Il Vangelo di Tijuana, in scena il realismo del narcotraffico messicano anni ’90

Il Vangelo di Tijuana andrà in scena dal 27 novembre al 2 dicembre al Teatro Trastevere. Lo spettacolo teatrale nasce dalla collaborazione tra l’autore del testo Gianluca Giaquinto e i membri fondatori della Compagnia Oneiron, Riccardo Maggi e Michela Tebi, che ne firmano anche la regia. Sul palco, oltre alla stessa Michela Tebi, anche gli attori Giacomo De Rose, Dimitri D’Urbano e Elisabetta Angelin. Le musiche saranno a cura di Alessandro Rebesani.

L’immersione in un mondo reale e pericoloso

Il Vangelo di Tijuana è ambientato nel 1990, in una baracca nella periferia della città messicana. Jesùs (Giacomo De Rose) è un narcotrafficante messicano di origini israeliane, convinto di essere la terza reincarnazione di Cristo. Nancy (Elisabetta Angelin) è una ventenne francese sottomessa a Jesùs nello spirito e nel corpo. Insieme stanno aspettando un cliente sudafricano per concludere un importante scambio di eroina. Il cliente arriva con un leggero ritardo, accompagnato dalla sorella. Il suo nome è Babu (Dimitri D’Urbano), un uomo colto e raffinato, esperto di fisica quantistica. La donna è Lisavet (Michela Tebi), una poetessa che ha raggiunto una certa notorietà negli ambienti intellettuali del Sudafrica. Lo scambio avviene in una calma solo apparente.

In occasione di un brindisi al Figlio dell’Uomo proposto da Jesùs, che rivela la sua natura di cristiano, la situazione precipita. Babu, infatti, ha una sola regola: non accetta di fare affari con i credenti. Da questo momento la situazione viene via via a complicarsi: dapprima i due uomini, supportati dalle rispettive controparti, si affrontano in un senso puramente linguistico. Ma quando la tensione diviene troppo alta, su proposta di Nancy, i quattro cominciano a giocare alla roulette russa. Due rivoltelle, due tamburi da otto, un colpo per rivoltella…

Col Vangelo di Tijuana, la Compagnia Oneiron vuole allontanarsi da quello che è stato fino ad ora il suo stile. Porta in scena un lavoro che è una sfida per tutti: dai quattro attori in scena, alla regia e al testo. L’obbiettivo è far vivere allo spettatore quello che gli attori hanno vissuto durante la prima lettura del copione in sala: sentirsi trasportati in Messico, nel 1990, credere a ciò che sta accadendo, temere veramente per la sorte dei personaggi. Questo è lo scopo prefissato: che il pubblico dimentichi di essere nel luogo dove “è tutto finto”, e si trovi immerso in un luogo estremamente reale. Per fare ciò, lo stile differirà durante lo spettacolo. Da un registro quasi naturalistico si costruirà una vera e propria macchina scenica basata su ritmi precisi e serrati, per poi tornare al registro precedente. Il tutto in modo a volte graduale, a volte brusco.

Quando:

dal 27 novembre al 2 dicembre 2018. Da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17:30.

Info:

ingresso riservato ai soci  065814004 info@teatrotrastevere.it

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Dove:

Teatro Trastevere, Via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma