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Urbano Barberini, teatro, sulle spine, roma

Teatro, Urbano Barberini: “Silio? Una parte di me”

Urbano Barberini è Silio in “Sulle Spine”, lo storico spettacolo scritto e diretto da Daniele Felleri, in scena fino al 9 aprile 2017 al Teatro Due di Roma

“Sulle Spine è uno spettacolo molto comico e molto crudele, molto quotidiano e abbastanza surreale”.

Franca Valeri

 

Una definizione al limite del paradosso, quella data da Franca Valeri nella prefazione al testo di Daniele Felleri “Sulle Spine: noir psicologico da morire dal ridere”. La signora del teatro italiano coglie la cifra ironico-sarcastica del testo edito da TITIVILLUS,  che dal 1997 è anche il copione di uno spettacolo di successo diretto dallo stesso autore e interpretato da Urbano Barberini. Fino al 9 aprile, al Teatro Due di Roma, il noto attore vestirà i panni di Silio, un ex adolescente bullizzato che trova il coraggio di emanciparsi dalla propria storia.

La lucida follia con la quale il protagonista riscatta il tempo perduto, scandisce episodi di cronaca drammaticamente attuali. Riuscirà Silio a rimarginare la ferita delle vessazioni subite da bambino? E soprattutto, vittime e carnefici vivranno eternamente sulle spine o riusciranno a spuntarle? Lo abbiamo chiesto a Urbano Barberini a poche ore dalla messa in scena al Teatro Due di Roma, un piccolo teatro non poco distante dalla famosa Fontana della Barcaccia, dove campeggiano i simboli della famiglia di Urbano VIII Barberini, capostipite del ramo primogenito dell’attore.

L’Intervista a Urbano Barberini

Lei ha interpretato Silio per la prima volta 20 anni fa. Che rapporto lo lega a questo personaggio?

Silio è un personaggio che ormai mi abita. Siamo cresciuti insieme e, dopo tanti anni, riesce ancora a trovare il modo di comunicarmi che ha qualcosa da dire. Ed è meglio per me che io lo faccia uscire perché è un prepotente che ha subìto delle costrizioni dalla società decidendo di ribellarsi in maniera raffinata, divertente ma anche molto crudele. Trovo delle grandi sintonie con questo personaggio perché anch’io, a mia volta, sono stato in un certo senso bullizzato e il teatro è il mio veicolo per vendicarmi.

Da quali costrizioni si è liberato o deve ancora liberarsi Urbano Barberini?

Adesso, dopo tanti anni, la scarpa della vita è diventata più comoda ma da giovane ho subìto le leggi del conformismo di un certo tipo di società, che si aspettava che mi comportassi non certo come si comporta Silio. Ero un bel giovane e nei film mi chiamavano per recitare ruoli eleganti ma dentro avevo una furia che voleva uscire. Ecco, con questo spettacolo, queste due parti hanno finalmente iniziato a combaciare.

Ѐ la catarsi del teatro..

Il teatro nasce per questo e funziona quando è fatto bene. Il problema è che quello che accade in scena, per quanto folle, deve essere credibile. Se fossimo in un Paese meritocratico, questo spettacolo avrebbe avuto dei teatri molto più grandi perché chi lo ha visto lo ha amato molto. Fra questi Dario Argento, Giuseppe Patroni Griffi e Franca Valeri, con la quale, grazie a questo spettacolo, è nata una bellissima collaborazione. Insomma, avrai capito che tengo “nu piezz’ ‘e core” in questo spettacolo!

Cosa vuol dire portare uno spettacolo di successo in un piccolo teatro come il Teatro Due?

Vuol dire sostenere lo sforzo di resistenza che i piccoli teatri romani fanno per cercare di sopravvivere. Spazi come questo sono interessantissimi perché consentono a giovani compagnie, che non hanno soldi o le conoscenze, di sperimentare qualcosa che, a volte, è veramente molto interessante. Sono spazi preziosi dove ho visto recitare spettacoli straordinari.

 

Urbano Barberini, teatro, sulle spine, roma

Urbano Barberini in una foto di scena. Con lui, sul palco, Sergio Valastro nei panni dello psicanalista
Ph Carlo De Gori

Sono previste nuove repliche dello spettacolo?

Diciamo che navighiamo a vista. Intanto sopravviviamo a questa serata e vediamo cosa succederà alla fine dello spettacolo (ride).

 

SULLE SPINE

QUANDO:

dal 4 al 9 aprile 2017 – h 21, domenica h 18

BIGLIETTI:

Intero 15€ / Ridotto 10€

DOVE: 

 

 

 

 

teatro, giuseppe verzicco, tony manero

Giuseppe Verzicco: “Vi presento il mio Tony Manero”

A tu per tu con Giuseppe Verzicco, il nuovo Tony Manero diretto da Claudio Insegno, in questi giorni in scena al Teatro Olimpico di Roma con il musical di successo “La febbre del sabato sera”

Attore, cantante e ballerino. Classe 1986, Giuseppe Verzicco è cresciuto nel segno di John Travolta. Conquistato dalla bravura di Lorella Cuccarini e di Michele Carfora in “Grease”, è diventato uno dei migliori performer del musical italiano, protagonista dello spettacolo di successo “La febbre del sabato sera”, fino al 19 febbraio al Teatro Olimpico di Roma. A sceglierlo, una commissione internazionale composta dai produttori americani di Theatrical Rights e dal team creativo italiano presieduto dal regista Claudio Insegno.

