Radice di due, una bella storia di amore e destino tra risate ed emozioni

Questa settimana al Teatro Trastevere è andato in scena Radice di due, un famoso testo scritto da Adriano Bennicelli. Lo spettacolo ha riscontrato diversi sold-out e una buona affluenza in platea, sapendo colpire al cuore un pubblico divertito ed emozionato. Il giusto merito per i bravi e convincenti attori Viviana Colais e Luca Basile, oltre al regista Marco Zordan. Una rappresentazione teatrale magnifica, caldamente consigliata per una prossima visione.

Un amore nato sin da bambini

Radice di due racconta con dei flashback le fasi della vita di due anime, Tommaso e Geraldina, unite e separate dal destino in 4 differenti momenti della loro esistenza. I protagonisti si incontrano per la prima volta in età pre-adolescenziale ad un parco. Tom è un bimbo impacciato, di famiglia semplice, che odia la matematica. Gerry invece è una ragazzina esuberante e piena di energia, figlia di genitori intellettuali. Legano da subito dedicandosi a improbabili giochi che possono nascere solo dalla fantasia fanciullesca (sezionare insetti o simulare la guida della motocicletta dei chips). Nonostante siano completamente diversi, si cercano e cominciano a piacersi l’un l’altro. Ma il primo step del destino li separa improvvisamente a causa della rara malattia di cui soffre la bimba. Gerry parte per Losanna per curarsi, lasciando infranto il cuore di Tom…

Radice di due: L’incontro al parco. (Ph. Valerio Zuccanu Chessa)

Ritrovarsi, respingersi, ma comunque amarsi

Dopo diversi anni, i due si riconoscono casualmente al liceo. Gerry, che per hobby scrive e canta musica dark, invita Tom ad un suo concerto. La ragazza, che non ha mai dimenticato il suo compagno di giochi, gli dedica una canzone che ricorda il loro primo innocente bacio e i momenti che potevano continuare a vivere insieme. Ma Tom, accidentalmente in ritardo, non riesce a sentirla. Complice una incomprensione poi, litigano e si separano nuovamente senza sapere in realtà quanto si volessero vicendevolmente bene nonostante il tempo passato.

Trascorsi 12 anni, il destino compie un terzo atto. I ragazzi si scontrano in un fortuito incidente in motorino. Entrambi hanno vissuto esperienze disparate. Gerry è ora una P.R. di successo, Tom invece un agente monomandatario, non certo soddisfatto e realizzato. Come degli spiriti affini che si attraggono dopo essersi rincorsi da sempre, (come il gatto col topo del cartone animato) i ragazzi decidono finalmente di vivere felicemente insieme il loro amore. Tom comprende come con Gerry sia tutto possibile, lasciandosi spesso trasportare dalla vita frenetica della ragazza fatta di rave, musica e totale assenza di pensieri. Una condizione di anormalità per l’uomo, ormai cresciuto, che tenta di proporre alla compagna una situazione più tranquilla come un matrimonio o un figlio. Ma i pensieri della brutta malattia tornano a turbare Gerry che non si sente pronta ad affrontare un futuro certo. I due, in seguito ad un diverbio, si allontanano ancora.

Il tenero finale

Ma il quarto ed ultimo gioco del destino concluderà la storia in maniera emozionante. I protagonisti si rincontrano in una stazione. Gerry, comprendendo gli errori del passato, capisce che la malattia gli sta presentando una data di scadenza. Chiede aiuto a Tom, ancora innamorato perdutamente della donna, nonostante le sofferenze di cuore (bella qui una metafora sull’amore come una lametta da barba). L’uomo stavolta la sposa standole teneramente accanto per affrontare la patologia. Sostenendo l’amata su un’altalena, cosi come tutto iniziò tanto tempo fa da piccolini, Tom si lascerà andare ad una sentita e commovente riflessione.

La vita è una retta, una continua successione di punti. Noi ne conosciamo solo una parte finita, quella che entra in quaderno a quadretti. Cosa ci sarà dopo? E se non ci fosse nessun altro quaderno ad attenderci?

