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Marconi Teatro Festival, tutti i colori dell’arte

Si svolgerà dal 4 al 29 luglio la seconda edizione dell’evento estivo Marconi Teatro Festival: Tutti i colori dell’arte, che regalerà a tutti una Grande Estate a Roma. La scorsa edizione ha registrato un grande riscontro tra il pubblico e gli addetti ai lavori. Quest’anno sono stati allestiti 2 palchi, uno interno e uno esterno, che ospiteranno, in quattro settimane, più di 40 spettacoli e 150 artisti, per un totale di 500 posti a sedere. L’iniziativa è parte del programma dell’ Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale. Claudio Boccaccini, Michele Paulicelli, Paolo Triestino, Marco Simeoli, Francesca Nunzi, Tiziana Sensi, Marco Cavallaro, Pietro De Silva, Geppi Di Stasio, sono solo alcuni dei nomi presenti al Festival fortemente voluto di Felice Della Corte, direttore artistico del Teatro Marconi, il quale ha affermato che:

Il Marconi Teatro Festival si pone come centro di aggregazione in primo luogo per il quartiere in cui nasce e poi per la città: un’isola culturale stabile che vivrà costantemente e in continuità con l’attività invernale del Teatro.

A sinistra “Forza venite gente” (foto Luana Belli);  a destra Ketty Roselli in “Molto sudore per nulla“. 

Si parte il 4 luglio alle 17.30, con uno spettacolo che da sempre cattura il cuore degli spettatori. In scena il musical di Michele Paulicelli Forza venite gente, la storia San Francesco d’Assisi raccontata in musica e in prosa. Lo spettacolo sarà in scena anche dal 5 all’8 luglio alle 21.15 con Paulicelli e la partecipazione straordinaria di Roberto D’Alessandro. Sempre il 4 luglio alle 21, e in replica il 21 luglio, sarà in scena Oggi sposo, monologo brillante e ironico sull’amore perfetto che non esiste, diretto da Duilio Paciello, di e con Matteo Cirillo vincitore del Premio Traiano. Il 5 luglio alle 21.00, dopo il sold out dello scorso anno, torna Ketty Roselli che, accompagnata al piano da Antonio Nasca, metterà in scena i suoi monologhi comici in Molto sudore per nulla.

Il 6 luglio la Compagnia delle arti, diretta da Antonello Avallone, ci accompagnerà nel meraviglioso viaggio del pianista sull’oceano immaginato da Alessandro Baricco con lo spettacolo Novecento. Ancora un monologo, che utilizza diversi registri di umorismo, quello proposto il 7 luglio da Roberta Calandra con lo spettacolo Il Buco, con Nadia Perciabosco. Francesca Nunzi sarà invece la protagonista di Volevo fare la mignotta, in scena la sera dell’8 luglio. Un viaggio ironico di una donna che dopo tante fatiche, alla fine della giornata si domanda se tutto quello che fa ha un senso.

Ivan Peretto e Marco Vincis si affronteranno ne La sfida 30 Vs 50, due comici di età diverse che la sera del 9 luglio si sfideranno sul ring allestito sul palco esterno a colpi di battute e monologhi. Grande attesa la stessa sera per Tutti contro Tutti, uno spettacolo che è un sodalizio stravagante tra musica e teatro. Sul palco interno dalle 21.30 Federico Capranica, Elisabetta Nesca ed Emanuele Bissattini con il coro ALTAVOCE e la partecipazione di Mirko Cannella si esibiranno con un repertorio internazionale che spazia dal Pop al Funky, dove la loro italica natura avrà la meglio sui bellissimi americanismi. Il 10 luglio Francesca Perrelli, Laura Gagliardi, Jessica Pacioni, Rita Piermarini, Massimo Saccutelli, Marina Lo Re, Fabio Gagliardi e  Roberto Sanapo saranno in scena con la brillante commedia La Paura 2.0.

Geppi di Stasio e Roberta Sansò in “Voi non siete napoletani“. 

Sempre il 10 luglio sul palco esterno lo spettacolo di Varietà di Geppi Di Stasio accompagnato da Roberta Sanzò, Voi non siete napoletani, con il Maestro Sergio Colicchio al pianoforte. La compagnia Golden Show, l’11 luglio sul palco esterno, metterà in scena lo spettacolo Gaia in veloce e scherzoso discorso al mondo, con Stefania Ventura. Sul palco interno invece verrà rappresentato SEVEN…Movimenti di pace, ad opera di Bricolage Dance Movement.

Gli appuntamenti del 12 luglio saranno con Barnum, la nobile arte della frottola per la regia di Licia Pugliese, e #LaPoesiaSalveràIlMondo – La poesia ai tempi di Youtube, con protagonisti Matteo Pasquinelli, Francesco Giordano, Riccardo Parravicini. Il 13 e 14 luglio sarà in scena la prima di SILENZIO… AMLETO…dalla Finzione alla Verità, uno spettacolo di Emilio Genazzini della compagnia Abraxa Teatro. Dal 13 al 15 luglio Tiziana Sensi supporterà tutti gli attori o allievi/attori che vogliono allenare ed affinare la propria tecnica, con Lo studio dell’attore.

Il 15 luglio alle 21 sul palco esterno tornano in scena Francesca Nunzi e Marco Simeoli con lo spettacolo musicale C’è sempre una ragione di più; mentre sul palco interno verrà rappresentato un testo scritto e diretto da Pietro De Silva, Donne in cerca di guai, con Patrizia Casagrande, Antonia Di Francesco, Veronica Liberale, Francesca Pausilli e l’amichevole partecipazione di Antonio Losito e con Cristiano Calvo e Aurora Polisano. Il 16 luglio un testo di Eduardo Scarpetta, Mettiteve a ffa’ l’ammore cu me, adattato e diretto da Salvatore Mincione Guarino, mentre sul palco esterno ritona e #LaPoesiaSalveràIlMondo – Li morti de Roma.

Il 17 luglio ci sarà un reading musicale di Paolo Triestino con Il paese dei ciechi di H.G. Wells, mentre sul palco interno Senza fine, un musical diretto da Licia Pugliese tratto da una delle più celebri ed esilaranti commedie di Woody Allen ‘Dio’. Il 18 luglio Mariateresa Pascale, con lo spettacolo Le voci di Giò, ci farà compiere un viaggio poetico intorno all’amore, al dolore e alla fede di una giovane donna che si distinse per coraggio, forza e passione: Giovanna D’Arco. Sul palco esterno Gli appcicicaticci Tiziano Storti e Renato Preziuso daranno vita, con la loro improvvisazione teatrale a De Niu Sciò. 

Il 19 luglio la compagnia Techne Trio Live con Schermi sonori, un concerto della grande musica per il grande schermo, mentre sul palco interno Silvana Biagini, Alessandro Demontis, Monica Lugini e Paolo Pioppini metteranno in scena A volte un gatto, commedia surreale, allegra e intrigante sull’incomunicabilità umana e animale. Il 20 luglio è la volta di Marco Cavallaro con Una serata come viene, intrattenimento unico nel suo genere, dove non esiste testo ma solo la bravura dell’artista che garantirà risate e divertimento. Mentre, se volete conoscere la verità sulla questione meridionale, dovete assistere allo spettacolo amaramente ironico tratto dal saggio di Pino Aprile Terroni, la vera storia dell’unità d’Italia, con Roberto D’Alessandro, Mariano Perrella e la band di Marco Raoul Marini.

Il 21 luglio, sul palco interno ci sarà eVOLUTION – sit and think Legami_S_legati, con Eleonora Chiaramonti, Elisa Gagliardi, Francesca Roini e Federica Taffoni, per la regia di Angelo Egarese. Il 22 luglio, sul palco esterno, Nicola Losito ci accompagnerà con le  Fantasie notturne, mentre sul palco interno ancora uno spettacolo diretto da Licia Pugliese, Ladyvette. Il 23 luglio omaggio al Varietà con lo spettacolo VARIETèVENTUALI con protagonisti Giuseppe Abramo, Stefano Centore, Alessia Di Fusco e Annamaria Fittipaldi, mentre sul palco interno, Nessuno è perfetto, sempre per la regia di Licia Pugliese.

Da sinistra “La parrucchiera dell’imperatrice” con Tiziana Sensi e “La storia d’Ita(g)lia”. 