Ѐ in gran forma Giuseppe Verzicco. Intervistato a poche ore dal debutto capitolino del musical, ci ha parlato dello spettacolo e di sé, dagli esordi delle prime recite all’oratorio a quella volta in cui recitò come sostituto del protagonista ne “La febbre del sabato sera”, fino alla domanda che avrebbe voluto fare a John Travolta quella volta a Roma..

Come ci si sente a interpretare il ruolo dello storico personaggio di Tony Manero?

Ѐ una grande responsabilità perché questo personaggio lo hanno potuto apprezzare moltissime persone in tutto il mondo. Il pubblico si aspetta quel modo di camminare, di danzare e di muoversi all’interno di una storia così complessa come quella de “La febbre del sabato sera”; questo è un grande impegno che tengo sempre a mente, soprattutto quando sto per salire sul palcoscenico.

Quanto c’è di Giuseppe Verzicco in questo Tony Manero?

Questo è il mio Tony Manero e credo che ogni singolo personaggio non possa estraniarsi dalla persona che lo interpreta. Di Giuseppe c’è il mio modo di piangere, di ridere, di parlare e credo che lo stesso sia valso anche per John Travolta che ha creato un personaggio per il quale la gente ancora oggi lo riconosce, anzi, c’è una domanda che mi piacerebbe tanto fargli: “Interpretavi te stesso o Tony Manero?”. So che l’anno scorso a dicembre era in Italia ma sono troppo poco famoso per raggiungere un personaggio del suo calibro..

Dal successo che sta avendo il musical non si direbbe…

Certo, sta andando molto bene ma ci sono tantissimi ragazzi come me, protagonisti di musical di successo, che non sono mai diventati popolari. Perché oggi non si decide più d’investire sul talento? Questo è il mio interrogativo sul mondo del musical e del teatro in generale. Spero tanto di sfatare questo mito e che qualche casting, impresario o manager possa attingere per i propri film o lavori al panorama teatrale italiano.

Quanto è difficile oggi diventare il nuovo John Travolta?

Lui, dopo esser diventato John Travolta, ha fatto dei film pazzeschi ed è stato strapagato. Soffro nel vedere che in Italia il cinema non considera il teatro, e nel constatare che oggi si diventa popolari solo se si è figli d’arte o “parenti di”.

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“La febbre del sabato sera”, foto di scena. Al centro Giuseppe Verzicco (Tony Manero)

Saresti pronto ad affrontare un progetto cinematografico?

La risposta è no, ecco il punto. Questo passaggio, a oggi, non è permesso. Per questo invito il pubblico a venire a teatro, per  vedere il talento di tante persone desiderose d’imparare cose diverse, oltre a quelle che già sanno fare.

Quando hai cominciato a fare teatro?

Vuoi sapere la verità? Io giocavo a pallacanestro. Quando avevo 14 anni, Mauro Simone (oggi regista affermato nel mondo del musical) mi ha portato in una scuola di danza e lì ho imparato a muovermi e a ballare mentre all’oratorio, con il gruppo di Azione Cattolica, mi divertivo nelle recite di Ferragosto e al camposcuola. Sono molto testardo e quando mi impegno in una cosa deve venirmi bene, e forse è proprio per questo che oggi sono qui.

Quando hai capito che questo sarebbe diventato il tuo lavoro?

Ero a teatro a vedere “Grease”, con Lorella Cuccarini, e sono rimasto folgorato dalla bravura di Michele Carfora. “Grease”, “La febbre del sabato sera”,  quelli erano i veri Eventi che hanno mosso la massa nazionalpopolare. Ieri ero in scena per il debutto mentre in TV andava in onda la prima serata di Sanremo e mi sono soffermato su un commento, nel quale ci si domandava chi fossero gli artisti in gara oltre ai soliti noti. Questo è il punto: oggi ci sono tanti progetti dietro ai giovani artisti che proseguono, però, senza ostinazione e questo è un vero peccato perché tra dieci anni non si parlerà più di loro.

Chi c’è dietro Giuseppe Verzicco?

Me, la mia famiglia, i miei amici, la mia fidanzata e le persone che ho portato con me, nella mia valigia d’attore, in tutti questi anni. Sono veramente fortunato e in questo momento nella mia vita va tutto straordinariamente bene. Sto ricevendo consensi, regali da persone che non conosco (ci mostra un braccialetto che tiene al polso) ma sono consapevole che tra qualche mese tonerò a non avere più quest’opportunità.

