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Al Vittoriano il primo progetto culturale “Stagioni russe”

Presso lo splendido complesso del Vittoriano di Roma, il primo dei 250 appuntamenti legati al progetto culturale internazionale “Stagioni Russe”, manifestazione che coinvolgerà per tutto il 2018 il territorio italiano, in una logica di interscambio culturale tra le due nazioni. La mostra “Haec est civitas mea“, inaugurata il 3 marzo, prevede l’esposizione di prestigiose opere realizzate da allievi e diplomati dell’Accademia russa di pittura, scultura e architettura “I.S. Glazunov” di Mosca. Apertura al pubblico, con ingresso gratuito, prevista fino al 2 maggio.

L’evento è organizzato dal Ministero della Cultura di Russia, il MiBACT, la Fondazione Internazionale Accademia Arco e il Centro Studi sulle Arti della Russia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Un meraviglioso pretesto per rinnovare la tradizione dell’Imperiale Accademia di Belle Arti e per restituire un’esperienza accumulata nel tempo, presentando giovani artisti di oggi nella Città eterna.

L’accademia Glazunov

L’esposizione del Vittoriano conta circa 30 giovani pittori russi che hanno assimilato i principi della scuola accademica formatasi nel XVIII secolo sulla base della tradizione europea antica e rinascimentale. Con il linguaggio della pittura giovani artisti russi di talento raccontano pagine della propria storia, trasmettono la bellezza della natura nazionale, dipingono ritratti di personalità contemporanee. I lavori degli artisti dell’Accademia “I.S. Glazunov” sono il luminoso esempio di un grande magistero e della continuità delle tradizioni artistiche nazionali più significative nell’ambito della cultura mondiale. Nel 1987 l’eminente artista russo Il’jà Glazunòv è riuscito a fondare l’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura, dando stimolo alla creazione di un’istituzione che, alla base del suo processo formativo, ha il metodo classico di educazione artistica.

Alcune delle opere presenti

Gli studenti dipingono quadri su temi evangelici, su soggetti tratti dalla storia nazionale e universale, dalla mitologia e dalla vita quotidiana del popolo russo. Nei paesaggi si ritrovano le tradizionali forme del realismo, ricevute in eredità dall’esperienza ottocentesca. Tra i numerosi dipinti a olio citiamo “La ballerina Vìka Òsipova” (in copertina) di M. V. Aldosin, e “Pontile”, di T.S. JuŠmanovache raffigura i tipici abitanti di una remota provincia russa, in attesa del battello che li traghetterà sull’altra riva del fiume. Tra le ambientazioni spicca “La festa detta «Gorka» a Ust’-Cil’ma”, uno dei più antichi villaggi del Settentrione russo. Menzionato già dal XVI secolo, esso è rinomato per le feste e le solennità primaverili ed estive, accompagnate da danze popolari. Il villaggio ha tutt’ora mantenuto l’antico stile di vita.

Delle molte le storie legate ai personaggi, fa da copertina Chiamata al trono di Michail Fëdorovič Romanov”, primo zar della dinastia Romanov, chiamato al trono nel 1613. Troviamo poi “La monacazione di Evdokija Lopuchina”, prima moglie dello zar Pietro I, unitasi in matrimonio nel 1689, quando lui aveva 17 anni. Pur avvenente, la giovane imperatrice aveva poco in comune con lo zar. Pietro non l’amava, nonostante ebbe un figlio da lei. Nel 1698 ordinò che fosse condotta nel monastero femminile dell’Intercessione, a Suzdal’, dove Evdokija divenne monaca con il nome di Elena.

Nel quadro “I polacchi conducono in prigione Sant’Ermogene”, vi è il patriarca di Mosca. Quando la città fu occupata dai polacchi tra XVI e XVII secolo, l’epoca dei cosiddetti «torbidi», Ermogene chiamò il popolo alla rivolta. Gli invasori, con l’aiuto di alcuni traditori boiari, arrestarono l’uomo nella sede patriarcale e lo condussero sotto scorta nel monastero di Čudov. Infine ne “Il Beato Sergio di Radonež risuscita un bambino”, di S.V. Čikun’Čikov, viene raffigurato uno dei miracoli compiuti dal famoso taumaturgo del popolo (1314-1392).

