Hot Space: i Queen e l’esperimento della disco-funky. Fallimento o incomprensione?

Dopo i Beatles, vogliamo dedicare un articolo su un gruppo grandioso che ha influenzato notevolmente il mondo della musica: i Queen. Nel discorso, però, escluderemo i tanti brani celebri che hanno scalato le vette delle Hit mondiali. Sarebbe piuttosto banale e difficile una loro selezione. Ci focalizzeremo quindi su un album rivoluzionario, sperimentale quanto incompreso, considerato allora da critica e pubblico il disco più deludente dei Queen. Hot Space, pubblicato il 21 maggio 1982, fu quasi totalmente incentrato sulla discomusic imperante in quegli anni, relegando ai margini il tipico sound dei Queen fornito dalla chitarra “Red Special” di Brian May. Nell’album è presente anche il capolavoro Under Pressure, nato durante una jam session con David Bowie. Ma di questo non parleremo. La playlist finale comprenderà infatti 5 brani poco conosciuti che, a nostro avviso, evidenziano la straordinaria poliedricità dei quattro musicisti. Brani lanciati troppo in anticipo coi tempi e che forse oggi sarebbero divenuti singoli di successo nelle classifiche.

I Queen alla conferenza di presentazione di Hot Space a New York nel 1982. In alto Bryan May e John Deacon, seduti Roger Taylor e Freddie Mercury.

La copertina policromatica

La copertina del disco venne disegnata da Freddie Mercury sulla spinta della propria passione per l’arte, in particolare quella moderna di Andy Warhol. La cover infatti riprese uno dei temi più cari del pittore americano: la famosa Marilyrn Monroe policromatica. I quattro membri del gruppo furono rappresentati in forma stilizzata con colori diversi, quasi a voler trasmettere fin da subito l’idea del cambiamento. La scelta musicale dei Queen fu quella di eliminare gli orpelli tipici degli anni passati, le mille sovra-incisioni che negli anni ’80 erano più un peso che un tocco di classe. In Freddie e soci nacque la consapevolezza che la fine degli anni ’70 coincidesse con la resa del genere hard rock a vantaggio di nuove sonorità. I Queen avevano sempre inventato le mode, ma il mercato e i gusti del pubblico (in verità molto kitsch in quel periodo) non potevano essere ignorati.

Le sonorità dancefloor

John Deacon aveva trascinato così il gruppo in una sonorità finora inesplorata, ossia la disco-funky molto vicina alla black music. Con la brillante ed elettrica Bach Chat, Deacon volle riprendere i temi funky di Another One Bites The Dust. Il brano, decisamente concepito per essere ballato, giunse a metà strada tra idea originale e quelle standard anni ’80. La chitarra di May, assente in quasi tutto l’album, qui trova sfogo con qualche superbo assolo. Per la playlist abbiamo escluso brani da ritmi colorati e arrangiamenti tastieristici piacevoli, ma tremendamente approssimativi e monotoni. In “Staying Power”, “Body Language” e “Dancer” è il sesso il tema caldo, e viene descritto (anche se simbolicamente) in maniera piuttosto scurrile e diretta. Uno specchio eclatante sullo stile di vita della band fatto di “distrazioni notturne” che pregiudicarono il lavoro compositorio. Della lista esclusi fanno parte anche i suoni veloci e robotici di ”Action this day” e il reggae di “Cool Cat” cantato in falsetto.

Bryan May e Freddie Mercury eseguono Bach Chat dal Live at the Bowl (Milton Keynes, 1982)

In ricordo di John Lennon

Brian May ottenne il suo unico momento hard rock inserendo nell’album l’avvincente e potente Put Out The Fire. Il significato della canzone non è stato mai chiarito. Di certo parla dell’uso delle armi e farebbe riferimento alla grande tragedia di quel periodo: l’omicidio di John Lennon. A quest’ultimo si riaggancia la straordinaria Life Is Real, brano composto al pianoforte da Freddie Mercury e dedicato proprio alla memoria del cantante scomparso un anno prima, l’8 dicembre 1980. Un pezzo carico di emozioni che invita a riflettere sulla serietà della vita attraverso un pessimismo cosmico molto evidente. Da notare l’intensità con cui Mercury canta “Lennon is a genius, living in every pore…”. Una canzone suggestiva che mette davvero i brividi lungo la schiena!

Spazio anche ai sentimenti

In Calling All girls, pezzo di Roger Taylor, l’arrangiamento risulta gradevole e la canzone rimane orecchiabile, anche se il testo è obbiettivamente molto semplice. Il videoclip, tratto dal film “L’uomo che fuggì dal futuro” di George Lucas, è basato sul rapporto uomo-robot e sul messaggio emozionale dell’amore che, in un mondo comandato dalle fredde macchine, gli umani non devono dimenticare. Un’idea interessante che poi troverà consacrazione definitiva due anni dopo con The Works. Chiude la playlist la delicata e intensa Las Palabras De Amor (di May), pensata per omaggiare il pubblico sudamericano, da sempre affezionato ai Queen. Si tratta di una ballata sentimentale con ritornello in spagnolo, dove è presente un arpeggio alla tastiera davvero magnifico. Un’ennesima conferma di quanto il chitarrista sia stato capace di spaziare tra generi diversi.

In conclusione, i Queen sono stati sempre un passo avanti a tutti restando saldamente in testa alla gerarchia della musica, in quanto coraggiosi portatori di novità e assoluti maestri nella fusione degli stili. Hot Space non è quindi un fallimento, ma un album precursore che ha tracciato la via alla futura musica anni ’80 (vedi Thriller di Michael Jackson).

Cliccando su questo link o sull’immagine sottostante potrete visualizzare i 5 brani selezionati nella nostra playlist “I Queen e la disco-funky di Hot Space. Fallimento o incomprensione?”

Buon ascolto!