RvB ARTS presenta le mostre di Evita Andujar e Dalila Belato

Dall’8 novembre al 4 dicembre, RvB Arts inaugura nella sua sede ben due mostre. La prima sarà Stolen Selfies, personale dell’artista spagnola Evita Andujar; la seconda Butterfly, con le opere della scultrice siciliana Dalila Belato. Un ipotetico arco che unisce due sponde del Mediterraneo, ricche di suggestioni e modalità espressive volte al recupero del genere figurativo. Curatrice e organizzatrice della mostra è Michele von Büren, mentre il testo critico è stato curato da Luisa Grigoletto. Vernissage e cocktail giovedì 8 e venerdì 9 novembre 2018 dalle 18:00 alle 22:00.

Le figure colorate e instabili della Andújar

Stolen Selfies è dedicata agli ultimi quadri di Evita Andújar che intende continuare a riflettere su come la rete pervade la nostra vita personale e su come la comunicazione sovrasta l’identità, con il suo flusso continuo e incessante di dati e la sua dinamica anarchica. Andújar ora si appropria di alcune immagini, postate su Instagram, vuote di contenuto, le porta alla sua dimensione liquida e le carica con il proprio vissuto personale. Il suo intento è quello di mettere in discussione l’importanza dell’apparire e non dell’essere. L’immediatezza della tecnica e la ruvidità della tela di juta le permettono di creare opere in cui le figure si formano attraverso audaci passaggi di colore. In tal modo l’artista porta in superficie una realtà all’apparenza sfavillante e multicolore, dove tutto è giocato sul piano dell’instabilità. L’immagine che ne risulta appare doppia e traslata, come in continua ridefinizione. La ritualità ed intimità dei momenti rappresentati vengono registrati con una gestualità decisa e frenetica, lucida e tagliente.

Da sinistra: “Fiducia cieca”; “Omaggio a Rembrant” e “Eterno cadeau”, acrilici su tela di Evita Andújar

La Andújar nasce ad Écija in Spagna nel 1974. Si laurea presso la Facoltà di Belle Arti di Siviglia nel 1997 e nel 2000 vince la prestigiosa borsa di studio dell’Accademia di Spagna a Roma. È vincitrice di premi noti come il Premio Adrenalina, il Premio G. Casciaro, il Premio Fragmenta Curae, il Premio Il Volo di Pegaso e il Premio Speciale in Arteam Cup, mentre era finalista nel 2016 nel Premio Arte Laguna. Le sue opere sono collocate in collezioni permanenti come la Fondazione Roma, la Fondazione Luciano Benetton, il Museo SAC di Ortigia, il Museo Diocesano e il BoCs Art Museum di Cosenza e il museo dell’arte contemporanea di Latina MADXI.

Le sculture dal realismo anatomico della Belato

Butterfly presenta le nuove sculture di Dalila Belato. La scultrice siciliana si dedica allo studio dell’anatomia umana, realizzando opere raffiguranti parti del corpo come visi, piedi e mani reinventando un linguaggio universale in modo personale, innovativo e ironico. Per certi aspetti, le sue opere si assestano nel filone del realismo, nel senso che, pur nella brillantezza e candore del materiale, si spingono a riprodurre anche le più minute particolarità della pelle, arrivando nei volti a catturare, come un’istantanea, espressioni di grande vitalità. Allo stesso tempo, sovrappone all’umano il mondo degli insetti, in particolare le farfalle. Ocra, terra bruciata, turchesi, a dozzine ricoprono il capo di una donna, colta in un sorriso appena abbozzato. La loro presenza soave e delicata allude tanto al processo stesso di trasformazione, sia fisica che, per traslato, spirituale, quanto ad un mondo altro. Le sue opere coniugano e avvicinano questi due universi, sottolineando in particolare la complessità e perfezione formale di quello animale, caratterizzato da colori brillanti e accesi.

Alcune sculture di Dalila Belato: da sinistra “Butterfly in the mind”; “Insect” e “Hybrid”

La Belato è nata a Palermo nel 1982, dove tutt’ora vive e lavora. Consegue il diploma presso l’Istituto d’Arte e successivamente dedica i suoi studi al restauro lapideo, continuando però a mantenere vivo l’interesse per la scultura e il modellato. Le sue sculture sono realizzate attraverso tecniche miste e materiali ibridi, con l’uso di patine finali che, a seconda dei casi, le rendono simili al bronzo, al marmo e al ferro. Nel 2015, vince il Premio sezione scultura di Expo ArteItaliana curata da Vittorio Sgarbi a Varedo (MI).

Quando:

Vernissage e cocktail: giovedì 8 e venerdì 9 novembre 2018 dalle 18:00 alle 22:00

la mostra resterà aperta fino a martedì 4 dicembre

Info:

3351633518  | info@rvbarts.comwww.rvbarts.com

Dove:

RvB Arts – Via delle Zoccolette 28, 00186 Roma

Sebastiano Bianco e i suoi ritratti di ombre nere

Palazzo Naiadi – The Dedica Anthology e Le Dame Art Gallery presentano BLACK SHADOW PORTRAITS, mostra personale di Sebastiano Bianco. L’esposizione, inaugurata lo scorso 10 Ottobre, si concluderà il 3 Dicembre 2018.

