La rivincita dei bassisti

Secondo una ricerca che ho avuto la fortuna di leggere, è scientificamente provato che nel 99% dei casi i bassisti di ogni gruppo musicale sono definibili per approssimazione con il termine “sfigati”. La ricerca del giovane e talentuoso critico musicale Lorenzo von Matterhorn, che, partendo da un vecchio meme che ritrae il bassista come la figura meno virile delle rock band, ne ha analizzati alcuni, ben 3, ovviamente senza nominarli. L’unica cosa certa è che si tratta di nomi di fama mondiale. E su questo campione ha determinato la concezione dello sfigato nel contesto di rock band. I criteri da lui prescelti sono quasi banali, ma efficaci: sex appeal, presenza sul palcoscenico, quantità di note suonate per secondo e lunghezza dei capelli. Sono stati tanto efficaci che tutta la mia vita mi parve un errore.

Per poter capire cosa ho provato durante la lettura di quel articolo, vi riassumo brevemente la mia storia. Sono un bassista anche io, non riuscendo a suonare la chitarra tanto da essere figo, ho dovuto ripiegare su questo strumento sfigato per rimorchiare semplicemente dicendo che suono in una band. Effettivamente mi sono sentito scoraggiato da frasi come “perché questa chitarra ha così poche corde”, oppure “perché sei sempre in penombra sul palco?“. Ma rispondevo pazientemente che si trattava di un basso e che dovevo stare vicino all’amplificatore, tutti mi dicevano che fossi troppo puntiglioso, alla fine che differenza c’è tra una chitarra e un basso, che cos’è un amplificatore? Incassavo e proseguivo entusiasta finché ad un certo punto una ragazza, dopo aver visto un mio concerto, se n’era andata con il cantante del mio gruppo. Allora capii che la musica non era la strada migliore per rimorchiare.

Ne scelsi un’altra che non immaginavo (stupidamente) potesse essere peggiore: studiare la storia della musica. Così, quando durante le discussioni su chi fosse il chitarrista più forte di sempre, tiravo fuori qualche nome tipo Jaco Pastorius e tutti mi chiedevano “ma non è quello che corre e che ha sparato alla moglie?” Incassavo. Mi immagino adesso quando dicevo “Alphonso Johnson si che è forte, rispetto a lui Steve Vai non è nessuno”, cercando di darmi un tono! Mi davo un tono, ma quello sbagliato. Per rimorchiare è sempre meglio dire qualcosa tipo “il sesso svuota e l’amore riempie” o “amo le labbra: le amo perché sono costrette a non toccarsi se vogliono dire “ti odio” e obbligate a unirsi se vogliono dire “ti amo”  o qualche altra massima di questi scrittori che mi piacciono tanto, ma proprio non ci riesco…

Ora però l’articolo mi ha dato una speranza: se riesco a convincere Lorenzo von Matterhorn con prove concrete che i bassisti non sono come pensa, e che magari ha preso un campione troppo basso, riesco a convincere il mondo intero che essere bassisti può, in alcuni casi molto rari, rendere fighi e a salvare una schiera di anime innocenti che vuole suonare il basso e rimorchiare.

La playlist è fatta di canzoni scritte da bassisti, che senza quel basso sarebbero molto meno memorabili, tranne il pezzo dei Blur. Il basso non è stato scritto da Alex, e nemmeno il brano, ma lui può. Lui ha la cosa più importante: il sex appeal, tanto da esibirsi in ciabatte!

Cliccare qui o sull’immagine sottostante per la playlist e buon ascolto!