Nicole alla finestra è il nome dello spettacolo in scena sul palco interno il 24 luglio per la regia Jessica Pacioni, mentre sul palco esterno ancora Tiziana Sensi con lo spettacolo La parrucchiera dell’imperatrice – ossia la vera storia della principessa Sissi, diretta da Anna Cianca. Questo spettacolo sarà in scena anche il 25 sera insieme a Voci dal cortile di Edna Mazya diretto da Enrico Maria Lamanna. Il 26 è la volta di Napoli-Buenos Aires andata e ritorno – spettacolo in prosa, musica e tango, con Fatima Scialdone e la partecipazione di Eduardo Moyano e Simona Giarratano Vinsenti, di Fernando Pannullo. Al termine dello spettacolo segue “Serata di Milonga” aperta al pubblico tanghero. Sul palco esterno ritorna #LaPoesiaSalveràIlMondo – Il suonatore Jones.

Il 27 luglio Mimmo Mignemi, Marco Simeoli, Nadia Perciabosco e la chitarra classica Giovanni Mancini ci porteranno in Viaggio in Sicilia, attraverso le pagine di illustri autori che ne hanno cantato le bellezze. Mentre sul palco interno Cristina Pedetta e Sandro Calabrese metteranno in scena Il circo invisibile. Il 28 luglio Un pizzico di Taranta con Le Tre Meno un Quarto, gruppo musicale che propone le canzoni più famose della tradizione popolare del centro e sud Italia. Mentre sul palco esterno un grande ritorno per il Teatro Marconi: Claudio Boccaccini con La foto del Carabiniere, la storia del brigadiere Salvo D’Acquisto. A chiudere il festival il 29 luglio sarà la Compagnia A.M.O. con Daniele Derogatis, Valeria Monetti, Maurizio Paniconi, Alessandro Tirocchi con lo spettacolo La storia d’Ita(g)lia.

Quando:

Marconi Teatro Festival: dal 4 al 29 luglio 2018

Info:

www.teatromarconi.it info@teatromarconi.it – Tel 06.49.53.554

Fb Teatro Marconi: https://www.facebook.com/teatromarconii/

Fb Marconi Teatro Festival: https://www.facebook.com/marconiteatrofestival/

Dove:

Teatro Marconi, viale Guglielmo Marconi 698 e

Donne de Roma, quando la rivoluzione la fa l’amore

Al teatro Porta Portese è andato in scena, in anteprima Nazionale, Donne de Roma. Il racconto di una Roma che non c’è più attraverso le storie di 5 donne coraggiose, legate dalle loro personalissime rivoluzioni. Abbracciando un arco temporale che va dai moti carbonari agli anni ’40 delle deportazioni ebree a Roma, i diversi monologhi sono costantemente accompagnati da brani classici della tradizione romanesca. Filo conduttore è l’amore, non solo per l’uomo amato, ma anche per la famiglia e la libertà. Il progetto teatrale, in parte finanziato da una campagna di crowfunding, è stato ideato da Alessandra Kre con la regia di Ambra Cianfoni. Entrambe le attrici sono anche le protagoniste dello spettacolo, affiancate dalle colleghe Annalisa Peruzzi, Claudia Casciani e Sara Signorelli. Ultima data in replica mercoledì 27 giugno 2018, ore 21.00.

Le Donne de Roma: da sinistra Sara Signorelli, Annalisa Peruzzi, Alessandra Kre, Ambra Cianfoni e Claudia Casciani (foto LighTales)

Donne de Roma inizia con il racconto popolare di Delia (Sara Signorelli), che è la trasposizione femminile dell’irriverente Pasquino. Ha dato voce in maniera profonda all’episodio dei due carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari, morti in nome dei loro ideali libertari contro il potere. Molto simpatico il personaggio di Tina (Annalisa Peruzzi), alle prese con un processo per il presunto omicidio del marito. Le divertenti battute sulle infedeltà reciproche e sulle maniere un po’ troppo manesche del consorte Gino, regalano al pubblico molti sorrisi.

Decisamente diversa la tonalità del ruolo di Teresa, interpretato da un’intensa Alessandra Kre. L’attrice recita con un magistrale trasporto emotivo il celebre Er fattaccio der vicolo der moro, per l’occasione riadattato al femminile. La protagonista si presenta con le manette ai polsi ammettendo al delegato giudiziario di aver ucciso la sorella prepotente. Racconta tutta la sua verità fino al drammatico momento dell’omicidio della madre avvenuto proprio per mano della sorella cattiva.

Da sinistra Adriano Di Benedetto con Alessandra Kre, Ambra Cianfoni (al centro) e Claudia Casciani

Nella storia della dolce e soave Ninetta (una super Ambra Cianfoni) si racconta la passione travolgente e inaspettata della giovane ragazza per un uomo, conteso anche dalla sorella. Amore che durerà molto poco per via dell’improvviso rifiuto di lui e del litigio con la sorella. Presa dalla disperazione e col cuore spezzato dalle persone a lei care, Ninetta decide di abbandonarsi ad una decisione estrema. Bellissimo l’accostamento con la famosissima canzone “Er barcarolo“, eseguita dalla Signorelli, che anticipa il suicidio di Ninetta nelle acque del Tevere.

Bella e convincente Claudia Casciani che ha portato in scena il personaggio di Celeste Di Porto, la “Pantera Nera” accusata di aver venduto ai fascisti i suoi correligionari ebrei. La donna dalla seducente femminilità e un carattere deciso, giustifica le sue colpe ricordando di aver agito per salvare la sua famiglia dalla deportazione. Al termine del monologo viene riportato un pezzo musicale composto dagli ebrei nel carcere di Regina Coeli prima di essere uccisi nelle Fosse Ardeatine. “Stella di porto” è infatti un rarissimo documento storico concesso gentilmente dall’Associazione Musikstrasse.

Conclusioni

Donne de Roma è stato un ottimo spettacolo, in cui le 5 attrici hanno fornito una prova attoriale e canora davvero eccezionale. L’impressione dalla platea era di vivere la piazza romana di un tempo lontano, quella dove le storie si raccontavano attraverso gli stornelli. Apprezzabile la scelta di collegare ogni finale di storia con brani cantati da un’attrice diversa, come anche quella di portare le interpreti tra il pubblico durante la recitazione. Il testo della Kre è risultato ben scritto, impreziosito da contributi noti e storici ben amalgamati. Ideali anche le musiche di accompagnamento di Carmelo Caprera, suonate dal vivo dal bravo Adriano Di Benedetto. Suo il brano “Serenata” riprodotto nel monologo di Ninetta. Da sottolineare, a fine spettacolo, la grande voce fuori campo dell’attore Andrea Pirolli. Voce che fa riflettere sull’importanza e la forza delle donne, senza le quali non esisterebbe amore in questo mondo.

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Quando:

Ultima data mercoledì 27 giugno 2018, ore 21.00

Info:

Costo del biglietto: 10 euro + 2 di tessera

Official Facebook: donnederoma

Dove:

Teatro Porta Portese, via Portuense, 102 – Roma

Oggi sposo, il monologo di Matteo Cirillo sull’amore

Oggi sposo”, spettacolo che lo scorso anno ha vinto il Nuovo Premio Teatro Traiano (Festival nazionale di corti e monologhi teatrali), sarà in scena in anteprima nazionale il 29 maggio al Teatro Marconi. Scritto e interpretato da Matteo Cirillo, “Oggi sposo” è un monologo brillante e ironico sull’amore perfetto che non esiste ma, proprio perché imperfetto, ci piace. L’attore è reduce da altri successi piuttosto recenti. Infatti si è aggiudicato il premio ‘Comedy 2017‘ e quello speciale della critica al Roma Fringe Festival con un altro suo divertentissimo monologo “Aspettando una chiamata”, omaggio alla surreale comicità petroliniana. Ultimamente ha lavorato in tourneè con Giulio Scarpati e Valeria Solarino in “Una giornata particolare”. Ad aprile è stato poi al Teatro Roma con “Quando eravamo repressi” per la regia di Pino Quartullo. Tutt’ora è in scena con la sua compagnia al Teatro Vittoria con lo spettacolo “Un uomo è un uomo”, di B. Brecht.