Conclusioni

Radice di due è una commedia romantica che non fa ricorso a prevedibili fronzoli sdolcinati ma ad un linguaggio giovanile e confidenziale. È stata condotta dalla regia di Zordan in maniera davvero avvincente e senza pause. Inesistenti infatti i vuoti di scena. Luca Basile, con il suo divertente Tom, ha saputo regalare al pubblico una comicità leggera, mai banale. La sua irrefrenabile ironia ha mirato a sdrammatizzare momenti tristi e pensierosi. Quasi impossibile non identificarsi in lui. Viviana Colais ha poi splendidamente interpretato un personaggio problematico ma pieno di voglia di vivere. Davvero brava ad esprimere le molteplici trasformazioni di Gerry che vanno dall’adolescenza fino ad un’eta’ più matura. Entrambi gli attori quindi, con un eccezionale feeling sul palco, hanno risposto alla grande come i precedenti interpreti Angelillo-La Ginestra.

Apprezzabili i costumi e le musiche di sottofondo dei classici del pop-rock americano. La scenografia, seppur semplice, si è sposata bene con un testo lineare, poetico e ben costruito. Usando corde, cubi, carrelli scorrevoli e luci a led, lo spazio scenico è stato riempito fondendosi perfettamente con le dinamiche della pièce. Lo spettatore si è trovato così immerso e coinvolto nella storia dal sapore magico che fa profondamente riflettere sulle cose importanti della vita.

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Il cappello di carta, commedia divertente e schietta ambientata in una Roma sotto la guerra

Dopo il successo della scorsa stagione, torna uno dei testi più rappresentati di Gianni Clementi: Il cappello di carta. A dirigerlo, dall’8 al 18 novembre, sarà Felice Della Corte che porta nel suo teatro Marconi, il lavoro di uno degli autori contemporanei più apprezzati e rappresentati del momento. In scena gli attori Stefania Graniero, Fabrizio Pallotta, Simona Mancini, Armando Puccio,  Marco Pratesi, Daniele Locci, Valeria Spada.

Il cappello di carta è una commedia ambientata a Roma nel luglio del 1943 e racconta la storia di un’umile famiglia operaia. Protagonisti della vicenda sono Leone, un semplice muratore che deve quotidianamente combattere con l’anziano padre Carlo, un nonno autoritario e un po’ svanito, la moglie Camilla che non sopporta più le stranezze del vecchio, la sorella Anna, vedova e in cerca di sistemazione, il figlio Candido che di sporcarsi con la calce non ne vuole sapere, la figlia Bianca alle prese con la stagione dell’amore ed il suo pretendente Remo. Le tipiche dinamiche familiari, i piccoli drammi quotidiani, i sogni e gli screzi si trasformano in battute esilaranti. E’ la romanità con la sua schiettezza, la sua indolenza e la dissacrante ironia a farla da padrona.

Clementi riesce ad intrecciare in maniera magistrale la piccola storia di questa famiglia con la Storia con la esse maiuscola. I nostri protagonisti si troveranno, così, ad affrontare la guerra, il bombardamento di San Lorenzo, il mercato nero, la fame senza perdere mai il sorriso. I veri protagonisti de “Il cappello di carta” sono i sentimenti. Una commedia di grande umanità che, tra spunti di riflessione e commozione, regala tante risate.

Il cappello di carta

testo di Gianni Clementi

regia: Felice Della Corte

con  Stefania Graniero, Fabrizio Pallotta, Daniele Locci, Simona Mancini, Armando Puccio,  Marco Pratesi,  Valeria Spada

Scene: Giulia Colombo

Costumi: Lucia Mirabile

Foto: Valerio Faccini

Grafica: Giulia Galleasso

Quando:

dall’ 8 al 18 novembre

ore 21.00 – domenica ore 17.30

Info:

Info: tel 065943554 – mail info@teatromarconi.it

Biglietti Intero 24€  – Ridotto 20€

Dove:

Teatro Marconiviale Guglielmo Marconi 698e

Mobidic, una commedia leggera, avvincente e carica di suspance

Sarà in scena al Teatro Vittoria dall’8 al 18 novembre, in prima nazionale, Mobidic. La regia dello spettacolo è affidata a Massimo De Rossi, anche protagonista sul palco insieme alla bella e giovane attrice Roberta Anna. Questo Mobidic non è una rivisitazione del capolavoro di Herman Melville, né una riduzione per il teatro, tanto meno una parodia. E’ un testo di straordinaria poesia e bellezza di Karl Weigel, giovane autore di cinema e di teatro.

La storia di Mobidic trae origine da un fatto di cronaca realmente accaduto. Un affermato e maturo manager, a causa di un’improvvisa amnesia dissociativa, regredisce all’età di 16 anni. Non ricorda più il suo nome, non ricorda più nulla della sua vita o quasi. È notte, si rifugia in un Cafe Theater. Tutta la commedia è incentrata sul rapporto di complicità e amicizia che s’istaura tra la giovane cassiera del teatro e il misterioso “smemorato” detto il Professore.