Qual è l’insegnamento più grande che hai ricevuto?

Instaurare rapporti autentici con le persone, questo me l’ha insegnato mio padre che lavora come rappresentante. Nel suo lavoro non ha mai puntato all’affare ma ai clienti e alla qualità dei prodotti che vende. Non sono mai sceso a compromessi, non sono mai stato raccomandato e ho sempre sostenuto provini. Quello per questo spettacolo non volevo farlo perché avevo già recitato in una versione de “La febbre del sabato sera”, nel ruolo di uno dei Baroni ed ero il sostituto del protagonista. A oggi avrei commesso un grande errore a non fare quel provino..

 

La “stele della falsa porta” di Nefer

Al Museo Scultura Antica Giovanni Barracco di Roma, l’ imperdibile occasione di un viaggio nell’arte e nelle leggende dei secoli con la mostra “All’ombra delle Piramidi“. Fino al 28 maggio si potrà ammirare il fascino misterioso dell’antico Egitto attraverso l’esposizione di numerosi reperti archeologici fra cui la bellissima stele di Nefer, antico funzionario alla corte dei Faraoni. Chiamata anche “stele della falsa porta”, l’opera costituisce un pezzo unico tra i molti capolavori dell’esposizione permanente frutto della donazione che Giovanni Barracco, nobile collezionista e amante dell’arte, fece al Comune di Roma nel 1902. A completamento del personaggio di Nefer sarà presente inoltre una straordinaria ricostruzione grafica del suo luogo di sepoltura, la cosiddetta màstaba, che avrà modo di restituire l’immagine generale di una tomba egizia del terzo millennio avanti Cristo grazie a un particolare gioco di luci e effetti visivi. La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Nefer il dignitario

Vissuto in Egitto nella dinastia dei grandi Faraoni costruttori di Piramidi (2575 – 2465 a. C.) svolgeva un alto incarico a corte, quello di sovrintendente degli scriba, oltre che dei magazzini di provviste e armi. Alla sua morte ebbe l’onore di essere sepolto in una màstaba (dall’arabo “panca“) del cimitero reale, proprio ai piedi della grande Piramide di Cheope. Questi edifici funerari, tipici delle prime dinastie egizie, erano a forma tronco-piramidale; al loro interno vi era il pozzo funerario che collegava l’esterno con la camera sepolcrale sotterranea, la quale ospitava il sarcofago del defunto e il suo corredo. Nefer fece aggiungere alla struttura della tomba una piccola cappella funeraria, rivestita di rilievi, mentre la stele celebrativa fu posta al di fuori della camera sepolcrale dell’antico funzionario, con ingannevole scopo di “falsa porta” per l’accesso.

Particolare dell’installazione all’interno della tomba di Nefer al Museo Barracco

La màstaba e la stele

La mostra del museo Barracco, nella loggia esterna al primo piano, offre una ricostruzione in scala 1:1 della cappella funeraria di Nefer. Le raffigurazioni della tomba, che si trovano sparse in vari musei europei e americani (Parigi, Copenaghen, Birmingham, Boston e Philadelphia), vengono riprodotte fedelmente dall’installazione attraverso immagini retroilluminate, arricchite anche da decorazioni a rilievo. A pochi metri, nella sala 1 del primo piano, contestualmente alla sezione di opere egizie, si trova lo splendido originale della stele di Nefer. La preziosa “stele della falsa porta” rappresenta una scena di offerta con il defunto seduto davanti ad una tavola. Una lunga iscrizione in geroglifico indica una formula funeraria, ovvero “l’offerta che concede il sovrano…”, cui segue l’elenco di tutti i doni che l’offerente, simbolicamente presentato come il re, dona al defunto come corredo per il suo viaggio nell’aldilà: pane, acqua, cibo, incensi, belletti, latte, cereali, verdure, frutti, dolci, stoffe di diversi tipi e misure e poi “1000 vitelli, 1000 giovani antilopi, 1000 gru, 1000 oche”.

“Il rilievo della falsa porta”, l’originale stele della tomba di Nefer conservata nel Museo Barracco.

Quando:

Fino al 28 maggio 2017

Da martedì a domenica ore 10 – 16 (ingresso consentito fino alle 15.30); Giorni di chiusura: lunedì, 1 maggio

Prezzo: 

Ingresso gratuito

Dove:

Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Corso Vittorio Emanuele, 166a, Roma

Info:

museobarracco

Tel: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

film, cinema flavio, eventi

“4021” il Film, storia di un agente di commercio

Il film no-budget “4021” verrà proiettato dal 2 all’8 febbraio al Cinema Flavio di Roma. Opera prima di Viviana Lentini, prodotto e ideato da Simone Pulcini

Scena 1. Automobile in movimento. Giorno. Dettaglio sul codice 4021 di una fattura. Lo specchietto retrovisore mostra, in primo piano, lo sguardo del conducente che sta per chiudere il diaframma sulla sceneggiatura della propria vita. Una storia che prende spunto dalla realtà. “4021” è un film indipendente no-budget che ripercorre la storia di un agente di commercio, attraverso una profondità di campo emotiva che mette a fuoco i valori del protagonista. Scritto e diretto da Viviana Lentini, da un’idea di Simone Pulcini, il film verrà proiettato fino all’8 febbraio 2017 presso il Cinema Flavio di Roma.

