Traste-Storie: fra teatro, musica, danza e interazione

L’Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta “Traste-Storie”, rassegna di Spettacoli e Performance dedicati al Teatro di Narrazione e Memoria. Affabulazioni, racconti tramandati, ed episodi di vissuto quotidiano verranno rappresentati sotto forma di messa in scena teatrale e realtà performative multidisciplinari. Dal 23 gennaio al 4 febbraio Teatro, Musica e Danza si alterneranno sul palco del Teatro Trastevere con 4 diverse storie da non dimenticare. Per l’occasione il teatro ospiterà anche mostre ed installazioni correlate all’interno del proprio foyer. Di seguito il programma della rassegna Traste-Storie con tutte le date e presentazioni degli spettacoli.

“Arkady”, un viaggio tra pensieri poetici (dal 23 al 26 gennaio)

Di Giacomo Sette, diretto da Azzurra Lochi. Con: Arkady (Giulio Clerici), Alina (Alice Giorgi), Papà (Simone Caporossi), Azazael (Ana Kusch)

Arkady è un giovane camionista di origini moldavo-russe. La sua è una tratta molto particolare. Consegna tessuti a Le Havre (Francia) e Cabo de Roca (Portogallo), partendo da Taranto. Circa 40 ore di viaggio, con strettissime pause per mangiare e riposare. Arkady avrebbe voluto fare il poeta ed è terrorizzato dalla prospettiva di un colpo di sonno, suo grande nemico. Per vincere la paura e superare indenne il suo viaggio, Arkady parla da solo. Lo troviamo che racconta delle fatiche affrontate per corteggiare e conquistare Alina, laureanda in Storia Contemporanea con una tesi sulla nostalgia dei russi per l’Unione Sovietica.

La personalità chiusa e incerta di Arkady incontra non poche difficoltà nell’impresa. Ad aiutarlo ed ostacolarlo ci sono suo Padre, ex dissidente sovietico, costretto alla miseria e all’emigrazione dopo la caduta del muro di Berlino, e una misteriosa ragazza, Azazael, narratrice onnisciente. Personaggi reali o semplici proiezioni? In un abitacolo dove tutto è possibile, sempre più simile alla mente di chi lo guida. I piani e i temi si confondono, le voci si accumulano e la strada va, inesorabile, con il sonno. Davanti ad Arkady un bivio: la consegna precisa e puntuale dei tessuti o il volo meraviglioso nel paradiso dei camion? La via da scegliere è tutta qui, chiudere gli occhi o no.

“Lettera dalla memoria”. Tra passato, presente e futuro  (dal 27 al 28 gennaio)

Coreografie di Diletta Brancatelli. Musiche e voce Matteo Colasanti. Voce e testi teatrali Lidia Di Girolamo. 

Spettacolo basato sulla ricerca e raccolta di lettere e frammenti scritti da persone vissute durante la seconda guerra mondiale, di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche. Il suono delle bombe riporta dal passato al presente la figura di una donna che, attraverso suoni, musica e canzoni, rivive nella danza momenti della sua vita fino a giungere all’accettazione e alla liberazione. Il progetto è stato un lungo lavoro su un tema fin troppo conosciuto, grazie alla ricerca sulla corrispondenza dell’epoca. Ha incentivato poi un’interazione solida tra componimenti, testi teatrali e danza contemporanea, traducendo nel movimento lo stato d’animo delle testimonianze. Il lavoro artistico ha l’intento di far giungere quel moto di fiducia e speranza per il futuro che si avverte in questi scritti. Raccontare questi atti di coraggiosa umanità vuol far riflettere sull’essere più eroi nella propria vita, forse piccola agli occhi del mondo ma grande per ognuna di noi.

“Amore, ti odio”.  Riflessioni partecipative (30 gennaio)

Un progetto di: Maria Antonia Fama, Andrea Causapruna e Margherita Bulzacchelli

Jocker: Maria Antonia Fama e Margherita Bulzacchelli Attori: Andrea Causapruna, Alice Valente Visco, Mario Migliucci, Eva Allenbach, Camilla Ribechi

“Amare troppo è un esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così. Quasi tutte abbiamo amato troppo almeno una volta, e per molte di noi questo è un tema ricorrente di tutta la vita ”. Era il 1985 e Robin Norwood si rivolgeva con queste parole alle lettrici di “Donne che amano troppo”.