Il Cafe Theater con la sua musica (Jazz-Soul), le sue luci colorate, la sua atmosfera incantata, è vissuto dai due personaggi in modo opposto. Come luogo assolutamente quotidiano da parte della ragazza e in modo del tutto ingenuo e naif da parte del Professore. La menomazione di cui egli è vittima (si comporta come un adolescente) diviene stimolo all’immaginazione, lo induce a formulare nuovi progetti. Anche se avranno la durata di un sogno, poco importa. È una commedia costruita sul filo ininterrotto della suspance, ma anche della costante ironia, della comicità assurda. La situazione notturna immerge poi il racconto in un’aura surreale, quasi incantata. Finché, alle prime luci dell’alba…

Una commedia leggera ed avvincente, carica di suspance con un finale del tutto inatteso. Si preannunciano interessanti la struttura cinematografica del testo e dialoghi dal contenuto veritiero. Per quanto riguarda il ritmo narrativo e l’ambientazione, Mobidic si ispirerà vagamente al genere dei Film Noir. Le musiche saranno a cura di Angela Sinckler. Lo spettacolo è una produzione di Fondamenta Teatro e Teatri di Francesco del Monaco e Cristiano Piscitelli, con la Direzione artistica di Giancarlo Sammartano e la Direzione organizzativa di Fulvio Ardone. Fondamenta Teatro e Teatri  è il progetto di Fondamenta La Scuola dell’Attore che favorisce il naturale passaggio dalla formazione alla professione.

Quando:

dall’8 al 18 novembre

dal martedì al sabato ore 21.00 tranne martedì 13 ore 20.00, mercoledì 14 ore 17.00. Domenica ore 17.30

Info e prezzi:

Prenotazione biglietti solo via telefono allo 06 5740170 – 06 5740598

platea 28 euro , galleria 12 euro. Riduzioni 21 euro  e 18 euro

Dove:

Teatro Vittoria, Piazza Santa Maria Liberatrice, 10 (Testaccio), Roma

“Radice di Due”, al Teatro Trastevere in scena una storia tenera e delicata

Debutta al Teatro Trastevere, dal 6 all’11 novembre, un testo importante ed affermato: “Radice di Due”, di Adriano Bennicelli. La regia dello spettacolo sarà curata da Marco Zordan, anche Direttore Artistico del Teatro Trastevere. Sul palcoscenico, invece, saranno protagonisti i due attori Viviana Colais e Luca Basile. A loro il compito di replicare il grande successo dei precedenti interpreti, Edy Angelillo e Michele La Ginestra.

Radice di due è una tenera e delicata storia che vede unite due esistenze, quelle di Geraldina e Tommaso, che si conoscono sin da ragazzi, vicini di casa, ed iniziano assieme l’avventura del liceo. Lui Tommaso, è appassionato di matematica. Lei Gerry, è introspettiva e in continua contrapposizione con il suo amico. Radici quadrate, numeri primi, rette parallele. La matematica ha sempre fornito metafore perfette per qualsiasi tipo di amore, felice contrastato o ricambiato. Ma nella storia tra Tom e Gerry si aggiungono anche la chimica e il magnetismo. Reazioni tra elementi diversi, ma perfettamente solubili tra loro, o poli opposti di due calamite destinate a respingersi, prima o poi. Matematica e chimica, materie studiate tra quei banchi di scuola dove gli occhi dei nostri antieroi romantici si incontrano per la prima volta, riconoscendo il proprio PER SEMPRE in quelli dell’altro. E proprio come in un foglio a quadretti pieno di errori, cancellature, riscritture, e belle copie, l’amore tragicomico di queste due anime girovaghe sarà un’eterna ricerca del minimo comune denominatore. Quando la radice di due cuori è profonda, venti e tempeste potranno solo scuoterli, ma abbatterli…Mai.

Gli attori di “Radice di Due” Viviana Colais e Luca Basile

Autore, regista e cast

L’ autore e drammaturgo Adriano Bennicelli ha scritto, tra il 2003 e il 2013, almeno 12 testi teatrali rappresentati a Roma e in molte altre città italiane, in Svizzera e Sud-America. Nel 2007 con “Radice di 2” vince il premio di scrittura teatrale “Diego Fabbri” e nel 2008 il premio nazionale alla drammaturgia “Oltreparola”. La regia dello spettacolo è affidata a Marco Zordan. Il giovane attore e regista romano è attualmente protagonista, insieme ai due attori del cast di “Radice di Due” Viviana Colais e Luca Basile, di “Che Disastro di Commedia” (regia di Mark Bell). La rappresentazione, giunta al suo terzo anno consecutivo di tournée nei più famosi teatri italiani, non è altro che la versione italiana di “The Play that goes wrong“, successo teatrale partito da Londra nel 2014 ed esportato in tutto il mondo fino a Broadway, scritto da Henry Lewis, Jonathan Sayer e Henry Shields.

Quando:

dal 6 all’ 11 novembre 2018

Dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17:30

Info:

ingresso riservato ai soci

065814004 ; info@teatrotrastevere.it

Dove:

Teatro Trastevere, via Jacopa de’Settesoli 3, 00153 Roma

“Questo è l’anno della svolta”, l’amara ironia sulla precarietà attoriale

Al Teatro Trastevere è andato in scena “Questo è l’anno della svolta, me lo sento”. La commedia, scritta da Veronica Liberale, ha voluto indagare sul mondo degli attori precari attraverso l’ironia e l’ amara realtà. Sul palco, oltre all’autrice, anche gli attori Fulvio Filoni, Alessandro Moser, Costanza Noci, Antonello Pascale e Giada Prandi. La regia è stata a cura di Pietro De Silva.

Sinossi

In un camerino di un fatiscente parco divertimenti per bambini, 5 attori si apprestano ad adempiere “forzatamente” alle loro mansioni di animatori. I protagonisti, infatti, hanno uno specifico personaggio fantastico assegnatogli in sede di provino dal misterioso impresario. C’è chi rappresenta Dracula (Alessandro Moser), chi Peter Pan (Antonello Pascale), per passare poi a Cappuccetto Rosso (Veronica Liberale), l’orso Yoghi (Fulvio Filoni) e la Sirenetta (Giada Prandi). Inutile dire che questo lavoro li rende profondamente insoddisfatti e frustrati. Ognuno ha da sempre sognato fama e successo sia in ambito teatrale che televisivo, senza però mai riuscirvi. Tutti poi parlano l’uno male dell’altro, bistrattati persino dai bimbi e genitori che visitano il parco. Insomma, una situazione umiliante che li priva di sognare, scegliendo di accontentarsi della paga sindacale garantita.

Da sinistra Giada Prandi, Veronica Liberale, Alessandro Moser, Antonello Pascale, Fulvio Filoni e Costanza Noci

A questa compagine si aggiunge una sostituta (Costanza Noci) che viene dalla provincia romana, alla disperata ricerca di una parte attoriale. La donna contribuirà ancor di più ad aumentare tensioni e invidie nel gruppo, il quale si imbatterà presto in una inaspettata notizia. Su ordine del questore, infatti, il parco dovrà essere chiuso perché non in regola. Per provare a salvare il posto di lavoro, decidono di organizzare una protesta con l’occupazione del parco. La speranza è anche che questa causa possa farli uscire dal loro anonimato attirando l’attenzione e far parlare di sé. Durante l’infruttuosa occupazione, tutti gli attori, spinti da paure e desideri, ripensano ai rispettivi provini sostenuti prima di entrare a lavorare nel parco. Questo innesca in loro una sorta di transfert con il personaggio assegnato. Inconsciamente i soggetti si immedesimano per pochi attimi nel ruolo fantastico, esternando emozioni, sentimenti, e ricordi legati alla propria infanzia.

Nel finale, i protagonisti si ritroveranno dopo tanti anni per salutarsi. Nessuno di loro ha mai svoltato nel teatro, abbandonato ormai definitivamente per improbabili lavori. Solo uno, apparentemente, si vanta davanti a loro di aver sfondato nel mondo televisivo, illudendo e poi umiliando con cattiveria i suoi vecchi amici. Ma in realtà anche lui vive come gli altri una situazione triste e rassegnata a un lavoro marginale. Una conclusione senza lieto fine, che non si vuole augurare di certo a un aspirante attore o ad uno affermato.

Conclusioni

“Questo è l’anno della svolta” ha affrontato l’amaro tema della precarietà nella figura attoriale di oggi. Una riflessione sulla questione dai toni fortemente realistici e pessimisti. Il testo ha presentato qualche battuta ironica, a volte risultata un po’ troppo forzata. Deludente l’intreccio della storia, leggermente confusionaria e mal collegata. Con l’inizio del secondo atto, difatti, manca fluidità nel racconto, che si perde con il meccanismo del tranfert dei diversi soggetti in scena. Divertenti e convincenti però le interpretazioni di Giada Prandi, nei panni della Sirenetta dal carattere ansioso, ipocondriaco e bipolare, e di Costanza Noci, alle prese con una ambiziosa donna di provincia dalla simpatica parlata. Il resto del cast ha comunque ben espresso le diverse sfumature del proprio problematico personaggio con una discreta presenza scenica.

