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Quelle che hanno perso il corteo, la recensione

Al Teatro Testaccio è andato in scena “Quelle che hanno perso il corteo“, spettacolo che conclude la stagione 2017/18. Protagoniste assolute Floriana Corlito e Roberta Pompili (qui l’intervista) in una commedia ironica che al tempo stesso pone una riflessione sulla figura femminile di ieri e di oggi. Un plauso alle due giovani attrici che in questa settimana di prove intense, ansie, sacrifici e ore tarde nelle ripetizioni del copione, sono state ripagate dal giusto calore del pubblico. Avranno anche perso il corteo, è vero, ma entrambe viaggiano già sulla corriera che le porterà un giorno non troppo lontano verso la notorietà.

Da sinistra Floriana Corlito e Roberta Pompili (foto Flavio Sforza)

Breve sinossi

Due aspiranti giornaliste si ritrovano in una redazione per una prova di assunzione. Alle ragazze, che ancora non si conoscono, viene assegnato il compito di scrivere insieme un articolo sui cambiamenti della figura della donna fino alla società odierna. Dopo le simpatiche schermaglie iniziali, le giovani cominciano a collaborare interrogandosi sui possibili scenari. Da qui in poi si materializzeranno i loro pensieri con schetch che scimmiottano coloro che amano apparire in televisione come sui social: le veline, le influencer, le icone di seduzione. Alla visibilità a tutti i costi queste donne sacrificano le relazioni interpersonali, la loro intimità e diventano spesso  oggetto di mercificazione.

Vengono riportati tuttavia anche esempi positivi di donne rivoluzionarie come Alfonsina Strada, prima ciclista a gareggiare al Giro d’Italia, e tutte quelle che faticosamente hanno conquistato una posizione rilevante nel mondo del lavoro.  Nel finale, quando le ragazze (ormai divenute amiche) termineranno l’articolo, si scoprirà l’atteggiamento disonesto del capo redattore. Contro di lui le giornaliste opporranno la loro dignitosa solidarietà e il rispetto dei diritti che spettano ad ogni donna.

A sinistra la scena delle veline more e a destra quella della influencer

Le attrici

Floriana e Roberta hanno dimostrato un’ottima presenza scenica tenendo benissimo il palco. Grande merito poi per aver saputo rapidamente passare da un cambio di scena all’altro mantenendo il giusto tempo delle battute e una inesauribile espressività. Si sono trasformate in quelle donne che oggi sono protagoniste in vari contesti. Dalla mamma concorrente di “Uomini & Donne” di Roberta Pompili, col suo divertentissimo dialetto, alle scatenate veline bionde e more. Di particolare rilevanza l’interpretazione di Floriana Corlito nella velina balbuziente, una parte molto comica e al contempo difficilissima da eseguire. Viene presentata la tendenza al “Ferragnesimo” con la conseguente dipendenza da followers e persino evocata Barbie, citando la celebre canzone degli Aqua “Barbie girl”. Davvero brave e belle, non c’è che dire !

Alcune istantanee di scena: dalla mamma concorrente a “Uomini & Donne” alla parodia di Barbie (foto Vincenzo Scudieri)

Il testo e la regia

Molto apprezzabile la scenografia, la cui struttura a scalette permetteva alle attrici di muoversi su e giù. C’è da sottolineare però che lo spettacolo ha peccato nelle tracce audio, risultate troppo alte nel volume, tanto da coprire, a volte, le parti recitate. Il testo, scritto da Alessandro Mancini e Tiziana Foschi, è comunque stato brillante, coinvolgente ma non solo. Ha lasciato anche riflettere sul ruolo della donna e di quanto sia importante in ogni campo, al di là dei pregiudizi maschili.

© Riproduzione riservata

Si ringraziano i fotografi Flavio Sforza, Cristina Rezzi per la foto in copertina e Vincenzo Scudieri per quelle di Barbie.

Info:

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TeatroTestaccio

Roberta e Floriana, 2 amiche per il Teatro

Il Teatro, specie quello Offè sempre un luogo dove scoprire talenti emergenti o spettacoli e performance piacevoli. Per l’occasione presentiamo due giovanissime e simpatiche attrici romane, Floriana Corlito e Roberta Pompili, che debutteranno con un nuovo spettacolo al Teatro Testaccio di Roma. Il 12 e 13 giugno, infatti, andranno in scena con Quelle che hanno perso il corteo, (qui la recensione) brillante commedia scritta da Alessandro Mancini e Tiziana Foschi, che ne cura anche la regia. Nei loro occhi traspare tutta quella passione per il teatro e un carattere deciso, che (soprattutto alla loro età) è molto raro incontrare oggi. Apprezzando ciò, auguriamo davvero alle ragazze di poter raggiungere al più presto traguardi importanti e significativi!

Conosciamo meglio Floriana e Roberta in un’intervista realizzata tra le poltrone rosse del Teatro Testaccio, appena dopo aver concluso le prove del loro spettacolo.

Potete raccontarci di cosa parlerà “Quelle che hanno perso il corteo” ? Cosa ci aspetta?

Roberta: Lo spettacolo parla di donne. Averlo portato l’8 marzo sarebbe stato troppo scontato, farlo inizio estate è proprio coraggioso! Tratta la storia di 2 giovani giornaliste che partecipano ad un bando che dà l’opportunità alle vincitrici di lavorare in redazione per una prova.

Floriana: Queste 2 ragazze, che ancora non si conoscono, si ritrovano a dover scrivere un articolo insieme sul tema del “Come è cambiata la donna dall’8 marzo del 1946 ad oggi?”. Questa è la domanda che ci poniamo e che rivolgiamo anche al pubblico.

Roberta: Si interrogano e affrontano, in pochissimo tempo a disposizione, un argomento così vasto. Da qui verranno fuori riferimenti che vanno dalla televisione a tutto ciò che è cambiato di generazione in generazione: dalla nostre nonne, madri e infine figlie. E’ uno spettacolo molto brillante, dove si ride. La regia è di Tiziana Foschi (ex Premiata Ditta) e il testo di Alessandro Mancini, autori comici professionisti, che si sono messi a nostra completa disposizione. Si sono proprio immedesimati in noi e ci hanno saputo ascoltare.

Floriana: La cosa bella è che ci hanno detto: “di che cosa vorreste parlare?” Per noi è stato straordinario sentir nascere questo spettacolo, portarlo quasi “in grembo” e vedere realizzare la scrittura. Poi adesso basta dire altro….perchè a un certo punto….Venite a teatro a vederlo!  😋

I ruoli comici femminili che si impongono, a teatro come nello spettacolo, sono molto pochi o spesso sono un compendio di quelli maschili. E’ un fattore che personalmente spero si sovverta. Quali sono gli idoli (anche attori uomini) a cui vi ispirate?

Floriana: Si è vero! Per me idoli moderni sono assolutamente Paola Cortellesi e Luca Marinelli. Li adoro! Invece tra i  più “datati” Nino Manfredi e Monica Vitti.

Roberta: Enrico Brignano è sicuramente stato l’artista che mi ha avvicinata per primo alla recitazione, facendomi riderere con i suoi esilaranti monologhi, che puntualmente imitavo già da piccola. Per quanto riguarda il cinema moderno, quella che ha segnato la Roberta di oggi è Paola Cortellesi. Ci sono cresciuta e ritengo sia un’attrice a tutto tondo! In merito agli attori del passato, mi hai fatto una domanda da 100 milioni di dollari, perchè mi viene in mente Nino Manfredi

Floriana: Vabbè mo se me stai a copià però me lo dici…cioè…

Roberta: Ci tengo a precisare che Manfredi  è l’ “Attore” per eccellenza. Però per non nominare lui, che per me è il “cuore”, nominerei Gigi Proietti. Ho adorato anche vedere i vecchi schetch di Franca Valeri e Anna Marchesini, che hanno rivoluzionato molto il ruolo della donna comica. Un tempo le comiche erano Bice Valori, Ave Ninchi, le classiche maschere.

Floriana: Tornando al discorso dei ruoli, sono convinta che ci sono state e ci sono tutt’ora tantissime donne comiche straordinarie. Poi è logico che gli uomini sono prevalenti, perchè per loro fare ruoli come il brutto, il matto, lo scemo gli riesce meglio, ahahaha.🤣

Roberta Pompili e Floriana Corlito

Come è nata la vostra empatia professionale? Vi trovate bene penso?

Floriana: Oddio non troppo…, ahahahaha. Per parlare di questo bisogna partire un po’ a posteriori. Io e lei ci siamo conosciute tramite social network. Roberta aveva postato su Instagram una foto di Enrico Brignano mentre cantava “Lulù”, un omaggio ad Aldo Fabrizi. “Lulù, nel cielo blu…” 🎶 (canta). Mentre vedo questa foto penso dentro di me: “strano che una ragazza della mia età conosca Fabrizi”. Inizio a spulciare il suo profilo, e noto che erano presenti Manfredi, Montesano, Proietti, la Lazio….Tante passioni comuni insomma.

