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La Commedia dell’Arte sbarca al Teatro Testaccio

La compagnia teatrale La Bottega dei Comici inaugura i suoi nuovi ed entusiasmanti progetti. Quest’anno la stagione teatrale 2017/18, interamente dedicata alla Commedia dell’Arte, sarà ospitata dal Teatro Testaccio. Il cartellone prevederà un appuntamento al mese. Si inizia a novembre con “La Mandragola” e successivamente a dicembre con “Don Chisciotte”. Il nuovo anno vedrà in scena a gennaio “Empanada. Scultore di me stessa”, mentre febbraio e marzo saranno i mesi per assistere rispettivamente a “La Locandiera” e “Lilliputto e lo scontro di inciviltà”. Ultimo appuntamento previsto ad aprile con “Storie da Testaccio”. Non perdetevi la prima e unica rassegna teatrale interamente dedicata alla Commedia dell’Arte presente su Roma !

Alla riscoperta della tradizione

La Commedia dell’Arte è la madre della storia teatrale, spesso dimenticata e relegata a un passato lontano. Non solo permette di raccontare la nostra contemporaneità, ma prepara l’attore per poter interpretare qualsiasi ruolo, anche senza maschera. L’obiettivo della giovane compagnia La Bottega dei Comici (fondata nel 2014) è proprio quello di ridare spazio a quest’arte, come sottolineato dal direttore artistico Gabriele Guarino. La ristrutturazione del nuovo sito web comprenderà anche una rivista digitale dedicata al teatro: Il Batocchio. Uno spazio per gli artisti del panorama teatrale romano con poca visibilità, per raccontare il movimento vivo dell’arte con alle spalle una tradizione da difendere e diffondere.

Dai classici alle nuove drammaturgie

Grandi classici teatrali verranno rielaborati attraverso l’arte della commedia, andando a modificare il testo, con l’adattamento delle maschere. L’esilarante commedia di Machiavelli, La Mandragola, sarà portata in scena con maschere, lazzi e comicità a non finire. L’avventura del leggendario cavaliere Don Chisciotte, raccontata attraverso una girandola di travestimenti e giochi ritmici, per riflettere e ridere sull’uomo e le sue battaglie perse. La seduzione della Locandiera Mirandolina, affidata ai talentuosi Comici dell’Arte, metterà in luce tutta la genialità della drammaturgia goldoniana. Nuove trame completeranno poi la programmazione. Empanada, scultore di me stessa è la commovente storia di uno scultore argentino che scopre di sentirsi donna e vive un percorso di svelamento della sua natura, attraverso la metafora della maschera e della materia. Lilliputto e lo scontro di inciviltà è la vicenda di un Capitano siciliano che vuole riunire la Sicilia al Continente e invadere l’Europa con un esercito di immigrati clandestini e si troverà dinanzi alle diverse “inciviltà” del mondo “civile”. Storie di Testaccio si basa sulla raccolta delle testimonianze e aneddoti degli abitanti del quartiere di Testaccio, rendendolo vero protagonista nelle sue vicende più sconosciute e divertenti.

Date in cartellone:

3-4-5 NOVEMBRE 2017 – LA MANDRAGOLA

1-2-3 DICEMBRE 2017 – DON CHISCIOTTE

5-6-7 GENNAIO 2018 – EMPANADA, SCULTORE DI ME STESSA

2-3-4 FEBBRAIO 2018 – LA LOCANDIERA

16-17-18 MARZO 2018 – LILLIPUTTO E LO SCONTRO DI INCIVILTÀ

6-7-8 APRILE 2018 – STORIE DA TESTACCIO, canovaccio originale su storie e aneddoti del quartiere 

 

Corsi di formazione per grandi e piccini

La Bottega dei Comici offre inoltre i suoi corsi di formazione che prevedono 9 mesi di studio intensivo. Tre le categorie specifiche. Il corso per allievi attori “Il Recitar Commedie è la nostr’Arte”, diretto per il 4° anno da Gabriele Guarino al Defrag (via delle Isole Curzolane, 75), è specializzato per chi vuole formarsi con un percorso di Commedia dell’Arte. Obiettivo per chi partecipa quello di imparare a lavorare improvvisando con la maschera, attraverso una preparazione fisica e lo studio della tradizione. Ad esso sono correlati i corsi di Danze Popolari e in Maschera di Valentina Puccini e di Acrobatica Comica e Parkour seguiti da Alessio Sapienza. Grazie alle tecniche di studio della danza, si potenzierà il controllo del proprio corpo sulla scena e il senso estetico. L’allievo potrà così creare un nuovo modo di costruzione di personaggi, situazioni e monologhi. Il corso dedicato ai bambini dai 6 ai 10 anni Il Carro Allegorico” è condotto da Alessio Sapienza, allo spazio C’era due volte (via Valtravaglia 12-14). I giovani allievi potranno divertirsi  liberamente con la loro fantasia e creatività, imparando a scoprire il valore della Commedia dell’Arte. Lo scopo è quello di avvicinare i ragazzi in maniera consapevole ed appassionata verso il teatro realizzando progetti di gruppo. Infine c’è il corso serale per adulti condotto da Gabriele Guarino e Luca Gabos all’Alchimista Attraverso lo Specchio (via Bartolomeo Bossi, 6) per chiunque voglia sperimentare il teatro in chiave amatoriale. Il percorso è pensato per chi vuole conoscere se stesso e il proprio corpo e sviluppare delle capacità comunicative, divertendosi.

Un ringraziamento a ufficio stampa Federica Guzzon

Info, prenotazioni e costi:

labottegadeicomici@gmail.com – 3932624269

web : labottegadeicomici

Facebook: laBottegadeiComici

www.teatrotestaccio.net/category/stagione-2017-18

Dove:

Teatro Testaccio, via Romolo Gessi, 8

Quando i “lavori in casa” sono divertenti

Dopo i successi raccolti a Napoli per 3 anni consecutivi, sbarca al Teatro Testaccio di Roma una commedia strapparisate: “Come sopravvivere ai lavori in casa“. A garanzia di tutto ci sono comici affermati e “vecchie glorie” di Zelig come il protagonista Michele Caputo e Paolo Migone in regia. Insieme a loro Benedetta Valanzano, Jury Monaco e Vincenzo De Lucia completeranno una spassosissima e coinvolgente rappresentazione. Attori divertenti si, ma anche con un cuore davvero grande. Infatti ad aprile, al teatro ZonaVomero, hanno devoluto in beneficenza l’intero incasso per una nuova medicheria di un reparto pediatrico. Che apettate? Andate a vederli il 15 ottobre !

Da sinistra Michele Caputo con Benedetta Valanzano, a destra è con Jury Monaco e Vincenzo De Lucia, PH Mariano Chirichella

Sopravviveranno ai lavori?

Una coppia sposata sta vivendo un momento di crisi, e non riesce proprio a comunicare reciprocamente. La moglie, interpretata da Benedetta Valanzano, (che abbiamo avuto il piacere di incontrare recentemente per altri spettacoli) sembra una donna isterica, ossessionata dall’ordine e dalla frenesia. Il marito (Michele Caputo) è nella posizione di chi contesta svogliatamente ma poi alla fine soccombe nelle decisioni. La loro monotonia verrà scombussolata dalla decisione della donna di ristrutturare l’appartamento. Si affideranno (faranno bene?) ad uno strambo architetto (Vincenzo De Lucia) e un operaio alquanto maldestro (Jury Monaco). Che succederà con questi lavori in casa? Noi di Pocket Art seguiremo da vicino lo spettacolo gustandoci ogni battuta e il finale a sorpresa. E voi?

Quando:

Come sopravvivere ai lavori in casa

15 ottobre ore 18,30

Dove:

Teatro Testaccio,  Via Romolo Gessi, 8, Roma

DIRETTAmente in SCENA, per un teatro 3.0

DIRETTAmente in SCENA segna la nascita di un nuovo linguaggio! Un teatro esclusivamente in streaming, sfruttando due più popolari e potenti social network come Facebook e Instagram. Un teatro 3.0, come tre sono le attrici che hanno ideato questo innovativo progetto: Laura Anzani, Chiara Leonetti e Adele Piras. In scena un appuntamento al mese in diretta da Milano e Roma. Non resta che seguire e aspettare curiosi la prima. Sipario, anzi no…full screen !