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Questo è l’anno della svolta, me lo sento”, Cast:

Veronica Liberale, Fulvio Filoni, Alessandro Moser, Costanza Noci, Antonello Pascale e Giada Prandi

Testo: Veronica Liberale

Regia: Pietro De Silva

Scene e costumi: Sorrisi d’autore

“Arlecchino servitore di due manager”, una scommessa coraggiosa e vincente

La Bottega Dei Comici ha presentato, in anteprima al Teatro Testaccio, il suo ultimo lavoro: “Arlecchino servitore dei due manager“. Nella divertente storia, ispirata dalla famosa commedia di Goldoni, Arlecchino viene catapultato nell’intricato e perfido mondo manageriale, che impera su quello del precariato. Proprio per rendere ancor di più lo spettacolo in chiave moderna, non si utilizzano le maschere di Commedia dell’arte ma solo riferimenti a personaggi classici. Completi e giacche sostituiscono inoltre gli abiti tradizionali con le toppe. Il testo è stato scritto da Armando Vertorano, mentre regia e drammaturgia sono state curate da Gabriele Guarino. Da ricordare che questo è il primo dei 4 appuntamenti di Commedia dell’Arte previsti nel cartellone del Teatro Testaccio. Per le altre date consultare qui la presentazione dell’intera stagione teatrale.

Un misterioso omicidio, una scalata al potere politico e interessi aziendali senza scrupoli fanno da preludio alla vicenda. Al centro due case farmaceutiche concorrenti, (Rasponi e Aretusi) paradossalmente confinanti, anche con la mensa aziendale in comune. L’ambizioso Dott. Lombardi (Luca Gabos) architetta un diabolico piano per indebolire i vertici di entrambe le aziende. In primo luogo cerca di combinare il matrimonio di suo figlio Silvio (Alberto Falcioni) per imparentarsi con Pantalone (Federico Moschetti), socio di maggioranza delle società in questione. L’altra mossa è quella di produrre false prove dell’omicidio Rasponi a carico di Florindo, manager della Aretusi farmaceutica.

Arlecchino (Gabriele Guarino) alle prese con i colloqui alla Aretusi e alla Rasponi

Beatrice Rasponi, (Lorenza Sacchetto) che ha ereditato l’azienda dal fratello ucciso, è una “sergente di ferro” dal licenziamento facile ai danni dei sottoposti. Florindo Aretusi  è uno scaltro imprenditore pronto a sfruttare  i lavoratori con miseri stipendi. I rispettivi capi aziendali, pur non conoscendosi, si odiano a morte per via della rivalità professionale. Ma sta per arrivare il momento e la persona che cambierà tutto…

Ed ecco Arlecchino

Con l’entrata in scena di Arlecchino (Gabriele Guarino), che è alla disperata ricerca di un lavoro, i fatti verranno completamente stravolti. Dopo essersi fatto assumere da Florindo, in seguito a un comicissimo colloquio, si ritrova inconsapevolmente un altro impiego. Nello stesso giorno infatti, Beatrice lo promuove suo assistente, ignorando il precedente accordo lavorativo del rivale. Arlecchino, con furbizia e bugie, si ritrova così “servitore di due padroni”, con l’intento di ottenere un doppio stipendio, seppur misero. Qui incontra anche l’assistente tuttofare della Rasponi, Smeraldina (Micaela Bonito), di cui si innamora follemente.

Da sinistra Beatrice Rasponi (Lorenza Sacchetto) e Florindo Aretusi (Luca Gabos) nella scena dell’incontro.

Il destino vuole che i due capi incrocino per la prima volta i loro sguardi e, ignari della loro identità, si innamorino per un colpo di fulmine. Successivamente entrambi assegnano ad Arlecchino il compito di ritrovare la persona che hanno incontrato. Cosa inventerà lo scaltro servitore per riuscire a soddisfare le richieste dei due manager? Il finale prevederà sorprese, gag, colpi di scena e inganni mancati. Trionferà però l’amore, meno la giustizia, come al solito insabbiata da ricatti  e interessi più alti. Una sorte un po’ amara spetta invece ad Arlecchino, prima elogiato, poi ben presto scaricato da tutti.