Roberta: Quindi è nata prima la nostra amicizia in realtà. Lei mi ha contattato e io ho detto: “Chi è questa matta?”. Anche io ho visualizzato il suo profilo ed era molto molto simile al mio. Avevamo praticamente le stesse foto! Dopodiché ci siamo incontrate e da li Floriana è diventata una cambiale a vita. Per 2 anni siamo state tranquillissime, facevamo delle chiacchierate straordinarie, passeggiate in centro. Poi un giorno, non so a chi, venne la malsana idea dire: “Perchè non facciamo qualcosa insieme?” E’ finita l’amicizia ed è iniziata la società, ahahaha, scherzo. 😜

Floriana: Io ho fatto di tutto per non vederla più, ma ormai mi si era attaccata. Una cosa pazzesca.😫

In cosa vi sentite uguali e diverse? Vabbè, a parte che una è mora e l’altra castana.

Floriana: Si, una è riccia e una è liscia, vabbè lascia fa …😉

Roberta: Io mi sento uguale a Floriana in molte cose. Ho trovato in lei una amica, una socia, una complice a tutti gli effetti. Questa è una dedica che ti sto facendo Floria’. 😙E’ molto difficile trovare una coetanea con cui discutere di miti, i sogni e aspirazioni. 

Floriana: Ma non solo! Parlare con una persona di Garinei & Giovannini, ma dove la trovi della nostra età? Oppure che dice allo stesso tempo: “Che bello Alleluja Brava Gente“.

Roberta: Insieme andavamo poi al Sistina alle 4 di pomeriggio a vedere Massimo Ranieri. Insomma io ho trovato una persona con cui condividere tutto. Chiaramente c’è qualcosa in cui non ci troviamo. Non condividiamo la mia ansia, perchè sono una ragazza abbastanza ansiosa….

Floriana: No, non se pò condivide l’ansia de Roberta….!! L’ansia di Roberta è patologica !! E’ come dire “condivido una malattia”, non puoi condividere una malattia. La puoi sopportare, la puoi gestire….

Roberta: Però devi apprezzare il fatto che lo sto dicendo, lo sto ammettendo. E questo è già un passo verso la guarigione. 😁

Floriana: Fortunatamente questa è una cosa che ci dà empatia, perchè se in una coppia entrambe le persone sono estremamente energiche/entusiaste e dicono “dai facciamo, dai andiamo, dai che fico”, si rischia di partire per la tangente senza avere dubbi. Invece funziona se una delle due parti è più frenata. Questa è una cosa che ho imparato grazie a Roberta. 

Roberta: Io sono sia energica che riflessiva. Insieme abbiamo capito che porci domande è intraprendere la giusta direzione. Floriana è LA SOLUZIONE A TUTTI I MIEI PROBLEMI.

Floriana: Invece Roberta è IL PROBLEMA A TUTTE LE MIE SOLUZIONI 😅 . Questo è il sunto del nostro rapporto, però ci vogliamo anche bene.

Dall’ “L’Italia in Bianco e Nero” (2017).

Entrambe avete avuto esperienze lavorative al fianco di personaggi conosciuti. Cosa avete imparato?

Roberta: Io ho iniziato a fare teatro seriamente nel 2015. Ho seguito il laboratorio “Bonalaprima” di Marco Falaguasta, qui al Testaccio, il primo a livello professionale per me. Da qui, perfezionando alcune cose, ho capito seriamente che questa era la strada che volevo intraprendere. Poi sono passata al laboratorio di arti sceniche di uno straordinario artista come Massimiliano Bruno. Davvero una bella occasione! In questa “Isola Felice” ho conosciuto persone straordinarie, partendo in primis dal mio gruppo di lavoro e dagli insegnanti che ho avuto. Da Pietro De Silva a Luca Angeletti, e in ultimo Maurizio Lops, tutti grandi professionisti con cui mi sono rapportata cercando di prendere tutto, anche le piccole cose regalate durante la pausa caffè.

Floriana: Io invece ho iniziato a studiare teatro all’accademia Artès di Enrico Brignano a Pomezia. Era un corso propedeutico rivolto a tutti i bambini, avevo 16 anni. Anche a me quell’anno è servito per capire che volevo fare questo lavoro da grande. Successivamente sono venuta qui al Teatro Testaccio seguendo 2 anni il laboratorio di Marco Falaguasta, e poi ho iniziato con lui a lavorare come sua assistente. Per me Marco è il mio mentore, come dire….un “padre artistico”, ecco. Inoltre ho collaborato nell’aiuto regia con Tiziana Foschi in “Non si butta via niente” e Marco Fiorini in “Punto e a capo”. Ho conosciuto poi un sacco di attori all’interno dell’ambito come Benedetta Valanzano, Claudia Campagnola e molti altri. A livello formativo, gestendo da 4 anni questo teatro, ho avuto la possibilità di capire il funzionamento delle luci, delle tecniche, della scatola teatrale. A 20 anni fare queste esperienze mi rendo conto che è un grosso privilegio. Roberta ed io abbiamo poi collaborato con la Compagnia della Rosa, che ci ha dato la possibilità di sperimentare delle cose, come fosse una palestra. (L’Italia in Bianco e Nero n.d.r.)

Qualche settimana fa avete debuttato a Scicli (Ragusa) con “Risotto agli Scambi“. Lo riproporrete anche a Roma?

Roberta: Siamo proprio reduci infatti…abbiamo ancora i cannoli siciliani sopra lo stomaco. 😄 E’ stata un’esperienza bellissima perchè ci siamo confrontate con un pubblico totalmente nuovo, eravamo fuori casa a tutti gli effetti. Non c’erano amici e parenti a supportarci. Questo pubblico non ci conosceva ancora e aveva pagato i biglietto senza sapere cosa aspettarsi da noi. Eravamo li insieme a Giovanni Alfieri e Riccardo Cananiello con un testo curato da Sabrina Scansani. Questa simpatica commedia racconta la vicenda di 2 coppie che si rivedono dopo un’estate a cena, durante la quale emergeranno una serie di equivoci e non detti che cambieranno gli equilibri in generale.

Floriana: Per quanto mi riguarda, è stato bello scoprire come il pubblico siciliano sia completamente diverso da quello romano. Durante queste repliche mi sono accorta infatti che è più abituato alla commedia dialettale e alle sfumature della risata o la gag. Mentre quello romano forse vuole andare più in fondo alla ricerca della verità nella commedia.

Roberta: Non avevamo ancora citato lo scenografo, Peppe Spadaro. Noi siamo scesi in Sicilia con “il girevole” sul palco! Cioè, dopo il Sistina c’eravamo noi con il Piccolo Stabile di Scicli, diciamolo. Un girevole dove c’era la cucina e poi una sala. Il pubblico ha apprezzato molto questa tecnica scenica, una vera chicca dello spettacolo, che ci ha regalato molti applausi. Ringraziamo davvero Peppe con il suo gran lavoro, come tutti i ragazzi della troupe di Scicli. La Sicilia in generale ci ha accolto da Regine, da Prime Donne. Ne abbiamo ancora nostalgia e ritorneremo sicuramente.

Floriana: Probabilmente replicheremo “Risotto agli Scambi” a Roma, qui al Testaccio per il 9 e 10 Novembre 2018. Col girevole, non dimenticatevelo!

Una scena di “Risotto agli Scambi” insieme a Riccardo Cananiello e Giovanni Alfieri

Infine vi chiedo: qual è la soddisfazione più grande che vi volete togliere e il sogno che volete realizzare come attrici?

Floriana: Un sogno che mi farebbe dire un domani ai nipoti “Io l’ho fatto”, è quello di recitare al Sistina. Questo teatro per me è tanta roba a livello emotivo, proprio nel ricordo degli attori prima citati che lo hanno calcato. Un posto sacro. Una grande soddisfazione sarebbe quella poi di poter lavorare al fianco di attori che per me sono “piezz ‘e core”, tali Montesano, Proietti, Brignano. Vai Roberta,… e tu?

Roberta: Uffa…! Come ho ricordato prima, con Floriana siamo uguali quasi in tutto. Ci conosciamo bene e siamo molto compatibili anche per questo, e non escludo quello che ha detto. Io posso aggiungere, e sono sicura condivida anche Flo, che una soddisfazione che vorrei levarmi è quella di poter dire: “vivo di questo mestiere”. Anche con le cose più piccole, nel teatrino più polveroso di questa città o in quello abbandonato in periferia. Poter altresì regalare la gioia sia ai miei genitori nel vedere la propria figlia fare l’attrice, sia a tutte le persone che mi vogliono bene e mi hanno sempre sostenuto in questa strada un po’ tortuosa.

 © Riproduzione Riservata

Quando:

12-13 Giugno 2018, ore 21:00

Info e prenotazioni:

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TeatroTestaccio , tel: 065755482

Dove:

Via Romolo Gessi, 8, Roma

Enigma Fest, 4 serate all’insegna delle Arti creative

L’ Enigma Fest è un Festival che coinvolge tutte le arti quali Danza, Teatro, Musica, Arti Visive, Poesia e Pittura, ed è rivolto a tutti gli artisti emergenti del panorama italiano con l’intento di diffondere la cultura e condividerla. L’Enigma è il simbolo di tutto ciò che deve essere portato alla luce, riscoperto. È una domanda senza risposta, che sorge dal profondo della coscienza. È il motivo per il quale l’uomo ha iniziato a fare Arte. È l’ignoto che nasconde qualsiasi significato. L’ Enigma Fest vuole recuperare questo primordiale bisogno di conoscenza e metterlo a disposizione della creatività, vuole dare spazio alle idee e costruire un cerchio di fiducia che si basa su poche premesse: Arte e Vita. Nasce da un’idea di Andrea Pizzari, Diletta Brancatelli e Lidia di Girolamo con il supporto tecnico Federico Vigorito e del Teatro della Visitazione, che ospiterà la manifestazione. Per le 4 serate, oltre alle esibizioni delle giovani compagnie, saranno ospiti il regista e attore Massimiliano Bruno, il cantante Max Manfredi, l’ étoile Mariella Castelli Giuseppe Sorgi. Durante l’ Enigma Fest, all’interno del teatro, sarà anche possibile visitare le opere artistiche di Andrea Pizzari, Laura Desideri, Matteo Nardone, Adriano Natale e Federico D’Antoni. Di seguito l’intera programmazione del festival che avrà inizio giovedì 19 aprile e si concluderà domenica 22.