Un disagio sondato nelle pieghe più profonde, dalla nascita alle conseguenze del malessere. Il protagonista approda a un punto di non ritorno, messo in crisi dalla sua vita lavorativa e personale: un matrimonio finito, un figlio che cresce senza di lui e un usuraio al quale non riesce a saldare i propri debiti. La distruzione è evidente nella scelta di attribuirgli come unico nome un codice, lo stesso del quale ci parla il linguaggio del film. 4021 appare per la prima volta a figura intera nel ristorante di Agostino (Angelo De Angelis), del quale è fornitore. Nella stessa inquadratura con dei clienti, il protagonista non viene messo a fuoco e la sua identità è spersonalizzata. Una lettura miope che denuncia un’esistenza bisognosa di lenti nuove per tornare alla vita.

Un alter ego, un ragazzo rom (Luca di Capua) esprime la parte peggiore dell’agente di commercio, consegnando la refurtiva di una rapina all’ex moglie per coprire i mancati pagamenti di 4021. Il suo nome in codice si palesa in un bigliettino, punto di non ritorno dell’annichilimento del protagonista, spinto alla vendetta nella lotta tra poveri, costretti a prevaricare l’uno sull’altro per sopravvivere. 4021 si trasforma, così, in ciò che non vorrebbe essere (o in un parte di lui molto profonda?) senza però snaturarsi: riuscirà a vendicare i debiti che Agostino deve al suo usuraio?

La vita che insegna e la rabbia che si trasforma in determinazione segnano il punto di partenza di un progetto iniziato nel 2014, con la metamorfosi dello spettacolo teatrale “L’agente” in “4021”, il film opera prima di Viviana Lentini: “Simone Pulcini voleva portare in scena la storia della sua vita e del suo lavoro perché prima era proprio un agente di commercio. A teatro avevo aggiunto già dei personaggi, limitandomi però alla moglie (Elisa Billi) e al figlio. Nella trasposizione cinematografica, invece, ho volutamente inserito una carrellata di personaggi per creare ancora più emergenza nella vita di quest’uomo indagando sia la crisi sociale che personale”.

Il film è girato nella periferia di Roma. Acilia, via Casilina e la via Tuscolana scorrono lungo i finestrini della macchina nella quale 4021 passa la maggior parte del tempo. Una scelta volutamente interessante che si allontana dallo stereotipo del protagonista scelto a immagine e somiglianza del degrado delle periferie, come ci ha spiegato Simone Pulcini:

“Di solito siamo abituati a vedere personaggi che non hanno nulla da perdere, invece qui il film propone una via diversa che prende spunto da quei personaggi ma che non perde la speranza di credere ancora nel lavoro, nonostante la società costringa alla disillusione. Questo fa rimanere male 4021 come ha fatto male a me, per questo ho voluto portare avanti a tutti i costi il progetto. I problemi sono quelli che ho vissuto in prima persona negli anni, fino al punto in cui il film raggiunge un punto estremo. Lì Simone si ferma ed entra in scena il mio personaggio, 4021”.

Il finale è aperto a molteplici riflessioni, su un docufilm drammaticamente sensibile alla crisi umana e sociale. Se la crisi è connaturata all’uomo in quanto tale, ora 4021 indossa la maglietta a strisce bianche e azzurre del ragazzo rom. Un film che narra la solitudine ma che punta alla pancia dello spettatore, che si lascia andare alle risate nelle scene divertenti ed esilaranti, non riuscendo però  a sganciarsi dal retrogusto amaro del disincanto, fermo come un nodo nel palato.

“4021” il Film

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La locandina del film “4021”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4021

Scritto e diretto da Viviana Lentini

Regia e sceneggiatura: Viviana Lentini
Genere: Dramma
Durata: 87 minuti
Fotografia: Matteo De Angelis
Interpreti: Simone Pulcini, Luca Di Capua, Elisa Billi, Angelo De Angelis, Simone Guarany, Caterina Mannello, Carmela Rossi, Federico Maria Galante, Roberto Di Marco, Emanuele Natalizi, Marco Blanchi, Orlando D’Apice, Mirko Frezza, Felice Leveratto, Michelangelo Pulcini, Eugenio Krauss, Matteo Quinzi, Valerio De Angelis            
Musica: Andrea Bellucci
Suono: Gianfranco Tortora
Produzione: Simone Pulcini

 

Quando: dal 2 all’8 febbraio 2017, h 21.00

Biglietto: 5,00€

Dove:

 

Capodanno Cinese 2017 in Piazza del Popolo!