Gli attori

Gabriele Guarino ha dato vita ad un fenomenale Arlecchino, sempre molto divertente e pronto a regalare sorrisi al pubblico in sala con le sue buffe azioni. Da sottolineare la doppia splendida interpretazione di Lorenza Sacchetto, che si è divisa tra la rigida “capessaBeatrice e la svampita influencer Clarice, figlia di Pantalone. Entrambi i ruoli sono stati espressi con molto fascino e determinazione. Non da meno Micaela Bonito, che ha portato in scena una ironica Smeraldina, centrando in pieno il soggetto dal conturbante accento spagnolo e dal carattere pepato. Luca Gabos e Alberto Falcioni, poi, hanno saputo ben destreggiarsi nei loro personaggi senza far mancare ilarità e presenza scenica. In ultimo, Federico Moschetti si è calato perfettamente nei panni di Pantalone, rappresentando il tipico uomo d’affari vecchio ed avaro.

La scena dell’aperitivo aziendale e l’epilogo della commedia

La commedia

Arlecchino servitore dei due manager” ha colpito non solo per la bravura di tutto il cast attoriale, sempre molto rapido nei cambi di scena. La scenografia, grazie a luci e colori, è riuscita a dare la piena ambientazione agli spazi. Il testo, scritto da Armando Vertorano, pur nel suo complesso intreccio, ha trasmesso ripetuti momenti comici senza mai annoiare. Situazioni ironiche che sdrammatizzano per un attimo sulla realtà odierna dei lavoratori precari. Anche se lo spettacolo rompe coraggiosamente gli schemi della Commedia dell’Arte, la scommessa può ritenersi decisamente vinta.

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Arlecchino servitore dei due manager (personaggi e interpreti)

Gabriele Guarino: Arlecchino

Luca Gabos: Florindo Aretusi e Dottor Lombardi

Lorenza Sacchetto: Beatrice Rasponi e Clarice

Micaela Bonito: Smeraldina e cameriere

Alberto Falcioni: Silvio e Cuoco Brighella

Federico Moschetti: Pantalone

La Bottega dei Comici

www.labottegadeicomici.com; labottegadeicomici@gmail.com

“Questo è l’anno della svolta, me lo sento”, in scena al Teatro Trastevere

Dal 23 al 28 ottobre, al Teatro Trastevere, andrà in scena “Questo è l’anno della svolta, me lo sento”. Una commedia leggera, divertente e al tempo stesso amara sull’ eterno conflitto tra l’uomo e la maschera che è costretto ad indossare. Il testo, scritto e interpretato da Veronica Liberale, indagherà sul mondo sommerso degli attori, attraverso toni grotteschi, onirici e vagamente felliniani. Ad affiancarla sul palco gli attori Fulvio Filoni, Alessandro Moser, Costanza Noci, Antonello Pascale e Giada Prandi. La regia si avvarrà dello straordinario apporto di Pietro De Silva, tra i più prolifici commediografi e attori italiani.

“Questo è l’anno dello svolta me lo sento” : l’ossessione costante dell’attore in cerca di gloria.

Un gruppo di attori, disoccupati , frustrati ed egoisti, vengono assunti da un misterioso e latitante impresario per lavorare all’interno di un parco divertimenti per bambini. I sei protagonisti, che hanno sempre sognato chi la gloria sulle tavole del palcoscenico e chi il successo al cinema o la fama in televisione, si ritrovano così a dover interpretare i personaggi dell’immaginario in un posto sporco e  fatiscente, alla mercé di orde di bambini scalmanati e irriverenti. La notizia della chiusura del parco li coglie comunque impreparati e di fronte alla disperazione decidono di occupare il posto, proclamandosi “paladini delle favole”, con la speranza di diventare famosi.

Al sopraggiungere della notte ognuno si ritroverà di fronte alle proprie paure, ansie e desideri irrealizzati. Un’inevitabile e suggestiva resa dei conti li porterà ad una immedesimazione con il personaggio interpretato, obbligandoli ad una rocambolesca, tenera e divertentissima catarsi. Si rincontreranno anni dopo, più vecchi e delusi che mai, costretti a mettere da parte i loro sogni.

Quando:

“Questo è l’anno dello svolta me lo sento” : dal 23 al 28 ottobre 2018. Dal martedì alla domenica ore 21.00.