Forse “l’amare troppo” nasconde molte paure: rimanere sole, non meritare un amore felice, essere ignorate o abbandonate. A volte ci si attacca morbosamente a qualcuno, e pur di stare con lui (o lei) si è disposti a sopportare tutto, anche la violenza. Non esiste solo quella fisica, ma una più subdola e meno manifesta: quella delle minacce, aggressioni verbali e manipolazioni. Ma da dove ha origine tutto questo? Come mai si è disposti a sopportare tutto? La performance “Amore, Ti odio” permette di riflettere su queste domande, in maniera inusuale e inedita, sperimentando una modalità diversa di assistere a uno spettacolo teatrale. “Amore, Ti odio” nasce dal lavoro della compagnia “Il Teatro Invisibile” sulle metodologie del Teatro dell’Oppresso. Questo metodo, fondato dal regista Augusto Boal, utilizza il teatro come veicolo per favorire la presa di coscienza e l’aumento di consapevolezza, attraverso la partecipazione attiva del pubblico allo spettacolo teatrale.

Amore, Ti odio” è ispirato a una storia vera ed è composto da 5 brevi scene, recitate a canovaccio, costruite con la tecnica della Forum Teatre Play. Il pubblico assiste ad una prima rappresentazione, al termine della quale due Joker (figure esterne alla scena e uniche a dialogare direttamente con il pubblico) stimolano gli spettatori ad un dialogo sui contenuti e sul significato della rappresentazione stessa. Una dei due Joker è una psicoterapeuta, l’altra un’attrice. Una volta delineati in maniera sufficientemente chiara il topic, il senso dell’azione teatrale e le dinamiche relazionali tra i personaggi in scena, il pubblico viene invitato ad assistere nuovamente alla rappresentazione, diventando parte attiva della stessa. Potrà interrompere la storia in qualsiasi momento, con un semplice battito di mani. Questo gesto indicherà agli attori che devono “congelarsi”. Lo spettatore che ha fermato la scena, guidato dai Joker, proporrà un cambiamento della situazione, delle reazioni o dei comportamenti dei personaggi. Il pubblico avrà così modo di discutere e riflettere su ogni nuova soluzione, per valutarne realismo, credibilità, efficacia. Solo dopo aver preso una decisione collettiva si proseguirà, dando alla storia un corso nuovo, all’interno del quale gli attori si muoveranno improvvisando tutto. Questo scambio tra attori e pubblico potrà avvenire più volte, fintanto che non si trovi una possibile risoluzione al conflitto in scena.

“Sono tutti mio cugino”. Riscoprire la collettività  (dal 1 al 4 febbraio)

Diretto da Dario Aggioli Ideato da Dario Aggioli e Enrico Lombardi

Con Enrico Lombardi , Dario Aggioli e la partecipazione video di Silvia Razzoli

L’unico telefono del paese, in una casa dove non mancavano mai due fette di salame e un bicchiere di lambrusco per i passanti. Una casa con 12 figli, una casa di lavoratori, una casa che era una famiglia, in un paese che era una famiglia. Ora qualcosa si è perso ma ciò che rimane è la festa del paese di tutti, dove il paese, la casa, i 12 figli e i loro figli lavorano per costruire il passato. Una festa, una casa, un paese in cui ovunque ti giri “Sono Tutti Mio Cugino”.

Sono tutti mio cugino è uno spettacolo che attraverso i racconti di una famiglia e di una festa di paese, racconta ciò che abbiamo dimenticato, cose che nel passato abbiamo lasciato che ora ricerchiamo. Cosa abbiamo perso e ci manca? Cosa siamo contenti di aver perso? L’idea nasce dalla visione della Festa dell’Agricoltura di Corneto, un piccolo paese dell’appenino emiliano, che conta poco più di 200 abitanti, ma che raccoglie un pubblico enorme di gente. Tra gli organizzatori, moltissimi componenti della famiglie che nel tempo hanno lasciato il paese. Tutti tornano a Corneto per dare gratuitamente una mano e guardandosi intorno ci si accorge di essere tutti parenti.

Uno spettacolo che parla di condivisione, un termine che ora vuol dire mostrare agli altri qualcosa, invece che viverla assieme. Ora si condivide un’immagine per avere insieme a distanza delle emozioni, senza vedere negli occhi chi sta vivendole con noi, senza stare nella stessa stanza. Prima si condivideva un’esigenza, un desiderio e persino il telefono. Nella casa della famiglia protagonista del racconto c’era l’unico telefono del paese, dove la gente riceveva e faceva telefonate. Sul palco una cabina telefonica funzionante, dove gli spettatori potranno farsi chiamare dagli attori, diventando parte dello spettacolo.

Quando:

Traste-Storie, dal 23 Gennaio al 4 Febbraio

lun-sab: 21:00 / dom: 17:30

Info:

065814004  info@teatrotrastevere.it  www.teatrotrastevere.it

#ilpostodelleidee  https://www.facebook.com/teatrotrastevere/

Dove:

Teatro Trastevere, via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma

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