Coffee Shop, De Rosa

Al “Coffee Shop” di De Rosa, in scena la comicità tra Sogno e Realtà

A te che non ami i servi di partito
Che ti chiedono il voto, un voto pulito
Partono tutti incendiari e fieri
Ma quando arrivano sono tutti pompieri

(Ti Ti Ti Ti – Rino Gaetano, 1980)

 

“Coffe Shop” è l’ultimo spettacolo di Andrea De Rosa andato in scena al Teatro Flaiano di Roma dal 27 al 29 gennaio. Una riflessione sottesa sul giro di boa che, prima o poi, la vita richiede inevitabilmente di fare e che l’attore e regista romano ha alleggerito ambientandolo nel “luogo di evasione per eccellenza”: un Coffee Shop di Amsterdam. Sul palco, insieme a De Rosa, anche Valeria Nardilli e Luis Molteni, due personaggi accomunati dal desiderio di fuga dalla realtà.

Coffee Shop, De Rosa

Da sx: Luis Molteni, Andrea De Rosa e Valeria Nardilli

Morgana è una prostituta che scappa dalle proprie responsabilità e da un rapporto materno conflittuale, Arturo è un avvocato che, alla soglia dei sessant’anni, vorrebbe riscattarsi da un rapporto coniugale logorato e logorante. Tornare a essere incendiari della propria vita sembra possibile: la chance di riscatto è offerta dal Jolly (Andrea De Rosa) che appare in Sogno ai due protagonisti. 

 

 

“Mi piaceva l’idea di raccontare il Sogno come la teoria dello Specchio descritta da Lacan e Freud, in cui ognuno vede nell’altro il riflesso di se stesso”, dichiara l’autore.

La chiave di accesso alla “terapia” è rappresentata dal lato oscuro olandese: spinelli e funghetti allucinogeni danno vita al Jolly, il “terapeuta” che mette faccia a faccia i personaggi con i propri demoni. 

Ecco, quindi, che la fuga diventa un punto di ritorno verso se stessi: l’avvocato, un uomo abituato a tenere tutto sotto controllo, “a cercare di riunire i punti”, deve fare i conti con la moglie, “la iena”, una fiera quasi di dantesca memoria, mentre Morgana si ritrova faccia a faccia con i vuoti affettivi che il sesso occasionale non riesce evidentemente a colmare.

De Rosa e la maschera umana del Jolly

“Quando se scherza bisogna esse seri”, Alberto Sordi – Il Marchese del Grillo

 

Coffee Shop, De Rosa

Valeria Nardilli e Andrea De Rosa in una foto di scena

Da romano a romano. La comicità, si sa, è fatta da persone serie, o meglio, riflessive. Per far ridere bisogna aver almeno sofferto un pò, come il comico di una famosa canzone a cui l’occhio ride ma piange il cuore. Quella di Andrea De Rosa è una comicità introspettiva, pensata e poi agita nella durata di un primo tempo cinematografico: 

“Scelgo sempre di raccontare una storia in 60 minuti, non di più. Sono un attore che viene dal cinema e per me i tempi sono come le battute di un ciak, due o tre al massimo ma non di più, di pari passo con le repliche dei miei spettacoli”.

Sessanta minuti in cui la maschera dell’attore romano non è mai fine a se stessa.
Anche quando cerca di mostrare una comicità esilarante, non può fare a meno di mostrarne lo spessore che la tiene in piedi, che la rende ossimoricamente una maschera umana.
Ed è dietro la maschera del Jolly che si nascondono l’esperienza e la capacità di guardare oltre il contingente e le fragilità degli altri, ma non di se stesso. Eccolo il suo tallone di Achille: il Jolly è la carta che “salva la partita quando stai per perdere”, ma chi aiuterà il Jolly a giocare le sue carte?

È il momento in cui il carnefice diventa la vittima di Morgana e di Antonio (o di se stesso?).
Dietro la maschera c’è, in realtà, un uomo in fuga dalla messa in scena di un spettacolo circense.
Riuscirà l’attore a riconoscere la carta giusta per vincere la sua partita?

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