Info:

065814004  info@teatrotrastevere.it  www.teatrotrastevere.it

ingresso riservato ai soci

Dove:

Teatro Trastevere, via Jacopa de’Settesoli 3, 00153 Roma

“Quel che resta”, un percorso verso il cambiamento

Il primo appuntamento della seconda stagione di DIRETTAmente in SCENA si apre con l’estratto di “Quel che resta“, scritto e interpretato da Monica Faggiani. L’attrice affronta nella sua pièce il delicato tema del mobbing sul lavoro, toccando anche la sfera della libertà personale e dell’amore. Lo spettacolo è stato ripreso live dallo spazio teatrale Quarta Parete di Milano. Per rivedere l’intera performance dalla pagina Facebook di D.I.S., cliccare qui. Ricordiamo inoltre che la seconda stagione prevederà una diversa diretta al mese tra Roma e Milano, con la novità di esibizioni estere da Melbourne e Los Angeles.

Quel che resta, contro rabbia e odio

Cinque sedie rosse disposte a semicerchio inscenano una sala di attesa di un centro anti-mobbing. Qui una donna vestita con un abito corto color porpora impone la sua attenzione e il suo carattere (ora) molto deciso. La protagonista comincia a presentare la sua amara esperienza di mobbing subìto in ambito professionale, e lo fa compilando un questionario i cui punti vengono sottolineati da una voce fuori campo. Attraverso una metafora sulle figurine, inanella una serie di celo-manca riguardo i termini che descrivono la situazione persecutoria e dannosa in questione. Poi la donna comincia a parlare dettagliatamente del suo mobber raccontando come tutto è iniziato. Il suo datore di lavoro infatti è un uomo che le ha esercitato contro potere, manipolazione e controllo, come se fosse un diritto a lui dovuto. Un abuso avallato dalla confessata debolezza e immobilità della vittima.

La donna ha ormai superato il terrore paralizzante che l’ha bloccata per molto tempo. Non a caso, figurativamente, scioglie un laccio rosso avvolto intorno al braccio, come una sorta di liberazione, passandoselo dietro la schiena. Questa reazione la porterà verso un cambiamento, iniziato già tempo prima con l’interruzione della relazione sentimentale proprio con il vendicativo mobber. Nel testo viene evidenziata l’importanza della volontà ad essere se stessi, senza dipendere da qualcuno. Quel saper camminare con le proprie gambe che rende consapevole di potercela fare da soli e sentirsi liberi.

Quel che resta è un trampolino da cui lanciarsi in caduta libera. Il rischio di sfracellarti al suolo è forte ma tu sai che potresti imparare a volare. E in quel preciso istante in cui ti butti, quel che accadrà dopo poco ti importa…(dal monologo)

Da Persefone a Candy Candy

In riferimento al cambiamento, la Faggiani espone ad inizio monologo il calzante esempio di Persefone. La figlia di Zeus, rapita dal Dio degli inferi Ade, decide di non essere più la donna bambina inconsapevole della propria bellezza e forza. Ella, guardando nel profondo della sua anima, sceglie di cambiare pretendendo per sè ciò che vuole, divenendo così la donna matura che regna sulle anime dei morti. Non manca anche la tagliente ironia (e verità) legata al tema amoroso. Su tutti, viene enunciato in maniera divertente il mito adolescenziale di Candy Candy, senza risparmiare Biancaneve,  Cenerentola e La bella addormentata. Ci si pone quindi l’interrogativo sul cosè l’amore? Non certo quello della fiaba a lieto fine: “e vissero sempre felici e contenti“. In fondo bisognerebbe insegnare a distinguere e capire il sentimento vero dal falso.

Monica Faggiani ha espresso, attraverso una voce avvolgente, tutta l’emozionalità del testo, ben scritto e molto realistico. L’attrice è stata capace di governare la scena cogliendo in pieno le caratteristiche del personaggio. Apprezzabili anche gli intermezzi musicali, oltre le citazioni cinematografiche (La signora della porta accanto) e letterarie (Hemingway). Quel che resta è quindi una pièce scorrevole, che alterna piacevoli momenti ironici ad altri decisamente riflessivi sul problema mobbing e le definizioni del rispetto e dell’amore. Bellissimo poi il finale, in cui la brava Monica chiude con una frase davvero significativa: “l’amore è quando qualcuno riesce a riconoscere comunque, nonostante tutto e in ogni momento, la tua bellezza“.

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“Io e Peter Pan”, una nuova commedia contemporanea e fuori dagli schemi

Dal 17 al 28 ottobre al Teatro le Salette, andrà in scena “Io e Peter Pan”, una commedia in due atti decisamente brillante, ironica e colorata di emozioni e stati d’animo, scritta da Silvestro Longo e promossa dall’Associazione La Piccola Stanza. Questa nuova pièce vedrà protagonisti sul palco gli attori Andrea De Bruyn e Francesca La Scala. Ad affiancarli un cast di giovani ed esperti performers come Chiara Cincis, Cinzia Greco, Antonietta D’Angelo, Stefania Capece, Valerio Riondino e Nicola Di Lernia. La regia sarà a cura di Cristiano Vaccaro.

