12 Artists of Tomorrow: alla scoperta dei talenti del nostro Paese

Con 12 Artists of Tomorrow, la galleria Mucciaccia Contemporary ha inaugurato lo scorso 25 ottobre la programmazione espositiva della stagione 2019-2020. La mostra contemporanea, a cura di Cesare Biasini Selvaggi, resterà aperta ai visitatori fino al 6 gennaio 2020.

Allestiti i lavori di 12 artisti italiani (tra cui un trio) nati dopo il 1980. L’esposizione, con un voluto taglio generazionale, è la prima di una serie di collettive periodiche di verifica e scoperta dei talenti del nostro Paese. Rappresenta inoltre uno spin-off (con il 5% degli autori presenti) del fortunato progetto editoriale “222 artisti emergenti su cui investire. Selezionati dai più prestigiosi curatori, critici, giornalisti e gallerie d’arte”, focus realizzato nel biennio 2018-19 dal curatore della mostra per Exibart.

Dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla fotografia, dalla ceramica alla tessitura. Sono diversi i linguaggi e gli indirizzi di sperimentazione rintracciabili in questo progetto espositivo che, attraverso gli artisti invitati, intende presentare una proposta ragionata e condivisa sulla giovane arte in Italia. Gli artisti presenti sono: Dario Agrimi, Roberto Alfano, Giulio Alvigini, Canemorto, Diego Cibelli, Francesco Levy, Matteo Negri, Francesco Pacelli, Viola Pantano, Laurina Paperina, Dario Picariello e Nicole Voltan.

Come dichiara il curatore della mostra, Cesare Biasini Selvaggi: “L’intenzione dichiarata di questo progetto, al suo primo appuntamento, è quella di offrire un piccolo spaccato sulla multi-individualità della ricerca artistica italiana più giovane, che trova colpevolmente ancora troppo pochi spazi di promozione e sostegno soprattutto in ambito pubblico.” Questo anche per favorire un dibattito allargato in un Paese come l’Italia che stenta sempre a narrarsi. “Peraltro, – continua il curatore – l’immersione nel mondo della ricerca emergente, soprattutto in un territorio storicamente incline come il nostro, è sempre entusiasmante. Per me un vero e proprio privilegio. Come questa occasione”.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Carlo Cambi Editore, con testi di approfondimento sulla ricerca degli artisti selezionati e sulle loro opere esposte.

Da sinistra destra: “Ascesa“, Dario Agrimi (2017); “Burning 80’s“, Laurina Paperina (2019); “Loookalike”, Matteo Negri (2017)

Tra le opere dei 12 Artists of  Tomorrow

Proprio in occasione della collettiva, Giulio Alvigini ha ideato l’opera “Take me to the Venice Biennale and Fuck me in the Italian Pavilion”. Uno slogan beffardo che sintetizza una necessità dell’arte italiana: ritagliarsi un nuovo protagonismo nel palcoscenico dell’arte mondiale. Vasi con monete vogliono indagare la concezione contemporanea del lavoro d’oggi e su come esso influenzi le relazioni personali e il processo d’appartenenza ad una comunità. “Generosity Geneneration”, di Diego Cibelli, trae così spunto dalla storia di un gruppo di ragazzi australiani: laureati in discipline scientifiche si trasferiscono a Berlino dove lavorano 14 ore al giorno in un bar. Le loro mance sono state utilizzate per decorare i 30 vasi.

In mostra anche l’opera “Loookalike” di Matteo Negri, la cui arte è indirizzata ad analizzare il ruolo percettivo della superficie e del colore. Sia nel campo della scultura che nella natura bidimensionale. Troviamo poi “Congo Mixtape”, che fa parte di una serie di “arazzi” iniziati nel 2018 da Canemorto. Durante i loro viaggi, il trio colleziona tessuti con pattern diversi, che successivamente vengono accostati. L’intervento pittorico è volontariamente ridotto al minimo perché il dialogo e il contrasto tra cromie e decorazioni dei tessuti sono l’elemento portante di questa serie di opere.