BLACK SHADOW PORTRAITS è un progetto fotografico ispirato all’arte settecentesca dei cammei, gioielli scolpiti a mano nei quali l’immagine in rilievo è di colore contrastante rispetto allo sfondo. L’artista cerca di ottenere risultati simili usando il contrasto tra luce e oscurità. L’ombra crea una silhouette e lascia spazio all’immaginazione. Ogni spettatore può aggiungere dettagli personali e intimi ai personaggi, sia femminili che maschili. Secondo Sebastiano Bianco: “C’è qualcosa di magico e ancestrale nelle profondità create dal colore nero, qualcosa che tutti conosciamo. Come se l’atavica paura del buio che abbiamo imparato a superare da bambini, ora si fosse trasformata in un portale magico, attraverso il quale possiamo accedere alle nostre fantasie più intime”.

© 2018 Pink-Ranch, all right reserved

Note sull’Artista

Sebastiano Bianco ha cominciato a lavorare come attore e regista teatrale sin dagli anni ‘90, collaborando con famosi artisti italiani ed esibendosi nei migliori teatri del paese. In televisione, lavora da oltre 10 anni come regista, sceneggiatore e art director per le principali emittenti. Inoltre collabora in campo pubblicitario con i principali brand italiani e stranieri. La sua passione per le arti visive lo ha spinto a creare progetti in cui la fotografia digitale è utilizzata per re-inventare il concetto di “ritratto”, una delle prime forme di rappresentazione utilizzata dall’uomo, che nel 1681 lo storico dell’arte Filippo Baldinucci definì una “figura tratta da la realtà”. Un ritratto non è solo una riproduzione meccanica delle fattezze di un soggetto umano, ma la visione e l’interpretazione del soggetto attraverso la sensibilità dell’artista e del suo tempo.

Quando:

Dal 10 Ottobre al 3 Dicembre 2018. Orari di visita suggeriti: tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 19:00

Info:

Tel. 06489381

Galleria immagini al sito: www.sebastianobianco.itLeDameArtgallery

pinkranch.info@gmail.com

Dove:

Palazzo Naiadi – The Dedica Anthology, Piazza della Repubblica 47 – 00185 Roma

“Una vita tra parentesi”, la mostra dedicata al mito di Marcello Mastroianni

Una mostra per celebrare un mito italiano conosciuto in tutto il mondo: Marcello Mastroianni. Il Museo dell’Ara Pacis di Roma, dal 26 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019, dopo quella a Vittorio De Sica, accoglie un’ altra grande esposizione dedicata a un ulteriore mostro sacro del nostro cinema. “Una vita tra parentesi”, infatti, ripercorrerà i fili intrecciati della vita e del cammino artistico dell’indimenticato attore. La mostra Marcello Mastroianni, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è coprodotta e curata dalla Cineteca di Bologna, con il sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali e dell’Istituto Luce Cinecittà. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura col coordinamento organizzativo di Equa di Camilla Morabito.

Una vita tra parentesi”. Così Marcello Mastroianni amava definire la sua vita. Le parentesi tra un set e l’altro, tra palcoscenici diversi, lungo una carriera fatta di un’infinità di film, di spettacoli, di personaggi. Più di 100 pellicole tra gli anni Quaranta e la fine dei Novanta, e molti riconoscimenti internazionali: tre candidature all’Oscar come Miglior Attore, due Golden Globe, otto David di Donatello, due premi per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes e due Coppa Volpi al Festival di Venezia. Un attore entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, che si è accaparrato l’etichetta di indiscusso sex symbol. Come osserva il curatore Gian Luca Farinelli: “C’è ancora molto da scoprire di Marcello, e per andare a fondo nella scoperta dobbiamo tallonare la sua filmografia, perché rappresenta lo specchio della sua stessa vita”.

Il percorso espositivo

Il percorso che seguirà la mostra Marcello Mastroianni partirà da un tratto distintivo della sua personalità: l’umiltà. Quella virtù che gli faceva amare i suoi colleghi attori, figure di un pantheon che raccoglieva Gary Cooper, Clark Gable, Tyrone Power, Errol Flynn, John Wayne, Greta Garbo, Jean Gabin, Louis Jouvet, Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Amedeo Nazzari, Totò, Assia Noris e Fred Astaire. Tutta la vita e la carriera di Mastroianni sarà raccontata raccogliendo i suoi ritratti più belli, i cimeli e le tracce dei suoi film e dei suoi spettacoli, alternando immagini e racconti. Lo spettatore si immergerà così attraverso scritti, testimonianze, recensioni, oltre a un raro apparato fotografico che ritrae l’attore come non siamo abituati a ricordarlo, sul palco, vicino agli altri grandi nomi che hanno fatto la storia del teatro italiano, da Vittorio Gassman a Rina Morelli, da Paolo Stoppa a Eleonora Rossi Drago.

