Anteprima della pièce “Le mammelle di Tiresia” col regista Andrea Martella

L’Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta “Le mammelle di Tiresia”, tratto dal dramma surrealista di Guillaume Apollinaire del 1917. A portarlo in scena, dal 12 al 17 marzo 2019, sarà la compagnìa teatrale Hangar Duchamp, formata dagli attori Giorgia Coppi, Flavio Favale, Edoardo La Rosa, Vania Lai, Simona Mazzanti e Walter Montevidoni. A dirigere gli interpreti il regista Andrea Martella, che nell’intervista sottostante ci parla di tutti gli aspetti della rappresentazione.

Intervista al regista Andrea Martella

Lo scorso anno la vostra compagnìa ha debuttato con “Il Cuore a Gas”, capolavoro dadaista di Tristan Tzara. Ora il percorso artistico continua inscenando un classico teatrale del ‘900: “Le Mammelle di Tiresia”. I motivi di questa nuova scelta?
Amo alla follia l’arte visiva, in particolare l’arte contemporanea. Nella mia testa c’è una trilogia all’interno delle Avanguardie del secolo scorso, un crogiuolo di creatività, genialità e meraviglia. Il fatto è che penso allo spettacolo successivo solamente alla fine del precedente…quindi al momento non ho la benché minima idea di quale possa essere il terzo. Magari ci sarà qualcosa di totalmente diverso e invece di una trilogia sarà…un bilocale. A parte gli scherzi, questa commedia mi sembra il naturale proseguimento di un percorso che dal dadaismo non può che portare al surrealismo. Sì, perché questo testo può essere considerato a tutti gli effetti l’atto iniziale di questa folgorante avanguardia. La stessa parola “surrealista” venne coniata proprio da Apollinaire per descrivere la sua opera.

Puo’ raccontarci brevemente di cosa parlerà la rappresentazione?
Nel prologo il direttore della compagnia, personaggio dentro il quale possiamo senza problemi riconoscere lo stesso autore, dice che la commedia tratta “un tema domestico”. Io penso che in effetti si possa tranquillamente definire come una storia d’amore familiare, ovviamente nella versione di un poeta trasversale ed anticonvenzionale come Apollinaire. Tutto inizia quando una donna, Teresa, decide di abbandonare il marito, un uomo rude e violento, assumendo un’identità maschile e lasciando volare via le sue mammelle. Diventa un uomo, insomma… Tiresia. Il marito si trova costretto ad assumere un’identità femminile per sobbarcarsi i compiti che la moglie non può più svolgere, compreso quello di fare figli. Ne fa quasi 50000 in una notte. Una discreta follia detta così, in realtà quando si segue la storia sembra tutto incredibilmente naturale e questa è una delle magie di un gigante come Apollinaire.

Il testo di Apollinaire nacque come parodia alla propaganda diffusa per scongiurare il calo demografico nella Francia di quei tempi. Inoltre fu precursore nell’incrociare i sessi a teatro. Potrebbe essere considerato sorprendentemente moderno?
In effetti sì. Il vero tema dominante della storia non è tanto il cambio di sesso quanto l’aspetto ironicamente (ma forse neanche troppo) patriottico. Si era in piena Prima Guerra Mondiale, un confitto assurdo come tutte le guerre e inutile forse più di ogni altro nella storia, visto che avrebbe creato equilibri instabili, aprendo la strada a tutte le storture e le nefandezze successive. Mi piace pensare che il messaggio di Apollinaire, seppure ironico, fosse proprio un vero incoraggiamento a non lasciarsi andare allo sconforto, a fare figli, a fare all’amore e non alla guerra. Slogan che nell’immaginario appartiene ad un’epoca successiva ma che, tra le righe, è facile leggere in questa commedia. Il discorso del cambio di sesso poi è indubbiamente interessante se pensiamo che, appunto, parliamo di un secolo fa, anche se i riferimenti alla mitologia, all’indovino Tiresia tramutato dagli Dei in donna per punizione sono abbastanza chiari e ci portano ancor più indietro nel tempo. E’ bello notare semmai come Apollinaire ribalti la prospettiva con un doppio salto mortale: non solo qui è una donna a diventare uomo, ma non è assolutamente una punizione, quanto una scelta cosciente e determinata. Penso che se siamo costretti a considerare “moderno” Apollinaire per questo, non era tanto lui a “stare avanti”, quanto noi ad essere notevolmente regrediti.