In Piazza del Popolo quest’anno a conquistare la scena la manifestazione del capodanno cinese 2017. Un’evento senza pari che coinvolge la sempre più sentita comunità cinese a Roma e che quest’anno festeggia la festa della primavera che cade il 28 Gennaio.

Organizzata dall’ambasciata della Repubblica popolare cinese in Italia, quest’anno il Capodanno Cinese 2017 avrà in programma giochi pirotecnici a seguito di spettacoli di arti marziali e acrobazie.

Molto coinvolto in iniziative ed animazioni inoltre anche  il quartiere romano dell’ Esquilino, principale sede della comunità cinese romana.

Ma andiamo a vedere nello specifico il programma del Capodanno cinese 2017 a Roma:

Manifestazione 28 Gennaio

  •  Parata su via del Corso fino a  Piazza del Popolo ore 14:30
  • Spettacoli di arti marziali, acrobazie e giochi pirotecnici ore 15:00

Dove

Da Via del corso a Piazza del Popolo

Festa della primavera cinese

La festa della primavera è una tradizione cinese che risale a 4000 anni fa. Chiamata anche Capodanno lunare questa festa si svolge in concomitanza di ogni novilunio che segna la data di inizio del primo mese dell’anno e la fine del solstizio di inverno.

Quest’anno sarà rappresentato simbolicamente come anno del Gallo e dall’elemento cosmogonico  del fuoco.

La tradizione cinese vuole che l’anno del Gallo rappresenti l’inizio di cambiamenti estremamente positivi per la vita di ognuno di noi!!

Ci saranno infatti importanti traguardi che andremo a raggiungere sia per quanto riguarda la qualità della vita che svolgeremo e le decisioni che andremo a prendere per migliore la nostra esperienza di vita sulla terra.

Alcuni cambiamenti molto importanti riguarderanno anche i diritti sulle donne,sul lavoro e sulla famiglia.

Un’anno di infinite possibilità economiche e lavorative anche per chi quest’anno ha avuto maggiori difficoltà.

Ci auguriamo di non perdere mai la speranza di un anno migliore e di ricevere maggiore fortuna e coscienza di noi stessi per migliorarci sempre.

 

 

Lancio delle lanterne a Circo Massimo

Per la prima volta nasce l’iniziativa ludica a scopo di beneficenza che interessa il lancio di lanterne colorate a Roma a Circo Massimo.

Gli organizzatori Glorie e Misteri di Roma danno vita cosi a Il Cielo a Colori – 1° Festival delle lanterne colorate.

Dopo aver riscontrato innumerevoli partecipazioni all’evento gli organizzatori hanno dovuto chiedere il permesso all’ ENAC ( Ente Nazionale Aviazione Civile) per poter dar luogo al Festival del lancio delle lanterne da Circo Massimo.

Una volta aver avuto il consenso per l’accertata sicurezza del il traffico aereo sarà possibile partecipare all’evento il prossimo 4 Febbraio 2017.

Restate aggiornati sull’evento cliccando sulla partecipazione nella pagina facebook

In cosa consiste 

Potrete lanciare la vostra lanterna colorata in cielo. Il ricavato di questa iniziativa sarà in parte devoluto all’ospedale Bambino Gesù di Roma.

Per chi fosse interessato il programma prevede anche una visita guidata del Circo Massimo alle ore 18:00 con appuntamento in Via del circo Massimo 4189, sul Bel Vedere Romolo e Remo (davanti Piazzale Ugo La Malfa) dove sarà possibile anche acquistare la propria lanterna.

Prezzi per la visita guidata + la lanterna:

Gratuito per le persone dai 0 ai 14 anni 

Adulti: 14 € Lanterna + Visita guidata

Ragazzi dai 15 ai 18 anni: 8,50 €

4 € per chi volesse solo la lanterna (  realizzata in particolare bambù, carta e filo di cotone completamente biodegradabili )

Quando 

Sabato 04 Febbraio 2017

Orario lancio delle lanterne: ore 23:00 ( è  preferibile trovarsi nei paraggi un po prima se non si è ancora presa in dotazione la lanterna )

Dove

Circo Massimo, Rm

La redazione di Pocketart invita tutti voi a partecipare al contest della foto più bella all’evento che apparirà sulla nostra pagina Facebook!!

Buon evento, Stay Tuned!!!

 

Valerio Adami: la pittura senza tempo

Una grande mostra presente a Roma dal 20 Gennaio! Omaggio al grande artista italiano Valerio Adami con l’esposizione dal nome “Metafisiche e Metamorfosi”, che accoglierà tutte le 50 opere del pittore e ripercorrerà i momenti significativi del suo percorso artistico. Per l’occasione le sedi di visita saranno addirittura 3: la Galleria De Andrè e la Galleria Mucciaccia con le opere recenti, mentre quelle storiche presso l’Accademia d’Ungheria.

