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Twin Peaks “rivive” con una mostra a Roma

Twin Peaks Group Show rende omaggio a Twin Peaks, celebre serie televisiva che ha rivoluzionato la storia e il linguaggio dei serial mondiali. La mostra collettiva sarà tenuta da Nero Gallery dal 27 gennaio al 10 marzo, e vede la partecipazione di 24 artisti di fama internazionale. Le opere esposte, ognuna delle quali incentrata su un singolo personaggio della serie, sono realizzate con tecniche diverse che vanno dalla tradizionale pittura ad olio all’arte scultorea, fino alle più innovative tecniche digitali. L’esposizione toccherà tutte le corde dell’arte iper contemporanea, dalle sfumature più leggere del pop alle profondità inquietanti del dark. L’intero ambiente, sarà allestito ad hoc in chiave Twin Peaks, come a restituire il senso dell’universo mistico e simbolico di David Lynch. La performance audio di Luca Longobardi “Voices of Evidence” aprirà il vernissage il 27 gennaio alle ore 19.            

Artisti in mostra

Fabio Timpanaro, con la sua “Jupiter in Saturn”, aveva già anticipato il 4 e 5 novembre scorso la mostra dedicata a Twin Peaks. Il titolo dell’installazione si è ispirato all’anno in cui i pianeti del sistema solare si allineeranno, richiamando così la congiunzione eliocentrica Giove-Saturno, situazione necessaria per entrare nella Loggia Nera. In questa esposizione presenterà una sua opera riferita al personaggio di Cooper.

Altri artisti presenti saranno: Angelo Barile (Mr C.) – Bafefit (Nadine Hurley) – Beatriz Mutelet (Shelly Nelson) – Bruno Pontiroli (Bob) – Claudia Ducalia (Audrey) – Candice Angelini (The Giant) – Craww (Owls) – Daniele Aimasso (Andy e Lucy) – Delphyne V. (Gordon Cole) – Florian Eymann (Lynch) – Francesco Viscuso (Briggs) – Gerlanda di Francia (Diane Adams) – Marco Rea (Agent Tamara Preston) – Martina d’Anastasio (Black Lodge) – Max Ferrigno (Laura Palmer) – Nicola Alessandrini (Leland Palmer) – P54 (Mike) – Paolo Petrangeli (Norma Jennings) – Seven Moods (The man from nowhere) – Tenia (The Log Lady) – Twee Muizen (Josie Packard) – Valeria Bovo (Leo Johnson) – Virginia Mori (Donna Hayward)

Da sinistra: l’ agente  “Dale Cooper” di Fabio Timpanaro; il personaggio di “Diane Adams” creato da Girlanda di Francia.

Un salto nel passato

In Italia era l’8 aprile 1990. La serie tv si ambientava nella fittizia cittadina montana di  Twin Peaks, situata nello Stato di Washington, a 5 miglia dal confine tra  Stati Uniti  e  Canada. L’apparente tranquillità del paesino viene turbata dal ritrovamento del cadavere di  Laura Palmer, figlia del noto avvocato Leland Palmer, nonché una delle ragazze più popolari della città. Chi non ricorda la frase “chi ha ucciso Laura Palmer?“. Le indagini vengono affidate alla locale polizia e anche all’agente speciale Dale Cooper  dell’FBI e permettono di far affiorare il lato oscuro del luogo e dei suoi abitanti. Twin Peaks  è coerente con l’opera del cineasta David Lynch, non facilmente collocabile all’interno di un genere preciso. Come altri film del regista, rappresenta un’indagine morale tinta di umorismo  e  surrealismo. L’atmosfera inquietante,  sovrannaturale  e talvolta grottesca ricorda quella dei film horror.