Gli ospiti e i Visual Artists dell’ Enigma Fest 2018

Giovedì 19 aprile

A iniziare sarà la Saw Dance Company, emergente compagnia di danza contemporanea da Riva Del Garda. Il loro spettacolo s’intitola “Autòs-Entòs”, e si basa su “Cosa significa essere autentici oggi?“, prendendo ispirazione dall’opera Essere e Tempo di Heidegger. Regia e coreografie a cura di Veronica Boniotti. L’attore e danzatore toscano Giuseppe Claudio Insalaco presenterà l’estratto del suo spettacolo teatrale All My Shit”. L’idea generatrice è il concetto che il lavoro di un artista rappresenti una tappa della propria formazione come essere umano, e che l’intera sua opera omnia possa essere vista come una mappa in cui sono indicati i momenti salienti della vita personale. Altro spettacolo di danza è il “Il Mago di Oz”, della compagnia romana Namastè Dance Company, per la regia e coreografia di Letizia Arcudi. Un atto unico ispirato all’omonimo romanzo per ragazzi di Frank Baum, rivisitato con tematiche particolari legate principalmente alla psiche e l’animo umano. Il racconto vede Dorothy, una ragazza che affronta le difficoltà adolescenziali e il passaggio ad un’età adulta. La presa di coscienza che il mondo reale necessita di intelligenza, coraggio e cuore, porta Dorothy prima ad allontanarsi dalla realtà, per poi  ritornarvi finalmente matura. Spazio anche ad un reading poetico-musicale intitolato “Vorrei perdermi tra le mie braccia”. Gli autori dei testi sono il chitarrista Roberto Scippa e la poetessa Francesca Castro. Il reading nasce come atto poetico musicale che desidera indagare la densa complessità del femminile nelle sue molteplici sfaccettature. Parole e musica accompagneranno lo spettatore in un viaggio notturno ed evocativo, a tratti onirico, alla scoperta dell’identità e della sessualità, verso quel luogo mitico e senza tempo, nel quale si celebra il misterioso e intimo incontro con se stessi e con l’altro.

Da sinistra: “Autòs-Entòs” della Saw Dance Company, a destra “Il Mago di Oz” della Namastè Dance Company

Venerdì 20 aprile

Il solo di Teatro-DanzaIsa.Bella, vedrà la collaborazione dell’interprete Irene Maria Giorgi e di Teresa Farella in regia. Questa unione artistica ha dato vita ad un progetto che nasce dalla voglia di riscattare la femminilità di donne incontrate e conosciute in diversi ambiti lavorativi: da contesti detentivi e protetti a quelli più quotidiani. Un continuo interrogarsi su come la danza possa spogliarsi dal suo aspetto performante e parlare di autenticità e di verità femminile, fino a raccontare di vita, quella che pulsa, fatta di viscere. “Fase R.E.M.” è un primo studio di teatro-danza della Compagnia Echoes, che vede in Giuliana Maglia la direzione artistica. Nasce da quei labirinti della mente immersa nel sonno più profondo, un insieme d’immagini oniriche evocative di una “realtà non realtà” alterata, nella quale spesso si trova la parte più vera e autentica di noi. La fase REM è il momento in cui si sogna, ed è proprio sul sogno che si sviluppa il nuovo lavoro coreografico della Maglia. Il progetto musicale sperimentale VOX NUDA viene portato dalla cantante e musicista di organetto Laura Desideri. La performance racconta l’approccio alla voce come strumento, teoria e pratica attraverso l’ausilio dell’elettronica e lavori di overdubbing, sintesi di anni di studi ed esperimenti. La Desideri, dotata di una vasta gamma vocale dal tono cristallino, condurrà gli ascoltatori ad immergersi nelle emozioni invitandoli a riconnettersi con il proprio scopo e il cuore della Terra. Un viaggio su voce nuda, appunto NUDA VOX. “(In)Finito” è il titolo dello spettacolo di danza contemporanea della Entropia dance company proveniente da Napoli. La ricerca dell’uomo, attraverso il movimento, della rappresentazione del senso di finitudine della vita umana. Una corda delimita lo spazio che simboleggia il confine, varco oltre il quale c’è l’ignoto della morte, stimolatrice dell’immaginario artistico. Dall’affannosa ricerca della comprensione, attraverso la danza, sopraggiunge la sensazione dell’eterno, un attimo in cui dinanzi alla caducità umana della nostra natura, si spiega il senso di infinito di cui siamo capaci. Regia e coreografie di Marco Lombardi.

Laura Desideri con il progetto musicale VOX NUDA;  a destra (In)finito della Entropia dance company

Sabato 21 aprile

Ospite della serata Mariella Castelli, étoile e pedagoga, che inaugurerà il Sabato ad Enigma Fest insieme a Sandro D’Ippoliti, coreografo e direttore della Scuola Milesimo Sport Center. Diletta Brancatelli seguirà regia e coreografia di “Altamarea“, il primo studio dello spettacolo di danza contemporanea di Atlantide Dance Company. Il progetto mette in scena le molteplici reazioni che scaturiscono dall’incontro tra il sensibile e l’artificiale. I protagonisti sono degli esseri cellulari, prodotti dall’energia cosmica, all’alba dei tempi quando la terra era ancora magma in trasformazione. Lungo il loro viaggio alla scoperta di sé e delle cose, incapperanno nell’evoluzione del mondo e nell’avanzamento incalzante della tecnologia. La volontà è di porsi come osservatori delle reazioni chimiche e naturali che derivano da questa grandiosa e affascinante divergenza. Poesia e danza contemporanea si incontrano in “Lettera al medico in Manicomio” di Alda Merini. Il testo è proposto ed interpretato contemporaneamente dall’attrice Lidia Di Girolamo e dalla danzatrice e coreografa Federica De Francesco. Sulla scena quindi la figura di Alda Merini è volutamente “sdoppiata” nella voce e nel corpo. “Dalla Padella alla Brace” è lo spettacolo teatrale in due atti unici di e con Luigi Falco e Beatrice Siciliano. I protagonisti si troveranno in situazioni che metteranno in evidenza le loro differenze e debolezze. La serata si concluderà con il cantautore genovese Max Manfredi che presenterà alcuni suoi brani insieme al Duo Griot, ovvero Matteo Colasanti e Laura Desideri, con la partecipazione della compagnia Atlantide Dance Company.

“Altamarea” della Atlantide Dance Company; “Pluriessenza” della Compagnia Identità Contemporanee

Domenica 22 aprile

Ospite che aprirà l’ultima serata è Massimiliano Bruno, grande attore e regista teatrale. Ci sarà poi il progetto sperimentale di danza contemporanea “Apple After Netwon della Uscite di Emergenza Contemporary Dance Company (regia e coreografie di Davide Romeo). La mela: metafora della gravità per un lavoro corporeo e simbolo che ha stimolato l’immaginario umano entrando nel folklore e nella mitologia. Partendo da Newton, si esplorano le possibilità espressive delle immagini, dei racconti, dei miti e dei giochi che hanno a che fare con la mela per creare una performance surreale e citazionistica, con una vena ironica e allo stesso tempo poetica. La mela è il leit motif di una ricerca antropologica su tutti i fronti: umano, relazionale, evocativo, esperienziale, coreutico e coreografico. “Pluriessenza“, spettacolo di danza contemporanea della Compagnia siciliana Identità Contemporanee (regia e coreografie di Simona Fichera). E’ un viaggio introspettivo alla riscoperta dei 5 sensi, che sfocia in un pensiero intimo talvolta influenzato da giudizi sociali. Un percorso sensoriale per il piacere di essere se stessi, attraverso interrogazioni personali, incontri, contatti, odori, sensazioni, emozioni, gusti. Spesso il nostro io si sdoppia e segue direzioni opposte: si scontra, si incontra e percorre una strada alla fine della quale deciderà se essere o apparire. Dharma Bums e Luca Natali è l’incontro musicale che vede la presenza di Matteo Colasanti alla chitarra, la voce Laura Desideri e Luca Natali, musicista di tamburo armonico e didgeridoo. E’ un progetto aperto di contaminazione e ricerca sonora tra world ed elettronica. Il festival si concluderà con l’ultimo ospite in scaletta, l’attore e autore Giuseppe Sorgi.

Quando:

Enigma Fest : Dal 19 al 22 aprile

Info e prezzi:

enigmafest2018@gmail.com  Fb Enigma FEST

Costo biglietto: 10 €+ 2 € tessera associativa.