Valerio Adami, Home sweet home, 2004
acrilico su tela , 162×130 cm

L’artista e la sua modernità

Valerio Adami, nato a Bologna nel 1935, è molto famoso e riconosciuto all’estero, infatti le sue opere sono esposte in importanti gallerie di arte moderna di Parigi e New York. Finalmente a Roma, nelle 3 sopracitate sedi, lo si potrà conoscere in modo approfondito e capirne la poetica e la tecnica. L’artista ben riassume l’esperienza dell’astrattismo, della Pop-Art americana e del fumetto, con l’elaborazione di un tema, che si traduce poi su tela con colori definiti e linee chiuse del disegno. Le figure di Valerio Adami possono risultare enigmatiche e misteriose, forze invisibili sembrano impedirne la lettura, ma allo stesso tempo ne incuriosiscono la scoperta. La curatrice della mostra, Lea Mattarella, in merito alle raffigurazioni dell’artista afferma che:

Esse vanno prese di petto, non devi cercare di comprenderle. Le devi ascoltare. [….] I suoi quadri richiedono contemplazione. Perchè contengono il tempo.

Valerio Adami, Metamorfosi,1982
acrilico su tela, 195×260 cm

Difatti i soggetti scelti si muovono in ambienti stilizzati, fuori del tempo; a volte si scompongono ma restano immagini molto accese, vive e dinamiche.

Valeri Adami, Antonio Tabucchi, 2000
acrilico su tela , 100×81 cm

L’internazionalità e valenza della mostra sarà accompagnata da cataloghi illustrati, che contengono (sia in lingua italiana che inglese) l’intervista rilasciata da Adami a Christophe Penot e giudizi di filosofi, intellettuali e scrittori che lo hanno conosciuto come Italo Calvino, Jacques Derrida, Carlos Fuentes, Antonio Tabucchi, Octavio Paz, Maurizio Ferraris e Michel Onfray. L’inaugurazione di “Metafisiche e Metamorfosi” partirà giovedì 19 Gennaio e aprirà al pubblico dal 20 fino al 26 febbraio 2017.

Inaugurazione: giovedì 19 gennaio 2017

Ore 18.00 – Accademia d’Ungheria, via Giulia, 1, Roma; Galleria André, via Giulia 175, Roma

Ore 19.00 – Galleria Mucciaccia, largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Sedi e Orari: dal 20 Gennaio al 26 Febbraio

Accademia d’Ungheria, via Giulia, 1, Roma

Orari: dal lunedì al venerdì: 8.30 -19.30; sabato e domenica: 10 – 13; 14 – 18

Informazioni: tel. 06-6889671

Galleria André, via Giulia 175, Roma

Orari: 11-13; 16-19.30; domenica e lunedì chiuso

Informazioni: tel. 06-6861875 – info@andrearte.it

Galleria Mucciaccia, largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Orari: lunedì 15.30 – 19.30; dal martedì al sabato 10.00 – 19.00; domenica chiuso

Informazioni: tel. 06 69923801 – fax 06 69200634; segreteria@galleriamucciaccia.it

Ringraziamo per il materiale gentilmente concesso Ufficio stampa Maria Bonmassar

teatro, quinta armata, roma

I “soldati” di QUINTA ARMATA invadono il Teatro Marconi di Roma

QUINTA ARMATA è il teatro come non lo avete mai visto. Quattro appuntamenti, uno al mese, trasformeranno in palcoscenico ogni angolo del Teatro Marconi di Roma fino ad aprile 2017

Esiste un posto in cui le arti si fondono. Un luogo dove assaporare la trasversale dell’arte under35 scegliendo di cosa nutrirsi: musica, nuova drammaturgia, cantautorato, installazioni, performance e tanto altro. QUINTA ARMATA è il teatro come non lo avete mai visto. Quattro appuntamenti, uno al mese, trasformeranno in palcoscenico il bistrot, il foyer, le sale prova e la platea del Teatro Marconi di Roma fino al 19 aprile 2017.

Al via la puntata zero dell’iniziativa diretta da Ilaria Ceci e Davide Sacco, inaugurata lo scorso 10 gennaio. Le installazioni artistiche di Michelangelo Tomaro accompagneranno ogni sera il pubblico nel foyer del teatro. Ad accoglierli i #RaccontiEspressi di Alessio Rizzitiello, aforismi e racconti recitati nel tempo di un espresso e #ShakeYourTime, la performance che, attraverso un divertente gioco di parole, mette al servizio del pubblico un banditore e un’abile compagnia shakespeariana.

Sorprendente #RadioMiAscolto, la terza alternativa a cura di Michela Ronci e dell’esilarante Piero Grant, ascoltare per credere! Largo al cantautorato italiano sul palcoscenico del teatro con #GolfoMistico, uno spazio a cura di Toto Toralbo, dove trovano posto le esibizioni di giovani e talentuosi artisti emergenti dell’Officina Pasolini. Un’ atmosfera da risto pub, con esibizioni a richiesta e senza scaletta, riempirà ogni sera la platea del Teatro Marconi, prima dello spettacolo delle ore 21.00.