Si partirà dagli esordi con Riccardo Freda nel 1948, soffermandosi anche sulle origini familiari (di estrazione popolare), sull’infanzia in ciociaria e sulle prime esperienze a Cinecittà. In quegli anni un Marcello in erba fece le prime comparsate per poi ottenere un ruolo importante in Domenica d’agosto di Luciano Emmer. Era il 1950 e la sua voce fu doppiata da Alberto Sordi.

Da sinistra con Anita Ekberg in “La dolce vita” (1960). A destra con Sophia Loren in “Ieri, oggi e domani” (1963)

Da Fellini alla Loren passando per il teatro

Non poteva mancare il sodalizio eterno del nostro cinema, quello tra “Marcello” (il suo nome risuona indimenticato con la pronuncia di Anita Ekberg) e Federico Fellini. La sezione intitolata “Il lungo viaggio con Fellini” presenterà il loro rapporto sul set e non solo: da La dolce vita (1960) a La città delle donne (1980), passando per 8 e ½. Si racconterà anche del primo incontro con Sophia Loren, nel 1954 sul set di “Peccato sia una canaglia”. Da qui nascerà una lunga sintonia che nell’immaginario diventerà iconografico. La scena dello spogliarello nel film di Scola “Ieri oggi e domani” (1963) è ancora oggi un cult assoluto. In contemporanea si dedicherà spazio anche all’esperienza teatrale, dove è la compagnia di Luchino Visconti a volerlo in Rosalinda o Come vi piace e in Un tram chiamato desiderio. Infine il debutto anche nella commedia musicale, dove interpretò il ruolo di Rodolfo Valentino in Ciao Rudy di Garinei e Giovannini nel 1966.

Cinema e teatro, dunque. Due anime di uno degli attori nostrani più importanti, raccontate in costante dialogo grazie ai materiali conservati dalla Cineteca di Bologna, dallo stesso Mastroianni e da numerosi altri archivi (quello dell’Istituto Luce e della Rai) con i quali è stato costruito questo percorso privilegiato che accompagnerà lo spettatore attraverso 50 anni di cultura e costume italiani.

Quando:

Dal 26 ottobre al 17 febbraio 2019
Tutti i giorni ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima).
24 e 31 dicembre 9.30-14.00 Chiusura il 25 dicembre e l’1 gennaio

Info e prezzi:

060608 (tutti i giorni 09.00 – 19.00)

€ 9,00 biglietto “solo mostra” intero; € 7,00 biglietto “solo mostra” ridotto;

Per ulteriori informazioni e su come prenotare consultare arapacis.it

Dove:

Museo dell’Ara Pacis, Spazio espositivo Ara Pacis

“Promètheus capitolo 2”, le intense inquietudini nelle opere di Giorgio Lupattelli

Lunedì 22 Ottobre (ore 19.00) Galleria Triphè Roma ospiterà “Promètheus capitolo 2”, personale dell’artista Giorgio Lupattelli. La mostra, a cura di Maria Laura Perilli, partecipa al R.A.W., settimana dedicata all’arte contemporanea nella Capitale. Dopo esser stata esposta nella sede di Cortona in estate, Promètheus sarà fruibile anche al pubblico romano fino al 10 gennaio 2019.

In bilico tra classicità e modernità

Promètheus, progetto espositivo di Giorgio Lupattelli, è l’espressione di una sintesi creativa frutto di un percorso artistico articolato e complesso. Le opere esposte prima a Cortona e adesso a Roma, rappresentano non solo le indubbie capacità pittoriche e scultoree di Lupattelli, ma soprattutto l’espressione di un linguaggio artistico autonomo e altamente identificabile. Tutto questo nel rispetto di una maturità artistica stratificatasi nel tempo grazie, anche, al contributo formativo, peraltro mai disconosciuto da Lupattelli stesso, dei tanti artisti incontrati nel tempo e omaggiati con citazioni più o meno esplicite. Il nome di Prometeo, scelto dall’artista per identificare i due momenti espositivi, non è del tutto casuale. Risponde, infatti, al preciso intento di stigmatizzare, in maniera marcata, una proposta artistica che, se pur in progress, vuole esaltare quella creatività tanto ben incarnata proprio da Prometeo, mito dell’uomo creativo per eccellenza.

A sinistra “Pills for the mind“; in alto a destra “Speak to me“, in basso “Yuri Gagarin“. (Giorgio Lupattelli 2010-2018)

L’ultimo lavoro che dà il titolo alla mostra stessa, (Prometeo appunto) è una stampa digitale a doppio passaggio opaco/lucido su alluminio dibond. Le altre opere in esposizione, dalle tecniche più variegate, ben rappresentano l’inquietudine che accompagna l’artista. Uno stato emotivo che traspare in molte delle sue opere, quasi in bilico tra una classicità prorompente ed una contemporaneità destabilizzante. Una spinta artistica la sua, evidente espressione della ricerca di un punto di equilibrio armonico tra razionalità e irrazionalità, tra essere e apparire. Quell’equilibrio che tanto attanaglia l’uomo di oggi, anche se sovente in maniera inconsapevole.