I personaggi di un luogo mistico e simbolico

Indiscutibile punto di forza della serie sono i suoi personaggi. Lo strambo protagonista Dale Cooper, vero e proprio alter ego di Lynch, e l’intraprendente, intelligente e sensuale Audrey Horne, figlia dell’uomo più ricco del paese, Benjamin Horne, il quale, allo stesso modo di tutti gli altri personaggi, si ritroverà in balia di vicende grottesche legate agli aspetti “rimossi” della sua personalità. Donna Hayward, ragazza insicura, passionale ed estremamente femminile che in passato era stata la migliore amica di Laura, la quale rappresentava per lei un modello da imitare. La tormentata e bellissima Josie Packard, che si destreggia sia come carnefice che come vittima, vivendo nel frattempo una tormentata storia d’amore con lo sceriffo Truman, il quale appartiene ad una sorta di massoneria locale nata al fine di contrastare i fenomeni paranormali che avvengono nei boschi.

Non manca un personaggio ispirato ad Aleister Crowley, lo psicopatico ex agente dell’FBI Windom Earle, il quale incarna perfettamente l’archetipo del mago. Indimenticabile il fascino maledetto, virulento e feroce di Killer BOB. I famosi episodi di “assestamento” non voluti da Lynch e Frost assumono sfaccettature molteplici, che scandiscono un ferreo dualismo tra il lato oscuro dell’umanità e dell’inconscio collettivo. Ecco che BOB diventa una sorta di Nyarlathotep lovercraftiano, rappresentato simbolicamente dalla Loggia Nera, e il lato positivo di essa, rappresentata dalla Loggia Bianca. Ma le due logge, come fatto notare in precedenza, formano un’unità indivisibile, un monismo primordiale in cui la modernità viene esposta in tutte le sue debolezze e psicopatologie.

Even Moods, “the man from nowhere”; a destra “Norma” di Paolo Petrangeli

David Lynch e i segreti esoterici nascosti 

Il regista David Lynch è una sorta di medium che si attribuisce delle facoltà paranormali innate senza disdegnare Kabbalah ebraica, sciamanesimo e gnosticismo. In particolare, oltre alla mistica orientale, la poetica del regista sembra essere basata sull’antico principio sciamanico secondo cui il mondo reale sia in realtà un sogno, un’emanazione inconscia di un’entità superiore. Sogno e realtà quindi si fondono tra loro, creando un’unità indivisibile in cui si aggirano strane ed inquietanti presenze le cui azioni sono incomprensibili per l’uomo, in quanto legate al dominio superiore che “pensa” la realtà sensibile. C’e anche un distacco tra il paradiso e l’uomo che tuttavia diventa un’unità in cui varie forze interagiscono tra loro mediante scambi energetici invisibili da qui nasce l’interpretazione dell’enigma della Garmonbozia.

La Garmonbozia presente nel film prequel di “Twin Peaks” “Fire walk with me” (e in misura minore nella serie televisiva) è una sostanza assimilabile al mana (forza vitale) dei primitivi, nonché al cibo dell’anima degli sciamani. All’apparenza la sostanza ha l’aspetto della crema di mais, e pare servire come una sorta di nutrimento e di droga per gli spiriti della Loggia Nera. L’origine del termine “garmonbozia” è ignoto e sembra non essere ricollegabile a nessuna parola in qualsiasi lingua conosciuta. Tuttavia si è molto speculato sul fatto che possa derivare da “ambrosia“, il cibo degli Dei nella mitologia greca e romana, cosa che combacia con la spiegazione data nel film prequel. La parola “bozia” potrebbe essere anche un derivato dell’inglese booze, che si riferisce in modo colloquiale ad alcolici e ubriachi.

Particolarmente illuminante nella comprensione della poetica di Lynch è la scena in cui un personaggio della serie viene ucciso da un’entità malvagia, la quale imprigiona la sua anima nel legno. Oppure gli strambi dialoghi della Signora Ceppo, personaggio strettamente lynchiano nella sua atipicità, la quale sostiene di saper comunicare telepaticamente con uno spirito. Questi eventi sono apparentemente incomprensibili e assurdi, ma secondo la percezione dell’uomo primitivo e dello sciamano, risultano alquanto ordinari. Gli elementi naturali (gufi, uccelli, alberi, montagne, boschi ecc.) posseggono un’anima intimamente connessa al mondo dell’uomo, il soggetto osservante. Formano con esso un’unità panteistica completamente agli antipodi rispetto al dualismo razionale di natura cartesiana a cui siamo abituati noi occidentali.