Matteo Cirillo nel monologo “Aspettando una chiamata” (Foto Lisa Marziani)

Sinossi

Un ragazzo si sta per sposare, ma la sposa non arriva. Attraverso situazioni comiche, drammatiche e a volte surreali, lo sposo racconta la sua storia d’amore, il suo amore per questa ragazza che l’ha lasciato, ma che lui comunque continua ad amare. Un amore che, fino a poco tempo fa, rendeva lui e lei entrambi “soli”, ora rende lui una persona “sola”. Ci vogliono solo 8.2 secondi per innamorarsi di una persona, ma potrebbe non bastare una vita intera per dimenticarsene. Si dice che l’amore è eterno finché dura. Ma finché dura che cosa? L’amore o la vita? Lo sposo dichiara amore eterno alla sua donna non solo in questa vita, ma anche per tutte le altre vite che verranno, perché in fondo su questa terra, siamo solo di passaggio tra un’epoca che era e l’epoca che sarà.

La vittoria alla V^ edizione del Nuovo Premio Teatro Traiano dello scorso anno ha consentito a Matteo Cirillo di sviluppare l’idea del nuovo progetto e di presentarlo, in anteprima nazionale, al Teatro Marconi di Roma. Il Premio Teatro Traiano infatti, dedicato agli inediti teatrali, vuole essere un’opportunità per dar voce agli autori, anche emergenti, e di far conoscere giovani interpreti sperimentando nuovi progetti su un palcoscenico importante. Ricordiamo che la finale della VI^ edizione del Nuovo Premio Teatro Traiano si terrà il 28 maggio alle ore 21, sempre al Teatro Marconi. Tutte le info potete trovarle su www.teatromarconi.it nella sezione ‘Calendario Spettacoli’.

Quando:

29 maggio 2018 ore 21.00

Info e prezzi:

065943554  ; info@teatromarconi.it

€15 intero – € 10 ridotto

Biglietto Speciale di € 16 che include l’ingresso alla Finale del 28 maggio della VI edizione del Premio Teatro Traiano

Dove:

Teatro Marconi, Viale Guglielmo Marconi 698e, Roma

Storia di incroci e d’anarchia, l’inarrestabile comicità di una paladina di giustizia

Il premio come miglior monologo dell’edizione 2018 dello Short lab è andato al divertentissimo ” Storia di incroci e d’anarchia “, di Veronica Milaneschi. La protagonista racconta ironicamente le sue disavventure stradali, convinta di essere spinta da un dettame divino che le avrebbe assegnato un compito di messaggera di giustizia. Ella infatti perde facilmente la testa quando è nel traffico ed incorre nella maleducazione e scorrettezza di alcuni automobilisti. Quasi assumendo sembianze bestiali e rabbiose (oltre una simpatica reincarnazione di una maghetta dei cartoni animati), si sfoga coloritamente e in maniera liberatoria con il malcapitato guidatore attraverso una prossemica capace di far ridere da pazzi il pubblico. Esilaranti davvero le sue battute sul mancato rispetto del codice stradale, dove paradossalmente ricorre a situazioni in cui è presente la frase “si lo so è illegale ma lascia fare“. La Milaneschi ha dimostrato anche una buona presenza scenica e un’energia coinvolgente che le è valsa i meritati applausi a scena aperta da parte della platea. Il lavoro di regia si è avvalso, sia dal punto di vista creativo che tecnico, dell’apporto prezioso di Patrizio Cigliano.

Il monologo ” Storia di incroci e d’anarchia ” ha superato di 2 soli voti “Sciaboletta”. Decisivo è stato il voto del pubblico del Cometa Off, vero e proprio ago della bilancia. La giuria, infatti, era letteralmente spaccata in due. Per la prossima stagione è previsto per questo testo un progetto molto grande, ancora in fase embrionale, per il quale si sceglierà il giusto canale comunicativo. Per rivedere la diretta streaming di ” Storia di incroci e d’anarchia ” (minuto 7:20) nella finale dello Short lab del 24 marzo cliccare qui. Di seguito le interviste a Veronica e Patrizio.

Storia di incroci e d’anarchia riceve il premio allo Short Lab 2018, Ph Chiara Calabrò

Intervista a Veronica Milaneschi

Complimenti per la vittoria e per l’interpretazione. Te l’aspettavi di vincere? Quali emozioni hai provato?

Grazie ! Non credo mai di poter primeggiare. Non che mi sentissi meno degli altri, ma perchè pensavo ci fossero molti monologhi più belli e divertenti. Il mio era un pezzo marcatamente comico che non tocca temi profondi come una storia sull’immigrazione o sulla Shoah. In questo caso sono rimasta molto stupita dopo la prima andata in scena, perchè ho sentito una risposta calorosissima del pubblico. Ed essendo la prima cosa scritta da me come autrice è stata davvero incredibile ! La platea ha reagito più di come mi aspettassi ! Questo è stato clamoroso e mi ha dato la spinta ad andare avanti in una rassegna che comprendeva una settantina di monologhi di tutti i generi. Ma da qui a trionfare non me lo aspettavo proprio ! Forse quello che mi ha fatto vincere, a parte la regia di Patrizio che ha fatto una roba deliziosa sul mio pezzo e la mia tecnica attoriale, è stato il fatto che la gente che ha assistito alla storia abbia vissuto una catarsi. Tutti uscivano dal teatro come se avessero fatto una seduta di psicanalisi sulla rabbia. Il pubblico ha apprezzato la possibilità di sfogarsi sulle proprie paturnie quotidiane.

Visto che sei anche l’autrice di Storia di incroci e d’anarchia, da che spunti nasce questo monologo?

Io penso che un autore debba partire da qualcosa di molto sincero e vicino a sé. Poi ovviamente va teatralizzato e architettato per la scena. Però il fondamento da cui si parte deve essere un qualcosa che si prova e si sente molto forte. Questo testo nasce dalla visione negativa propria delle mie origini siciliane. Dalla Sicilia prendo tutto il mio pessimismo e tragedia interiore, anche se sembro una persona molto solare. I miei riferimenti, dovuti ai miei studi classici, attingono alla tragedia greca. Questo personaggio, imbevuto nella romanità, prende spunto infatti dalle Erinni, dalla Dea della Follia dell’Eracle di Sofocle. Alcune battute vanno da “non posso punì tutti gli automobilisti che me fanno arrabbià” a “non li posso evirà, non je posso cecà l’occhi“. Per il titolo mi sono ispirata ad uno dei lavori in cui fui presa agli inizi degli anni 2000: “Storia d’amore e d’anarchia”. La regia era di Lina Wertmuller, la mia prima grande insegnante, e questa esperienza a cui sono legatissima è rimasta molto impressa nel mio cuore. E per il mio primo testo volevo renderle un omaggio doveroso. Come interprete sono stata molto contenta di sentire alcune persone che mi hanno detto di ricordargli una Cinzia Leone del periodo della “Tv delle ragazze“. Effettivamente quelle erano cose con cui mi divertivo tantissimo, ero molto piccola ma già le capivo. Non volevo andare al letto prima di aver visto “Avanzi“…

….se fossi vissuta nel 5 secolo sarei stata amata, glorificata, oltre ad essere una fonte di ispirazione dei più grandi tragediografi. Come la Nike di Samotracia… tiè, Eskilo… tiè, senti come sona…(dal monologo)

Questo testo cosa vuole trasmettere veramente al pubblico?

Non inizio a scrivere un testo pensando a quello che voglio far capire al pubblico, ma cosa mi preme raccontare, cosa mi interessa, e poi di conseguenza spero appassioni anche al pubblico. Quello che ho visto scrivendo era la possibilità di sfogarsi e vedere l’interiorità di una persona e le proprie problematiche reali attraverso la gestione della rabbia. Spero di essere riuscita a raccontare questo in una maniera leggera, senza inserire uno stacco dove comparisse una morale, che a volte può abbattere un pezzo comico. Direi che quello che è arrivato agli spettatori non era un vero e proprio messaggio, ma la possibilità di rivedersi, di poterne parlare anche loro ad alta voce. Più l’attore si pone in maniera schietta e aperta verso il pubblico, più quest’ultimo si riconosce in alcuni aspetti “terribili o mostruosi“.  Secondo me è positivo per le persone che si tengono dentro delle cose fino a scoppiare. Mi sono resa conto mentre recitavo che partivano i dibattiti. Sentivo persone che dicevano “ah si anche a me è capitato quella volta…”, non perchè non fosse interessante quel che dicevo, ma perché  avevo fatto scattare qualcosa di sincero in loro. Una sorta di confronto sulla quotidianità che vediamo tutti insomma. Anche senza patente !