Credo che l’uomo contemporaneo sia probabilmente andato oltre il mito di Prometeo e, pur muovendo da sacrosanti principi, è sempre più in delirio di onnipotenza e si crede in diritto di adeguare il mondo a tutto ciò che lo circonda, alle proprie esclusive esigenze, fregandosene spesso delle conseguenze. (Giorgio Lupattelli)

Quando:

Promethèus capitolo 2, dal 22 Ottobre 2018 al 10 Gennaio 2019

Vernissage: 22 Ottobre 2018 –  ore19.00

Info:

info@triphe.it

Dove:

Galleria Triphè Roma-Cortona, Via delle Fosse di Castello, 2, Roma

Le opere di Shen Shaomin tra Pop Art e modernismo

Dal 18 ottobre al 30 novembre 2018, Mucciaccia Contemporary ospiterà la personale dell’artista cinese Shen ShaominThis side up: FRAGILE. In occasione della mostra saranno esposte 21 opere di recente produzione, tratte dalla serie Handle with Care, in cui l’artista riproduce capolavori della storia dell’arte moderna e contemporanea ricoprendoli di un imballaggio di pluriball e scotch, anch’esso dipinto. L’allestimento della galleria con opere apparentemente impacchettate, simulerà una mostra in fase di montaggio o smontaggio con lavori artistici pronti per essere spediti verso un’altra destinazione, o al contrario appena giunti. La mostra a cura di Giulia Abate, sarà inaugurata mercoledì 17 ottobre alle ore 18.30 ed accompagnata da un catalogo trilingue edito da Carlo Cambi editore, con un’intervista inedita della curatrice all’artista.

Alcune installazioni di Shen Shaomin che saranno presenti in galleria, PH Simon D’Exea

L’arte contemporanea da maneggiare con cura

L’idea che ha visto l’origine della serie Handle with Care deriva da una visita di Shen Shaomin in un magazzino di un museo. L’artista, alla vista dei capolavori d’arte imballati e accuratamente custoditi, ne ha percepito il senso di autorità e il loro potere di rappresentanza culturale. Da qui deriva il sentimento di venerabilità nei confronti di queste opere, considerate come i “classici” della storia dell’arte occidentale. Infatti, la tecnica pittorica trompe l’oeil che imita il materiale protettivo del bubble wrap, tende a isolare e proteggere queste opere d’arte che tutt’oggi svolgono un ruolo di guida nell’immaginario collettivo dell’arte moderna e contemporanea.

Tra i lavori in mostra, si nota un particolare riferimento al grande artista e maggior esponente della Pop Art americana, Andy Warhol, il quale era solito lavorare sulle sue opere seguendo un processo industriale. “Andy Warhol, afferma Shen Shaominè uno dei miei artisti preferiti, poiché le sue opere sono una replica costante. Io riproduco il suo lavoro allo stesso modo in cui egli stesso replicava le sue opere. In questo senso, l’arte è consumo del consumismo.

Shen Shaomin, Mettere al mondo il mondo, 2018, olio su tela, 94,5×138 cm, PH Simon D’Exea

L’artista

La carriera artistica di Shaomin spazia dalla realizzazione di sculture di vario genere e dimensioni, come i lavori composti da ossa di animali, che richiamano il rapporto tra l’uomo, il desiderio e l’artificialità. In tutta la sua produzione artistica è costante una forte critica al progresso e agli effetti che esso ha sul mondo. Nei in lavori in resina, dove riproduce figure animali e umane addormentate, conduce l’osservatore a una riflessione tra il reale e l’immaginario, mentre nella serie Handle with Care MoMA egli tende a sovvertire le regole classiche della percezione figurativa.

Le sue esposizioni

Sono numerose le mostre personali dedicate a Shen Shaomin e altrettante le collettive a cui ha partecipato. Tra quelle recenti sono da ricordare: Keep Upright (2017), alla Klein Sun Gallery di New York, e There is no problem (2015) presso Redtory Museum of Contemporary Art, Guangzhou (Cina). Tra le collettive si ricordano: Capital@Art. International (2018) a Francoforte e Almost There (2017), al Jorge B. Vargas Museum, nelle Filippine. Shaomin ha preso parte anche numerose fiere d’arte, come Art Basel, Hong Kong: Encounters (2017), Busan Biennale (2017), in Sud Corea Korea, e Xinjiang Biennale (2015) in Cina. Dal 2012 Shaomin ha aperto il suo studio di Pechino a giovani artisti australiani con l’intento di promuovere un rapporto di scambio culturale e artistico tra la Cina e l’Australia. L’artista infatti vive e lavora tutt’ora tra Sidney e Pechino.

Quando:

opening 17 ottobre ore 18.30

18 ottobre – 30 novembre 2018

martedì – sabato, 10.30 – 19.00; lunedì e domenica chiusi

Info:

+39 06 68309404| info@mucciacciacontemporary.com | mucciacciacontemporary.com

Dove:

Mucciaccia Contemporary, Piazza Borghese 1/A, 00186 Roma

Valerio Giacone e i significati simbolici del “Cuore”

Sabato 20 ottobre, presso la Galleria d’arte FABER, aprirà la mostra Cuore, dell’artista romano Valerio Giacone. Ma già a partire da sabato 13 ottobre l’allestimento dell’esposizione, a cura di Cristian Porretta, sarà presentato in anteprima al pubblico. Giacone, inoltre, interverrà in galleria per realizzare un’opera installativa site-specific.