Dove:

Teatro della Visitazione, via  dei Crispolti 142 – Roma

Traste-Storie: fra teatro, musica, danza e interazione

L’Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta “Traste-Storie”, rassegna di Spettacoli e Performance dedicati al Teatro di Narrazione e Memoria. Affabulazioni, racconti tramandati, ed episodi di vissuto quotidiano verranno rappresentati sotto forma di messa in scena teatrale e realtà performative multidisciplinari. Dal 23 gennaio al 4 febbraio Teatro, Musica e Danza si alterneranno sul palco del Teatro Trastevere con 4 diverse storie da non dimenticare. Per l’occasione il teatro ospiterà anche mostre ed installazioni correlate all’interno del proprio foyer. Di seguito il programma della rassegna Traste-Storie con tutte le date e presentazioni degli spettacoli.

“Arkady”, un viaggio tra pensieri poetici (dal 23 al 26 gennaio)

Di Giacomo Sette, diretto da Azzurra Lochi. Con: Arkady (Giulio Clerici), Alina (Alice Giorgi), Papà (Simone Caporossi), Azazael (Ana Kusch)

Arkady è un giovane camionista di origini moldavo-russe. La sua è una tratta molto particolare. Consegna tessuti a Le Havre (Francia) e Cabo de Roca (Portogallo), partendo da Taranto. Circa 40 ore di viaggio, con strettissime pause per mangiare e riposare. Arkady avrebbe voluto fare il poeta ed è terrorizzato dalla prospettiva di un colpo di sonno, suo grande nemico. Per vincere la paura e superare indenne il suo viaggio, Arkady parla da solo. Lo troviamo che racconta delle fatiche affrontate per corteggiare e conquistare Alina, laureanda in Storia Contemporanea con una tesi sulla nostalgia dei russi per l’Unione Sovietica.

La personalità chiusa e incerta di Arkady incontra non poche difficoltà nell’impresa. Ad aiutarlo ed ostacolarlo ci sono suo Padre, ex dissidente sovietico, costretto alla miseria e all’emigrazione dopo la caduta del muro di Berlino, e una misteriosa ragazza, Azazael, narratrice onnisciente. Personaggi reali o semplici proiezioni? In un abitacolo dove tutto è possibile, sempre più simile alla mente di chi lo guida. I piani e i temi si confondono, le voci si accumulano e la strada va, inesorabile, con il sonno. Davanti ad Arkady un bivio: la consegna precisa e puntuale dei tessuti o il volo meraviglioso nel paradiso dei camion? La via da scegliere è tutta qui, chiudere gli occhi o no.

“Lettera dalla memoria”. Tra passato, presente e futuro  (dal 27 al 28 gennaio)

Coreografie di Diletta Brancatelli. Musiche e voce Matteo Colasanti. Voce e testi teatrali Lidia Di Girolamo. 

Spettacolo basato sulla ricerca e raccolta di lettere e frammenti scritti da persone vissute durante la seconda guerra mondiale, di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche. Il suono delle bombe riporta dal passato al presente la figura di una donna che, attraverso suoni, musica e canzoni, rivive nella danza momenti della sua vita fino a giungere all’accettazione e alla liberazione. Il progetto è stato un lungo lavoro su un tema fin troppo conosciuto, grazie alla ricerca sulla corrispondenza dell’epoca. Ha incentivato poi un’interazione solida tra componimenti, testi teatrali e danza contemporanea, traducendo nel movimento lo stato d’animo delle testimonianze. Il lavoro artistico ha l’intento di far giungere quel moto di fiducia e speranza per il futuro che si avverte in questi scritti. Raccontare questi atti di coraggiosa umanità vuol far riflettere sull’essere più eroi nella propria vita, forse piccola agli occhi del mondo ma grande per ognuna di noi.

“Amore, ti odio”.  Riflessioni partecipative (30 gennaio)

Un progetto di: Maria Antonia Fama, Andrea Causapruna e Margherita Bulzacchelli

Jocker: Maria Antonia Fama e Margherita Bulzacchelli Attori: Andrea Causapruna, Alice Valente Visco, Mario Migliucci, Eva Allenbach, Camilla Ribechi

“Amare troppo è un esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così. Quasi tutte abbiamo amato troppo almeno una volta, e per molte di noi questo è un tema ricorrente di tutta la vita ”. Era il 1985 e Robin Norwood si rivolgeva con queste parole alle lettrici di “Donne che amano troppo”.

Forse “l’amare troppo” nasconde molte paure: rimanere sole, non meritare un amore felice, essere ignorate o abbandonate. A volte ci si attacca morbosamente a qualcuno, e pur di stare con lui (o lei) si è disposti a sopportare tutto, anche la violenza. Non esiste solo quella fisica, ma una più subdola e meno manifesta: quella delle minacce, aggressioni verbali e manipolazioni. Ma da dove ha origine tutto questo? Come mai si è disposti a sopportare tutto? La performance “Amore, Ti odio” permette di riflettere su queste domande, in maniera inusuale e inedita, sperimentando una modalità diversa di assistere a uno spettacolo teatrale. “Amore, Ti odio” nasce dal lavoro della compagnia “Il Teatro Invisibile” sulle metodologie del Teatro dell’Oppresso. Questo metodo, fondato dal regista Augusto Boal, utilizza il teatro come veicolo per favorire la presa di coscienza e l’aumento di consapevolezza, attraverso la partecipazione attiva del pubblico allo spettacolo teatrale.

Amore, Ti odio” è ispirato a una storia vera ed è composto da 5 brevi scene, recitate a canovaccio, costruite con la tecnica della Forum Teatre Play. Il pubblico assiste ad una prima rappresentazione, al termine della quale due Joker (figure esterne alla scena e uniche a dialogare direttamente con il pubblico) stimolano gli spettatori ad un dialogo sui contenuti e sul significato della rappresentazione stessa. Una dei due Joker è una psicoterapeuta, l’altra un’attrice. Una volta delineati in maniera sufficientemente chiara il topic, il senso dell’azione teatrale e le dinamiche relazionali tra i personaggi in scena, il pubblico viene invitato ad assistere nuovamente alla rappresentazione, diventando parte attiva della stessa. Potrà interrompere la storia in qualsiasi momento, con un semplice battito di mani. Questo gesto indicherà agli attori che devono “congelarsi”. Lo spettatore che ha fermato la scena, guidato dai Joker, proporrà un cambiamento della situazione, delle reazioni o dei comportamenti dei personaggi. Il pubblico avrà così modo di discutere e riflettere su ogni nuova soluzione, per valutarne realismo, credibilità, efficacia. Solo dopo aver preso una decisione collettiva si proseguirà, dando alla storia un corso nuovo, all’interno del quale gli attori si muoveranno improvvisando tutto. Questo scambio tra attori e pubblico potrà avvenire più volte, fintanto che non si trovi una possibile risoluzione al conflitto in scena.

“Sono tutti mio cugino”. Riscoprire la collettività  (dal 1 al 4 febbraio)

Diretto da Dario Aggioli Ideato da Dario Aggioli e Enrico Lombardi

Con Enrico Lombardi , Dario Aggioli e la partecipazione video di Silvia Razzoli

L’unico telefono del paese, in una casa dove non mancavano mai due fette di salame e un bicchiere di lambrusco per i passanti. Una casa con 12 figli, una casa di lavoratori, una casa che era una famiglia, in un paese che era una famiglia. Ora qualcosa si è perso ma ciò che rimane è la festa del paese di tutti, dove il paese, la casa, i 12 figli e i loro figli lavorano per costruire il passato. Una festa, una casa, un paese in cui ovunque ti giri “Sono Tutti Mio Cugino”.

Sono tutti mio cugino è uno spettacolo che attraverso i racconti di una famiglia e di una festa di paese, racconta ciò che abbiamo dimenticato, cose che nel passato abbiamo lasciato che ora ricerchiamo. Cosa abbiamo perso e ci manca? Cosa siamo contenti di aver perso? L’idea nasce dalla visione della Festa dell’Agricoltura di Corneto, un piccolo paese dell’appenino emiliano, che conta poco più di 200 abitanti, ma che raccoglie un pubblico enorme di gente. Tra gli organizzatori, moltissimi componenti della famiglie che nel tempo hanno lasciato il paese. Tutti tornano a Corneto per dare gratuitamente una mano e guardandosi intorno ci si accorge di essere tutti parenti.

Uno spettacolo che parla di condivisione, un termine che ora vuol dire mostrare agli altri qualcosa, invece che viverla assieme. Ora si condivide un’immagine per avere insieme a distanza delle emozioni, senza vedere negli occhi chi sta vivendole con noi, senza stare nella stessa stanza. Prima si condivideva un’esigenza, un desiderio e persino il telefono. Nella casa della famiglia protagonista del racconto c’era l’unico telefono del paese, dove la gente riceveva e faceva telefonate. Sul palco una cabina telefonica funzionante, dove gli spettatori potranno farsi chiamare dagli attori, diventando parte dello spettacolo.

Quando:

Traste-Storie, dal 23 Gennaio al 4 Febbraio

lun-sab: 21:00 / dom: 17:30

Info:

065814004  info@teatrotrastevere.it  www.teatrotrastevere.it

#ilpostodelleidee  https://www.facebook.com/teatrotrastevere/

Dove:

Teatro Trastevere, via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma

La Commedia dell’Arte sbarca al Teatro Testaccio

La compagnia teatrale La Bottega dei Comici inaugura i suoi nuovi ed entusiasmanti progetti. Quest’anno la stagione teatrale 2017/18, interamente dedicata alla Commedia dell’Arte, sarà ospitata dal Teatro Testaccio. Il cartellone prevederà un appuntamento al mese. Si inizia a novembre con “La Mandragola” e successivamente a dicembre con “Don Chisciotte”. Il nuovo anno vedrà in scena a gennaio “Empanada. Scultore di me stessa”, mentre febbraio e marzo saranno i mesi per assistere rispettivamente a “La Locandiera” e “Lilliputto e lo scontro di inciviltà”. Ultimo appuntamento previsto ad aprile con “Storie da Testaccio”. Non perdetevi la prima e unica rassegna teatrale interamente dedicata alla Commedia dell’Arte presente su Roma !