Il logo di DIRETTAmente in SCENA, a sinistra un’immagine delle ragazze nel video-promo

E se fosse un teatro virale?

Tutti sanno ormai quanto può pesare la potenza dei social, attraverso i quali si può raggiungere una platea davvero ampia. In questi anni si sono forse usati troppo per cose futili o narcisistiche. Ma ci sarebbe bisogno di altro…Come ci spiega proprio Adele Piras:

Quel che manca sono proprio i contenuti. Ci siam dette: ma cosa succederebbe se mettessimo online dei contenuti di cui siamo portatrici ? Proviamo a fare teatro, in cui davvero crediamo tanto!

Un’altra cosa che le ragazze hanno valutato è proprio quella riguardante gli addetti al mestiere. “DIRETTAmente in SCENA” ha intenzione di creare una “piattaforma di volti” che metta in rilievo attori davvero capaci ma con poco spazio, vista l’enorme concorrenza di un mercato ormai saturo. La chanche in più di andare in scena e avere belle opportunità di confronto e presentazione. Uno spazio dedicato alla tecnica per mettersi comunque alla prova nell’abilità di recitazione dei testi. Ogni mese è prevista una diretta della durata massima di 20 minuti, in una location reale (in ambiente esterno o interno) adattatabile al testo. Le performance verranno rielaborate prendendo spunto da opere teatrali di drammaturgia contemporanea o testi originali, anche stranieri. Roma inizierà per prima entro fine ottobre, poi sarà la volta di Milano. “DIRETTAmente in SCENA” avrà una stagione come un normale teatro, da Ottobre a fine Maggio e forse anche una breve rassegna estiva. Insomma è fatto apposta anche per quel pubblico “comodo” che non ama recarsi fisicamente a teatro. Una grande occasione (e speranza) per avvicinare e conquistare molte persone alla cultura, specie i giovani, distratti purtoppo dalla carente, diseducativa e inutile programmazione televisiva di oggi. Teatro virale? Noi ci auguriamo di si. In bocca al lupo ragazze!

Chi sono le protagoniste?

Laura Anzani

Laura Anzani dopo un percorso come producer in pubblicità, si trasferisce a New York dove vive alcuni anni per studiare recitazione. L’incontro con artisti di varie nazionalità dà vita a diversi progetti teatrali e cinematografici. E’ stata diretta dalla regista australiana Gabriella Rose-Carter in spettacoli a Milano e New York, dove ha anche partecipato a diverse produzioni indipendenti. Nel 2007 fonda Merenda insieme al regista Matteo Pellegrini e comincia a occuparsi di produzioni teatrali. Debutta al Teatro Franco, al Piccolo Teatro Grassi e nel 2013 entra in TLLT e per due anni sviluppa una collaborazione con Teatro Libero portando in scena diversi spettacoli. E’ stata protagonista di “Danny e Il Profondo Blu”, del premio Oscar John Patrick Shanley, spettacolo andato in scena col sostegno della Missione Diplomatica degli Stati Uniti. Nel cinema ha lavorato accanto a Filippo Timi, Aleksei Guskov, Gianmarco Tognazzi, Anita Kravos. E’ autrice e protagonista della serie web in pillole “Do You Have A Sec”, recentemente pubblicata dal magazine femminile “IO Donna”.

Chiara Leonetti

Chiara Leonetti nasce come ballerina presso la Scuola Professionale Italiana di Danza, dove ha ricevuto anche una prima formazione di canto e recitazione. Si avvicina in maniera più approfondita al mondo della recitazione, frequentando il percorso accademico diretto dal celebre attore e regista Michael Rodgers (Actor’s Studio). Si perfeziona in recitazione cinematografica studiando con numerosi registi, tra cui: Sergio Rubini, Marco Risi, Giovanni Veronesi e Daniele Luchetti. E’ attrice in diversi videoclip musicali di noti artisti italiani, in alcuni spot e cortometraggi. Al cinema è attrice con ruolo nel film “Innamorati di Me”, per la regia di Nicola Prosatore, produzione Lotus. In televisione ha recitato in diversi famosi programmi di intrattenimento su La7 (“Crozza nel Paese delle Meraviglie” e “G’Day”) e per la serie tv Sky “1993”. Più di recente ricopre il ruolo di attrice nello spettacolo teatrale “Jung + Spielrein” per la regia di Michael Rodgers.

Adele Piras

Adele Piras si diploma nel 2013 presso la Scuola Arsenale di Milano secondo il metodo Lecoq con docenti Marina Spreafico e Kuniaki Ida. Prosegue i suoi studi con Michael Rodgers, allievo diretto di Larry Moss e con Danny Lemmo e Michael Margotta, membri a vita dell’Actors Studio. Completa la sua formazione all’Actors Temple di Londra dove approfondisce la Meisner technique. Ha lavorato in diverse produzione teatrali e cinematografiche come attrice. Nel 2015 fonda insieme a Francesca La Spada la compagnia di performing art I FIGLI DI MARLA.

 

 

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Divo Nerone – Opera Rock, un musical imperiale

Uno sforzo produttivo senza precedenti in Italia, alcune tra le più grandi professionalità del Made in Italy nel campo del cinema, della musica e dello spettacolo, una location unica al mondo! Tutto questo e molto altro è Divo Nerone – Opera Rock, lo spettacolo che dal 7 giugno 2017 “infiamma” Roma. Il musical racconta 14 anni di vita dell’Imperatore ritenuto responsabile del celebre incendio del 64 d.C., descrivendone la personalità complessa, le opere e le passioni attraverso un affresco storico pop-rock. La cornice della Vigna Barberini sul Colle Palatino, affacciata direttamente sul Colosseo e concessa per la prima volta in assoluto, fornisce all’opera uno scenario epico, affascinante ed unico. Solamente una squadra di eccellenze mondiali poteva affiancare un progetto così ambizioso. L’ideazione di Franco Migliacci (2 Grammy Award), le scenografie del premio Oscar Dante Ferretti, l’arredo del premio Oscar Francesca Lo Schiavo, i costumi del premio Oscar Gabriella Pescucci, la regia di Gino Landi e il contributo eccezionale alle musiche di Luis Bacalov, altro premio Oscar, sono la garanzia per un’esperienza indimenticabile nella Città Eterna. A disposizione ci sarà un cast artistico selezionato da “colossali” audizioni che hanno visto sfilare circa 2.000 artisti. Divo Nerone – Opera Rock è composto da 26 ballerini e acrobati, 12 cantanti e attori, 100 operanti tra luci, macchine, effetti speciali ed apparecchiature di scena. Innovativa ed inconsueta la scelta di interpretare lo stesso spettacolo alternativamente in italiano ed in inglese, una novità assoluta qui in Italia.

Sinossi e cast

L’ambientazione scenica è quella della Roma del 53 d. C., che vive il momento cruciale per l’avvento e la diffusione della cultura cristiana nel mondo. Lucio Domizio Enobarbo (Giorgio Adamo) è ancora un ragazzo allegro, spensierato e pieno di entusiasmo. La bellissima, ambiziosa e calcolatrice madre Agrippina (Rosalia Misseri) e Seneca (Giosue Tortorelli), uomo di consumata doppiezza, progettano per Lucio un ruolo di protagonista nella Storia. A 16 anni, nonostante l’amore sincero per la giovane Atte (Ilaria De Rosa), viene costretto dalla madre a sposare la sorellastra dodicenne Ottavia (Jessica Scorpio), figlia dell’imperatore Claudio, padre adottivo di Lucio. È un matrimonio d’interesse che rientra nel grande disegno dell’astuta Agrippina: portare il figlio a diventare il quinto Imperatore di Roma e con lui governare l’Impero. È il 12 ottobre del 54, l’imperatore Claudio viene avvelenato. L’inconsapevole Lucio si vede costretto ad abbandonare la sua vita, i suoi amici, la sua musica e i sogni d’artista, per assumere la guida di Roma. Da questo momento, Lucio Domizio Enobarbo diventa Nerone. Da qui inizia la sua vita da Imperatore, costantemente combattuto tra passioni profonde (vedi la sensuale Poppea interpretata da Rita Pilato) e atroci delitti, i tradimenti, gli intrighi del Potere e la promessa di salvezza di una nuova religione. Alla perfida maga Locusta (Simona Patitucci) viene anche affidato il ruolo di narratrice, una sorta di guida che accompagnerà il pubblico nelle varie fasi dello spettacolo.