Le opere presentate nascono dall’interazione tra vari linguaggi espressivi. Giacone si serve del colore, del segno e della materia per creare universi la cui ricchezza fa da contraltare alla pulizia e all’armonia compositiva. Cemento, filo dorato, chiodi, cera d’api. Tutti elementi naturali e industriali che dialogano in un percorso di sperimentazione, dove le forme si fondono in entità carnali e spirituali, creando effetti scenici di grande impatto, ma al tempo stesso velati di poesia. Il lavoro dell’artista parte da una riflessione sull’essenza divina di ogni essere e sul significato simbolico del cuore come organo vitale e come centro interiore, signore ed origine di tutte le cose.

Ad ogni battito, il cuore si contrae e si dilata. E’ la vita che si rivela, spirito che si fa carne e sangue, volo d’ali in un continuo alternarsi di aperture e chiusure. Il lungo cammino arduo, doloroso, sacrificale che si compie entrando nelle profondità dell’essere. Lì dove alberga, timido e impaurito, l’infante, il bambino, principe e custode di ogni cuore.

L’artista e le sue esposizioni

Valerio Giacone (Roma, 1976) lavora come artista visivo in Italia e all’estero. Si muove tra la pittura e la scultura, fino all’installazione site-specific. Tra le mostre più recenti si segnalano le personali Castissimo Virgo (Studio Longo-Bellesi, Firenze, 2017), Lucus (Galleria Faber, Roma, 2016), Solve et Coagula (Museo della Carta e della Filigrana, Fabriano, 2016), Metamorfosi Romane (Kunstmassnahmen Art Gallery, Heidelberg, 2012).  Tra le collettive ha partecipato a: Plurale Naturale, nell’ambito del progetto PAC5 paesaggio, ambiente, creatività (Polverigi); Siamo alberi (ex Centrale elettrica, Lugano, 2016); De-Costruzione (insieme a Jacopo Mandich, Galleria Faber, 2016). Ha partecipato al festival NOTTENERA (Serra de’ Conti), installando le opere CORPUS HOMINIS (2016), e SYNOLON (2017).

E’ membro dell’associazione Trees? Yes please! con sede a Lugano, che si occupa di tutela ambientale attraverso azioni artistiche e di piantumazione di alberi. In ambito sociale utilizza l’arte per costruire progetti rivolti a comunità di varia natura (uomini migranti, senza fissa dimora, bambini etc.). Tra i più recenti: Partiamo, un progetto di arte murale, Fabriano, 2017; Dimore Creative, Centro di accoglienza “Casa delle genti”, San Benedetto del Tronto, Jesi, 2016; Io sono, tra fotografia e pittura, progetto centri SPRAR, Fabriano, Jesi, 2016; Il grande Libro dei Tuttuno, scuole d’infanzia di Serra de’ Conti, Nottenera Junior, 2017; Il giardino delle tenerezze, scuole primarie di Serra de’ Conti, Nottenera Junior, 2018.

Quando:

dal  20 ottobre all’8 dicembre 2018

martedì-sabato 10:00-19:30   domenica su appuntamento

Info:

tel 06 68808624  | galleriadartefaber.com  |  galleriadartefaber@libero.it

https://www.facebook.com/galleriadartefaber    https://twitter.com/galleriadartefaber

Dove:

Galleria d’arte FABER, Via dei Banchi Vecchi 31, 00186 Roma

Al Chiostro del Bramante al via “Dream. L’arte incontra i sogni”

Da oggi, 29 settembre, al 5 maggio 2019 il Chiostro del Bramante invita il pubblico a vivere un’esperienza senza eguali con la mostra “Dream. L’arte incontra i sogni”. Un luogo in continua evoluzione, dove apprendimento e approfondimento sono gli strumenti per dialogare con l’arte, partendo dal confronto con essa stessa. Qui 20 grandi protagonisti dell’arte contemporanea raccontano il loro sogno attraverso opere visionarie, accompagnando gli spettatori in un viaggio all’interno della perfetta architettura rinascimentale di Donato Bramante. Una mostra che parla di desideri, aspettative, paure esorcizzate, fantasie, in un percorso da visitare a occhi aperti oppure chiusi, dove a opere site specific si alternano lavori riletti e ripensati all’interno delle sale. Catalogo Skira con testi del curatore Danilo Eccher, Ivan Cotroneo e Federico Vercellone.

Tra sogni, emozioni e poesia

Dream completa la trilogia, ideata e curata da Danilo Eccher per il Chiostro del Bramante, iniziata con “LOVE. L’arte incontra l’amore” (2016) e proseguita con “ENJOY. L’arte incontra il divertimento” (2017). Tre grandi mostre dedicate all’arte contemporanea e ai suoi linguaggi, capaci di esprimere diversi stati dell’anima, come la complessità delle sensazioni legate ai sentimenti, le esaltazioni delle emozioni più gioiose e le percezioni più profonde appartenenti all’onirico.