Senti di avere delle cose comuni o aspetti caratteriali simili con il personaggio che hai interpretato ?

Sinceramente ci sono delle corde che io conosco, a cui poi ho aggiunto la tecnica attoriale. Sono delle corde personali e vere purtroppo. Infatti adesso io sono in macchina al telefono ma non sto guidando. Non si vede la mia faccia che ogni tanto fa: “No, e levati, ma guarda quello..”, e vorrei mandare a quel paese tutti diciamo. Ho dovuto ridurre tantissimo questa versione perchè avevo aneddoti a volontà. Non è che nel traffico io mando a quel paese semplicemente, ma conio delle frasi di senso compiuto con tutta una serie di appellativi particolari che non mi sembra il caso di citare qui…. 😛 Mi viene una grande fantasia e creatività in mezzo al traffico. E’ stata una scrittura abbastanza veloce, rivista del regista, ma diciamo che avevo buttato giù tante tante pagine di sequele di insulti creativi, Ahahah. 😆

Posso definirti artista poliedrica? Perché oltre a essere interprete dalle tante sfaccettature, hai spaziato nel doppiaggio, cinema e televisione. Poi sei anche attiva nelle associazioni culturali.

Si, io mi sdoppio e mi triplico. Non sono solo un’attrice, perchè mi è capitato molte volte di lavorare in sala doppiaggio, nel cinema e nelle fiction tv. Dal 2008 sono membro dell’associazione culturale Aut-Out, insieme alle colleghe Giada Prandi e Francesca Blancato. Con loro abbiamo realizzato tantissime iniziative e spettacoli negli anni, come ad esempio un festival di teatro a Montisi in provincia di Siena. Poi ho anche un’altra grande passione che è la Clownterapia. Faccio parte di un’associazione (MagicaBurla Onlus) dove siamo dei clown dottori professionisti. Lavoriamo nelle pediatrie di alcuni ospedali romani, soprattutto nei reparti di oncoematologia del Bambin Gesù. Sono molto legata a questa parte di me che si dedica a tutt’altro. Qui a contatto con i bimbi dedico la mia dolcezza, creatività e la magia di trasformare tutto.

Intervista al regista Patrizio Cigliano

Quale è stata, secondo te, la chiave del successo di  “Storia di incroci e d’anarchia”, che ha letteralmente conquistato pubblico e giuria? Su cosa avete voluto puntare?

Sicuramente è un monologo brillante, molto comico e leggero. In questi casi, oltre al pezzo di base che ha indubbi punti di forza, tutto dipende dall’attore e dalla regia. Ogni cosa, anche buona, non funziona se letta male. Veronica è un’attrice ottima, la conosco benissimo avendoci lavorato diverse volte. C’è una fiducia reciproca tra noi. Il testo ben scritto ed orchestrato ovviamente ha il suo carico di regia che ha il fine di valorizzarlo. La regia che ho pensato io si può dire quasi cinematografica perchè ha dei cambi di situazioni velocissimi e tanti effetti sonori. Cosa importante è che esca fuori l’attore, il testo, e ci sia una regia riconoscibile che non resti anonima. Questo monologo presenta 10 minuti senza respiro, neanche un secondo di pausa. Il principio è stato: “in platea devono ridere poco e tutto insieme in punti precisi“. Se avessimo fatto ridere troppe volte e durante, rischiavamo di rallentare il monologo. D’altra parte il pubblico, quando lo fai caricare, va benissimo, soprattutto sulle cose comiche.

Quali sono gli aspetti su cui hai lavorato sia dal punto di vista creativo che dell’apporto tecnico?

Io sono un regista che è figlio dei propri tempi, ovvero quelli del cinema, della tv e dell’immagine. La mia formazione è chiaramente teatrale, ma ho avuto frequentazioni di tipo televisivo che cinematografico. Questo comporta per esempio l’utilizzo del suono. A teatro normalmente la sonorità è di sottofondo, un ornamento. In tutte quante le mie regie il suono è un altro personaggio, una parte importantissima dello spettacolo. Nel monologo di Veronica c’erano effetti polistrutturali, un grande crescendo nei momenti in cui si arrabbia, oltre ad esserci la luce rossa che la rendeva “bestiale”. Per fare un breve suono composto da 8 effetti ho lavorato un’ora e mezzo al computer. Si cominciava con dei leggeri rombi, poi subentravano via via rumori di terremoto, un crollo, dei maiali, di una tigre e di un’esplosione. Questo è per me fare regia, quando serve. Poi c’è anche lo spettacolo in cui bastano solo delle candele e non si ha bisogno di musica. In questo caso, trattandosi di spettacolo comico e della durata di 10 minuti si doveva necessariamente dare un segnale forte e di impatto.

Hai affermato che ti ha divertito lavorare molto alla regia di questo monologo e che dirigere attori bravi fa la differenza. Veronica Milaneschi peraltro è una tua collaboratrice storica.

Assolutamente si ! Un regista ha bisogno di avere dall’altra parte una disponibilità attoriale molto ampia, perchè la libertà del regista si amplifica con il talento dell’attore. Si potenziano a vicenda. Più il regista è bravo, più l’attore si lascia andare, e questo ne aumenta la creatività dello spettacolo. Quindi diventa una nota esponenziale che rende fare regia un mestiere meraviglioso. Ci sono moltissimi attori che non sono neanche in grado di capire che cosa vuol dire “recitazione in maggiore“, “recitazione in minore“, controtempo o ritmo. Quando devi lavorare con attori del genere sei costretto a fare il lavoro più basso possibile e dire “Dilla giusta e arrivederci…“. E questo comporta la moltitudine di spettacoli piatti che si vedono oggi nei nostri teatri. Il teatro è un mestiere per le eccellenze, non per la “media manovalanza”. Veronica è un’attrice giovane ma con una grande esperienza. Io l’ho incontrata la prima volta nel 1999 in uno spettacolo di Arturo Brachetti, “Sogno di una notte di mezza estate“. Facevamo i due innamorati, lei era Ernia e io Lisandro. Ricordo che era il suo primo spettacolo, ovviamente giovanissima, ma già generosa e talentuosa. In questi anni ha potuto approfondire ulteriormente, anche grazie all’incontro con registi importanti. E’ una persona seria che sa quello che vuole fare, ed è questa la differenza! Fare veramente bene un personaggio non è da tutti. Veronica è un’attrice con una fisicità molto particolare: piccola, spigolosa, minuta, ma con una voce potentissima e con una versatilità rara. Lei poi mi conosce perfettamente e sapeva qual è il mio livello di richiesta quando mi ha chiamato per questo lavoro.

Allo short lab hai seguito la regia anche di Cantigola, monologo di Roxy Colace, che però non è andato avanti.

Cantigola” è stata commissionata dalla mia amica Rossana Colace, anche lei attrice molto molto brava, proveniente dal musical e da situazioni di performance. E’ quindi anche cantante e ballerina, e questa è stata la prima volta che si misurava con un monologo drammatico. Ha scritto un pezzo bellissimo, totalmente diverso da quello di Veronica, e su questo il lavoro di regia è stato ancor più strutturato. Giusto per fare un esempio in Storia di incroci e d’anarchia c’erano solo 7 tracce audio, mentre in quello di Rossana 18, sempre in dieci minuti. Questo spettacolo richiedeva più metafore, segnali, ed è nato originariamente da un monologo di un’ora. Forse doveva assolutamente arrivare in finale perchè il testo era fortissimo e Roxy è stata straordinaria. Comunque diventerà uno spettacolo indipendente per la prossima stagione qui a Roma. Quello di Veronica invece farà parte di un mio progetto molto grande, ma ne darò notizia ufficiale tra un mesetto.

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Un “novello” Ovidio, tra mito e realtà

Un’occasione per riscoprire un autore del passato come Ovidio, riconoscere e affermarne la grandezza attraverso il teatro. Esordisce a Roma lo spettacolo “Ovidio – Metamorfosi, il viaggio“, che punta tutto sull’immortale valore del poeta latino e la sconvolgente contemporaneità delle sue parole. La rappresentazione teatrale nasce dalla rielaborazione di alcune parti dell’infinita opera “Metamorphoseon”, di Publio Ovidio Nasone. Questa rilettura dall’originale offre agli spettatori una visione moderna che ne facilita la fruizione. Regia e adattamento al testo sono a cura di Raffaele Latagliata. Realizzato da Ars Creazione e spettacolo, in collaborazione con l’Associazione Culturale Meta. “Ovidio – Metamorfosi, il viaggio sarà in scena dal 16 al 18 marzo al teatro Spazio Diamante.