Da sinistra “La festa detta Gorka a Ust-Cìlma”, S. S. Onuckin 2013 ; “La monacazione di Evdokija Lopuchina”, E.V. Kamynia 2009

L’importanza dell’Italia

Non è un caso se, come titolo dell’esposizione, è stata scelta la frase latina «Haec est civitas mea» (questa è la mia cittadinanza). Nella storia russa i pittori italiani hanno avuto un ruolo quanto mai rilevante. Tradizionalmente nel XIX secolo i migliori diplomati dell’Imperiale Accademia di Belle Arti, come stabilito dall’Imperatore in persona, venivano mandati in Italia per un lungo soggiorno. Godevano il privilegio di ricevere una speciale “pensione”, di viaggiare e creare, studiando i sublimi modelli dell’arte, dall’antichità ai tempi moderni. L’Italia divenne luogo di pellegrinaggio sui generis degli artisti russi, fondamento del forte e secolare legame culturale tra le due nazioni.

Un’ interazione culturale rinnovata

Un elemento d’interesse dell’esposizione consiste nel fatto che questi pittori russi contemporanei portano avanti un tema nazionale, sulla base della grande scuola greca e romana, a sua volta fondata su tradizioni più antiche. Raccontano, con linguaggio classico, pagine della propria storia, come all’epoca del Rinascimento italiano. Questo significa che nel mondo attuale le tradizioni del classico sono vive, e che tale rilettura riesce interessante a chi guarda. Nell’artista del nostro tempo, educato al classico e già padrone dei rudimenti necessari, si rinnova lo spirito della grande e comune civiltà artistica. E se Roma è il cuore dell’Italia, centro della vita artistica e culturale di Roma è il Vittoriano.

Quando:

Fino al 2 maggio 2018, tutti i giorni ore 9.30 – 19.30 (ultimo ingresso 18.45)

Info e prezzi:

INGRESSO GRATUITO; tel. + 39 066783587 ; MIBACT

Partenza degli ascensori dalla Terrazza mediana che si trova al livello del Colonnato dove si giunge sia:
– da Piazza Venezia (ingresso principale del monumento)
– dall’ingresso laterale sinistro (Via di San Pietro in Carcere)
– dall’ingresso laterale destro Via del Teatro di Marcello (lato Aracoeli)

Per i portatori di handicap e loro accompagnatori, ingresso dal lato destro del monumento (Via del Teatro di Marcello) dove si trova l’ascensore di servizio.

Dove:

Monumento a Vittorio Emanuele II, Vittoriano, Piazza Venezia, 00186, Roma

Giovanni Boldini e i suoi ritratti di donne

Un grande protagonista della Belle Èpoque sarà ospitato con circa 160 opere al Complesso del Vittoriano. Giovanni Boldini, il pittore che ha espresso il suo genio e la sua anticipata modernità novecentesca ritraendo le donne più  belle dell’alta società. La ricca e spettacolare mostra partita dal 4 marzo, terminerà il 16 luglio.

Giovanni Boldini, Il ritratto di Alaide Banti su divano rosso, 1885, olio su tavola, 20,1 x 32,5 cm

Dalla provincia alla metropoli

Giovanni Boldini (Ferrara, 31 dicembre 1842 – Parigi, 11 gennaio 1931) è stato un pittore italiano di matrice purista. Iscrittosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, entra in contatto col gruppo del movimento dei macchiaioli. Spesso ospite di salotti eleganti dell’aristocrazia e alta borghesia, lavora per la famiglia inglese Falconer, nella villa di Pistoia. Nei suoi affreschi paretali riproduce paesaggi toscani e soggetti a carattere agreste. Nel 1871 si trasferisce a Parigi e intraprende una vita libera e frenetica. Diventa molto richiesto ed espone alcuni famosi ritratti tra cui quello di Giuseppe Verdi e di Emiliana Cocha de Ossa. Le donne amavano farsi ritrarre da lui perché capace di cogliere i loro momenti di spontaneità, di abbandono dalla rigidità di palazzo, rappresentandole con colori luminosi.

Da sinistra a destra: Portrait Signorina Concha de Ossa (1888), Ritratto di Marthe Regnier (1905), Portrait of Princess Marthe-Lucile Bibesco (1911) – Giovanni Boldini.

