Il Rock dopo la sua proclamata morte: Evoluzione o Stasi?

Da dove partire per creare una playlist che soddisfi questo titolo? Innanzitutto dalle limitazioni e regole che ci permettano di non andare fuori tema, a me in primis, altrimenti si finisce per buttare in mezzo tutto YouTube Music. Per togliere i problemi alla radice tagliamo le radici e non parliamo della nascita del Rock, non ha importanza in questa sede. E nemmeno della sua storia. E nemmeno degli anni d’oro. Nemmeno del progressive o del metal. Diciamo addio a Robert Plant, Ozzy, Jeff Beck e Paul McCartney, a tutti gli dei insomma! Quindi stabiliamo la data che più ci è utile: quella della sua morte.

Innumerevoli critici hanno proclamato o stabilito la morte del rock, legandola sempre ad un evento ben preciso: la nascita del punk, la nascita delle boy band, la morte di un gigante del rock, come David Bowie all’inizio del 2016 e Lemmy nel 2015 ad esempio. E più andiamo avanti, più spesso accade purtroppo, non riusciamo a metterci d’accordo in alcun modo.

In realtà è molto difficile definire la morte di qualcosa di astratto, e dunque che cos’è il rock? Un modo di essere? L’urlo acuto del cantante e la chitarra distorta? Assoli tecnici in ogni pezzo? Secondo me un po’ di tutto questo, ma, ovviamente, non solo, ci sono tanti elementi non chiaramente definibili, ad esempio come ci comportiamo con le ballad o i Nickelback? E se ci guardiamo intorno riusciamo ancora a vedere qualcosa di simile?

A mio parere la risposta è sì, anche se con dovute precisazioni dovute al tempo passato dalla nascita di questo genere che ha stravolto la seconda metà del secolo scorso e che ha accompagnato tanti cambiamenti radicali di varia entità: dalla rivoluzione sessuale alla caduta del muro di Berlino. Nel corso della propria vita il rock stesso ha subito vari mutamenti ed influenze, giusto per citare un breve esempio di influenza: la tecnica della musica classica sui guitar heroes degli anni ’80 che ha permesso di portare all’apice il virtuosismo tecnico creando anche vari sottogeneri molto popolari, e un esempio del mutamento invece è l’inizio dell’era digitale che ha portato alla musica elettronica nel contesto rock.

Ad ogni modo il mio scopo ora non è quello di definire ciò che finora è rimasto indefinito canonicamente, cosa che accade con ogni processo storico o culturale, ma quello di guardarmi intorno e dirvi ciò che riesco a vedere, fissando dei paletti per non confondermi le idee.

Kurt Cobain

Vorrei stabilire la morte di Kurt Cobain, avvenuta il 5 aprile del 1994, come la data della morte del rock. E’ il primo e più importante paletto, non tanto per via della sua importanza intrinseca, ma perché combacia con l’inizio del declino del grunge (sottogenere del rock più popolare in quel momento) con la nascita del brit pop (non siate fiscali per i La’s che vengono prima) e con l’esplosione delle boy band e delle girl band. Quindi la playlist sarà composta soltanto da gruppi o singoli musicisti nati, o meglio, comparsi a metà degli anni ‘90.

Il secondo paletto è invece l’esclusione delle sonorità metal, come ad esempio i System of a down, non lo trovo giusto filologicamente.

Il terzo e ultimo invece riguarda gruppi o artisti apertamente pop che si trasformano in rockettari per darsi delle arie, come ad esempio Britney Spears con la cover di “I love rock ’n’ roll” in un video tremendamente monotono e ridicolo.

Britney Spears

Non voglio stilare una classifica, ne tantoméno mettere il “pezzo migliore” o più rappresentativo, è una selezione soggettiva. Mi guardo intorno rispettando i paletti che io stesso ho messo per riflettere se il genere sia rimasto statico cambiando soltanto voce o se sia cresciuto arricchendosi, come aveva fatto svariate volte nel passato.

Da questo link potrete visualizzare la playlist, direttamente selezionata dal nostro canale Youtube di PocketArt in Rome.

Buon ascolto!