Alla riscoperta della tradizione

La Commedia dell’Arte è la madre della storia teatrale, spesso dimenticata e relegata a un passato lontano. Non solo permette di raccontare la nostra contemporaneità, ma prepara l’attore per poter interpretare qualsiasi ruolo, anche senza maschera. L’obiettivo della giovane compagnia La Bottega dei Comici (fondata nel 2014) è proprio quello di ridare spazio a quest’arte, come sottolineato dal direttore artistico Gabriele Guarino. La ristrutturazione del nuovo sito web comprenderà anche una rivista digitale dedicata al teatro: Il Batocchio. Uno spazio per gli artisti del panorama teatrale romano con poca visibilità, per raccontare il movimento vivo dell’arte con alle spalle una tradizione da difendere e diffondere.

Dai classici alle nuove drammaturgie

Grandi classici teatrali verranno rielaborati attraverso l’arte della commedia, andando a modificare il testo, con l’adattamento delle maschere. L’esilarante commedia di Machiavelli, La Mandragola, sarà portata in scena con maschere, lazzi e comicità a non finire. L’avventura del leggendario cavaliere Don Chisciotte, raccontata attraverso una girandola di travestimenti e giochi ritmici, per riflettere e ridere sull’uomo e le sue battaglie perse. La seduzione della Locandiera Mirandolina, affidata ai talentuosi Comici dell’Arte, metterà in luce tutta la genialità della drammaturgia goldoniana. Nuove trame completeranno poi la programmazione. Empanada, scultore di me stessa è la commovente storia di uno scultore argentino che scopre di sentirsi donna e vive un percorso di svelamento della sua natura, attraverso la metafora della maschera e della materia. Lilliputto e lo scontro di inciviltà è la vicenda di un Capitano siciliano che vuole riunire la Sicilia al Continente e invadere l’Europa con un esercito di immigrati clandestini e si troverà dinanzi alle diverse “inciviltà” del mondo “civile”. Storie di Testaccio si basa sulla raccolta delle testimonianze e aneddoti degli abitanti del quartiere di Testaccio, rendendolo vero protagonista nelle sue vicende più sconosciute e divertenti.

Date in cartellone:

3-4-5 NOVEMBRE 2017 – LA MANDRAGOLA

1-2-3 DICEMBRE 2017 – DON CHISCIOTTE

5-6-7 GENNAIO 2018 – EMPANADA, SCULTORE DI ME STESSA

2-3-4 FEBBRAIO 2018 – LA LOCANDIERA

16-17-18 MARZO 2018 – LILLIPUTTO E LO SCONTRO DI INCIVILTÀ

6-7-8 APRILE 2018 – STORIE DA TESTACCIO, canovaccio originale su storie e aneddoti del quartiere 

 

Corsi di formazione per grandi e piccini

La Bottega dei Comici offre inoltre i suoi corsi di formazione che prevedono 9 mesi di studio intensivo. Tre le categorie specifiche. Il corso per allievi attori “Il Recitar Commedie è la nostr’Arte”, diretto per il 4° anno da Gabriele Guarino al Defrag (via delle Isole Curzolane, 75), è specializzato per chi vuole formarsi con un percorso di Commedia dell’Arte. Obiettivo per chi partecipa quello di imparare a lavorare improvvisando con la maschera, attraverso una preparazione fisica e lo studio della tradizione. Ad esso sono correlati i corsi di Danze Popolari e in Maschera di Valentina Puccini e di Acrobatica Comica e Parkour seguiti da Alessio Sapienza. Grazie alle tecniche di studio della danza, si potenzierà il controllo del proprio corpo sulla scena e il senso estetico. L’allievo potrà così creare un nuovo modo di costruzione di personaggi, situazioni e monologhi. Il corso dedicato ai bambini dai 6 ai 10 anni Il Carro Allegorico” è condotto da Alessio Sapienza, allo spazio C’era due volte (via Valtravaglia 12-14). I giovani allievi potranno divertirsi  liberamente con la loro fantasia e creatività, imparando a scoprire il valore della Commedia dell’Arte. Lo scopo è quello di avvicinare i ragazzi in maniera consapevole ed appassionata verso il teatro realizzando progetti di gruppo. Infine c’è il corso serale per adulti condotto da Gabriele Guarino e Luca Gabos all’Alchimista Attraverso lo Specchio (via Bartolomeo Bossi, 6) per chiunque voglia sperimentare il teatro in chiave amatoriale. Il percorso è pensato per chi vuole conoscere se stesso e il proprio corpo e sviluppare delle capacità comunicative, divertendosi.

Un ringraziamento a ufficio stampa Federica Guzzon

Info, prenotazioni e costi:

labottegadeicomici@gmail.com – 3932624269

web : labottegadeicomici

Facebook: laBottegadeiComici

www.teatrotestaccio.net/category/stagione-2017-18

Dove:

Teatro Testaccio, via Romolo Gessi, 8

Quando i “lavori in casa” sono divertenti

Dopo i successi raccolti a Napoli per 3 anni consecutivi, sbarca al Teatro Testaccio di Roma una commedia strapparisate: “Come sopravvivere ai lavori in casa“. A garanzia di tutto ci sono comici affermati e “vecchie glorie” di Zelig come il protagonista Michele Caputo e Paolo Migone in regia. Insieme a loro Benedetta Valanzano, Jury Monaco e Vincenzo De Lucia completeranno una spassosissima e coinvolgente rappresentazione. Attori divertenti si, ma anche con un cuore davvero grande. Infatti ad aprile, al teatro ZonaVomero, hanno devoluto in beneficenza l’intero incasso per una nuova medicheria di un reparto pediatrico. Che apettate? Andate a vederli il 15 ottobre !

Da sinistra Michele Caputo con Benedetta Valanzano, a destra è con Jury Monaco e Vincenzo De Lucia, PH Mariano Chirichella

Sopravviveranno ai lavori?

Una coppia sposata sta vivendo un momento di crisi, e non riesce proprio a comunicare reciprocamente. La moglie, interpretata da Benedetta Valanzano, (che abbiamo avuto il piacere di incontrare recentemente per altri spettacoli) sembra una donna isterica, ossessionata dall’ordine e dalla frenesia. Il marito (Michele Caputo) è nella posizione di chi contesta svogliatamente ma poi alla fine soccombe nelle decisioni. La loro monotonia verrà scombussolata dalla decisione della donna di ristrutturare l’appartamento. Si affideranno (faranno bene?) ad uno strambo architetto (Vincenzo De Lucia) e un operaio alquanto maldestro (Jury Monaco). Che succederà con questi lavori in casa? Noi di Pocket Art seguiremo da vicino lo spettacolo gustandoci ogni battuta e il finale a sorpresa. E voi?

Quando:

Come sopravvivere ai lavori in casa

15 ottobre ore 18,30

Dove:

Teatro Testaccio,  Via Romolo Gessi, 8, Roma

DIRETTAmente in SCENA, per un teatro 3.0

DIRETTAmente in SCENA segna la nascita di un nuovo linguaggio! Un teatro esclusivamente in streaming, sfruttando due più popolari e potenti social network come Facebook e Instagram. Un teatro 3.0, come tre sono le attrici che hanno ideato questo innovativo progetto: Laura Anzani, Chiara Leonetti e Adele Piras. In scena un appuntamento al mese in diretta da Milano e Roma. Non resta che seguire e aspettare curiosi la prima. Sipario, anzi no…full screen !

Il logo di DIRETTAmente in SCENA, a sinistra un’immagine delle ragazze nel video-promo

E se fosse un teatro virale?

Tutti sanno ormai quanto può pesare la potenza dei social, attraverso i quali si può raggiungere una platea davvero ampia. In questi anni si sono forse usati troppo per cose futili o narcisistiche. Ma ci sarebbe bisogno di altro…Come ci spiega proprio Adele Piras:

Quel che manca sono proprio i contenuti. Ci siam dette: ma cosa succederebbe se mettessimo online dei contenuti di cui siamo portatrici ? Proviamo a fare teatro, in cui davvero crediamo tanto!

Un’altra cosa che le ragazze hanno valutato è proprio quella riguardante gli addetti al mestiere. “DIRETTAmente in SCENA” ha intenzione di creare una “piattaforma di volti” che metta in rilievo attori davvero capaci ma con poco spazio, vista l’enorme concorrenza di un mercato ormai saturo. La chanche in più di andare in scena e avere belle opportunità di confronto e presentazione. Uno spazio dedicato alla tecnica per mettersi comunque alla prova nell’abilità di recitazione dei testi. Ogni mese è prevista una diretta della durata massima di 20 minuti, in una location reale (in ambiente esterno o interno) adattatabile al testo. Le performance verranno rielaborate prendendo spunto da opere teatrali di drammaturgia contemporanea o testi originali, anche stranieri. Roma inizierà per prima entro fine ottobre, poi sarà la volta di Milano. “DIRETTAmente in SCENA” avrà una stagione come un normale teatro, da Ottobre a fine Maggio e forse anche una breve rassegna estiva. Insomma è fatto apposta anche per quel pubblico “comodo” che non ama recarsi fisicamente a teatro. Una grande occasione (e speranza) per avvicinare e conquistare molte persone alla cultura, specie i giovani, distratti purtoppo dalla carente, diseducativa e inutile programmazione televisiva di oggi. Teatro virale? Noi ci auguriamo di si. In bocca al lupo ragazze!