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Alessio Rizzitiello legge #RaccontiEspressi nel foyer del Teatro Marconi di Roma

Gli spettacoli di QUINTA ARMATA:

Buona la prima per “Fumo” di Massimiliano Aceti, che ha inaugurato il cartellone degli spettacoli di QUINTA ARMATA. Doppio appuntamento il 14 e il 15 febbraio per “Teatro Stanco”, con la regia Michele Capuano e le musiche del cantautore Marco Foscari.

Il 13 e il 14 marzo sarà la volta di “Quel noioso giorno d’estate”, spettacolo scritto e diretto da Niccolò Matcovich mentre il 18 e il 19 aprile la stagione si concluderà con “Il Dono”, spettacolo liberamente tratto da “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster, con l’adattamento e la regia di Luca Bargagna.

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Il Calendario degli Spettacoli di QUINTA ARMATA

 COS’Ѐ QUINTA ARMATA?

Non si tratta di una rassegna, né di un progetto teatrale. QUINTA ARMATA è il luogo stabile dove le arti si fondono. Un percorso nel quale lo spettatore diventa protagonista scegliendo ogni sera una performance diversa, accompagnato dai sottofondi musicali di Francesco Del Gaudio.

Nonostante si ispiri alle armate che sorreggevano le quinte dell’antico teatro greco, QUINTA ARMATA  ha una struttura flessibile e aperta a chiunque voglia far sentire la propria voce e far conoscere la propria arte, parola di Davide Sacco, ideatore di un progetto non vincolato a leggi superiori, che fa della libertà il proprio punto di forza.

“Per me non esiste teatro on e teatro off, esiste il Teatro e questo spazio deve essere concepito come un puzzle dove non c’è un disegno prestabilito ma ogni tassello può essere aggiunto di volta in volta. Per questo è importante spargere la voce di quest’iniziativa”.

Il progetto è presentato da Tradizione Teatro, con la viva collaborazione di Felice Della Corte, direttore artistico del Teatro Marconi, che ha definito QUINTA ARMATA “un centro polivalente nel quale l’asse portante è il Teatro”.

Menzione speciale per lo slogan di Tradizione Teatro “Vuoi tradire la tradizione?” che ha scelto di recuperare l’etimologia del termine “tradizione” (/tradizione/dal lat. TRÀDERE, consegnare, trasmettere fatti storici, dottrine per via orale) contando su uno slogan vincente ed efficace. Una tradizione che non ha mai smesso di esistere e che si rafforza oggi con le storie dei protagonisti di QUINTA ARMATA.

QUINTA ARMATA dal 10 gennaio al 19 aprile 2017

Quando:

dalle 19.30 #ShakeYourTime, a cura di Davide Sacco ed Eva Sabelli

#RaccontiEspressi, a cura di Alessio Rizzitiello

#RadioMiAscolto, a cura di Piero Grant e Michela Ronci

ore 20.30 #GolfoMistico, esibizione cantautori emergenti

Inizio spettacoli ore 21.00

Biglietti:

Ingresso 16€/ Ridotto 13€

Dove:

 

Per info: www.teatromarconi.it – info@teatromarconi.it – tel. 06/5943554

Ringraziamo Tradizione • il teatro di domani per l’immagine in evidenza dell’articolo

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“L’Amore migliora la vita”, la felicità imperfetta va in scena al Teatro Marconi

“L’Amore migliora la vita”, la commedia scritta e diretta da Angelo Longoni, è in scena al Teatro Marconi di Roma dal 1°all’11 dicembre 2016. Sul palco Ettore Bassi, Eleonora Ivone, Giorgio Borghetti ed Edy Angelillo

“L’Amore migliora la vita”. Un fatto ovvio quanto mai banale se lo si elegge a titolo di uno spettacolo noto, scritto e diretto da Angelo Longoni. Una commedia collaudata, in scena al Teatro Marconi di Roma fino all’11 dicembre 2016, con un cast essenziale e di tutto rispetto: Ettore Bassi, Eleonora Ivone, Giorgio Borghetti ed Edy Angelillo. Due coppie di genitori alle prese con una parola per loro inaccettabile: omosessualità.

La trama è semplice e si snoda attraverso una scena statica, l’interno di un salotto borghese nel quale si rispecchiano l’ordine e la precisione che percorrono le vite dell’eterea casalinga Anna (Edy Angelillo) e del marito Marco (Giorgio Borghetti), un imprenditore senza scrupoli costretto a sopravvivere nella giungla dei colleghi arrivisti. Sapiente la scelta di Gianluca Amodio di ricavare una seconda scena, dinamica grazie al gioco di luci e ombre, nella quale far vivere le emozioni più intime e autentiche dei protagonisti.

L’arrosto nel forno e una tavola dal design moderno attendono gli ospiti di una cena apparentemente perfetta: Silvia (Eleonora Ivone), una giornalista anticonformista, dovrà fare i conti con il cinismo del marito Franco (Ettore Bassi), un musicista severo e pragmatico che si divertirà a scardinare le porte delle etichette sociali dei presenti e non solo..