A straordinarie opere d’arte si alternano lavori site-specific ripensati per gli spazi del complesso museale con sede nel cuore della capitale. Una successione che diviene un unico grande racconto, anche grazie al coinvolgimento di artisti noti, come Bill Viola, Anish Kapoor, Luigi Ontani, Mario Merz, James Turrell, Anselm Kiefer. I sogni, guidano gli spettatori attraverso una serie di tappe e passaggi, soste e ripartenze. Dal confronto con la natura all’identificazione nelle forme, dall’evocazione di memorie personali e collettive all’attraversamento del tempo, dalla sublimazione delle ombre all’immersione totale nella luce. Un percorso espositivo coinvolgente e suggestivo che permetterà ai visitatori di evadere dalla realtà.

Una audioguida d’eccezione

Completa il progetto Le voci del sogno. Per la prima volta al mondo le parole di uno scrittore, ispirate alle opere degli artisti protagonisti di Dream e interpretate da 14 attori italiani, accompagneranno il pubblico in mostra attraverso una audioguida. Il visitatore potrà così immergersi nelle opere facendosi letteralmente raccontare dalle voci ciò che sta ammirando e vivendo. I 14 racconti inediti di Ivan Cotroneo diventano evocazione in un percorso straordinario, libero da confini didattici, capace di amplificare, di creare un altro sogno. Gli attori saranno: Valeria Solarino, Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi, Alessandro Roja, Valentina Cervi, Angela Baraldi, Brando Pacitto, Simona Tabasco, Giulia Bevilacqua, Giuseppe Maggio, Isabella Ferrari, Marco Bocci, Matilda De Angelis, Matteo Giuggioli. Con questo progetto sperimentale il Chiostro del Bramante conferma l’attenzione nei confronti dei suoi tanti pubblici affinché l’arte sia condivisa.

Quando:

Dal 29 settembre 2018 al 5 maggio 2019

Da lunedì a venerdì 10.00 – 20.00 | Sabato e domenica 10.00 – 21.00 | la biglietteria chiude un’ora prima

Info e prezzi:

06 68809035 | www.chiostrodelbramante.it | #chiostrodream | m.me/chiostrodelbramante

Biglietti (audioguida compresa) intero €14,00 ridotto € 12,00

Acquisto biglietti online: www.ticketone.it

Dove:

Chiostro del Bramante, Via Arco della Pace 5, dietro Piazza Navona

I capolavori del Mantegna e del Gotico sbarcano a Palazzo Barberini

Dal 27 settembre al 27 gennaio 2019, nella sede di Palazzo Barberini, si potranno visitare due mostre di particolare pregio. Una si incentra sulle opere autografe del Mantegna, mai conservate finora a Roma. Un’occasione unica quindi per ammirare due capolavori dello straordinario maestro e quattro dipinti di suoi contemporanei. La seconda vedrà protagoniste le tavole dei Maestri della Madonna Straus, sbarcate direttamente dal Museo Americano di Houston. Entrambe le esposizioni si inseriscono nel progetto di politica di scambi con musei italiani e stranieri, promossa dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

Capolavori dal Museo Jacquemart-André di Parigi

La mostra raccoglie 6 prestigiose opere appartenute al celebre collezionista parigino Edouard André  e sua moglie Nélie Jacquemart. Successivamente furono affidate in eredità allo Stato francese e conservate al Museo Jacquemart-André di Parigi. Tutti questi pezzi lasciano trasparire una fase della storia del collezionismo d’arte europeo della fine del XIX secolo, segnato dalla crescente passione per le opere del Rinascimento italiano e per i maestri delle scuole veneta e toscana.

Tra le opere di notevole qualità e importanza sia dal punto di vista della storia dell’arte che del gusto, troviamo due capolavori di Andrea Mantegna. L’artista soggiornò a Roma dal 1488 al 1490, invitato da papa Innocenzo VIII a decorare la cappella del nuovo edificio del Belvedere. Le pitture, con le Storie di Giovanni Battista e dell’Infanzia di Cristo, andarono perdute durante alcune ristrutturazioni settecentesche. In città non si conservarono più opere autografe di Mantegna. Perciò la mostra è un’occasione imperdibile per ammirare alcuni lavori di questo straordinario Maestro.

Da sinistra “Ecce Homo” e la “Madonna col Bambino” di Mantegna; a destra la Madonna del Conegliano

Mantegna e i suoi contemporanei

Il capolavoro di Mantegna, Ecce Homo, è una chiara sintesi tra le esigenze della pittura devozionale e una costruzione scientifica delle forme anatomiche e dello spazio. Il quadro riveste un ulteriore interesse anche per il suo stato di conservazione, che documenta la tecnica esecutiva originale del pittore e gli effetti estetico-visivi da lui perseguiti. Accanto sarà esposta un’altra opera attribuita allo stesso Mantegna, la Madonna con il Bambino tra i santi Gerolamo e Ludovico di Tolosa (1455). Il dipinto è l’interpretazione mantegnesca delle immagini di Maria, soggetto ampiamente trattato in area veneta dalla bottega di Giovanni Bellini, con cui Mantegna era in stretto contatto. Questi sviluppi iconografici ed estetici possono cogliersi chiaramente nella piccola tavola, Madonna col Bambino, di Giovanni Battista Cima da Conegliano, che riprende e riformula quell’ormai autorevole e fortunato modello tipologico.