Chi sono le protagoniste?

Laura Anzani

Laura Anzani dopo un percorso come producer in pubblicità, si trasferisce a New York dove vive alcuni anni per studiare recitazione. L’incontro con artisti di varie nazionalità dà vita a diversi progetti teatrali e cinematografici. E’ stata diretta dalla regista australiana Gabriella Rose-Carter in spettacoli a Milano e New York, dove ha anche partecipato a diverse produzioni indipendenti. Nel 2007 fonda Merenda insieme al regista Matteo Pellegrini e comincia a occuparsi di produzioni teatrali. Debutta al Teatro Franco, al Piccolo Teatro Grassi e nel 2013 entra in TLLT e per due anni sviluppa una collaborazione con Teatro Libero portando in scena diversi spettacoli. E’ stata protagonista di “Danny e Il Profondo Blu”, del premio Oscar John Patrick Shanley, spettacolo andato in scena col sostegno della Missione Diplomatica degli Stati Uniti. Nel cinema ha lavorato accanto a Filippo Timi, Aleksei Guskov, Gianmarco Tognazzi, Anita Kravos. E’ autrice e protagonista della serie web in pillole “Do You Have A Sec”, recentemente pubblicata dal magazine femminile “IO Donna”.

Chiara Leonetti

Chiara Leonetti nasce come ballerina presso la Scuola Professionale Italiana di Danza, dove ha ricevuto anche una prima formazione di canto e recitazione. Si avvicina in maniera più approfondita al mondo della recitazione, frequentando il percorso accademico diretto dal celebre attore e regista Michael Rodgers (Actor’s Studio). Si perfeziona in recitazione cinematografica studiando con numerosi registi, tra cui: Sergio Rubini, Marco Risi, Giovanni Veronesi e Daniele Luchetti. E’ attrice in diversi videoclip musicali di noti artisti italiani, in alcuni spot e cortometraggi. Al cinema è attrice con ruolo nel film “Innamorati di Me”, per la regia di Nicola Prosatore, produzione Lotus. In televisione ha recitato in diversi famosi programmi di intrattenimento su La7 (“Crozza nel Paese delle Meraviglie” e “G’Day”) e per la serie tv Sky “1993”. Più di recente ricopre il ruolo di attrice nello spettacolo teatrale “Jung + Spielrein” per la regia di Michael Rodgers.

Adele Piras

Adele Piras si diploma nel 2013 presso la Scuola Arsenale di Milano secondo il metodo Lecoq con docenti Marina Spreafico e Kuniaki Ida. Prosegue i suoi studi con Michael Rodgers, allievo diretto di Larry Moss e con Danny Lemmo e Michael Margotta, membri a vita dell’Actors Studio. Completa la sua formazione all’Actors Temple di Londra dove approfondisce la Meisner technique. Ha lavorato in diverse produzione teatrali e cinematografiche come attrice. Nel 2015 fonda insieme a Francesca La Spada la compagnia di performing art I FIGLI DI MARLA.

 

 

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Divo Nerone – Opera Rock, un musical imperiale

Uno sforzo produttivo senza precedenti in Italia, alcune tra le più grandi professionalità del Made in Italy nel campo del cinema, della musica e dello spettacolo, una location unica al mondo! Tutto questo e molto altro è Divo Nerone – Opera Rock, lo spettacolo che dal 7 giugno 2017 “infiamma” Roma. Il musical racconta 14 anni di vita dell’Imperatore ritenuto responsabile del celebre incendio del 64 d.C., descrivendone la personalità complessa, le opere e le passioni attraverso un affresco storico pop-rock. La cornice della Vigna Barberini sul Colle Palatino, affacciata direttamente sul Colosseo e concessa per la prima volta in assoluto, fornisce all’opera uno scenario epico, affascinante ed unico. Solamente una squadra di eccellenze mondiali poteva affiancare un progetto così ambizioso. L’ideazione di Franco Migliacci (2 Grammy Award), le scenografie del premio Oscar Dante Ferretti, l’arredo del premio Oscar Francesca Lo Schiavo, i costumi del premio Oscar Gabriella Pescucci, la regia di Gino Landi e il contributo eccezionale alle musiche di Luis Bacalov, altro premio Oscar, sono la garanzia per un’esperienza indimenticabile nella Città Eterna. A disposizione ci sarà un cast artistico selezionato da “colossali” audizioni che hanno visto sfilare circa 2.000 artisti. Divo Nerone – Opera Rock è composto da 26 ballerini e acrobati, 12 cantanti e attori, 100 operanti tra luci, macchine, effetti speciali ed apparecchiature di scena. Innovativa ed inconsueta la scelta di interpretare lo stesso spettacolo alternativamente in italiano ed in inglese, una novità assoluta qui in Italia.

Sinossi e cast

L’ambientazione scenica è quella della Roma del 53 d. C., che vive il momento cruciale per l’avvento e la diffusione della cultura cristiana nel mondo. Lucio Domizio Enobarbo (Giorgio Adamo) è ancora un ragazzo allegro, spensierato e pieno di entusiasmo. La bellissima, ambiziosa e calcolatrice madre Agrippina (Rosalia Misseri) e Seneca (Giosue Tortorelli), uomo di consumata doppiezza, progettano per Lucio un ruolo di protagonista nella Storia. A 16 anni, nonostante l’amore sincero per la giovane Atte (Ilaria De Rosa), viene costretto dalla madre a sposare la sorellastra dodicenne Ottavia (Jessica Scorpio), figlia dell’imperatore Claudio, padre adottivo di Lucio. È un matrimonio d’interesse che rientra nel grande disegno dell’astuta Agrippina: portare il figlio a diventare il quinto Imperatore di Roma e con lui governare l’Impero. È il 12 ottobre del 54, l’imperatore Claudio viene avvelenato. L’inconsapevole Lucio si vede costretto ad abbandonare la sua vita, i suoi amici, la sua musica e i sogni d’artista, per assumere la guida di Roma. Da questo momento, Lucio Domizio Enobarbo diventa Nerone. Da qui inizia la sua vita da Imperatore, costantemente combattuto tra passioni profonde (vedi la sensuale Poppea interpretata da Rita Pilato) e atroci delitti, i tradimenti, gli intrighi del Potere e la promessa di salvezza di una nuova religione. Alla perfida maga Locusta (Simona Patitucci) viene anche affidato il ruolo di narratrice, una sorta di guida che accompagnerà il pubblico nelle varie fasi dello spettacolo.

Giorgio Adamo nelle vesti dell’imperatore Nerone (ph. Andrea Leonetti Di Vagno), a fianco Rita Pilato interpreta Poppea

Perche un’opera rock?

Una grande sfida quella di immaginare la musica più adatta ad accompagnare i tormenti del giovane imperatore. Franco Migliacci, autore dei testi dell’opera, ha pensato che il rock sinfonico fosse il genere migliore per segnare i momenti significativi di un personaggio così complesso e enigmatico. Da quanto raccontano gli storici, Nerone infatti era una vera e propria rock-star ante-litteram, scriveva, suonava e cantava le proprie canzoni. Nei brani ci sono attinenze alle grandi sonorità del cinema, stile “Il gladiatore”, che sanno accostarsi molto bene alle ambientazioni storiche e ai momenti più epici. Migliacci e la sua squadra di compositori potranno contare, per il ruolo di Nerone, sulle qualità di Giorgio Adamo, cantante attore con un passato in diverse cover band rock (Deep Purple su tutti). Un riferimento su tutti è stato quello dei Queen e soprattutto del loro leggendario front man e cantante. Sottolinea Migliacci : “In un personaggio così c’è un po’ della potenza, della forza e dell’ambiguità di Freddie Mercury, che sarebbe stato un Nerone formidabile”. Agli arrangiamenti hanno lavorato Emiliano Torquati e Stefano Acqua, per l’orchestrazione Antongiulio Frulio. Per le composizioni c’è la partecipazione straordinaria di Luis Bacalov nel brano “Da grande sarò immenso”, interpretato da un Nerone giovanissimo e non ancora corrotto, che canta i suoi sogni di artista.

