Conversation Piece | Part V , un ritorno al contemporaneo

Fondazione Memmo apre le porte a Conversation Piece | Part V (Non v’è più bellezza, se non nella lotta). L’evento, visitabile fino al 24 marzo 2019, è parte di un ciclo di mostre che in questa occasione ospita 4 artisti italiani e stranieri. L’inaugurazione del 15 dicembre ha visto l’ingresso spettacolare dei cavalli con gli stendardi di Julian Rosefeldt, accompagnati dalle danze e musiche dal vivo a cura di Marinella Senatore. Presenti anche gli artisti Invernomuto, il quale ha distribuito una rivista amatoriale, e Rebecca Digne che ha presentato il suo video Tracer le vide. Tutte le opere sono state realizzate appositamente per la mostra o riadattate per gli spazi espositivi della Fondazione Memmo.

La citazione

Conversation Piece | Part V ha una dialettica che riporta alla luce l’arte con un ruolo sociale in contrasto con le tendenze del nostro secolo. L’arte contemporanea ha radici lontane, infatti fin dai primi del novecento con le avanguardie l’artista assunse un ruolo di rilievo nella società. L’arte divenne un movimento e uno strumento al servizio dei popoli. Conversation Piece riporta ad oggi concetti e sensazioni più che mai attuali. Affronta tematiche sociali e a contrasto con un panorama politico non in grado di rispettare i valori dell’uomo. Una tendenza verso il populismo non più in grado di far valere i diritti acquisiti attraverso le lotte. Tutti gli artisti in mostra, con la cura di Marcello Smarrelli, riescono a riportare nel presente le basi del futurismo. Non a caso viene citato Marinetti con la frase “Non v’è più bellezza, se non nella lotta“, pubblicata su Le Figaro nel 1909.

Julian Rosefeldt Perfomance (ph Daniele Molajoli)

Diverse forme di provocazione

Marinella Senatore, attraverso diverse forme artistiche, rompe lo schema di un’iconografia tradizionale creando un punto di rottura con il passato e il presente (vedi foto copertina). Presenti stendardi da processione rivisitati in chiave contemporanea, striscioni con frasi che invitano alla lotta, poster con riflessioni poetiche sul concetto di rivoluzione e partecipazione popolare. Lo stendardo non è più rappresentativo di un’istituzione, ma vuole dare un messaggio diretto a tutti. Una bicicletta, su cui sono installati dei megafoni, si propone poi come ideale mezzo per partecipare a un corteo.

Molto più esplicito Julian Rosefeldt, che nella sua spettacolare performance utilizza la simbologia del monumento equestre, nell’antica Grecia utilizzato come elemento erotizzante e propagandistico. Non c’è l’eroe, ma rimane l’atto propagandistico in forma provocatoria. Utilizza la gualdrappa per scrivere articoli della Costituzione italiana atti a ricordare i diritti ormai violati in ogni parte del mondo: uguaglianza e pari dignità.

Un momento introspettivo

Rebecca Digne utilizza un linguaggio diverso, meno irruento e più intimista. I suoi luoghi e spazi indefiniti diventano lo spazio di chi osserva. Nel video, che alterna immagini a colori e in bianco e nero, mostra un gruppo di persone alle prese con il gesto ciclico di annodare delle corde lungo la costa che va da Napoli e Marsiglia, luoghi cari all’artista. Le sue 11 sculture “A perdere” , invece, formano una costellazione di figure architettoniche astratte che vogliono rappresentare il tema della trasformazione e della precarietà. Attraverso l’uso della tecnica della fusione a cera persa, in cui la cera evapora, l’artista lascia progressivamente spazio al metallo. Per Digne, la perdita della forma originale, con il passaggio da cera a metallo, diventa una metafora: lo specchio del carattere transitorio e precario delle nostre esistenze.

Rebecca Digne (ph Daniele Molajoli)

Un atto propagandistico dalla Jamaica

Invernomuto con la sua opera ci porta un messaggio attraverso la carta: dei volantini che un anziano Jamaicano ha donato agli artisti nel 2015. Una graphic novel frammentaria, un “manifesto” personale sul culto Rastafari, che l’anziano ha chiesto di diffondere il più possibile. Un nuovo modo per Simone Trabucchi e Simone Bertuzzi di eliminare i confini e farsi portavoci di tradizioni orali e mitologie contemporanee. I volantini, stampati in migliaia di copie, saranno distribuiti per tutta la durata della mostra. Il pubblico potrà a sua volta contribuire a rendere virale questa storia alternativa.

Invernomuto, Fanzine (ph Daniele Molajoli)

Conversation Piece | Part V (Non v’è più bellezza, se non nella lotta)

Rebecca Digne, Invernomuto, Julian Rosefeldt, Marinella Senatore

mostra a cura di Marcello Smarrelli

Quando:

16 dicembre 2018 – 24 marzo 2019

Dove:

Fondazione Memmo, via Fontanella Borghese 56b, Roma