Il raro ritratto su pergamena di Giorgio Schiavone illustra invece l’interesse per il genere allo stesso tempo moderno e classicizzante del ritratto celebrativo. Un profilo declinato da un’ ispirazione antica e dal gusto prezioso della materia che l’artista aveva assimilato nella bottega del mastro padovano Francesco Squarcione. Il culto delle forme dell’arte antica è altrettanto evidente sia nel disegno di scuola mantegnesca, Ercole e Anteo, sia nel ricercato bronzetto di Andrea Briosco (detto il Riccio) che raffigura Mosè con l’eleganza della posa e il panneggio solenne di una piccola statua classica.

L’autoritratto di Schiavone; il Bronzo di Mosè (al centro) e il disegno di “Ercole e Anteo”

Gotico Americano. I Maestri della Madonna Straus

Due rare tavole dei Maestri della Madonna Straus arrivano in Italia direttamente dal Museum of Fine Art di Houston. Il museo americano ha concesso in prestito a Palazzo Barberini le pregiate tavole del Trecento italiano, considerate tra i pezzi più importanti della sua collezione. Viceversa, le Gallerie Nazionali invieranno in Texas il Ritratto di Enrico VIII, di Hans Holbein, per una mostra sui Tudors.

I due dipinti sono tra di loro complementari: la Madonna con il Bambino del Maestro Senese della Madonna Straus e la Madonna con il Bambino del Maestro della Madonna Straus. Il nome deriva da quello dei collezionisti Edith Abraham e Percy Selden Straus, dalla cui raccolta provengono le tavole, che nel 1944 entrarono a far parte della collezione del Museum of Fine Arts. Da allora la tavola del Maestro Senese della Madonna Straus non è mai stata esposta in Europa. L’altra è stata in mostra in una sola occasione a Parigi, nel 1976.

Le tre versioni della Madonna col bambino: da sinistra quella del Maestro Senese, a destra quella custodita a Palazzo Venezia.

La prima tavola, più antica e largamente discussa dagli specialisti, è ascrivibile a un pittore senese attivo intorno alla metà del XIV secolo, influenzato dalla maniera di Simone Martini, del quale tramanda i modi raffinati e preziosamente stilizzati. La seconda tavola è invece attribuita a un anonimo artista fiorentino, attivo agli inizi del XV secolo, erede della tradizione della pittura gotica toscana. L’opera si presenta, come la prima, in ottime condizioni di conservazione, spiccando per l’intensità dei colori e per il calligrafico trattamento decorativo dello sfondo e dei motivi ornamentali. Per l’occasione, i due dipinti, che condividono anche alcuni interessanti motivi iconografici, verranno accostati alla cosiddetta Madonna di Palazzo Venezia, oggi appartenente alle collezioni delle Gallerie Nazionali. In passato quest’ultima fu posta in connessione con la sfuggente identità del maestro della Madonna Straus senese, costituendo dunque un significativo termine di confronto visivo.

Quando:

Dal 27 settembre al 27 gennaio 2019

martedì/domenica 8.30 – 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00

Info e Prezzi:

www.barberinicorsini.org | comunicazione@barberinicorsini.org

Intero 12 € – Ridotto 6 €

*biglietto valido per 10 giorni in entrambe le sedi di Palazzo Barberini e Galleria Corsini

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13, Roma

“La Seduzione” nell’arte di Roberta Coni e Anna Izzo

La sede romana della Galleria Triphè inaugura la sua stagione espositiva con la mostra “La Seduzione“, a cura di Maria Laura Perilli. Presenti le opere di Roberta Coni e Anna Izzo. Dal 26 settembre il pubblico potrà già visitare liberamente l’allestimento, mentre il vernissage ufficiale sarà previsto per l’8 Ottobre alle ore 19. La mostra terminerà il 19 ottobre 2018.

 

Saranno quattro i lavori artistici di Roberta Coni. In primis i due polittici del “Mea Culpa” (vedi copertina), realizzati nel 2010 in occasione della mostra “La Seduzione del peccato” presso la galleria Triphè a Cortona. L’artista contamina “la bella pittura“, quasi iperrealistica, per mezzo di 4 innesti di videoarte dedicati al senso del peccato. Sono opere che rappresentano appieno lo scopo di ricerca: la “figurazione concettuale“. Gli altri due sono dipinti ad olio su tela. Il primo, dal titolo “La seconda morte ciascun grida“, appartiene alla serie realizzata sull’inferno dantesco nel 2014. L’altro,”Autoritratto“, è stato esposto nel 2011 in occasione della mostra “sacrum facere” contro la violenza sulla donna a Cortona presso il Polo Museale di Sant’Agostino. A breve, Roberta Coni sarà anche presente con una personale di 30 dipinti presso la sede di Parigi nella prestigiosissima galleria francese “Galeries Bartoux“. La mostra sarà curata da Andrew Dikson.