Il “novelloOvidio sarà interpretato da Adriano Evangelisti. Domenico Macrì inscenerà le figure fanciullesche di Fetonte, Cupido e Narciso. Davide Paciolla, invece, si dividerà nella duplice veste di Apollo e Ceice, quest’ultimo legato al personaggio di Alcione, recitato da Alessandra FallucchiInfine le ninfe Eco e Dafne, saranno rispettivamente Agnese Fallongo e Alessandra Barbonetti. Le musiche originali sono firmate dal compositore sulmonese Patrizio Maria D’Artista. Costumi e scene di Stefania Bonitatibus e Attilio Cianfrocca.

Da sinistra Agnese Fallongo, Davide Paciolla, Domenico Macrì, Adriano Evangelisti, Alessandra Fallucchi e Alessandra Barbonetti. @ Fabrizio Giammarco

La partenza e i destini incrociati

La storia di un viaggio intrapreso alle soglie del ‘900 da alcuni giovani in cerca di una radicale trasformazione, desiderosi di cambiare la propria esistenza. I protagonisti si ritroveranno imbarcati su un piroscafo destinato a portarli lontano, ognuno spinto da motivazioni diverse. Tra essi vi è un uomo, un poeta solitario e misterioso. Non ha scelto di partire, ma è forzato dall’esilio. I suoi versi hanno la capacità di esprimere pienamente la sofferenza di quanti sono costretti a lasciare dolorosamente il luogo natìo e gli affetti. Divengono la voce di tanti “esuli moderni”, che desta profonda riflessione nei confronti di un problema diffuso nel nostro tempo: l’immigrazione.

Le metamorfosi del viaggio

I viaggiatori saranno affascinati e coinvolti dalla forza poetica di questo cantore, tanto da cercare conforto alle proprie preoccupazioni attraverso i suoi racconti. In queste storie verranno rievocate le “metamorfosi” compiute da uomini e donne, straordinarie figure mitologiche come Narciso, Eco, Fetonte e Alcione. Torneranno a rivivere prima sotto forma di aneddoto semplicemente narrato e poi direttamente vissute dai ragazzi stessi durante il viaggio. In simbiosi con i personaggi della cultura antica, tutti narrano in prima persona la loro biografia intensa e vibrante, tracciando un legame inscindibile tra presente e passato.

Avvistata la terraferma e la tanto agognata meta, i protagonisti si renderanno conto che in realtà il viaggio non è giunto al termine. E’ destinato ad una nuova trasformazione, ad un cambiamento di rotta. Realizzeranno di aver compiuto una vera e propria metamorfosi interiore, facendo proprio l’insegnamento di Ovidio:

…non c’è mai una vera fine al nostro viaggio poichè tutto si trasforma e nulla perisce e tutti noi non siamo altro che anime alate destinate ad una perpetua metamorfosi all’interno di questo grande universo.

La scena del carro di Fetonte @ Fabrizio Giammarco

Quando:

Ovidio – Metamorfosi, il viaggio  16 – 17 marzo ore 21.00; domenica 18 marzo ore 18.00

Prezzi:

Intero € 14 (+ € 2 di prevendita), ridotto € 11,50

Biglietti in prevendita presso Teatro Sala Umberto, via della Mercede 50, e Teatro Brancaccio, via Merulana 244

Info:

Spaziodiamante; tel: 06 80687231 – 3383262047

Dove:

Spazio Diamante, via Prenestina 230 B, Roma

Elisabetta Mandalari: vi presento la mia Fernanda del Conte Tacchia

Elisabetta Mandalari in questi giorni è impegnata al Sistina di Roma con la commedia teatrale “Il Conte Tacchia” (qui la recensione), di e con il grande Enrico Montesano. Attrice di formazione classica ha, da sempre, la passione per la musica e il ballo. Professionista seria, preparata, espressiva e geniale, come si evince da alcuni suoi video su youtube. A suo completamento artistico, una potenza vocale notevole, ben evidenziata nei duetti canori svoltisi durante lo spettacolo, tutti rigorosamente in dialetto romano. Meritevole la sua interpretazione del personaggio di Fernanda accanto agli altri bravissimi attori che hanno dato vita ad un Conte Tacchia coinvolgente, divertentissimo ed emozionante. Abbiamo raggiunto telefonicamente la simpatica Elisabetta, che ci racconta il suo personaggio, le curiosità e la propria carriera. Noi le auguriamo di raggiungere livelli sempre più alti! 👍

Elisabetta Mandalari sul palco del Sistina

Montesano, Fernanda e lo spettacolo

In questa commedia musicale tu sei Fernanda, il vero amore di Checco, il Conte Tacchia. Immagino che per te essere co-protagonista di questo spettacolo si sia rivelato davvero un grande traguardo. Come la stai vivendo questa esperienza?

Hai ragione, e’ un grande traguardo ! Ma è anche vero che non si arriva mai secondo me. Credo che il compito di un attore sia quello di cercare di dare il meglio in ogni occasione. Penso che sia un lavoro di squadra questo, dove tutti si concentrano su un unico obiettivo. E lo spettacolo funziona solo se tutte quante le sinergie vanno nella stessa direzione. Io sono molto onorata di essere per la prima volta su un palco come il Sistina. Ogni teatro, almeno nel mio modo di pensare, merita il suo doveroso rispetto, essendo un luogo sacro. Bisogna regalargli tutto quello che si ha, sia in prova che nelle repliche. Spero ogni giorno di svolgere un buon lavoro e di farlo sempre meglio. Difficilmente si vedono storie dal sapore antico come questa commedia che sanno uscire in maniera preponderante da tutti i pori del palcoscenico. Questo è uno spettacolo che mi impegna molto soprattutto a livello di concentrazione. Quando sei titolare di un ruolo la responsabilità del personaggio è tua !  Tutta quanta la giornata, anche prima di andare a teatro, é in funzione della replica da preparare. Il resto passa in secondo piano. 

Che ci dici di Enrico Montesano? Che effetto fa stare al fianco di un “super” come lui?

Ogni sera rimango a bocca aperta quando me lo guardo dalle quinte. Enrico è unico, inimitabile!! Per esempio ci sono delle battute che amo molto e che mi hanno fatto notare la complessità e la ricchezza di questo uomo. Ha veramente fatto la storia della commedia italiana, e ancora continua ad essere presente in prima linea. Facendo un’operazione interpretativa, di regia e scrittura notevole come il Conte Tacchia dimostra un grande coraggio e soprattutto un amore infinito nei confronti di questo mestiere. Ci mette tutto se stesso, con tutta la forza che ha. Quando siamo in scena insieme, vedo brillare i suoi occhi. Questa è una cosa incredibile, infatti c’è molto da imparare da lui.

Come ti ha accolto la compagnia? (che poi in gran parte è la stessa che ha realizzato il Marchese del Grillo)

Mi sento molto fortunata, perché questa compagnia è una grande famiglia fatta di persone squisite. Esiste un grandissimo rispetto in ogni comparto e personalmente mi sono trovata benissimo con tutti. Non è facile accogliere una protagonista, invece loro lo hanno fatto veramente in un modo eccezionale, estremamente naturale, senza pretese. Sono davvero molto contenta, sento proprio la gioia di andare a teatro e passare del tempo insieme ai miei colleghi. Poi non conoscevo nessuno, tutti erano nuovi per me. Poteva essere un timore questo. Al contrario, è stato uno stimolo per conoscere persone con la possibilità di ascoltare le loro esperienze e contaminarci a vicenda.

Quanto c’è in te di Fernanda? Senti di avere qualche tratto comune al personaggio, a parte la romanità?