Giorgio Adamo nelle vesti dell’imperatore Nerone (ph. Andrea Leonetti Di Vagno), a fianco Rita Pilato interpreta Poppea

Perche un’opera rock?

Una grande sfida quella di immaginare la musica più adatta ad accompagnare i tormenti del giovane imperatore. Franco Migliacci, autore dei testi dell’opera, ha pensato che il rock sinfonico fosse il genere migliore per segnare i momenti significativi di un personaggio così complesso e enigmatico. Da quanto raccontano gli storici, Nerone infatti era una vera e propria rock-star ante-litteram, scriveva, suonava e cantava le proprie canzoni. Nei brani ci sono attinenze alle grandi sonorità del cinema, stile “Il gladiatore”, che sanno accostarsi molto bene alle ambientazioni storiche e ai momenti più epici. Migliacci e la sua squadra di compositori potranno contare, per il ruolo di Nerone, sulle qualità di Giorgio Adamo, cantante attore con un passato in diverse cover band rock (Deep Purple su tutti). Un riferimento su tutti è stato quello dei Queen e soprattutto del loro leggendario front man e cantante. Sottolinea Migliacci : “In un personaggio così c’è un po’ della potenza, della forza e dell’ambiguità di Freddie Mercury, che sarebbe stato un Nerone formidabile”. Agli arrangiamenti hanno lavorato Emiliano Torquati e Stefano Acqua, per l’orchestrazione Antongiulio Frulio. Per le composizioni c’è la partecipazione straordinaria di Luis Bacalov nel brano “Da grande sarò immenso”, interpretato da un Nerone giovanissimo e non ancora corrotto, che canta i suoi sogni di artista.

Un momento di una scena di ballo

Una location sensazionale

La zona della Vigna Barberini, dove si svolgerà lo spettacolo nel periodo estivo, prende il nome dalla coltivazione di vite che la celebre famiglia romana aveva praticato nella zona tra il 1600 e il 1700, e copre la parte della Domus Aurea che insiste sul Colle Palatino. È qui che nel 2009 gli archeologi portarono alla luce i resti della Coenatio Rotunda, la leggendaria sala da pranzo della Domus di Nerone che ruotava giorno e notte, imitando i movimenti della Terra. Originariamente, la Reggia Imperiale “Domus Aurea” voluta da Nerone, si estendeva anche sui colli Celio e Oppio per un’area coperta di circa 70 ettari, su un’estensione totale di 250 ettari. In quest’area era compreso anche il lago su cui, circa cinquanta anni dopo, sorse l’Anfiteatro Flavio, conosciuto nel mondo come il Colosseo. Condannata alla distruzione e all’interramento a causa della “damnatio memoriae” che colpì il suo creatore, i resti della Domus Aurea rimasero nascosti fino al Rinascimento. Il padiglione ha 153 ambienti noti, con sviluppo in altezza di 12 metri e una estensione di circa 30.000 metri quadrati di superfici decorate a stucchi e affreschi dalla bellezza straordinaria, già indicati come Patrimonio dell’Unesco. Grazie al finanziamento pubblico del MiBACT e quello di privati cittadini, fino ad oggi è stato restaurato quasi il 75% dei resti archeologici e molti lavori sono in corso per riportare la dimora al suo antico splendore.

Quando:

Dal 7 Giugno al 10 Settembre

Info e prenotazioni:

ticketone.it/divo-nerone-biglietti

Gli spettacoli in programma variano dall’italiano all’inglese

Prezzi:

Platea Senatori : € 198,00

Gradinata Cavalieri: € 137,50

Gradinata Miles: € 88,00

Gradinata Colosseo:  € 49,50

Dove:

Vigna Barberini Colle Palatino

Il Festival delle Arti Labirinto, alla scoperta dei “giovani del futuro”

Il Festival delle Arti Labirinto, organizzato dal Gruppo della Creta, giunge alla seconda edizione con ulteriori novità. Gli spettatori potranno orientarsi non solo verso il teatro e la video-arte come nella prima edizione, ma anche a ulteriori forme artistiche come la musica, la drammaturgia, i workshop ed una performance che sfrutti l’ambiente urbano circostante. Col sostegno della SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) e il patrocinio del Municipio V del Comune di Roma, ci saranno eventi per celebrare i 90 anni di Torpignattara. Appuntamento quindi al Teatro Studio Uno di Roma, in via Carlo della Rocca 6, dal 15 al 28 maggio 2017.

Progetto grafico a cura di Giuditta Gabriotti

Cos’è il Labirinto?

Il Festival Labirinto è nato nel 2016 per volontà degli attori del Gruppo della Creta, spinti dal desiderio di mescolare diverse arti e dare spazio a tanti autori. L’immagine del labirinto è stata scelta per indicare i vari percorsi che si possono effettuare, puntando non necessariamente all’uscita, quanto a raggiungere il centro. Ciò significa che l’arte non tende a dare le risposte definitive che ci aspettiamo, ma cerca continuamente, si interseca con altre forme di espressione per creare un prodotto unico ma sempre nuovo. Obiettivo principale è quello di mettere a confronto e unire le varie arti. Lo spettatore potrà così andare una serata a teatro e contemporaneamente potrà assistere a una mostra pittorica, trovarsi all’interno di una video installazione o un concerto musicale. Una specie di “Luna Park Culturale” insomma. Il tema principale sarà dedicato ai “giovani del futuro“, ovvero individui non necessariamente di bassa età anagrafica, i quali vivono la realtà quotidiana e l’esperienza della tecnologia.

Da sinistra “Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti” con Alessandro De Feo, Matteo Cirillo e Giordana Morandini; “Tre once di lana nera” con Maria Chiara Tofone; “Icaro” con Barbara Alesse, Malvina Ruggiano e Massimiliano Aceti

Icaro, Dedalo e Minotauro, tra teatro e video-arte

Il percorso Icaro è finalizzato alla ricerca di spettacoli che “mirino al sole“, ma che abbiano l’intelligenza di non far sciogliere le proprie ali, proprio come la figura mitologica greca. Nella programmazione generale del festival saranno presentati 4 spettacoli. “Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti“, è presentato dal regista Tiziano Caputo che afferma: “L’allestimento punta all’essenziale. Gli attori, letteralmente immersi nel pubblico, cercano di creare un rapporto di intimità con esso, rendendolo partecipe all’azione. I personaggi non interagiscono tra loro, se non in senso ritmico e concettuale.”  In “Tre once di lana nera“, regia di Giacomo Troianiello, una donna riceve una lettera in cui le viene comunicato che il suo lavoro all’osservatorio è finito, costretta ad abbandonare quel luogo dove, da anni, vive e lavora con sempre meno frequenti contatti con il mondo, dove passa le sue notti “con il naso all’insù”. “Icaro”, del regista Massimiliano Aceti, è uno spettacolo basato su una storia vera, e racconta la vicenda del giovane Icaro, vittima di plagio da parte di un regista teatrale e di sua moglie. Icaro vuole fare l’attore, ma è costretto a vivere in una villa sperduta nella campagna laziale. Le sue ali saranno abbastanza forti, per scappare dal labirinto costruito da Minosse e abitato dal mostruoso Minotauro? Chiude “o’ Princepino”, con la regia di Cristiano Demurtas (produzione del Gruppo della Creta). La sezione Dedalo (l’architetto del labirinto) invece va alla ricerca di drammaturghi che possano proporre la loro visione della realtà attraverso la scrittura scenica. Quest’anno inoltre si presenterà una selezione di opere di giovani videoartisti internazionali nominata Minotauro. Il progetto Brave New World, tratto dal romanzo dello scrittore inglese Aldous Huxley Il Mondo Nuovo, è curato da Nicolas Vamvouklis ed è stato presentato da K-Gold Temporary Gallery ad agosto 2016 nell’isola greca di Lesbo. Il programma di screening include un nucleo estremamente eterogeneo di lavori che mettono in questione la relazione tra corpo umano e natura, evoluzione ed ambiente, città e circolazione dell’informazione, memoria e storia, identità e sviluppo tecnologico, religione ed ambiente domestico.