Su quali elementi punterà fortemente l’impianto narrativo? Rispetterà fedelmente il testo originale o ci saranno varianti?
Ho cercato di rispettare il più possibile il testo, permettendomi giusto piccolissimi tagli (ma parliamo veramente di poche righe) e alcune personali interpretazioni dell’originale francese. Tra i tanti possibili, ho scelto il tema dell’infanzia come struttura portante di questa regia. Poi ho cercato di pensare ad ogni scena come un piccolo atto unico, quasi auto-conclusivo. Ne è venuto fuori uno spettacolo che definirei “progressive”, usando un termine legato alla musica, proprio perché ogni passaggio della narrazione è caratterizzato da un’idea e da una suggestione che nasce, vive e quasi sempre si esaurisce nel giro di pochi minuti.

L’attrice Simona Mazzanti interpreterà Teresa/Tiresia

E’ stata seguita una preparazione fisica specifica per gli attori? E gli interpreti come hanno accolto i caratteri intimistici dei rispettivi personaggi?
Siamo partiti da lontano nella preparazione, da una lunga fase di laboratorio creativo nel quale il testo non era presente, non avevo proprio rivelato quale fosse. Abbiamo lavorato soprattutto sull’aspetto fisico, cercando non tanto azioni e posture, ma impacci, difficoltà, situazioni di instabilità e disagio da dover accettare, oppure affrontare o superare. Quando poi sono arrivate le parole di Apollinaire, i personaggi hanno trovato da subito terreno fertile in questi “involucri” pronti ad essere vissuti. Sono molto grato agli attori che condividono con me questa esperienza, perché amano le sfide e si lasciano andare senza paura in viaggi che non hanno una destinazione chiara. Sono felicissimo di aver conquistato la loro fiducia, condizione essenziale per essere un regista, in effetti.

Le sonorità, le luci e i costumi di scena cosa si propongono di lasciare allo spettatore?
Io spero che possano condurli in un mondo un po’ inquietante ma proprio per questo pieno di sorprese. In quanto esseri umani,  tendiamo ad avvicinarci spesso all’ignoto e al pericolo. Ho avuto la grande fortuna e il privilegio di poter lavorare con alcune persone veramente creative. Attila Mona, un sound engineer di grande esperienza, ha creato delle tracce di ambientazione sonora, presenti praticamente in ogni scena, che considero veri e propri personaggi e non solo semplici “effetti”. Il costumista Anthony Rosa, dopo aver assistito ad alcune prove, ha scelto di seguire una strada che lega infanzia e immaginario bohémienne, mentre per il disegno luci mi affido totalmente alla bravura di Pietro Frascaro, con il quale ho già collaborato lo scorso anno avendo avuto modo di conoscere la sua sensibilità e professionalità.

Anche l’arte sarà protagonista nella scenografia del palcoscenico, grazie alle opere di Valerio Giacone.
Di Valerio Giacone potrei parlare per ore. E’ un artista che conosco e seguo da molti anni e che ho l’immenso piacere di poter chiamare amico. Gli ho chiesto di creare un’installazione scenografica site-specific per questo spettacolo, e la sua è stata una risposta da subito piena di entusiasmo. Sono colmo di gioia per questa collaborazione, la ritengo nobilitante per noi e sono davvero grato a Valerio per quello che sta facendo e farà. Devo ringraziare necessariamente un altro mio grande amico, Cristian Porretta della galleria d’arte FABER, che fornisce un prezioso supporto per questo progetto. Ha intercesso per noi presso un’altra artista, la fotografa Manuela Giusto, con la quale avevo da tempo desiderio di collaborare, che ha lavorato sulla locandina, regalandoci un’immagine iconica, suggestiva ed ipnotica. Sono tante le persone che si sono unite in questa avventura, ed essendo io una persona che ama la condivisione e la collaborazione, sono in un brodo di giuggiole!

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Le mammelle di Tiresia”,  di Guillaume Apollinaire

Regia: Andrea Martella

personaggi ed interpreti:

Teresa-Tiresia / La Cartomante: Simona Mazzanti
Il Marito: Flavio Favale
Il Gendarme: Edoardo La Rosa
Il Chiosco / Presto / Il Figlio: Vania Lai
La Giornalista parigina / Lacouf / Una Signora: Giorgia Coppi
Il Direttore / Il Popolo di Zanzibar: Walter Montevidoni

ambienti sonori: Attila Mona
disegno luci: Pietro Frascaro
costumi: Anthony Rosa
installazione scenografica: Valerio Giacone (per gentile concessione della galleria d’arte FABER)
foto: Manuela Giusto 

Quando:

Dal 12 al 17 marzo. Da martedì-sabato ore 21, domenica ore 17:30

Info:

065814004 info@teatrotrastevere.it  www.teatrotrastevere.it

prevista tessera associativa

Dove:

Teatro Trastevere, via Jacopa de’Settesoli 3, 00153 Roma