Le opere in mostra

L’esposizione, organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia, presenta al pubblico i capolavori più  rappresentativi di Giovanni Boldini. Alcune opere, raramente esposte, provengono da importanti collezioni private e dai musei di Parigi, Berlino e Marsiglia. Dal Museo Boldini di Ferrara arriva invece la più importante raccolta pubblica del maestro. Le varie tematiche che ricostruiscono il suo percorso artistico, lo raccontano come realmente era. Quattro le sezioni : la luce nuova della macchia (1864-1870); la Maison Goupil fra “chic” e impressione (1871-1878); la ricerca dell’attimo fuggente (1879-1891); il ritratto della Belle Èpoque (1892-1924). Nei suoi dipinti si esalta la bellezza femminile, con l’eleganza degli abiti, l’erotismo, il mistero, l’intima fragilità delle nobili dame dell’epoca. In “Conversazione al caffè”, l’artista si compiace di dipingere insieme nello stesso quadro le sue due amanti parigine: la contessa Gabrielle de Rasty e Berthe, a lasciar intendere un sensualissimo rapporto triangolare.

Giovanni Boldini, “conversazione al caffè, 1879, olio su tela 28 x 41 cm, collezione privata.

Esposta nelle sale del Vittoriano anche la celebre tela dedicata a Donna Franca Florio, realizzato nei primi del ‘900, simbolo della “Palermo felicissima”. Commissionato dal marito Ignazio Forio, erede dell’importante famiglia palermitana, il quadro venne eseguito due volte perché considerato troppo audace. Secondo il parere di Gabriele D’Annunzio era : “L’unica creatura che svela in ogni suo movimento un ritmo divino”. L’artista, come affermato dai curatori della mostra Tiziano Panconi e Sergio Gaddi, ha saputo raccontare il contesto della società a cui apparteneva con potenza espressiva e iconica energia.

Giovanni Boldini, Ritratto di Donna Franca Florio, 1901-1924. Olio su tela, 221×119 cm.

Quando:

Giovanni Boldini, 4 marzo – 16 luglio

Orario apertura:
dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30 Venerdì e sabato 9.30 – 22.00 Domenica 9.30 – 20.30
(La biglietteria chiude un’ora prima)

Prezzo:

Intero € 14, ridotto € 12 (audioguida inclusa)

Info:

ilvittoriano Tel. + 39 06 87 15 111

Dove:

Complesso del Vittoriano, via San Pietro in Carcere, Roma

Lucio Dalla: la prima mostra al Vittoriano di Roma

Il 22 luglio è stata inaugurata presso la sala Zanardelli del Vittoriano, la prima mostra monografica dedicata al grande Lucio Dalla. L’ingresso è gratuito e sarà visitabile fino al 2 ottobre 2016.

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L’Art Nouveau sbarca al Vittoriano con Mucha

Il complesso del Vittoriano ospiterà le opere più celebrative del pittore Alphonse Maria Mucha;

Una straordinaria mostra con uno dei più importanti artisti ideatori dell’Art Nouveau.

Un’esposizione che avrà luogo dal 15 Aprile all’11 settembre 2016 a Roma. Continua a leggere

barbie, mostre roma

BARBIE | THE ICON

 

La Bambola più Fashion e alla moda di sempre ha scelto Roma come tappa del suo tour.

Ospite al Vittoriano, Barbie the icon è un evento completamente nuovo, non solo per chi non ha  ancora visitato a Roma l’altare della patria e tutto il complesso statuario di Piazza Venezia  a due passi dal foro italico.

Se stai organizzando una giornata diversa, in famiglia o con i tuoi amici questa mostra fa al caso tuo!

A cura di Massimiliano Capella, prodotta da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura in collaborazione con Mattel.

Dal 15 Aprile al 30 Ottobre, la bambola più famosa del mondo colora uno dei musei più rappresentativi della storia italiana; al Complesso del Vittoriano infatti sfilano numerosissime le barbie che indossano centinaia di abiti differenti e che tu non perderai neanche uno.

Gli abiti sono presi in prestito da una serie per collezionisti! Continua a leggere