La recensione di “E-qui-no, una parabola sul mestiere dell’attore”

Al Teatro Elettra è andato in scena “E-qui-no, una parabola sul mestiere dell’attore“, rappresentazione teatrale scritta e diretta da Eliseo Pantone. Sul palco gli attori del gruppo Kumpania Gregorio Braguzzi, Teresa Nardi e Giampaolo Caprino. La nostra recensione sullo spettacolo visto la scorsa settimana.

Da sinistra Gregorio Braguzzi interpreta il Cavallo. A destra Giampaolo Caprino e Teresa Nardi nelle parti del Proprietario e del Macellaio. (foto Ambra Cianfoni)

E-qui-no è un atto unico, ma in realtà una parabola il cui raffronto con il quotidiano si coglie solo nella parte finale. Storia dal sapore verista (giustificato dall’utilizzo in qualche punto del dialetto meridionale) dove un proprietario decide di destinare al macello il proprio cavallo, ormai logorato dal lavoro dei campi. L’animale è invece nato con altre ambizioni, e nella novità del viaggio intravede l’illusione di gareggiare per le corse agonistiche. La vita dell’equino è stata una continua preparazione, allenamenti ed esperienze atte a raggiungere traguardi futuri. La cruda verità è che il cavallo diviene pura merce di scambio, oggetto di contrattazione tra il macellaio e il proprietario. L’uomo ripaga così, con un atto di barbarie, chi ha lavorato per lui. Fortunatamente l’animale riesce a sfuggire ai suoi carnefici e prova l’ebbrezza del vento tra la criniera, le libere sgroppate in mezzo alla natura. La luce dell’indipendenza ottenuta gli fa acquisire una sensibilità quasi umana, un bisogno di dialogare con colui che lo ha venduto e sfruttato per tutta la vita. Perciò ritorna al macello, ma un cavallo parlante non fa la differenza per chi è interessato soltanto al profitto e al calcolo. Il suo destino si compie inevitabilmente.

Gregorio Braguzzi nell’epilogo della rappresentazione. (foto Ambra Cianfoni)

Il sogno dell’attore

Il cambio di abiti dei tre personaggi chiarisce il ruolo di ciascuno di loro: l’attore, il regista e il produttore. Come spesso avviene nel mondo della recitazione, l’interprete è assoggettato alle regole dell’industria dello spettacolo. Egli non ha libertà, viene sfruttato come oggetto di scambio e dato in pasto al pubblico. Quando ormai è diventato vecchio o non funziona più, viene messo da parte. Cosa sogna l’attore? Di intraprendere un percorso formativo che lo porterà alla gloria, forse all’immortalità. Di spaziare libero nel magico mondo dell’arte, godere di una vita competitiva e gioiosa che non si trasformi in un incubo, imbrigliato come un equino.

Conclusioni

Metaforica la chiave di lettura del testo dell’autore Eliseo Pantone. L’accostamento attore-bestia da soma è senza dubbio originale, ma si evince con difficoltà. Un messaggio provocatorio rivolto al mondo attuale che vuole le novità e distrugge rapidamente i suoi idoli. La rappresentazione però evidenzia qualche scollamento nel filone narrativo. Ad esempio è sembrata forzata ed artificiosa la pausa destinata a coinvolgere il pubblico. La famosa strategia plautina tesa a stabilire un contatto con la platea manca di verve e comicità. Una maggiore organicità tra recitativi, momenti musicali e grotteschi sarebbe stata auspicabile. Nella gara musicale tra i due personaggi si è apprezzata comunque la capacità canora di Teresa Nardi e quella da chitarrista di Giampaolo Caprino. Convincente e intenso nella parte del cavallo è apparso infine Gregorio Braguzzi, specie nei monologhi riflessivi, pezzi di bravura attoriale.

Teresa Nardi e Giampaolo Caprino si esibiscono in canto e chitarra. (foto Ambra Cianfoni)

Si ringrazia Ambra Cianfoni per il materiale fotografico.

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