Workshop, Musica e Orientheatre

Due i workshop: uno di recitazione, condotto da Max Mazzotta (dal 15 al 19 maggio), ed uno di drammaturgia, condotto da Giampiero Rappa (dal 22 al 25 maggio), caratterizzeranno l’aspetto pedagogico del festival. Grazie al pretesto offerto dal tema di Labirinto II, “Noi giovani del futuro”, servendosi della loro sensibilità artistica e del loro metodo di lavoro, i due artisti accompagnano i partecipanti in una full immersion altamente stimolante. Non mancheranno concerti e aperitivi musicali come suggestiva colonna sonora per chiunque voglia addentrarsi nel Labirinto. Gli ospiti di questa edizione sono Sten & the Groovemates Duo (chitarra: Stefano Gasperi, basso: Andrea Sabatino), The Goodfellas Duo (voce e chitarra: Claudio Cirillo, percussioni e tromba: Domenico Rizzuto) e Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi). Gli attori del Gruppo della Creta hanno poi ideato l’evento urbano Orientheatre prendendo spunto dalla disciplina dell’orienteering, (orientamento) che consiste nell’effettuare un percorso caratterizzato da punti di controllo chiamati “lanterne” con l’aiuto esclusivo di una cartina topografica. Sostituendo le “lanterne” con attori, gli spettatori sono invitati ad orientarsi nel quartiere di Torpignattara, come dentro ad una drammaturgia spaziale. Seguendo le moderne correnti di “riappropriazione territoriale”, messe in moto in più parti del mondo da svariati gruppi di ricerca teatrale e artistica, si vorrà valorizzare le zone depresse urbane ed extraurbane. Il Gruppo propone una possibilità esperienziale di spettacolarizzazione dell’impianto urbanistico, che diventa scenografia e set delle narrazioni degli attori disseminati nella zona.

Il calendario degli eventi:

Lunedì 15 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso Artem Dance, via Natale Palli 11/13
  • Ore 19 inaugurazione festival con Sten & the Groovemates Duo ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

Martedì 16 e mercoledì 17 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso Artem Dance, via Natale Palli 11/13

Giovedì 18 e venerdì 19 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso ArtemDance, via Natale Palli 11/13
  • Ore 19 installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (Sala Specchi)

Sabato 20 maggio 2017

  • Ore 19 aperitivo musicale con The Goodfellas Duo ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (Sala Specchi)
  • Ore 23 concerto di The Goodfellas Duo 

Domenica 21 maggio 2017

  • Ore 17 performance urbana Orientheatre – regia di Alessandro Di Murro, con punto di ritrovo iniziale presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 17 installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

Lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 maggio 2017

  • Ore 11 – 16 workshop di drammaturgia condotto da Giampiero Rappa presso il Teatro Studio Uno

Giovedì 25 maggio 2017

  • Ore 11 – 16 workshop di drammaturgia condotto da Giampiero Rappa presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 19 installazione di video-arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas (Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)

Venerdì 26 maggio 2017

  • Ore 19 installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas (Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)

Sabato 27 maggio 2017

  • Ore 19 aperitivo musicale con Trieste meolo roncade  ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas [Gruppo della Creta](Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)
  • Ore 23 concerto di Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi)

Domenica 28 maggio 2017

  • Ore 17 performance urbana Orientheatre, regia di Alessandro Di Murro, con punto di ritrovo iniziale presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 17 installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

Si ringrazia per il materiale fornito Ufficio Stampa Maya Amenduni

Social & Info:

festivallabirinto

teatrostudiouno

gruppodellacreta

labirintofestival@gmail.com   Tel: 3929768519

Prezzo : 

€ 10

Dove:

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6, Roma

Cristina Chinaglia, quando la comicità diventa “agrodolce”

Il percorso artistico di Cristina Chinaglia è sicuramente caratterizzato da numerose attività formative. La frequentazione del corso di Espressione Teatrale a Bologna e della  Scuola del teatroLab diretta da Antonio Albanese sono solo alcuni step che l’ hanno portata a perfezionarsi. Dopo aver conseguito la laurea in Lingue, Letterature e Culture Moderne, si e’ dedicata completamente al teatro nel duplice ruolo di attrice e cantante in spettacoli classici e moderni. Allieva nei laboratori di Giovanni Veronesi e Massimiliano Bruno per il cinema e l’”Atelier” di Albertazzi per il teatro, ha trovato qui lo stimolo a scrivere testi propri. Infatti è autrice di alcuni monologhi, l’ ultimo dei quali risultato vincitore allo Short lab 2017. Di recente ha avuto esperienze allo Zelig Lab, mentre quest’anno è stata presente come attrice in 3 pellicole cinematografiche.

Cristina Chinaglia riceve da Massimiliano Bruno il premio “miglior monologo” nell’edizione 2017 dello Short lab.

Raggiunta telefonicamente, Cristina Chinaglia si è mostrata disponibile a rispondere alle nostre domande, ripercorrendo alcuni momenti della sua carriera con un focus sul suo lavoro da poco premiato.

Ancora complimenti per la vittoria del tuo monologo allo Short lab 2017! Ci puoi presentare “Risonanze Magnetiche” e dirci da cosa è stato ideato?

C. Grazie! E’ un episodio di uno spettacolo che io avevo già in mente e finora mai rappresentato, dal nome “Moriremo tutti ma tu di più“. In realtà è una specie di seduta psicanalitica all’interno di una risonanza magnetica, dove la protagonista è una ragazza molto indaffarata, agitata, confusa. Anziché vagare con il pensiero nel chiuso del macchinario, parla al medico (il pubblico in questo caso) mettendo a nudo le cose della sua vita che non vanno in quel momento. La vicenda un pò surreale si conclude con la ragazza che cerca ancora il medico a cui raccontare di sé, come se fosse un analista. L’idea mi è nata proprio mentre facevo una risonanza molto tempo fa. Non sono particolarmente claustrofobica, ma volendo evitare brutte figure e schiacciare il pulsante per farmi aprire, in quel momento cominciai a pensare a delle cose, anche perché dovevo rimanere parecchi minuti. Questo pretesto narrativo mi è rimasto impresso. In “Moriremo tutti”, che sarebbe il progetto un pò più ampio, succederanno delle cose immaginarie nel poco tempo che resta prima della fine del mondo. Però non dico altro perché siamo ancora in fase di lavorazione.

Nei tuoi monologhi si ride tantissimo, c’è satira, ma dai spazio anche a spunti riflessivi.

C. Mah, si. Mi piace molto scrivere per far ridere, mi piace la comicità, la commedia, il teatro comico. Alcune cose le avevo presentate allo Zelig Lab. Però mi piace una comicità un pò “agrodolce”, a volte un pochino cinica, come chiave di lettura di alcune cose del mondo, un poco mi appartiene o comunque fa parte del mio modus-scribendi diciamo. Dei personaggi che presento mi piace il contrasto tra il loro modo di essere e le convenzioni della società che li costringono a comportarsi in una certa maniera. Ci provo a inserire spunti di riflessione. Ho presentato qualche tempo fa un monologo che si chiamava “Chi si riconosce è perduto“. Metteva in scena alcuni tipi di donne, di uomini, esempi positivi che in realtà poi non si rivelavano tali, infatti chi si riconosceva era perduto. Altri erano corti teatrali che ho presentato anche a Zelig, uno su una madre surrogata e un lavoro sul tema della maternità in età avanzata. Spesso indago le tematiche femminili, ma traggo spunti anche dall’attualità, e se mi capita faccio anche un pò di satira politica.

Cristina Chinaglia al fianco di Giorgio Albertazzi e in altre scene nella rappresentazione teatrale del “Mercante di Venezia.