A sinistra “La seconda morte ciascun grida“, di Roberta Coni (2012); a destra “Amanti” di Anna Izzo (2014)

 

Le altre due opere presenti, “Abbracci” e “Amanti“, sono le sculture dell’artista romana Anna Izzo. Entrambi i lavori sono stati premiati a Milano ed esposti in varie sedi nazionali e internazionali, in particolare a Miami. Le caratteristiche che contraddistinguono le sculture della Izzo sono sicuramente la sensualità e l’ intensità del significante attraverso una modalità ad alta sintesi. Le sue opere attraversano vari materiali come ferro, bronzo, resine, in una continua ricerca estetica e innovativa. La scultrice ha ulteriormente raccolto il consenso di importanti artisti come Rotella, Arman e testi critici di Costantini, Apuleo, Milani.

Quando:

Dal 26 Settembre al 19 Ottobre; vernissage l’8 Ottobre, ore 19.

Info:

info@triphe.it 

robertaconi ;  annaizzoartdesign

Dove:

Galleria Triphè Roma, Via delle Fosse di Castello, 2

“Camping Panorama”, in mostra il mondo onirico di Virginia Mori

Nero Gallery, come apertura della stagione 2018-2019, presenta la mostra personale “Camping Panorama” di Virginia Mori. Il vernissage inizierà sabato 29 settembre dalle 19.00, dove sarà presente anche l’artista. L’esposizione, ad ingresso libero, resterà aperta al pubblico fino al 10 novembre.

Alla scoperta del fascino della notte e del subconscio

L’artista porta con sè una serie di disegni inediti che ha concepito ispirandosi al tema di questa mostra, affiancati ulteriormente da altri meno recenti. Tutte le opere sono realizzate con l’uso di una penna bic su un supporto cartaceo. “Camping Panorama” è un luogo dal nome rassicurante, familiare, capace di trasportare lo spettatore indietro nel tempo. L’estate, nel periodo dell’infanzia, rappresenta sempre un sogno che si avvera. I campeggi estivi diventano un posto magico e segreto, un rifugio dal mondo reale, dove i bambini si trasformano da ingenui scolaretti in grandi avventurieri e temerari esploratori. In questo strano universo l’arrivo della notte può essere vissuto sia come un momento di sogno che di incubo.

A sinistra “Spaceroom“, 42×29,7cm; a destra “Ghost couple“, 42 x 29,7 cm – Virginia Mori

Quando i giochi sono finiti si è obbligati ad andare a letto, il Camping all’improvviso cambia aspetto. Si apre un nuovo e perturbante immaginario, un mondo onirico dove le lenzuola sono spettri e i letti prendono vita o viaggiano sospesi sulle cime degli alberi, in una sorta di discesa nel subconscio, nell’ignoto. La mostra indaga la dualità dell’immaginario surreale. Da una parte il richiamo familiare al gioco e alla dolcezza dell’infanzia, dall’altra il fascino delle tenebre, di una visionarietà orrorifica e ironica, di una dimensione sconosciuta. Questa duplicità è sempre ricorrente nell’opere di Virginia Mori. Grazie al suo caratteristico black humor, riesce a suscitare nello spettatore emozioni contrastanti, un misto di attrazione e repulsione, di incanto e disagio. Ed è proprio nella vastità di significati del panorama metaforico che risiede il fascino delle opere di quest’artista. L’osservatore sarà quindi invitato ad esplorare e scoprire tutto ciò.

Virginia Mori – September, 29,7×21 cm

L’artista

Virginia Mori vive e lavora tra Pesaro e Milano. Si perfeziona in Illustrazione e Animazione all’Istituto Statale d’Arte di Urbino, esperienza formativa che contribuisce a costruire e consolidare il suo immaginario artistico. I suoi media preferiti sono matita, inchiostro e penna a sfera su carta. Nel 2008 vince il premio “SRG SSR idee suisse” ad Annecy Call for project. Questo le permette di realizzare il suo primo corto di animazione, “Il gioco del silenzio“, premiato e selezionato in diversi festival internazionali, che lancia la sua carriera come illustratrice e regista di cortometraggi animati. Allo stesso tempo ha lavorato come freelance per numerosi clienti e gallerie come il collettivo Withstand (Milano), con cui ha realizzato le illustrazioni del videoclip musicale “Walt Grace’s Submarine test, January 1967” di John Mayer, con la regia di Virgilio Villoresi, e il famoso libro animato “Vento“.

Altre collaborazioni con Blu Gallery (Bologna), Fendi (Roma), Pelledoca editore, Valentino e  Galleria Disastro (Milano), 25Films e Club Sensible Gallery (Parigi), Penguin Random House (Spagna), Edizioni ELVogue Arts.

Quando:

Dal 29 settembre al 10 novembre

Info:

NeroGallery

http://virginiamori.com/art-prints/ ;  http://virginiamori.tumblr.com/shop ;  https://www.instagram.com/_virginia_mori_/

Dove:

Nero Gallery, via Castruccio Castracane, 9, Roma