A sinistra “Generosity Generation“, Diego Cibelli (2018). A destra “Una giovane donna, anni 17, un’isola, il KSC, uno space shuttle: l’Atlantis“, Viola Pantano (2017).

Un salto nel passato, esattamente alle ore 9:56 del 31 luglio dell’anno 1992. Una giovane donna di 17 anni vede partire dallo space shuttle del Kennedy Space Center la navicella spaziale Atlantis. Così Viola Pantano immagina le emozioni racchiuse in quell’evento: il fumo improvviso, lo stupore negli occhi, il rumore assordante, le fiamme e il volo. Nasce così “Una giovane donna, anni 17, un’isola, il KSC, uno space shuttle: l’Atlantis“. Errante (La Muta), dell’artista Dario Picariello, è una fotografia che narra un luogo cristallizzato tra passato e presente, carico di simbolismo antopologico e iconografie misteriose. Il racconto fotografico di un nuova mitologia contemporanea dal sapore ancestrale ed eterno.

“BURNING 80’s”, di Laurina Paperina, è un affollato scenario apocalittico che fonde l’iconografia pop e la satira sociale. Un’esplosione di personaggi rubati alla cultura popolare. Alcune delle stazioni spaziali più note come la Mir russa, lo Skylab americano e la Tiangong-2 cinese, dopo una vita piena e proficua, sono rientrate in atmosfera lasciando dietro di loro una scia di detriti. L’artista Nicole Voltan con “Survive the future” documenta questi relitti affinché continuino il loro viaggio nell’oscurità dei nostri spazi. Chi conquisterà le nostre notti?

Dario Agrimi, noto per realizzare opere dalla forte valenza concettuale, gioca sull’elemento dello spiazzamento percettivo. Con “Ascesa“, un individuo è piegato a 45 gradi in equilibrio precario. Anche se il termine dell’azione dovrebbe portare a una caduta, il titolo ne contraddice le ineluttabili leggi della fisica. Nell’opera viene riassunta la condizione comune alla maggior parte degli individui, durante il corso dell’esistenza: “Non è importante da dove vieni, ma dove vai. In questo caso, si sale, anche se si dovrebbe scendere. Perché le cose, molto spesso, non sono ciò che sembrano.” L’obiettivo dell’arte di Roberto Alfano è la sperimentazione stessa. La dimensione ludica diventa un’esperienza che coinvolge ogni momento della propria esistenza. In particolare nel lavoro in mostra, “Strane creature stanno per dissolversi nella fonte della vita“, si esprime il desiderio dell’artista di perdersi in una dimensione di profonda spiritualità nel tentativo di esorcizzare la brutalità dell’esistenza.

Francesco Levy interviene sulle immagini fotografiche provenienti da un folto archivio di ricordi familiari, confrontandosi con la storia pubblica e personale. Da qui nascono i suoi scatti fotografici (From the series of Azimuth of Celestial Bodies), originati dall’atto mnemonico che prende vita nel gesto fotografico. “The anachronism of the species makes us very fragile” è il titolo dell’opera di Francesco Pacelli, che dimostra come la sua ricerca sia orientata sul tema del rapporto tra l’essere umano e la sua prospettiva evoluzionistica di ibridazione con la tecnologia. L’opera diventa un tentativo di creare una composizione ibrida: da una struttura dalle sembianze biologiche ne esce silenziosa una propaggine luminosa dall’andamento sinuoso, quasi fosse il frutto di una sperimentazione bio-tecnologica di un potenziale mondo.

Strane creature stanno per dissolversi nella fonte della vita“, Roberto Alfano (2014). A destra “From the series of Azimuth of Celestial Bodies”, Francesco Levy (2016).

Quando:

Fino al 6 gennaio 2020

Giorni di visita martedì – sabato, 10.30 – 19.00; chiusura domenica e lunedì.

Info:

+39 06 68309404 | info@mucciacciacontemporary.com | mucciacciacontemporary.com

Dove:

Mucciaccia Contemporary, piazza Borghese 1/A, Roma