Quali sono i ricordi del tuo percorso teatrale che senti particolarmente?

C. Sopra tutti vorrei ricordare l’incontro professionale con Giorgio Albertazzi, scomparso purtroppo l’anno scorso. Ho avuto il piacere di lavorare con lui per un anno e quattro mesi nel “Mercante di Venezia” , sua ultima tournée. Questo è uno spettacolo che porterò nel cuore, anche perché lui è stato un maestro avendo frequentato in precedenza il suo Atelier. Sono particolarmente felice di aver condiviso prima l’addestramento e poi anche il palcoscenico con lui. Mi ha sicuramente segnato e insegnato molto; io interpretavo un ruolo maschile del servitore Jobbino, un personaggio comico della commedia. Mi ha portato molta fortuna avendo ricevuto critiche positive. Lo definirei una sorta di “giro di boa”, anche perché non capita sempre di fare tournée così lunghe con quasi 200 date. E’ cosa di altri tempi, che forse i giovani attori di adesso fanno fatica a sperimentare. Come se si fosse tornati indietro nel tempo, quando le compagnie giravano ovunque. Per me è stata una palestra importantissima, recitando con frequenza. Devo dire che Albertazzi mi ha tanto incoraggiato a scrivere cose mie, lui come anche Massimiliano Bruno, con cui feci un laboratorio tempo fa. A me piace scrivere, io sono laureata in letteratura, ho fatto lingue straniere, ma la passione del teatro l’ho portata avanti grazie a queste esperienze.

Non solo teatro, hai avuto di recente anche esperienze cinematografiche?

C. Si, ho fatto un piccolo ruolo comico nel film “Mister Felicità” di Alessandro Siani, uscito a gennaio. Mi è piaciuto tantissimo recitare con lui perché davvero è una persona molto divertente, professionale e poi nella regia è molto attento. Poi ci sono altri due film in uscita, in cui ho fatto ruoli più grandi. “Il flauto magico di Piazza Vittorio“, è la trasposizione cinematografica del flauto magico di Mozart, con parti cantate come nell’opera. La sceneggiatura e la musica sono state riadattate in una chiave molto particolare, che poi si vedrà. Questo film è prodotto da Paco cinematografica e diretto da Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu. Fra i protagonisti ci sono Fabrizio Bentivoglio, Petra Magoni, Violetta Zironi e artisti da tutto il mondo come Ernesto Lopez. Ha un respiro molto internazionale ed è un progetto interessante e ambizioso, insomma è particolare. Poi c’è l’opera prima di “Beate“, per la regia di Samad Zarmandili, che è una commedia molto divertente con Donatella Finocchiaro, Paolo Pierobon, Lucia Sardo e Maria Roveran. Entrambi i film usciranno a breve, non so se il “Flauto” possa uscire per il Festival di Venezia, ma questa forse è una speranza più mia (ride), perché penso che possa rappresentare al meglio l’Italia.

Dal film “Mister Felicità” di Alessandro Siani

So che hai un’ottima voce, quale genere preferisci cantare ?

C. Eheheh, grazie. Allora io ho cominciato a studiare musica prima di recitazione. Ho imparato a suonare il clarinetto a 7 anni e poi ho fatto il conservatorio ma non mi sono diplomata perché ho smesso. Ho studiato anche canto lirico, ho smesso anche quello e ho cominciato a cantare con gli amici musica leggera. In realtà è stata sempre una passione collaterale, non è mio interesse fare la cantante, ma se capita di dover cantare qualcosa per uno spettacolo teatrale si, perché no. A volte canto un’aria lirica così per ricordarmi un pò, ma principalmente mi piace il rock inglese e le ballate melodiche.

Insegni ancora Tecniche di dialogo al master di narrazione della scuola Palomar di Rovigo?

C. In realtà non più. Mattia Signorini è un mio amico, un romanziere, e siamo entrambi Polesani, lui di Rovigo io di Badia di Polesine. Lui ha deciso di aprire un corso di scrittura con la sua scuola molto bella, e in realtà ho cominciato anche io ad avviare delle collaborazioni per questo progetto da intraprendere. Però poi per degli impegni personali ho rinunciato, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto far conciliare le cose. Io adesso vivo e lavoro a Roma e la scuola è a Rovigo, per me sarebbe stato complicato. In futuro magari recuperiamo! Oltre a preparare scrittori di romanzi, la scuola è di interesse anche per chi scrive per il teatro nel riuscire in dialoghi che siano credibili, veri, interessanti.

Oltre alla preparazione, quali pensi siano altri fattori importanti per un attore?

C. La disponibiltà a farsi sempre modellare. Anche una forte umiltà, che non ti faccia mai sentire totalmente capace, totalmente arrivato. Bisogna sempre un pò dubitare di se stessi secondo me, perché poi nel conflitto nascono le emozioni. L’umiltà è necessaria, togliere il più possibile il proprio ego per lasciare spazio a quello che si deve trasmettere, dando al personaggio la possibilità di vivere. E’ come se tu avessi un sacchetto trasparente, già pieno di roba, che non permette di far passare la luce attraverso. Se rimane più trasparente possibile e da riempire, la luce intanto passa. Secondo me bisogna poter dare e non ricevere soltanto. Un attore si pensa voglia essere al centro dell’attenzione, invece deve essere il contrario e stare al servizio del pubblico. Se non hai nulla da dare e pretendi di ricevere non è utile.

Ringraziamo Cristina Chinaglia per la concessione del materiale fotografico.

Urbano Barberini, teatro, sulle spine, roma

Teatro, Urbano Barberini: “Silio? Una parte di me”

Urbano Barberini è Silio in “Sulle Spine”, lo storico spettacolo scritto e diretto da Daniele Felleri, in scena fino al 9 aprile 2017 al Teatro Due di Roma

“Sulle Spine è uno spettacolo molto comico e molto crudele, molto quotidiano e abbastanza surreale”.

Franca Valeri

 

Una definizione al limite del paradosso, quella data da Franca Valeri nella prefazione al testo di Daniele Felleri “Sulle Spine: noir psicologico da morire dal ridere”. La signora del teatro italiano coglie la cifra ironico-sarcastica del testo edito da TITIVILLUS,  che dal 1997 è anche il copione di uno spettacolo di successo diretto dallo stesso autore e interpretato da Urbano Barberini. Fino al 9 aprile, al Teatro Due di Roma, il noto attore vestirà i panni di Silio, un ex adolescente bullizzato che trova il coraggio di emanciparsi dalla propria storia.

La lucida follia con la quale il protagonista riscatta il tempo perduto, scandisce episodi di cronaca drammaticamente attuali. Riuscirà Silio a rimarginare la ferita delle vessazioni subite da bambino? E soprattutto, vittime e carnefici vivranno eternamente sulle spine o riusciranno a spuntarle? Lo abbiamo chiesto a Urbano Barberini a poche ore dalla messa in scena al Teatro Due di Roma, un piccolo teatro non poco distante dalla famosa Fontana della Barcaccia, dove campeggiano i simboli della famiglia di Urbano VIII Barberini, capostipite del ramo primogenito dell’attore.

L’Intervista a Urbano Barberini

Lei ha interpretato Silio per la prima volta 20 anni fa. Che rapporto lo lega a questo personaggio?

Silio è un personaggio che ormai mi abita. Siamo cresciuti insieme e, dopo tanti anni, riesce ancora a trovare il modo di comunicarmi che ha qualcosa da dire. Ed è meglio per me che io lo faccia uscire perché è un prepotente che ha subìto delle costrizioni dalla società decidendo di ribellarsi in maniera raffinata, divertente ma anche molto crudele. Trovo delle grandi sintonie con questo personaggio perché anch’io, a mia volta, sono stato in un certo senso bullizzato e il teatro è il mio veicolo per vendicarmi.

Da quali costrizioni si è liberato o deve ancora liberarsi Urbano Barberini?

Adesso, dopo tanti anni, la scarpa della vita è diventata più comoda ma da giovane ho subìto le leggi del conformismo di un certo tipo di società, che si aspettava che mi comportassi non certo come si comporta Silio. Ero un bel giovane e nei film mi chiamavano per recitare ruoli eleganti ma dentro avevo una furia che voleva uscire. Ecco, con questo spettacolo, queste due parti hanno finalmente iniziato a combaciare.

