opera fu commissionata proprio al Reni, pittore prediletto anche dai Barberini. Infatti questo quadro capolavoro unisce simbolicamente le due storiche famiglie, che lo ospitarono nelle proprie sedi in epoche differenti, prima di cederlo definitivamente agli Uffizi di Firenze. A partire dal 1730, Clemente XII Corsini ordina di ornare la cappella di San Giovanni in Laterano con una traduzione in mosaico di questo dipinto. Il compito di replicare l’opera fu affidato ad Agostino Masucci, che realizzò una pala d’altare monumentale di dimensioni necessariamente molto più grandi. Masucci è riuscito, soprattutto per quanto riguarda la resa grafica, a restituire la perfezione tecnica di Guido Reni.

Da sinistra La Visione di Sant’ Andrea Corsini di Masucci; a destra l’originale di Guido Reni.

Secondo Pierguidi, la differenza fondamentale tra i due quadri è nella resa del tendaggio in alto a destra, che nell’originale presenta toni acidi, abbandonati nella replica del ‘700 che preferisce quelli lividi. Qualche anno dopo Masucci viene incaricato di realizzare un doppio ritratto del Papa Clemente XII e del cardinal nipote Neri Maria Corsini, affinchè si possa compiere una nuova eccezionale sperimentazione. Pietro Paolo Cristofari produsse infatti la copia in mosaico che resta un pezzo davvero unico. Questa opera venne compiuta utilizzando la tecnica delle tessere a smalto, migliori di quella vitrea del ‘600. Un aneddoto che accomuna Reni e Masucci è stato sicuramente il successo economico. Entrambi gli artisti, orgogliosi della propria arte, ci tenevano a farsi pagare più del dovuto per le loro commissioni.

Il ritratto di Clemente XII e Neri Maria Corsini nel dipinto di Masucci e copia in mosaico di Cristofari. A destra altri ritratti del Papa e del cardinale. (PH Alberto Novelli)

L’evoluzione artistica di Guido Reni

Un altro punto della mostra è quello di presentare l’evoluzione del percorso artistico di Guido Reni. Con un secondo quadro raffigurante Andrea Corsini, realizzato successivamente tra il 1635-40, si evidenzia la libertà della sua stesura pittorica ed una gamma cromatica differente. Il panneggio sembra quasi non terminato, come del resto la mano sinistra del santo vescovo completamente assente. Probabilmente il dipinto fu considerato dall’artista come concluso. Presente poi una progressiva rarefazione da un punto di vista narrativo di Guido Reni. Infatti pervade nel quadro la delicatezza degli elementi liturgici che aiutano a ricostruire la storia, ponendo l’attenzione unicamente sull’immagine del soggetto. Seppur ammirato per la sua tecnica pittorica, Reni venne criticato, tra la fine del ‘600 e inizio ‘700, per la sua incapacità di narrare ed inventare.

Le altre opere di Masucci

Nella sala della Galleria Corsini è presente anche un capolavoro di Masucci, il ritratto del cardinale Neri Maria Corsini insieme ad altri prelati. Qui l’artista riesce a “movimentare” un ritratto di gruppo, rarissimo nella pittura di primo ‘700 a Roma, trasformandolo in un dipinto di storia. La raffigurazione indica un preciso episodio in cui una commissione istituita dal Papa deve discutere sull’assegnazione di un titolo cardinalizio. Altra rievocazione storica è il quadro sulla beatificazione di Caterina De Ricci, molto simile alla concezione Reniana del secolo prima. La scelta di Masucci è quella di raffigurare l’opera da un punto di vista degli astanti che andavano a vedere le levitazioni miracolose di Caterina. Esattamente come Reni non aveva raffigurato la Madonna che annunciava ad Andrea Corsini la sua morte imminente.

Opere Reniane a tecnica mista (PH Alberto Novelli)

Una riunione di opere a tecniche miste

Un ambiente stretto antistante la sala permette di osservare perfettamente da vicino altre opere eccezionali, realizzate con tecniche diverse. Il mosaico compare nella Sibilla Persica (1730-40), ritenuta di invenzione Reniana, ed eseguita in replica da Mattia Moretti. Il capolavoro, dopo esser stato donato dal cardinale Neri Corsini a Leopoldo D’Asburgo, venne dotato di una straordinaria cornice con lo stemma Asburgo-Lorena. Contemporaneo è anche il mosaico di San Pietro piangente, realizzato da Guido Reni, di cui le gallerie di Palazzo Barberini conservano un esemplare su tela. L’altro è un ritratto del Cardinale Roberto Ubaldini, realizzato in porzione di tessere (vitree) da Calandra, rispetto all’esteso originale a figura intera. Per quanto riguarda gli affreschi è  presente il Putto Dormiente, pala d’altare espressamente richiesta dai Barberini a Guido Reni. Questa tecnica fu presto abbandonata dall’artista (dimostrando comunque di essere in grado di eseguirla) che preferì piuttosto lavori su tela o rame come l’Addolorata (replica parziale della Crocefissione). Tra gli arazzi troviamo anche dei rari pezzi di primo settecento, tradotti da invenzioni di mano Reniana e prodotti dalla fabbrica manifatturiera di San Michele a Ripa.

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Quando:

dal 16 novembre al 17 febbraio 2019

orari 8:30 – 19;  la biglietteria chiude un ‘ora prima

chiusura ogni martedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio

Info e prezzi:

www.barberinicorsini.org

Intero € 12 , ridotto € 6

Dove:

Gallera Corsini, via della Lungara 10, Roma