Sono molto fiera di essere di Roma. Peraltro ai tempi dell’Accademia ero l’unica della città. Ogni sera che vado in scena penso a mia nonna, che non c’è più da tanti anni. Lei era romana di vicolo dell’ Arcaccio, una traversa di via Giulia. Aveva una sorella che si chiamava proprio Fernanda! Mia nonna credeva tantissimo in questo mio percorso, anzi fu proprio lei, nel 2005, a parlarmi di scelte che avrei dovuto fare rispetto ad altre. Di mio c’è tutto il ricordo che ho della sua dolcezza, ma anche della forte tempra. Non faceva trasparire i sentimenti ma sapeva essere comunque materna. Una donna estremamente sincera e terribilmente ingenua. La Fernanda che vado a interpretare ha questi tratti tipicamente romani, con un’ironia che la contraddistingue. Nella scrittura innovativa che hanno compiuto Enrico Montesano e Gianni Clementi, la storia d’amore tra Checco e Fernanda inizia, si interrompe e continua 30 anni dopo. Questa donna cresce i figli da sola, aspettando che prima o poi il suo uomo ritorni. Nell’arco narrativo dello spettacolo, mi immedesimo nella stessa sua attesa, che si conclude con il ritrovamento tra i due. Il culmine dell’emozione che si rinnova ogni volta sul palco! È bellissimo scoprirsi in un personaggio che pensavi non potesse esistere.

Ho molto apprezzato la tua vocalità durante i duetti con Montesano in dialetto romanesco. (bellissima “Aò, ma che sarà” n.d.r.). 

Ti ringrazio ! Di duetti ne facciamo 4 con Enrico: da “Terra Promessa” a “Basta che sto co’ te“, fino a “Nun ce posso crede” di chiusura spettacolo. “Aò, ma che sarà“, che conclude il primo atto, è la mia preferita, perché sembra una canzone della Disney, che ti entra in testa e non esce più. Poi é un momento magico, molto romantico, con gli angeli che si animano. Qui Enrico è stato insuperabile 😍! Comunque trovo tutte strepitose le musiche del maestro Maurizio Abeni. Un lavoro eccezionale che ha restituito sonorità tipicamente romane.

Parafrasando una strofa della canzone del conte “perche li doni della modernità, oggi noi tutti li stamo a sconta’ qua“, secondo te la virtualità odierna (parlo di whatsapp e social) sta minando i rapporti face-to-face con le persone? Forse all’epoca non si era freddi e calcolatori, l’amore si viveva diversamente, con meno distacco, e non con cuoricini e like….

In merito allo spettacolo, posso risponderti facendoti riflettere su un elemento scenografico principale: la piazza. Sia nella commedia che nel film era il luogo di ritrovo per i popolani. È in piazza che Fernanda e Checco vivono la storia. È sempre qui che il padre Alvaro richiama il figlio dicendogli di andare a lavorare. La piazza era l’appuntamento. Ecco, questa è una cosa che a me manca molto oggi. Certo, questo dipende dal quartiere in cui si vive e da come si è abituati a svolgere la propria vita. I tempi attuali sono veloci, e non permettono di soffermarsi a fare un incontro o uno scontro. Io benedico la piazza. Ho origini di Amatrice, e durante tutta la mia infanzia incontravo i miei amici, i parenti, le persone con cui sono cresciuta. Però ci si vedeva li, ci si parlava diretti, nonostante il telefonino. Questo a Roma forse si può ancora vivere a Trastevere, Testaccio, Garbatella, Rione Monti. In altri purtroppo non esiste praticamente più…

Elisabetta Mandalari e l’amore per il teatro

L’arte è passione e cuore. Quando hai capito che volevi diventare veramente attrice e dedicarti al teatro?

La consapevolezza é nata piano piano. I miei genitori mi hanno sempre stimolato e consigliato, fornendomi delle opportunità come ad esempio lo studio del pianoforte e della danza sin da piccolina. Musica e ballo sono sempre state grandi accompagnatrici della mia vita. Durante il liceo ho scoperto un corso di teatro, grazie a insegnanti molto validi, e da lì è nata la scintilla. Terminati gli studi e dopo varie esperienze, mi sono arresa al mio istinto. A 21 anni feci domanda all’Accademia Nazionale D’arte Drammatica Silvio D’Amico ed entrai “alla prima botta”, un po’ per fortuna (eravamo tanti) e un po’ perché ce l’avevo dentro. Porterò sempre nel cuore quei 3 anni meravigliosi nella mia “Mamma Accademia”. La consiglio ad ogni ragazzo che abbia intenzione di formarsi e capire le proprie peculiarità, per poi intraprendere il mestiere di attore in maniera seria. Devo davvero molto alla Silvio D’Amico, perchè grazie a lei ho avuto l’onore di conoscere il maestro Luca Ronconi, con il quale ho lavorato in “6 personaggi in cerca d’autore“. Un altro fondamentale incontro artistico con Valerio Binasco, a cui tengo particolarmente, mi ha portato a collaborare con la Popular Shakespeare Kompany da lui diretta.

Da sinistra, Elisabetta Mandalari ed Emilio Solfrizzi in “Sarto per Signora”, a destra in “Il Borghese gentiluomo”.

Hai avuto modo di lavorare con Emilio Solfrizzi, Silvio Orlando, Corrado Tedeschi e molti altri. Conservi ricordi a cui tieni in particolare?

La parola fortuna ritorna, perché da quando ho finito gli studi non ho mai smesso di lavorare. Credo che molto del nostro destino ce lo creiamo da soli, però sono anche le coincidenze che ti mettono a volte sulla strada delle occasioni. Comunque sono tutti bei ricordi. Da “Vite private” con Corrado Tedeschi, alla “mia” Porzia nel Mercante di Venezia insieme a Silvio Orlando, un attore fantastico e uomo straordinario. Emilio Solfrizzi è una persona speciale con cui ho condiviso il palco per molto tempo. Con lui ho fatto ben 2 commedie: “Sarto per signora” e “Il Borghese gentiluomo“. Sono grata di queste opportunità, altrimenti non avrei potuto lavorare con le persone che per me sono risultate importanti. 

Sei una dei soci fondatori della Compagnia Teatrale Bluteatro. Parlacene un po’.

La Blu (www.bluteatro.it) è la mia amata compagnia nella quale ci sono alcuni dei miei compagni di classe accademica. Con un saggio fortunato diretto da Luca Bargagna, “La Bottega del caffè” di Goldoni, abbiamo partecipato e vinto un concorso di giovani talenti al teatro Vittoria. Siamo andati persino a Mosca a fare questo spettacolo! Subito dopo, intorno al 2012, ci siamo costituiti come compagnia. Ci occupiamo di spettacoli di prosa, drammaturgie contemporanee e didattica per i giovani con corsi estivi. Abbiamo anche vinto dal Ministero il FUS (Fondo unico per lo spettacolo), che ci ha permesso di effettuare nuove produzioni. Uno, “Donne d’acqua dolce“, è scritto, diretto e interpretato da me e la mia compagna Viviana Altieri. Spettacolo molto frizzante tutto al femminile, che ci diverte portare in scena già da un po’ di anni. Ora abbiamo in programmazione uno spettacolo al Giovanni di Udine da fare a maggio, “Verso Occidente l’ Impero dirige il suo corso” , tratto dal romanzo di David Foster Wallace.

So che sei stata docente di movimento e recitazione e ti dedichi molto alle giovani promesse. Prof.ssa Mandalari, cosa consiglia sempre a chi deve apprendere?

Insegnare mi piace molto, ma non mi definirei una docente con la D maiuscola. Più che altro sono una sorella maggiore, perché molto spesso i ragazzi sono vicini a me come eta’. Ho attivo un progetto di insegnamento teatrale dedicato ai bambini di scuola primaria, il Bruco Teatro. Pongo tantissima fiducia nelle nuove generazioni che entreranno nelle scuole teatrali e saranno poi i nuovi attori. Quello che possiamo tramandare, sia io che la mia compagnia, sono le nostre esperienze, il nostro background per la preparazione ai provini. La mia materia è un mix di movimento, regia e recitazione che ancora non riesco a definire. È semplicemente “lezione con Elisabetta” 😊.

Progetti per il futuro? Hai mai pensato di realizzare dei brani propriamente tuoi e fare esperienze anche come cantante? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? 