Ѐ la catarsi del teatro..

Il teatro nasce per questo e funziona quando è fatto bene. Il problema è che quello che accade in scena, per quanto folle, deve essere credibile. Se fossimo in un Paese meritocratico, questo spettacolo avrebbe avuto dei teatri molto più grandi perché chi lo ha visto lo ha amato molto. Fra questi Dario Argento, Giuseppe Patroni Griffi e Franca Valeri, con la quale, grazie a questo spettacolo, è nata una bellissima collaborazione. Insomma, avrai capito che tengo “nu piezz’ ‘e core” in questo spettacolo!

Cosa vuol dire portare uno spettacolo di successo in un piccolo teatro come il Teatro Due?

Vuol dire sostenere lo sforzo di resistenza che i piccoli teatri romani fanno per cercare di sopravvivere. Spazi come questo sono interessantissimi perché consentono a giovani compagnie, che non hanno soldi o le conoscenze, di sperimentare qualcosa che, a volte, è veramente molto interessante. Sono spazi preziosi dove ho visto recitare spettacoli straordinari.

 

Urbano Barberini, teatro, sulle spine, roma

Urbano Barberini in una foto di scena. Con lui, sul palco, Sergio Valastro nei panni dello psicanalista
Ph Carlo De Gori

Sono previste nuove repliche dello spettacolo?

Diciamo che navighiamo a vista. Intanto sopravviviamo a questa serata e vediamo cosa succederà alla fine dello spettacolo (ride).

 

SULLE SPINE

QUANDO:

dal 4 al 9 aprile 2017 – h 21, domenica h 18

BIGLIETTI:

Intero 15€ / Ridotto 10€

DOVE: 

 

 

 

 

Patrizio Cigliano: ecco il mio teatro moderno

Il lavoro di un attore teatrale è di gran lunga superiore rispetto a quello cinematografico. Non può sbagliare la scena, è sempre concentrato, deve agire rapidamente, in un sola serata, per poi replicare quella dopo. Patrizio Cigliano ha dimostrato questo talento interpretando sul palcoscenico del Sistina il celeberrimo personaggio di Mandrake del film “Febbre da cavallo” (qui la recensione) non certo semplice da riproporre. L’ originalità e la sicurezza dei propri mezzi che ha espresso in questa performance teatrale è frutto di una lunga carriera non solo da attore, ma anche da autore, regista. Una forte sensibilità verso le problematiche del mondo teatro, che in Italia sarebbe da svecchiare, lo ha portato a realizzare delle pièces moderne, intense e soprattutto vere.

La scena della truffa a Rossinì. Da sinistra Patrizio Cigliano, Tiziano Caputo, Andrea Perroni e Maurizio Mattioli.

Roma. Puntualissimo all’appuntamento dinanzi al teatro Sistina, Patrizio Cigliano, in una lunga ma interessante intervista, ci racconta curiosità sul nuovo spettacolo, i momenti professionali importanti e le considerazioni da esperto addetto ai lavori.

Rappresentare a teatro un personaggio di un film, e farlo dal vivo, ogni sera, senza possibilità di ripetere la scena, ha sicuramente difficoltà maggiori. Tu sei riuscito a superarle alla grande, complimenti! Ci hai regalato un’interpretazione convincente, disinvolta, ma anche un qualcosa in più, come l’inedita parte canora. Raccontaci, come è avvenuta la preparazione al “mitico” Mandrake?

Ti ringrazio! La preparazione del personaggio è stata quella classica da attore di teatro. Ho studiato un copione che mi è stato dato, tenendo poco presente inizialmente il lavoro del film, proprio perchè quando si parla di pellicole divenute cult, credo che sia più prudente distaccarsene, anche per non sacrificare la creatività di un attore. Essere alle prese con un personaggio grandissimo, divertentissimo, molto noto, richiedeva assolutamente una personalizzazione. Questo è stato il mio obiettivo primario e sono molto felice di averlo realizzato in qualche misura.

Il rapporto con il resto della compagnia? Che gruppo si è creato?

E’ una bellissima compagnia, c’è un grande affiatamento, abbiamo lavorato bene. Siamo tutti molto diversi fra di noi; ci sono doppiatori, attori da teatro, da avanspettacolo…insomma c’è un pò di tutto. Ed è molto bello perchè ciascuno ha potuto attingere dall’altro l’humus necessario per realizzare Febbre da cavallo. Io ho partecipato ad altri musical, ma la commedia musicale vera e propria non l’avevo mai fatta. Quindi l’apporto della compagnia è stato senz’altro di aiuto alla costruzione del percorso spettacolare. Poi ci vogliamo tutti molto bene, il che è sempre raro in teatro. C’è una grande osmosi interna insomma, e soprattutto ci si sostiene a vicenda che è importantissimo. Il teatro è una squadra, non si lavora da solisti, la macchina teatrale è una macchina corale, sempre. Anche quando ci sono i super-protagonisti lo spettacolo lo fanno tutti, e comprendo anche i tecnici, i fonici, gli scenografi e un altro personaggio fondamentale: il pubblico. Deve collaborare anche lui, e quando c’è, lo spettacolo parte e va. 

Secondo te, Bruno Fioretti – Mandrake al tempo d’oggi, sarebbe ancora un fedelissimo degli ippodromi?

Probabilmente farebbe altro e sarebbe peggio! La mania dei cavalli poggiava su qualcosa di fisico, di live, che oggi non c’è più. Adesso ci sono i giochi online, virtuali, che sono più pericolosi perchè creano una solitudine nel giocatore che è autoreferenziale, e comunque succedono ancora cose terribili di gente che va in bancarotta. La crisi delle corse dei cavalli, per quel che riguarda l’Italia,  forse viene dal fatto che l’italiano è più pigro, quindi i nostri ippodromi non sono andati più forte, e sono addirittura chiusi. La schedina del Totip, che ai miei tempi era collegata persino al festival di Sanremo, credo che non esista neanche più. Sicuramente a quei tempi la febbre da cavallo aveva creato grandi disperazioni in chi perdeva perchè comunque era uno dei giochi di punta. Oggi secondo me è più grave il tipo di gioco che si rincorre e Bruno Fioretti avrebbe rischiato cose più serie rispetto al fatto che quando perde non riesce a fare l’amore.

Adesso hai un ruolo comico,  in realtà tu nasci professionalmente dalla drammaturgia.

La drammaturgia di uno spettacolo teatrale permette agli attori di scambiarsi fra di loro le energie necessarie e di convivere il bello di uno spettacolo e di un copione sviscerandolo in tutti quanti i dettagli. Io vengo da questo teatro, di prosa, fatto secondo i criteri tradizionali. Per formazione ho avuto la fortuna di incontrare grandi nomi del teatro italiano, e per 25 anni di carriera ho potuto continuare a studiare anche dopo il diploma accademico della Silvio D’amico. Sono grato ai miei maestri come l’immenso Orazio Costa, che è il più grande teatrante che sia mai esistito in Italia con Strehler, e l’unico che ha creato un metodo di recitazione totalmente autonomo, che è il metodo mimico. Poi  ho potuto perfezionarmi con grandissimi come Franco Zefirelli, Giancarlo Sepe, Arnoldo Foà, Gabriele Lavia, Marco Carniti e Arturo Brachetti, che è tutt’altro genere ma con una grande personalità.

Una scena di Hamlet Project, inedita prima edizione originale di Shakespeare, 2014

Hai fondato sin da giovane una tua compagnia, quali sono stati i tuoi stimoli?

