“L’ Aquila nuova”, un messaggio di speranza e rinascita a 10 anni dal sisma

Al Teatrosophia è andato in scena L’ Aquila nuova, intenso monologo scritto, diretto e interpretato da Massimo Sconci. Lo spettacolo ricade proprio nel triste decimo anniversario in cui avvenne il potente Sisma dell’Aquila.

Una valigia, un peluche, una rosa, una sedia e voci registrate, sono frammenti della tragica notte aquilana di dieci anni fa. L’ Aquila nuova è una rievocazione che passa inevitabilmente per ricostruzioni di vicende ormai dolorosamente note. Sconci sceglie per questo monologo una formula intima e personale di rielaborazione, sfruttando il teatro di narrazione che lascia parlare tante anime vive dentro di sé. L’attore estrae dalla valigia tanti ricordi indelebili purtroppo scolpiti nella memoria dei cittadini aquilani. Si circonda sul palco di fogli accartocciati e lattine di bibite schiacciate, quasi a sottolinearne lo stato di caos e abbandono. In primo luogo viene affrontato il tema della catastrofe sociale ed economica e il difficile intervento post-ricostruzione. Qui volti di uomini politici, inscenati dentro cornici di quadri, esaltano la corruzione e le speculazioni edilizie con dibattiti sulla scelta del modello di città da ricostruire: “uno stile moderno o quello rurale rupestre originario?“.

A sinistra una scena di L’ Aquila nuova, a destra Massimo Sconci (foto Fabrizio Nigro)

Nel mezzo dello spettacolo pervade poi quel senso di solitudine e disfatta del cittadino che coincide con il senso di appartenenza della città. Non a caso l’attore recita che: “Io mi sento aquilano quando mi sento solo”. Questo perché il Terremoto ha generato una terribile serie di cambiamenti travolgendo tutto, anche le abitudini, i rapporti interpersonali, i ricordi e l’identità. Persino al Sisma viene data voce animandolo sotto forma di innocuo peluche, il quale si giustifica delle azioni compiute accusando l’uomo di aver abusato del territorio e della natura. Nel finale arriva però un importante messaggio di speranza e rinascita. In questi anni difficili per gli aquilani nulla in realtà è cambiato, grazie ad una memoria collettiva che ha permesso di recuperare il concetto e la forza di una comunità. Un ritorno alla gioia e all’apprezzamento di ciò che si è perduto.

La scenografia dello spettacolo è risultata essenziale nonostante i pochi oggetti presenti in scena. Questi hanno voluto infatti rappresentare i fantasmi di ciò che resta: le crepe nelle case, i buchi neri del passato e le aspettative mai realizzate. Davvero bravo Massimo Sconci nella rilettura fantasiosa e appassionata di luoghi e situazioni reali e immaginari. Dimostrando una convincente abilità evocativa, in modo ironico, sincero e delicato ha inoltre toccato il tema amaro della politica evitando aspre polemiche. Senza timori, l’attore si è poi avvicinato alla platea richiamandone l’attenzione attraverso sguardi e gesti. Un invito alla riflessione profonda che ha scaturito tenerezza, dispiacere e sdegno, come si trattasse di un ricordo di tutti. Anche a chi non c’era o ha vissuto da lontano queste tragedie.

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