Con mio padre ho uno spazio artistico polifunzionale sulla Salaria, il Mamo Center. Qui si fanno incisioni, prove di registrazioni, allestimenti teatrali, eventi privati. In realtà il mio socio mi dice sempre: “Betta, perché non vieni a fare delle canzoni appena hai un attimo di tempo?”. Ma Betta il tempo non c’è l’ha, è questo il problema😂. Per fare un progetto musicale occorre dedizione e continuità. Però esiste da qualche parte un sogno per questo. Ho molto rispetto per la musica, avendola studiata molti anni, e ritengo che questa attività non sia da prendere sottogamba. Dal momento in cui avrò tempo e forza per dedicarmi a scrivere, incidere brani o riprendere gli strumenti, lo farò solo nel modo giusto. Posso dire che sono molto affascinata dalla regia, con cui è capitato di approcciarmi. Di questa forma artistica mi sorprende la piacevolezza del compito e le soddisfazioni che comporta. Poi le cose cambiano continuamente, per scaramanzia non dico nulla. Vedremo cosa potrà accadere da qui in avanti.

Ringraziamo Elisabetta Mandalari per la concessione del materiale fotografico

© Riproduzione Riservata

Vestire gli ignudi, la dignità negata di una donna

Al Teatro Arcobaleno è andata in scena la celebre commedia di Pirandello “Vestire gli ignudi“. Protagonista nel ruolo di Ersilia è l’attrice Silvia Siravo, che ha saputo fornire un’interpretazione profonda e accorata della donna. Insieme a lei, gli attori Maurizio Palladino, Debora Mattiello, Alessandro Scaretti, Aldo Vinci, Filippo Velardi. Lo spettacolo, per la drammaturgia e regia di Giuseppe Argirò, resterà in programma fino al 17 dicembre.

Apparire agli occhi degli altri

La rappresentazione si apre (e si conclude) con le tipiche “rotture sceniche” di Pirandello, dove gli attori arrivano dalla platea verso il palco. Un gradevole alternarsi di luci, ora rosse, ora blu, poi grigie si riverberano su una stanza disadorna in cui arrivano voci e rumori dalla strada. E’ la vita che irrompe con il suo perenne fluire e il suo caos sulle povere forme umane. Compare Ersilia, una donna provata dalla vita, che non si è mai sentita qualcuno, ma è stata quello che volevano gli altri, cioè gli uomini della sua vita. Il primo, il tenente La Spiga (Alessandro Scaretti), dopo una notte d’amore e una promessa di matrimonio non l’ha più cercata. L’altro, il console Grotti (Aldo Vinci) l’ha presa come amante e si compiace di questa condizione senza provare rimorso alcuno. Anche l’ultimo uomo incontrato dopo il tentato suicidio, lo scrittore Ludovico Nota (Maurizio Palladino) vuole strumentalizzarla. Desidera servirsi della sua storia per scrivere un libro. Ersilia accetta perché spera che almeno nella finzione letteraria possa trovare una nuova identità e gioia di vivere.

A sinistra, Ersilia sorretta dallo scrittore Ludovico Nota e il giornalista Alfredo Cantavalle. A destra, la scena con il Console. (PH Sergio Battista)

La spettacolarizzazione della sofferenza

Dopo aver raggiunto la degradazione morale, Ersilia prova a raccontare una versione diversa della sua vicenda al giornalista Alfredo Cantavalle (Filippo Velardi). Una verità che la aiuterebbe a rendere accettabile la sua figura (la vestina nuova). Rivela di essersi avvelenata perché abbandonata dal suo fidanzato. Il suo caso diviene mediatico tra l’opinione pubblica, e la donna riceve la commiserazione anche da Onoria (Debora Mattiello), burbera proprietaria dell’appartamento. Ma a questo punto si presenteranno tutti i fantasmi del suo passato con cui dovrà confrontarsi. La scelta che si presenta ai suoi occhi sarà l’unica possibile: eliminare ogni immagine che gli altri si sono costruiti di lei e rimanere “nuda.

«Andate, andatelo a dire, tu a tua moglie, tu alla tua fidanzata, che questa morta non s’è potuta vestire».

Silvia Siravo è Ersilia; di fianco Debora Mattiello, Maurizio Palladino, Aldo Vinci, Alessandro Scaretti e Filippo Velardi. (PH Sergio Battista)

Vestire gli ignudi è uno spettacolo lodevole sia per il piacere estetico offerto allo spettatore, sia per la bravura degli attori. Silvia Siravo si è perfettamente calata in un grande personaggio femminile, complesso e rivoluzionario. Impeccabili le espressioni sofferenti, gli sguardi persi nel vuoto che fanno ben capire il distacco dal mondo. Bella anche la parte di Maurizio Palladino che incarna la figura dello scrittore intellettuale che riflette sul rapporto tra vita e letteratura, finzione letteraria e realtà, autore e personaggio. Anche se la tragedia si riferisce agli anni ’20, troviamo tematiche contemporanee della violenza psicologica, l’abbandono, il suicidio, l’odio e le etichette che le donne subiscono ancora oggi. Quantomai attuale altresì il ruolo giocato dalla stampa, che dovrebbe servire come denuncia della verità e invece crea idoli o li distrugge.

© Riproduzione riservata

Quando:

Vestire gli ignudi: Dal 2 al 17 dicembre. Lo spettacolo va in scena solo dal venerdì alla domenica.

Orari: venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17,30

Info:

064402719 – info@teatroarcobaleno.it – teatroarcobaleno

Prezzo:

Intero € 19, Ridotto € 15

Dove:

Teatro Arcobaleno, via Francesco Redi 1/A, Roma

Drinking Theater: in scena “Con permesso, Don Raffaè”

Il 24 novembre, alle Officine XN, è previsto il secondo appuntamento di Drinking Theater che presenterà Con permesso, Don Raffaè“, ultima produzione di TradirEfare Teatro. Lo spettacolo è liberamente ispirato alla famosa canzone di Fabrizio De Andrè “Don Raffaè” (video youtube). Lo stesso giorno sarà anche occasione per festeggiare il media-partner Deliradio che compie 7 anni. Dopo lo spettacolo è prevista una festa gratuita e aperta a tutti! Dj set, minimal tchno e hip hop con Profeta Matto, Fest King, Il Maestro Dj e Dj Bacco.

Un teatro “da bere”

Da un’idea di Federica Guzzon e la collaborazione tra Deliradio.it e Officine XN nasce il progetto di portare gli spettacoli teatrali nei locali. La rassegna Drinking Theater permette di assistere allo spettacolo con un aperitivo o una birra in mano. Ovviamente questo è insolito in un teatro, ma nei locali è concesso. Il teatro viene quindi rivissuto in chiave meno austera, divenendo anche luogo di scambio, interazione, confronto e divertimento. In occasione della serata di venerdì 24, verrà rappresentato l’atto unico dal titolo: “Con permesso, Don Raffaè“, ideato e composto da Federico Moschetti e Irene Scialanca, che ne sono anche gli interpreti. La storia è ispirata alla canzone “Don Raffaè“, del grande Fabrizio de Andrè, che affronta temi di mala giustizia, mafia e carcere. Attraverso scene comico-grottesche si evince uno schema fin troppo noto e attuale in Italia: quello del servilismo nei rapporti con il potere.

La “filosofia del caffè”

I personaggi di questa vicenda “italiana” assumono i caratteri delle maschere di Commedia dell’Arte. Così il Don Raffaè del titolo diventa un vecchio Pantalone, recluso e stanco, ma ancora attaccato al proprio potere, alla propria ricchezza. Allo stesso modo Pasquale Cafiero, il brigadiere servile, incarna perfettamente un Arlecchino ingenuo e distratto, lavoratore sfaticato, alla ricerca di soluzioni per guadagnarsi il pane. Un povero diavolo disperato, che lotta per sopravvivere, in un mondo quasi più grottesco di lui. In carcere Pasquale deve sorvegliare il ricco boss camorrista Don Raffaè. Nei suoi confronti ha un sentimento di grande ammirazione e rispetto. Inoltre, grazie al rapporto di ossequiosa amicizia, chiede al boss qualche piccolo favore. Le storture di un paese e la deformità di un intero sistema sociale si accentuano ancora di più, e diventano protagoniste assolute, facendo della loro natura ironica la propria stessa forza.