Un momento di una scena di ballo

Una location sensazionale

La zona della Vigna Barberini, dove si svolgerà lo spettacolo nel periodo estivo, prende il nome dalla coltivazione di vite che la celebre famiglia romana aveva praticato nella zona tra il 1600 e il 1700, e copre la parte della Domus Aurea che insiste sul Colle Palatino. È qui che nel 2009 gli archeologi portarono alla luce i resti della Coenatio Rotunda, la leggendaria sala da pranzo della Domus di Nerone che ruotava giorno e notte, imitando i movimenti della Terra. Originariamente, la Reggia Imperiale “Domus Aurea” voluta da Nerone, si estendeva anche sui colli Celio e Oppio per un’area coperta di circa 70 ettari, su un’estensione totale di 250 ettari. In quest’area era compreso anche il lago su cui, circa cinquanta anni dopo, sorse l’Anfiteatro Flavio, conosciuto nel mondo come il Colosseo. Condannata alla distruzione e all’interramento a causa della “damnatio memoriae” che colpì il suo creatore, i resti della Domus Aurea rimasero nascosti fino al Rinascimento. Il padiglione ha 153 ambienti noti, con sviluppo in altezza di 12 metri e una estensione di circa 30.000 metri quadrati di superfici decorate a stucchi e affreschi dalla bellezza straordinaria, già indicati come Patrimonio dell’Unesco. Grazie al finanziamento pubblico del MiBACT e quello di privati cittadini, fino ad oggi è stato restaurato quasi il 75% dei resti archeologici e molti lavori sono in corso per riportare la dimora al suo antico splendore.

Quando:

Dal 7 Giugno al 10 Settembre

Info e prenotazioni:

ticketone.it/divo-nerone-biglietti

Gli spettacoli in programma variano dall’italiano all’inglese

Prezzi:

Platea Senatori : € 198,00

Gradinata Cavalieri: € 137,50

Gradinata Miles: € 88,00

Gradinata Colosseo:  € 49,50

Dove:

Vigna Barberini Colle Palatino

Il Festival delle Arti Labirinto, alla scoperta dei “giovani del futuro”

Il Festival delle Arti Labirinto, organizzato dal Gruppo della Creta, giunge alla seconda edizione con ulteriori novità. Gli spettatori potranno orientarsi non solo verso il teatro e la video-arte come nella prima edizione, ma anche a ulteriori forme artistiche come la musica, la drammaturgia, i workshop ed una performance che sfrutti l’ambiente urbano circostante. Col sostegno della SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) e il patrocinio del Municipio V del Comune di Roma, ci saranno eventi per celebrare i 90 anni di Torpignattara. Appuntamento quindi al Teatro Studio Uno di Roma, in via Carlo della Rocca 6, dal 15 al 28 maggio 2017.

Progetto grafico a cura di Giuditta Gabriotti

Cos’è il Labirinto?

Il Festival Labirinto è nato nel 2016 per volontà degli attori del Gruppo della Creta, spinti dal desiderio di mescolare diverse arti e dare spazio a tanti autori. L’immagine del labirinto è stata scelta per indicare i vari percorsi che si possono effettuare, puntando non necessariamente all’uscita, quanto a raggiungere il centro. Ciò significa che l’arte non tende a dare le risposte definitive che ci aspettiamo, ma cerca continuamente, si interseca con altre forme di espressione per creare un prodotto unico ma sempre nuovo. Obiettivo principale è quello di mettere a confronto e unire le varie arti. Lo spettatore potrà così andare una serata a teatro e contemporaneamente potrà assistere a una mostra pittorica, trovarsi all’interno di una video installazione o un concerto musicale. Una specie di “Luna Park Culturale” insomma. Il tema principale sarà dedicato ai “giovani del futuro“, ovvero individui non necessariamente di bassa età anagrafica, i quali vivono la realtà quotidiana e l’esperienza della tecnologia.

Da sinistra “Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti” con Alessandro De Feo, Matteo Cirillo e Giordana Morandini; “Tre once di lana nera” con Maria Chiara Tofone; “Icaro” con Barbara Alesse, Malvina Ruggiano e Massimiliano Aceti

Icaro, Dedalo e Minotauro, tra teatro e video-arte

Il percorso Icaro è finalizzato alla ricerca di spettacoli che “mirino al sole“, ma che abbiano l’intelligenza di non far sciogliere le proprie ali, proprio come la figura mitologica greca. Nella programmazione generale del festival saranno presentati 4 spettacoli. “Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti“, è presentato dal regista Tiziano Caputo che afferma: “L’allestimento punta all’essenziale. Gli attori, letteralmente immersi nel pubblico, cercano di creare un rapporto di intimità con esso, rendendolo partecipe all’azione. I personaggi non interagiscono tra loro, se non in senso ritmico e concettuale.”  In “Tre once di lana nera“, regia di Giacomo Troianiello, una donna riceve una lettera in cui le viene comunicato che il suo lavoro all’osservatorio è finito, costretta ad abbandonare quel luogo dove, da anni, vive e lavora con sempre meno frequenti contatti con il mondo, dove passa le sue notti “con il naso all’insù”. “Icaro”, del regista Massimiliano Aceti, è uno spettacolo basato su una storia vera, e racconta la vicenda del giovane Icaro, vittima di plagio da parte di un regista teatrale e di sua moglie. Icaro vuole fare l’attore, ma è costretto a vivere in una villa sperduta nella campagna laziale. Le sue ali saranno abbastanza forti, per scappare dal labirinto costruito da Minosse e abitato dal mostruoso Minotauro? Chiude “o’ Princepino”, con la regia di Cristiano Demurtas (produzione del Gruppo della Creta). La sezione Dedalo (l’architetto del labirinto) invece va alla ricerca di drammaturghi che possano proporre la loro visione della realtà attraverso la scrittura scenica. Quest’anno inoltre si presenterà una selezione di opere di giovani videoartisti internazionali nominata Minotauro. Il progetto Brave New World, tratto dal romanzo dello scrittore inglese Aldous Huxley Il Mondo Nuovo, è curato da Nicolas Vamvouklis ed è stato presentato da K-Gold Temporary Gallery ad agosto 2016 nell’isola greca di Lesbo. Il programma di screening include un nucleo estremamente eterogeneo di lavori che mettono in questione la relazione tra corpo umano e natura, evoluzione ed ambiente, città e circolazione dell’informazione, memoria e storia, identità e sviluppo tecnologico, religione ed ambiente domestico.

Workshop, Musica e Orientheatre

Due i workshop: uno di recitazione, condotto da Max Mazzotta (dal 15 al 19 maggio), ed uno di drammaturgia, condotto da Giampiero Rappa (dal 22 al 25 maggio), caratterizzeranno l’aspetto pedagogico del festival. Grazie al pretesto offerto dal tema di Labirinto II, “Noi giovani del futuro”, servendosi della loro sensibilità artistica e del loro metodo di lavoro, i due artisti accompagnano i partecipanti in una full immersion altamente stimolante. Non mancheranno concerti e aperitivi musicali come suggestiva colonna sonora per chiunque voglia addentrarsi nel Labirinto. Gli ospiti di questa edizione sono Sten & the Groovemates Duo (chitarra: Stefano Gasperi, basso: Andrea Sabatino), The Goodfellas Duo (voce e chitarra: Claudio Cirillo, percussioni e tromba: Domenico Rizzuto) e Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi). Gli attori del Gruppo della Creta hanno poi ideato l’evento urbano Orientheatre prendendo spunto dalla disciplina dell’orienteering, (orientamento) che consiste nell’effettuare un percorso caratterizzato da punti di controllo chiamati “lanterne” con l’aiuto esclusivo di una cartina topografica. Sostituendo le “lanterne” con attori, gli spettatori sono invitati ad orientarsi nel quartiere di Torpignattara, come dentro ad una drammaturgia spaziale. Seguendo le moderne correnti di “riappropriazione territoriale”, messe in moto in più parti del mondo da svariati gruppi di ricerca teatrale e artistica, si vorrà valorizzare le zone depresse urbane ed extraurbane. Il Gruppo propone una possibilità esperienziale di spettacolarizzazione dell’impianto urbanistico, che diventa scenografia e set delle narrazioni degli attori disseminati nella zona.

Il calendario degli eventi:

Lunedì 15 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso Artem Dance, via Natale Palli 11/13
  • Ore 19 inaugurazione festival con Sten & the Groovemates Duo ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

Martedì 16 e mercoledì 17 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso Artem Dance, via Natale Palli 11/13

Giovedì 18 e venerdì 19 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso ArtemDance, via Natale Palli 11/13
  • Ore 19 installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (Sala Specchi)

Sabato 20 maggio 2017

  • Ore 19 aperitivo musicale con The Goodfellas Duo ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (Sala Specchi)
  • Ore 23 concerto di The Goodfellas Duo 

Domenica 21 maggio 2017

  • Ore 17 performance urbana Orientheatre – regia di Alessandro Di Murro, con punto di ritrovo iniziale presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 17 installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

Lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 maggio 2017

  • Ore 11 – 16 workshop di drammaturgia condotto da Giampiero Rappa presso il Teatro Studio Uno

Giovedì 25 maggio 2017

  • Ore 11 – 16 workshop di drammaturgia condotto da Giampiero Rappa presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 19 installazione di video-arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas (Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)

Venerdì 26 maggio 2017

  • Ore 19 installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas (Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)

Sabato 27 maggio 2017

  • Ore 19 aperitivo musicale con Trieste meolo roncade  ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas [Gruppo della Creta](Sala Teatro)
  • Ore 21 spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)
  • Ore 23 concerto di Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi)

Domenica 28 maggio 2017

  • Ore 17 performance urbana Orientheatre, regia di Alessandro Di Murro, con punto di ritrovo iniziale presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 17 installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

Si ringrazia per il materiale fornito Ufficio Stampa Maya Amenduni

Social & Info:

festivallabirinto

teatrostudiouno

gruppodellacreta

labirintofestival@gmail.com   Tel: 3929768519

Prezzo : 

€ 10

Dove:

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6, Roma

Cristina Chinaglia, quando la comicità diventa “agrodolce”

Il percorso artistico di Cristina Chinaglia è sicuramente caratterizzato da numerose attività formative. La frequentazione del corso di Espressione Teatrale a Bologna e della  Scuola del teatroLab diretta da Antonio Albanese sono solo alcuni step che l’ hanno portata a perfezionarsi. Dopo aver conseguito la laurea in Lingue, Letterature e Culture Moderne, si e’ dedicata completamente al teatro nel duplice ruolo di attrice e cantante in spettacoli classici e moderni. Allieva nei laboratori di Giovanni Veronesi e Massimiliano Bruno per il cinema e l’”Atelier” di Albertazzi per il teatro, ha trovato qui lo stimolo a scrivere testi propri. Infatti è autrice di alcuni monologhi, l’ ultimo dei quali risultato vincitore allo Short lab 2017. Di recente ha avuto esperienze allo Zelig Lab, mentre quest’anno è stata presente come attrice in 3 pellicole cinematografiche.

