La Madonna Esterházy e la “romanizzazione” di Raffaello

Palazzo Barberini presenta, dal 31 gennaio a Roma, una delle opere più interessanti e significative della produzione di Raffaello Sanzio: “La Madonna Esterházy”. Un’importante dipinto non solo per la storia di Raffaello stesso, ma anche per la storia della cultura Nazionale e Internazionale. Contestualmente verrano affiancati nella sala altri dipinti, testimonianza storica del periodo di “romanizzazione” dell’artista. La mostra, a cura di Cinzia Ammannato, resterà aperta al pubblico fino all’8 di aprile. Flaminia Gennari Santori, direttore delle Gallerie Nazionali, tiene a sottolineare ulteriormente che :
Questa piccola mostra rientra nella politica di scambi e strette collaborazioni con musei internazionali, con l’obiettivo di offrire al visitatore un cambio di ritmo rispetto alla visita consueta.
“Madonna Esterházy” è una tavola in pioppo di piccole dimensioni (cm 29 x 21,5), proveniente dallo Szépművészeti Múzeum di Budapest, il Museo Nazionale di Belle Arti ungherese. È  stata realizzata da Raffaello intorno al 1508, tra la fine del suo periodo artistico fiorentino e l’inizio di quello romano. In quell’anno, cruciale per l’arte dell’Occidente, si aprivano infatti per l’artista i cantieri per le decorazioni del nuovo Vaticano. Il nome del dipinto deriva dalla famiglia dei principi ungheresi  che lo possedettero fino alla metà dell’800. Successivamente la collezione della famiglia Esterházy passò allo stato e quindi al museo di Budapest. L’opera presenta un poetico e armonioso quadretto di vita familiare dalle pose semplici, con la Madonna che sorregge il piccolo Gesù Bambino che indica san Giovannino, assorto nella contemplazione di un sottile cartiglio. Della “Madonna Esterházy” non si conosce il committente. Una scritta retrostante, non più visibile, riconduceva a Elisabetta, madre di Maria Teresa d’Asburgo, e a un dono dell’opera da parte di Clemente XI Albani. Una delle tesi più accreditate, tuttavia, è che Raffaello l’abbia sempre tenuta con sé, avendola concepita come un’opera intima, segreta ai più. La tavola, oltre a lievi segni di danneggiamento dopo la trafugazione del 1977, non è del tutto compiuta, mancando in alcuni ritocchi proprio dell’ultima stesura. Ma questo particolare non nasconde neanche per un istante la dolce bellezza, anzi contribuisce ad addensarne intorno un’aria di ulteriore, inafferrabile mistero.

Il dipinto della Madonna Esterházy, al fianco la riproduzione grafica del disegno preparatorio.

Il disegno preparatorio

La certezza del passaggio dal periodo fiorentino a quello romano può essere ricondotto da un disegno preparatorio della Madonna, presente in mostra con una riproduzione grafica ingrandita che facilita una migliore lettura dello sfondo. A questo cartoncino da spolvero, il cui originale è custodito negli Uffizi di Firenze, furono individuati dei piccoli forellini che avrebbero permesso grazie alla polvere di carbone il trasferimento dello schema grafico sulla tavola da pittura. Il cambio di sfondo passa da paesaggi di colline ed alberi, tipicamente fiorentini, a rappresentazioni di vestigia romane come il Tempio di Vespasiano e della Torre dei Conti nel Foro Romano. Il gruppo centrale invece appare pressochè invariato, se non per qualche aggiustamento relativo al contorno della testa della Madonna, e le inclinazioni dell’ avambraccio di San Giovannino e la testa del Bimbo.

Da sinistra: “Madonna dei garofani” (XVI sec.) 28,5X23; “Madonna Hertz” (1515) 36X30,5; “Gesù Bambino” (XVI sec.) 41,5X53,5.

Gli altri tre capolavori

Insieme al dipinto si è scelto di esporre alcune opere ben conservate nei depositi delle Gallerie Nazionali. Tre i dipinti che certificano ulteriormente il Raffaelloromanizzato“. La “Madonna col bambino” (nota come Madonna Hertz) di Giulio Romano, ereditario della bottega di Raffaello, fu eseguita dal pittore nel periodo delle prime committenze vaticane. Le altre due opere sono copie antiche. La “Madonna dei Garofani” è stata a lungo cercata dagli studiosi e individuata nel 1992 nell’opera esposta al National Gallery di Londra. Il piccolo dipinto rappresenta il Raffaello intimizzato e romanizzato, come testimonia lo sfondo. L’altra opera è una copia del particolare della “Madonna del velo“, ovvero la raffigurazione di Gesù Bambino, molti anni fa identificata nella versione conservata al Musèe Condè de Chantilly.

Quando:

Dal 31 Gennaio all’8 Aprile 2018

Orari: martedi/domenica 8.30 – 19.00

Info e Prezzi:

BarberiniCorsini;  064824184 ; Gan-aar@beniculturali.it

Biglietto Intero € 12 , ridotto € 6

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane 13, Roma

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