A sinistra Irene Scialanca nei panni di Pasquale il “brigadiere”; a destra Federico Moschetti è “Don Raffaè”

Tra ironia e serietà

La scena spoglia, all’interno della quale si svolge la vicenda, richiama la semplicità tipica della Commedia dell’Arte. I pochi oggetti che la popolano stonano per una cella di massima sicurezza. Una radio, alcuni giornali, un televisore con video registratore, un servizio da caffè per ospiti, delle piante, rappresentano un’unicità, concessa solo a questa “personalità” reclusa. I costumi, ricchi di particolari, hanno la funzione di identificare immediatamente allo spettatore i personaggi che li indossano (una divisa logora, una vecchia vestaglia da camera). Attraverso alcuni momenti chiave si costruisce uno spaccato di un mondo assurdo, in cui il senso di giustizia e di moralità passa attraverso la lente distorta di mafiosi e corrotti. Si fa quasi fatica a distinguere fra ironia e serietà. Prendono forma dubbi su quale sia il lato corretto dal quale guardare la giustizia: al di qua o al di là delle sbarre?

La Compagnia teatrale

TradirEfare Teatro nasce a Roma nel 2014, dal confluire di diverse esperienze professionali nel settore teatrale che sfociano in un lavoro comune sulla Commedia dell’Arte. Caratteristica principale della compagnia è proprio la varietà di approccio al genere Commedia, messo in campo dai suoi attori. Ognuno di loro apporta una visione, uno stile e una sfumatura leggermente differente al lavoro complessivo. La compagnia ha prodotto finora gli spettacoli “La legge dei denari”, tratta dalla tragicommedia del mercante di Venezia” (2015) e “Scapin. Il servo nuovo” (2016). Gli attori che compongono la compagnia sono Cinzia Antifona, Valentina Conti, Alberto Falcioni, Simone Fraschetti, Federica Guzzon, Federico Moschetti, Irene Scialanca.

Quando:

24 Novembre, ore 19

Info:

380 791 5394 –  officine.xn – drinkingtheater

Prezzo:

€ 5 per lo spettacolo

Dove:

Officine XN, via dei Dalmati 15

Come sopravvivere ai lavori in casa, un concentrato di pura comicità

Risate, risate e ancora risate per il pubblico presente nella piccola (ma gremita) sala del Teatro Testaccio il 15 Ottobre. Il grande e bravo capocomico Michele Caputo ha portato in scena la piacevolissima commedia Come sopravvivere ai lavori in casa. Coadiuvato dagli attori Benedetta Valanzano, Jury Monaco e Vincenzo De Lucia ha dato vita ad un vero e proprio concentrato di comicità! Una bella serata di teatro semplice e concreto, a cui è raro assistere al giorno d’oggi.

Benedetta Valanzano e Michele Caputo

Sulle note rivisitate di  “Sarà perchè ti amo“, si apre il palco per una giovane coppia sposata, la quale sta vivendo una crisi comunicativa. Mario (Michele Caputo) è un patito di tablet e cellulari (da cui non si stacca mai) e quasi non si accorge della moglie durante le (rare) conversazioni. La moglie Silvia, interpretata abilmente da Benedetta Valanzano, è alla disperata ricerca di attenzione, e cerca rifugio negli acquisti e nel cibo vegano. Non sa proprio cucinare e manifesta il suo isterismo contro il marito prevalendo sulle decisioni e discussioni. Infatti è lei a organizzare di rinnovare la casa affidandosi ai consigli di un bizzarro architetto e all’aiuto di sua madre (ruoli entrambi svolti dal simpatico Vincenzo De Lucia).

Da qui un susseguirsi di battute a ripetizione e sketch esilaranti che hanno il loro culmine all’entrata in scena dell’operaio Carmine (Jury Monaco). Eccezionali davvero i duetti comici tra Caputo e Monaco, alle prese con indagini di ristrutturazione dai metodi “molto particolari” e buffe terminologie. Lo stesso Jury Monaco a volte non sa trattenersi dal ridere prima della battuta, e gradevolmente improvvisa con dei fuori copione riuscendo a coinvolgere il pubblico. Ma quali conseguenze ci saranno per Mario e Silvia? I semplici lavori di pochi giorni si protrarranno per parecchio tempo, suscitando nella coppia la novità, l’uscita dalla monotonia nel loro rapporto. Questo disagio casalingo paradossalmente permetterà di riunirli in casa, ritrovare il dialogo perso e di riscoprire la loro storia d’amore. Per l’intimità invece, con la presenza ancora di Carmine,  ci sarà “da lavorare”…. 🤣

A sinistra Michele Caputo e Jury Monaco, a destra con Vincenzo De Lucia nel ruolo della madre

Come sopravvivere ai lavori in casa ha confermato le attese con un divertimento notevole, pulito, mai pesante. E’ risultato però un pò privo di trama, specie verso il finale, dove è inscenato frettolosamente come la coppia si riavvicini nuovamente all’amore. Spiace che sia stata questa l’unica data dello spettacolo nella capitale, in quanto merita di essere visto per trascorrere una serata in piena allegria e spensieratezza.

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Old Times: gli imprevisti del passato

Dopo la prima nazionale avvenuta ad ottobre a Milano, Old TimesVecchi Tempi, la commedia teatrale realizzata dal regista scozzese Michael Rodgers, è andata in scena al Teatro dei Conciatori di Roma debuttando il 2 maggio. Il remake dell’originale piecès degli anni ’70, ideata dal Premio Nobel Harold Pinter, fa parte della trilogia della memoria assieme a Landscapes e Silenzio. Un viaggio di tre personaggi attraverso l’ambiguità dei ricordi che rompono gli equilibri del presente, danno voce a pensieri  inconfessabili, forse inattendibili.

Il passato è  ciò che tu ricordi, che immagini di ricordare, che ti convinci di ricordare, oppure fingi di ricordare. (Harold Pinter)

L’ambientazione scenica sul palco del teatro dei Conciatori

Ed io tra di voi…

Un teatro raccolto, quello dei Conciatori, in cui hai l’impressione di essere coinvolto nella storia che si sta svolgendo sotto i tuoi occhi, proprio accanto agli attori. Di forte impatto l’inizio dello spettacolo. Palco vuoto, solo due divani e una poltrona, poi buio in sala. D’improvviso luci soffuse sul palco, sotto le delicate note della sigla, dove magicamente appaiono dal nulla i personaggi seduti. In scena una commedia borghese, un triangolo amoroso: lui, lei…e ancora lei (l’altra), forse evocata, forse presente tra marito e moglie. Effetto di una memoria che a volte tradisce, ora ritorna per lasciare delle conseguenze nella vita di entrambi. La dolce e timida Kate (Christine Maria Reinhold), la sensuale e disinvolta Anna (Lisa Vampa) e il tormentato Deeley (Marco Bellocchio) danno vita ad una vicenda quasi di natura pirandelliana, in cui i rispettivi destini sembrano incrociarsi. Ma ciascuno racconta una propria verità. Il personaggio di Anna, che inizialmente vediamo di spalle, è sicuramente la chiave che fa “scattare” il tutto. Prende forma e si insinua nella coppia, muovendosi sinuosa attorno a Kate per ricordarle appunto i “vecchi tempi” londinesi. Deeley intuisce che tra le due amiche c’è stato un legame molto forte e si sente minacciato dalla sua presenza.

Da sinistra Lisa Vampa (Anna), Marco Bellocchio (Deeley) e Christine Maria Reinhold (Kate)

Quando il “non detto” fa rumore

A spezzare la trama, tra sigarette e bicchieri di brandy, il piacevolissimo duetto tra Lisa Vampa e Marco Bellocchio che cantano alcune canzoni inglesi degli anni ’50. Una nota di merito va ai 3 attori, che hanno saputo interpretare al meglio i propri personaggi con espressioni facciali convincenti, giusti toni della voce, e continui movimenti di posizione, tenendo sempre un ritmo serrato. Non era certo facile riuscire ad effettuare quel controllo di se stessi, quelle pause durante la recitazione, che sono più pesanti di mille parole, ma questo era Harold Pinter, il maestro del “non detto”. In conclusione, Old Times è una commedia che può risultare complessa e che quindi va seguita con molta attenzione nei dialoghi. Ogni spettatore può avere un diverso punto di vista con la sua personale interpretazione. Vi invitiamo a seguirlo, entro il 14 maggio, per cercare di scoprire anche il vostro.

© Riproduzione riservata

Quando:

Old Times : Dal 2 al 14 maggio, dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Prezzo:

€ 18,00  + tessera obbligatoria di 2 €

Info:

Tel. 06.45448982 – 06.45470031 – info@teatrodeiconciatori.it – teatrodeiconciatori

Dove:

Teatro dei Conciatori, Via dei conciatori, 5 – 00154 Roma