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Sul palcoscenico da sinistra, Ettore Bassi, Eleonora Ivone, Giorgio Borghetti ed Edy Angelillo

La conversazione delle due coppie di genitori s’incentra subito sulle soluzioni per non far perdere l’anno della maturità ai figli, colti in flagrante dal bidello. Straordinaria Edy Angelillo nel ruolo della mamma apprensiva alla ricerca delle possibili “cause” dell’omosessualità del figlio, così come la stravagante interpretazione di Eleonora Ivone. Lo spettacolo corre il rischio di cadere nei cliché gergali dell’omosessualità, sfiorato dalle battute taglienti di Ettore Bassi che riporta l’attenzione sul tema fino a quel momento volutamente aggirato.

“L’Amore migliora la vita è un titolo assolutamente ingannevole. Questo spettacolo dichiara quello che non si vedrà sul palcoscenico”,

ha confessato Angelo Longoni, ispirato dal problema dibattuto e controverso delle unioni civili, “questa legge è stata frutto di un iter nel quale anche chi era a favore si schierava quasi sempre su posizioni ipocrite. La facciata non è mai quella che si presenta quando un fatto avviene a te”. La stessa fragile apparenza dei protagonisti che si sgretola, nel tempo della messa in scena, di fronte alla scomoda quanto imperfetta omosessualità dei figli. Il pretesto per guardarsi dentro e riconoscere la propria imperfezione si dimostrerà l’unica via alla comprensione.

Longoni ha saputo affrontare in maniera affatto banale un tema spesso stereotipato come l’omosessualità, affidandogli una funzione inedita, quasi catartica. Parlando dell’amore che unisce i loro figli, i protagonisti manifestano delle lacune quasi insanabili, non solo nel rapporto coniugale ma soprattutto in quello genitoriale. Ѐ questa la frustrazione maggiore che accompagna il personaggio di Franco, un inedito e convincente Ettore Bassi, e Marco, un sorprendente e verace Giorgio Borghetti, l’imprenditore ipocondriaco e senza filtri, in crisi alla notizia che il figlio non lavorerà nella sua azienda.

Una commedia intelligente, divertente ma dal retrogusto amaro, nella quale si ride ma si riflette anche tanto. L’amore come comun denominatore che unisce, divide, interroga e alla fine, forse, comprende.

Pochi minuti prima della messa in scena..

abbiamo incontrato il cast dello spettacolo che ci ha rilasciato questa divertente presentazione de “L’Amore migliora la vita”. Buona visione!

 

Quando:

dal 1° all’11 dicembre 2016,

martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21,00

mercoledì e domenica ore 17,30

Dove:

Info e costi:

Biglietto intero 24€ / Ridotto 20

 info@teatromarconi.it – tel 06 59.43.554

www.teatromarconi.it

CORPUS DEI

Mostra collettiva a cura di Daphnée Thibaud e Giulia Capogna

Vernissage: sabato 26 novembre 2016 dalle h 19.00

Performance di Massimo ScognamiglioRebirth

Live painting di Diamond e Solo

Finissage: 7 gennaio 2017 dalle h 19.00

Beppe Stasi –  Claudia Ducalia – Diamond – Eolo Perfido – Fabio Timpanaro – Francesco Viscuso – Giorgio Finamore – Karl Billaud – Marco Rea – Nicola Alessandrini – Riccardo Mannelli – Saturno Buttò – Selena Leardini – Servadio – Sicioldr – Solo – Valentina Brostean

Nero Gallery è lieta di presentare Corpus Dei, mostra collettiva composta da 17 artisti italiani.

La mostra esplora diversi modi di rappresentare e di utilizzare il corpo nelle opere d’arte. Il corpo nella sua trasformazione e nelle sue molteplici manifestazioni diventa il medium attraverso cui l’artista esprime il proprio concetto di arte. Gli artisti esposti sono tutti italiani ma provenienti da mondi diversi: dalla lowbrow art e dal pop surrealismo, dalla foto-manipolazione, dal fumetto e dall’illustrazione per toccare infine anche la street art. La mostra abbraccia, in questo modo, diverse discipline e molteplici interpretazioni, rispecchiando e riflettendo la varietà espressiva di ogni singolo.

La visione degli artisti mira a reinterpretare la concezione del corpo come mezzo espressivo nell’arte. Il corpo è l’oggetto di tutte le sperimentazioni ed è stato il centro di profondi sconvolgimenti ideologici, politici e culturali: lo ritroviamo nel ritratto, nella fotografia, nel collage, nel disegno, nella pittura, nel tatuaggio. Il corpo è sublimato, venerato, rappresentato come pura poesia dell’estetica ma allo stesso tempo deformato, frammentato, ferito, ibrido e sfigurato. La mostra toccherà vari temi e visioni e il suo allestimento sarà un percorso proibito e celato che svelerà molte opere sorprendenti.