Io ho cominciato questo percorso teatrale sui banchi del liceo, prima ancora di entrare in accademia d’arte. Amando la dimensione attoriale e il teatro in generale, ho capito che quest’arte ha bisogno di scrittura, di tanto studio, e con coraggio nel 1987 formai la mia compagnia che tutt’oggi è l’Associazione culturale Arcandinoè. Abbiamo fatto più di 25 spettacoli tutti dedicati alla drammaturgia contemporanea, perchè io credo che il vero teatro, così comè in tutto il resto del mondo, dovrebbe essere attuale. Siamo l’unico paese al mondo in cui il panorama teatrale è composto per il 70% da repertorio e il restante 30% da novità, e questo è un grave problema, in quanto il teatro è oggettivamente la cartina tornasole della società. Il teatro racconta la società, lo ha sempre fatto in tutte le epoche. Nel nostro paese purtroppo si racconta il passato, e invece secondo me è più interessante raccontare l’epoca moderna che è ricca di spunti, contraddizioni, elementi di riflessione che servono a far pensare a tutti i livelli. Poi la drammaturgia contemporanea ha un problema di divulgazione che è stato molto mal gestito negli ultimi 20 anni dal sistema teatro italiano e quindi ne soffre. Siamo costretti a vedere rivisitazioni di classici in chiave moderna, una dietro l’altra, alcune meravigliose, altre pretestuose non hanno un grande valore aggiuntivo. Amleto è perfetto così, non c’è bisogno di farlo in maniera strana, è un capolavoro. In quel caso però l’autore (non a caso si chiamava Shakespeare) racconta una dinamica che è riuscita a diventare eterna. Il personaggio, pur essendo un principe, è senz’altro un uomo e come tale racconta problematiche universalmente condivise.

Nell’album “Ordine sparso” hai toccato temi purtroppo ancora attuali e delicati, specialmente nel brano D.P. (qui il video)

Certo certo. Io ho fatto questo primo e unico disco, nel lontano 2007. E’ un cd molto vario, un esperimento che io ho voluto fare perchè da sempre ho la passione del canto e della scrittura. Alcune canzoni, anche dal punto di vista della musica sono mie, come tutti i testi. E il brano che hai citato, che è proprio D. P., è una delle canzoni che mi sta più a cuore, perchè parla del problema dei bambini rapiti, che sappiamo benissimo essere una grave piaga della nostra brutta società.

“A Cuore Aperto” è rappresentato a Roma dal 2002 con oltre 600 repliche per più di 7000 spettatori.

Innumerevoli le tue esperienze, progetti e riconoscimenti in vari settori artistici. Dei ricordi che senti particolarmente?

Il mio percorso è  stato elastico poichè ho voluto curiosare un pochettino dappertutto. Quindi sia come attore che come autore, che come regista, ho spaziato fra il musical e la commedia, il drammone, la rivisitazione. Ricordo una mia versione dell’ Hamlet al teatro dell’Orologio con 4 settimane di tutto esaurito (con la partecipazione di Proietti nella voce del fantasma n.d.r.).  “A cuore aperto è uno spettacolo che io amo profondamente; come dice il titolo è a cuore aperto sia per chi lo recita che per chi lo vede. E’ un ricordo indelebile, vivo e sempre lo sarà. Probabilmente l’anno prossimo lo riprenderò per la dodicesima volta perchè è uno spettacolo che è andato sempre molto forte, di grandissima potenza emotiva insomma, una roba drammaticona bella pesante, ma pesante bella però! Ho bei ricordi quasi dappertutto, mi sono trovato in grande accordo con i registi, le produzioni, con gli spettacoli. Mi sono sempre divertito, io non faccio l’attore per timbrare il cartellino, altrimenti avrei fatto altro che dà molta più sicurezza economica. Mi piace la curiosità, all’interno di questa io “scavo”, a volte non trovando. Certe volte gli spettacoli non vengono sempre come li avresti immaginati tu perchè qualcosa non ha girato, però è giusto cercare in quel pozzo senza fondo che è l’animo umano applicato alla recitazione e al teatro.

Una curiosità sul doppiaggio. Hai prestato la voce a Seth Cohen nel telefilm O. C., ma non solo!

Si, io ho fatto per 5 anni la voce dell’attore Adam Brody nel personaggio di Seth in Orange County, e in altri 3-4 film che sono usciti a seguire. Amo il doppiaggio, l’ho svolto da quando avevo 14 anni, inoltre mio fratello è un noto doppiatore, si chiama Alessio Cigliano. Prestare la voce è una specializzazione ulteriore dell’attore, che deve essere una persona poliedrica in grado di spaziare su tutto. Ovviamente non renderà sempre allo stesso livello, ci sarà qualcosa in cui riuscirà meglio e in altre peggio, ma vietarselo è un errore. Soprattutto impigrisce, impoverisce ulteriormente, tentare è sempre una cosa utile per il nostro mestiere. Il doppiaggio ti permette di fare alle 9 un pazzo, alle 13 un comico, alle 19,30 un depresso; è l’unica possibilità attoriale veloce e dinamica che ti consente più ruoli in un giorno solo, a differenza del film e del teatro. E’ richiesta una versatilità vocale, attoriale non indifferente, che io trovo divertentissima. Faccio anche direzione di doppiaggio, traduzioni e adattamenti ai dialoghi.

Da regista e autore, un pensiero ai giovani. Cosa pensi debbano fare/avere i nuovi aspiranti artisti?

I giovani hanno dei grossi problemi. Il primo è che non esistono più i grandi maestri, soprattutto per chi si vuole avvicinare al teatro, ed è un limite grandissimo. Con la mia compagnia mi trovo frequentemente a fare dei provini, perchè ho sempre voglia di conoscere attori nuovi e di dare spazio. Offro sempre ruoli protagonisti a attori poco conosciuti, a giovani, ed è giusto che sia così. Purtroppo dalla metà degli anni ’80 si è affermato il problema del “nome in ditta”, ovvero il nome dell’attore che richiama il pubblico, per cui non si va più a vedere lo spettacolo x, si va a vedere l’attore x, che è un’ arma a doppio taglio perchè non è sempre sinonimo di qualità. Altri spettacoli di attori sconosciuti sono molto più validi ma non suscitano interesse. Nel provino si vede la parte tecnica, perchè quella artistica la mette il regista insieme all’attore successivamente. Se si presenta un attore che non ha dizione, sei costretto a farlo fuori. L’attore parte da una base rigorosa fatta di proprietà di linguaggio, di prossemica, di utilizzo del corpo. Il provino serve solo per capire da dove vieni, con chi hai studiato, come usi la voce, come ti muovi sul palcoscenico e come reagisci agli imput del regista. Molti giovani, nei miei provini recenti, non sono preparati a questo e sbagliano clamorosamente, ed è un dolore. Io questa cosa l’ho capita passando dalla parte del regista, forse li sbagliavo anche io. Nelle scuole di recitazione ci dovrebbe essere una materia su come si fa un provino, perchè il 90% fallisce e l’attore perde quei 5 minuti fondamentali per ottenere un lavoro.

Patrizio Cigliano chiude la sua intervista con un video-saluto, ricordandoci l’appuntamento al Sistina con Febbre da cavallo e ci regala una divertente battuta finale. Non resta che guardare!

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Benedetta Valanzano, le emozioni di un’artista

Reduce dal grande successo della lunga tournée del Marchese del Grillo, Benedetta Valanzano prosegue il suo percorso teatrale con una nuova avventura. In questi giorni a Roma è in scena con il musical “Febbre da cavallo(qui la recensione), altra rappresentazione di richiamo, soprattutto per i capitolini. Artista poliedrica, moderna e dalla bellezza pulita, si distingue sicuramente per le sue capacità creative, vedi anche la sua passione per la pittura. Tante le sue esperienze entusiasmanti: dal già citato teatro, al cinema, le fiction in tv, il ballo, la radio. Una vocalità limpida e elegante, che eccelle ancor di più nelle sue canzoni, specie nelle note alte. La solarità e semplicità che infonde, la rendono poi un esempio positivo a cui far riferimento. In bocca al lupo Benedetta, continua così!

Da sinistra Benedetta Valanzano in Olimpià nel Marchese del Grillo, a destra è Mafalda in Febbre da cavallo.

Roma. All’uscita del teatro Sistina, dopo aver da poco terminato lo spettacolo, Benedetta ci viene incontro sorridente e come sempre disponibile, avvolta in un cappotto nero. Inizia a raccontarsi ripercorrendo le sue emozioni fatte di ricordi e novità.