Cristina Chinaglia riceve da Massimiliano Bruno il premio “miglior monologo” nell’edizione 2017 dello Short lab.

Raggiunta telefonicamente, Cristina Chinaglia si è mostrata disponibile a rispondere alle nostre domande, ripercorrendo alcuni momenti della sua carriera con un focus sul suo lavoro da poco premiato.

Ancora complimenti per la vittoria del tuo monologo allo Short lab 2017! Ci puoi presentare “Risonanze Magnetiche” e dirci da cosa è stato ideato?

C. Grazie! E’ un episodio di uno spettacolo che io avevo già in mente e finora mai rappresentato, dal nome “Moriremo tutti ma tu di più“. In realtà è una specie di seduta psicanalitica all’interno di una risonanza magnetica, dove la protagonista è una ragazza molto indaffarata, agitata, confusa. Anziché vagare con il pensiero nel chiuso del macchinario, parla al medico (il pubblico in questo caso) mettendo a nudo le cose della sua vita che non vanno in quel momento. La vicenda un pò surreale si conclude con la ragazza che cerca ancora il medico a cui raccontare di sé, come se fosse un analista. L’idea mi è nata proprio mentre facevo una risonanza molto tempo fa. Non sono particolarmente claustrofobica, ma volendo evitare brutte figure e schiacciare il pulsante per farmi aprire, in quel momento cominciai a pensare a delle cose, anche perché dovevo rimanere parecchi minuti. Questo pretesto narrativo mi è rimasto impresso. In “Moriremo tutti”, che sarebbe il progetto un pò più ampio, succederanno delle cose immaginarie nel poco tempo che resta prima della fine del mondo. Però non dico altro perché siamo ancora in fase di lavorazione.

Nei tuoi monologhi si ride tantissimo, c’è satira, ma dai spazio anche a spunti riflessivi.

C. Mah, si. Mi piace molto scrivere per far ridere, mi piace la comicità, la commedia, il teatro comico. Alcune cose le avevo presentate allo Zelig Lab. Però mi piace una comicità un pò “agrodolce”, a volte un pochino cinica, come chiave di lettura di alcune cose del mondo, un poco mi appartiene o comunque fa parte del mio modus-scribendi diciamo. Dei personaggi che presento mi piace il contrasto tra il loro modo di essere e le convenzioni della società che li costringono a comportarsi in una certa maniera. Ci provo a inserire spunti di riflessione. Ho presentato qualche tempo fa un monologo che si chiamava “Chi si riconosce è perduto“. Metteva in scena alcuni tipi di donne, di uomini, esempi positivi che in realtà poi non si rivelavano tali, infatti chi si riconosceva era perduto. Altri erano corti teatrali che ho presentato anche a Zelig, uno su una madre surrogata e un lavoro sul tema della maternità in età avanzata. Spesso indago le tematiche femminili, ma traggo spunti anche dall’attualità, e se mi capita faccio anche un pò di satira politica.

Cristina Chinaglia al fianco di Giorgio Albertazzi e in altre scene nella rappresentazione teatrale del “Mercante di Venezia.

Quali sono i ricordi del tuo percorso teatrale che senti particolarmente?

C. Sopra tutti vorrei ricordare l’incontro professionale con Giorgio Albertazzi, scomparso purtroppo l’anno scorso. Ho avuto il piacere di lavorare con lui per un anno e quattro mesi nel “Mercante di Venezia” , sua ultima tournée. Questo è uno spettacolo che porterò nel cuore, anche perché lui è stato un maestro avendo frequentato in precedenza il suo Atelier. Sono particolarmente felice di aver condiviso prima l’addestramento e poi anche il palcoscenico con lui. Mi ha sicuramente segnato e insegnato molto; io interpretavo un ruolo maschile del servitore Jobbino, un personaggio comico della commedia. Mi ha portato molta fortuna avendo ricevuto critiche positive. Lo definirei una sorta di “giro di boa”, anche perché non capita sempre di fare tournée così lunghe con quasi 200 date. E’ cosa di altri tempi, che forse i giovani attori di adesso fanno fatica a sperimentare. Come se si fosse tornati indietro nel tempo, quando le compagnie giravano ovunque. Per me è stata una palestra importantissima, recitando con frequenza. Devo dire che Albertazzi mi ha tanto incoraggiato a scrivere cose mie, lui come anche Massimiliano Bruno, con cui feci un laboratorio tempo fa. A me piace scrivere, io sono laureata in letteratura, ho fatto lingue straniere, ma la passione del teatro l’ho portata avanti grazie a queste esperienze.

Non solo teatro, hai avuto di recente anche esperienze cinematografiche?

C. Si, ho fatto un piccolo ruolo comico nel film “Mister Felicità” di Alessandro Siani, uscito a gennaio. Mi è piaciuto tantissimo recitare con lui perché davvero è una persona molto divertente, professionale e poi nella regia è molto attento. Poi ci sono altri due film in uscita, in cui ho fatto ruoli più grandi. “Il flauto magico di Piazza Vittorio“, è la trasposizione cinematografica del flauto magico di Mozart, con parti cantate come nell’opera. La sceneggiatura e la musica sono state riadattate in una chiave molto particolare, che poi si vedrà. Questo film è prodotto da Paco cinematografica e diretto da Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu. Fra i protagonisti ci sono Fabrizio Bentivoglio, Petra Magoni, Violetta Zironi e artisti da tutto il mondo come Ernesto Lopez. Ha un respiro molto internazionale ed è un progetto interessante e ambizioso, insomma è particolare. Poi c’è l’opera prima di “Beate“, per la regia di Samad Zarmandili, che è una commedia molto divertente con Donatella Finocchiaro, Paolo Pierobon, Lucia Sardo e Maria Roveran. Entrambi i film usciranno a breve, non so se il “Flauto” possa uscire per il Festival di Venezia, ma questa forse è una speranza più mia (ride), perché penso che possa rappresentare al meglio l’Italia.

Dal film “Mister Felicità” di Alessandro Siani

So che hai un’ottima voce, quale genere preferisci cantare ?

C. Eheheh, grazie. Allora io ho cominciato a studiare musica prima di recitazione. Ho imparato a suonare il clarinetto a 7 anni e poi ho fatto il conservatorio ma non mi sono diplomata perché ho smesso. Ho studiato anche canto lirico, ho smesso anche quello e ho cominciato a cantare con gli amici musica leggera. In realtà è stata sempre una passione collaterale, non è mio interesse fare la cantante, ma se capita di dover cantare qualcosa per uno spettacolo teatrale si, perché no. A volte canto un’aria lirica così per ricordarmi un pò, ma principalmente mi piace il rock inglese e le ballate melodiche.

Insegni ancora Tecniche di dialogo al master di narrazione della scuola Palomar di Rovigo?

C. In realtà non più. Mattia Signorini è un mio amico, un romanziere, e siamo entrambi Polesani, lui di Rovigo io di Badia di Polesine. Lui ha deciso di aprire un corso di scrittura con la sua scuola molto bella, e in realtà ho cominciato anche io ad avviare delle collaborazioni per questo progetto da intraprendere. Però poi per degli impegni personali ho rinunciato, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto far conciliare le cose. Io adesso vivo e lavoro a Roma e la scuola è a Rovigo, per me sarebbe stato complicato. In futuro magari recuperiamo! Oltre a preparare scrittori di romanzi, la scuola è di interesse anche per chi scrive per il teatro nel riuscire in dialoghi che siano credibili, veri, interessanti.

Oltre alla preparazione, quali pensi siano altri fattori importanti per un attore?

C. La disponibiltà a farsi sempre modellare. Anche una forte umiltà, che non ti faccia mai sentire totalmente capace, totalmente arrivato. Bisogna sempre un pò dubitare di se stessi secondo me, perché poi nel conflitto nascono le emozioni. L’umiltà è necessaria, togliere il più possibile il proprio ego per lasciare spazio a quello che si deve trasmettere, dando al personaggio la possibilità di vivere. E’ come se tu avessi un sacchetto trasparente, già pieno di roba, che non permette di far passare la luce attraverso. Se rimane più trasparente possibile e da riempire, la luce intanto passa. Secondo me bisogna poter dare e non ricevere soltanto. Un attore si pensa voglia essere al centro dell’attenzione, invece deve essere il contrario e stare al servizio del pubblico. Se non hai nulla da dare e pretendi di ricevere non è utile.

Ringraziamo Cristina Chinaglia per la concessione del materiale fotografico.