A partire da sinistra l’attore Andrea De Bruyn con Francesca La Scala; al centro tra Chiara Cincis, Antonietta D’Angelo e Valerio Riondino; e a destra insieme a Cinzia Greco

Ci sono uomini che hanno paura di crescere ed esprimono una vera e propria immaturità affettiva. La chiamano “Sindrome di Peter Pan”, ovvero una condizione psicologica che porta molti soggetti a vivere un’esistenza di eterna fanciullezza. E proprio a loro (ma non solo) è dedicato questo nuovo spettacolo. Una storia decisamente originale, contemporanea e fuori dagli schemi, che non seguirà quindi la narrazione classica. Ci sarà un Peter Pan decisamente cresciuto, pronto a ripercorrere tutta la sua carriera per far riflettere ed insegnare sul modo giusto di rapportarsi alla vita.

Quando:

Io e Peter Pan” dal 17 al 28 ottobre 2018

feriali ore 21.00, domenica ore 18

Info e prezzi:

06 6476 0536   posto unico € 11 + 2 di tessera associativa

Dove:

Teatro Le Salette, Vicolo del Campanile, 14, 00193 Roma

“Attrazioni Cosmiche”, quando i problemi di cuore si risolvono in compagnia

Il debutto stagionale del Teatro Marconi di Roma si apre il 18 ottobre con la divertentissima commedia “Attrazioni Cosmiche“, un romanzo originale di Giovanna Chiarilli. L’adattamento al testo e la regia saranno a cura di Marco Cavallaro. Il cast artistico prevede lo stesso regista, affiancato sul palco da Maria Chiara Centorami, Ramona Gargano, Marco Maria Della Vecchia, Maria Lauria e Marzia Verdecchi. Lo spettacolo resterà in scena fino al 28 di ottobre.

Attrazioni Cosmiche ruota attorno al disperato bisogno d’amore che alberga nel cuore di uomini e donne, e che porta a compiere comportamenti irrazionali. All’interno di un ristorante, che si appresta alla preparazione della cena per il veglione di San Silvestro, gli amori e le storie personali di ognuno s’intrecciano e trovano sfogo nei drammi dell’altro. Qui la proprietaria Marcella (Maria Lauria) ha appena scoperto il tradimento del marito, mentre lo chef Walter (Marco Cavallaro) soffre ancora per l’abbandono dell’ ex moglie.

Verranno coinvolti anche una serie di personaggi, anch’essi alle prese con i propri fallimenti sentimentali. Giorgia (Ramona Gargano), che lavora come cameriera nel locale, è arrabbiata e delusa con l’amato collega Riccardo (Marco Maria Della Vecchia), uomo che si dà parecchio da fare con le donne. Emma (Maria Chiara Centorami), bellissima rappresentante di zona, invece, non riesce ad avere relazioni stabili. Poi c’è l’ amica di Marcella, Barbara (Marzia Verdecchi), anche lei tradita e confusa, che regalerà al pubblico tante risate con i suoi sketch.

Alcune scene di Attrazioni CosmicheA sinistra Cavallaro insieme a Marco Maria Della Vecchia; a destra con Maria Lauria. (foto Valerio Faccini)

La commedia vedrà quindi un susseguirsi di esilaranti eventi che porteranno ad un caos effettivo e affettivo, in cui nessuno potrà dirsi innocente. Traditi e traditori si troveranno a confronto, recriminandosi i relativi comportamenti e tentare di nascondere le proprie colpe. Ma quale sarà la soluzione a questo scompiglio? Un amore più alto e “universale” che oltrepassa quello privato e soggettivo. Quello che porta tutti a perdonare tutti, a mettere da parte vendette e risentimenti personali e riportare armonia ed equilibrio: l’amicizia. Avere qualcuno a fianco può portare a cercare in altri quel calore che altrove manca. L’emozione vera e viva che ci fa sentire amati quando si fugge dai problemi quotidiani.

Quando:

Dal 18 al 28 ottobre

Dal giovedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.30

Info e prezzi:

tel 065943554 ; info@teatromarconi.it

Biglietto intero € 24 ; ridotto € 20

Dove:

Teatro Marconi, viale Guglielmo Marconi 698e