Ti avevamo lasciato a novembre scorso con Olimpià nel Marchese del Grillo (rileggi l’articolo), ora sei tornata a teatro a Roma con un nuovo personaggio e spettacolo. Raccontaci.

B. In “Febbre da cavallo”, Mafalda è l’indossatrice di pellicce, fa le sfilate, la modella di facciata che in realtà insomma è una signorina… come dire…., “di facili costumi” ecco! Beh, è un personaggio molto divertente con la sua parlata milanese, che è ricordata in queste scene per la battuta “storica” di Mandrake che gli chiede di aiutarla a trovare i 20 milioni della mancata vincita. (C’ho certi ca*** Mafà!….)

Come è  stata la preparazione di questo spettacolo?

B. È stato un mese no stop per tutti noi del cast, prove su prove. E’ ancora tutto work in progress. Alla fine quel che conta è che questa commedia piaccia al pubblico.

Quando nasce il tuo amore per il teatro?

B. Mah, …tanti anni fa, ero piccina, avevo 17 anni. E’ nato cosi, è stato un colpo di fulmine, bisogna provare le cose per poi innamorarsi. Io ho provato e mi sono innamorata. Il primo debutto è stato davvero speciale nella Lisistrata di Aristofane, con la mia piccola compagnia a Capua al Teatro Ricciardi. Comunque sono tutti bellissimi ricordi. Il teatro è molto gratificante!

Sei una delle poche artiste che si emoziona veramente per quel che fa, e riesce a non ancorarsi in un unico ruolo, quello dell’attrice. Insomma non è da tutti !

B. Si, ti ringrazio ! Questa è una bellissima affermazione, quindi oltre a ringraziarti non saprei che cosa dire, perchè poi che cosa dico? Faccio un’auto-celebrazione? No, perchè non sono proprio la persona. Quindi questa la lascio a te, va bene cosi, e ti ringrazio, un bellissimo complimento !

Parliamo di musica. Nelle tue canzoni che hai pubblicato c’è un sensibile legame con la tua Campania. Puoi descrivercele ?

B. In “Una Terra che tace” ho cercato di trattare il tema della terra dei fuochi attraverso una poetica differente. Chi ascolta la canzone e vede il video, non ci sono mai riferimenti espliciti a questo problema, ne’ ho mai strumentalizzato nulla. Quindi non c’è mai la parola terra dei fuochi, roghi, “monnezza” o quant’altro. Infatti è una canzone ispirata alle liriche del Pavese “La terra e la morte”, e poi fra l’altro questo pezzo è stato costruito proprio nello stesso momento in cui Rocco Hunt fece “Nu juorn buon”, che è stato campione a San Remo. Io l’ho voluto raccontare in un modo diverso. Il video di “Eclissi” è stato girato in costiera sorrentina, alla Cala di Mitigliano, infatti in lontananza si vede Capri. Io poi ho sempre lavorato con le persone del mio territorio, da Claudio D’Avascio il regista del mio video, all’arrangiatore Flex Aiello. Sono tutti ragazzi napoletani, bravissimi, e io con loro costruisco questa passione per la musica, ecco.

Un contrasto dolore-allegria, da “Una Terra che tace” e “Com’è bella la sera”, immagini Youtube.

“Com’è bella la sera” invece è una cover degli anni ’60 reinterpretata in chiave moderna e coinvolgente.

B. Si, grazie. E’ una cover di Sandie Shaw. Infatti molti non conoscevano il pezzo originale, pensavano che fosse un inedito. E’ stata un pò la canzoncina estiva del 2014.

Ci riserverai nuovi brani prossimamente?

B. C’è un altro brano per l’estate, che già è stato scritto e si chiama…..

Ma si può dire?

B. No ! Ahahah, non lo diciamo.  😛 

Tu segui l’arte figurativa? Pratichi o hai praticato qualcosa in particolare?

B. Io ho fatto l’Istituto d’arte e adoro la pittura. Purtroppo per questioni di tempo non pratico più. 

Ti senti di dare dei consigli ai giovanissimi che vogliono intraprendere il tuo stesso lavoro?

B. E’ quello di studiare perchè oggi il mercato è molto fitto di attori, di tante persone che vogliono intraprendere questa professione. Credo che la marcia in più la dia la preparazione, lo studio, la diversità, e cercare di crescere a livello personale e umano.

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Si ringrazia Benedetta Valanzano per la concessione e autorizzazione del materiale fotografico.

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“Tre passi di donna” tinge di rosa il Teatro Furio Camillo

Il Teatro Furio Camillo anticipa la Festa della Donna con una rassegna tutta al femminile, in scena dal 2 al 5 marzo 2017

“Tre passi di donna”, la rassegna tutta al femminile torna sulle tavole del teatro Furio Camillo nel mese dedicato alla donna. Quattro le storie in cartellone che dal 2 al 5 marzo spazieranno dal drammatico al teatro di ricerca corporea, per un racconto poliedrico e senza tempo. Una settimana all’insegna del rosa e dell’intera tavolozza cromatica che dipingerà l’animo femminile in tutte le sue sfumature: ironia, comicità, rabbia, disperazione, violenza, vendetta e rivendicazione sono le tempere emotive del quinto anno consecutivo della rassegna. Parola d’ordine? Mettersi in gioco!

Nata in punta di piedi con tre mini spettacoli,  “Tre passi di donna” è figlia dell’anima femminile del Furio Camillo, coordinato dalle direttrici artistiche Alessandra Lanciotti e Roberta Castelluzzo che hanno costruito, nel tempo, un luogo privilegiato dal quale poter osservare la complessità e la fragilità femminile.

La rassegna

La serata inaugurale della rassegna è aperta da C.A.B.A.R.Ѐ.  Calderone Artistico Burlesco Anarchico Rigorosamente Eclettico, un divertente spazio colorato dedicato alla sperimentazione e al confronto, che reinventa al femminile l’appuntamento fisso di ogni primo giovedì del mese.

Rien ne va plus, di e con Marina Romondia, porta in scena la drammatica storia di Martina, una ragazza come tante ma con un’importante dipendenza. Uno spettacolo che nasce dalla summa delle esperienze di molti e da quella personale dell’attrice one woman show capace di catalizzare l’attenzione del pubblico per l’intera durata dello spettacolo. Riuscirà Martina a lib(e)rarsi dalla gabbia della dipendenza del gioco d’azzardo?

La rassegna prosegue il 4 marzo con White Siberian, una riflessione sulla desertificazione intellettuale nel mondo della danza; in scena Valentina Versino, Michela Mucci e BricolageDanceMovement. Testo, acrobatica e danza sono i linguaggi trasversali che accompagnano Martina Giuliani in Gaia, uno spettacolo sulla violenza di genere che calerà il sipario della rassegna domenica 5 marzo.

Prospettive e ruoli inediti dai quali osservare il mondo attraverso la lente della femminilità. Alla conquista di un’espressione che utilizzi spazi ad hoc per farsi strada, a passo sempre più deciso, verso l’orizzonte dove la femminilità non dovrà più ritagliarsi una porzione di palcoscenico per poter emergere.

Il Teatro Furio Camillo ospiterà inoltre dal 3 al 31 marzo la mostra fotografica “Non è un lavoro per donne”, proposta dal Centro Sperimentale di Fotografia Adams, con ingresso libero per tutta la sua durata. Un reportage tutto al femminile con gli scatti di Souheila Soula, che sondano le pieghe più profonde del rapporto madre-figlia, e di Silvia Agostini, figlia, madre e nonna che in sella al suo scooter ha documentato il tragitto casa-ufficio nel reportage “Oltre lo specchio”.

Una sbirciatina alla mostra fotografica “Non è un lavoro per donne”

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TRE PASSI DI DONNA-RASSEGNA AL FEMMINILE

Quando: Dal 2 al 5 marzo

Tutti i giorni alle 21:00 – domenica alle 18:00

Dove:

Biglietti:

Biglietto C.A.B.A.R.È. € 5

Biglietto posto unico € 13 + € 2 tessera associativa

Abbonamento per 3 spettacoli €30

Info:  tel. 06.97616026

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