Craww “The Owls Are Not What They Seem”, Francesco Viscuso “Major Garland Briggs”, Tenia “TheLogLady”

Tra inconscio e natura dal fascino immortale  

Il mondo descritto da Lynch in Twin Peaks e nel suo prequel, “Fire Walk with Me” è quindi un rapportarsi di diverse percezioni individuali del flusso del mana, dell’energia primordiale che assume la forma di temibili entità legate al mondo dell’inconscio, del sogno e la natura. La realtà viene anch’essa rappresentata come inconscia, indissolubilmente legata agli spazi più reconditi della mente umana. E’ un mutamento continuo in cui le passioni e i tormenti dello spirito, astraendo dal discernimento umano, sono assimilabili a mere interazioni meccanicistiche atte a nutrire entità ignote. Questa riflessione rimanda al filosofo Gurdjeff, senz’altro presente nel bagaglio di conoscenze esoteriche di Lynch e FrostTwin Peaks è una delle serie televisive più influenti di sempre: si tratta di un vero e proprio spartiacque nella storia della serializzazione televisiva, che ha introdotto una maggiore complessità e varietà nel suo media di riferimento. Una serie che rimarrà per sempre immortale!

Info :

info@nerogallery.com | www.nerogallery.com | FB/nerogallery.com

Quando :

Dal 27 gennaio al 10 marzo. Vernissage sabato 27 gennaio dalle 19.00

Dove :

Nero Gallery, via Castruccio Castracane, 9 (00176) Roma

Tony Cheung, tra satira e erotismo

Presso le sale espositive della Nero Gallery, la prima personale dell’artista cinese Tony Cheung a Roma. Autore versatile, capace di unire la cultura pop americana degli anni ’50 – ’60, quella dei manga, fino a toccare l’ arte giapponese, ci presenta “Eastern Palace For Pleasure”. Curata da Giulia Capogna e Daphnée Thibaud, la mostra sarà aperta al pubblico dal 23 settembre al 4 novembre 2017.

“Girl and devil”, giclée printing on paper, 80×56 cm; a destra “Hulan”, 2 colors silkscreen, 27×27 cm

L’anti-occidentalismo cinese

Tony Cheung, è un illustratore e disegnatore di Guangzhou, città a sud della Cina comunemente nota come Canton. Laureatosi presso il Guangzhou Academy of Fine Arts (GAFA), nel 2011 ha iniziato il suo percorso artistico con il progetto “Sensitive Words”.  Con tale lavoro egli indagava il tema della censura cinese, utilizzando quelle parole chiave che consentivano al meccanismo di filtraggio della rete del governo di Pechino di individuare più rapidamente discussioni sgradite al regime e ideologie politicamente sensibili. Questo sbarramento nasceva dal 2008, anno di forti mutamenti per la Cina  che, nel tentativo di aprirsi alla modernità, generava una forte paura da parte del governo di una rivoluzione come quella dei Gelsomini in Tunisia. Di qui la censura di Facebook e Youtube, le repressioni in gran parte del paese con moltissimi morti. La Cina rappresenta oggi una delle più grandi super potenze mondiali, ma al suo interno coesistono infinite contraddizioni. Una delle piu evidenti è la convivenza tra l’antica cultura ed educazione cinese e la nuova industrializzazione e globalizzazione. Queste contraddizioni sono alla base delle illustrazioni di Tony, le quali reinterpretano alcuni personaggi e aspetti della società cinese in chiave ironica e satirica.

Da sinistra: “Fantastic four”, “Godess of blockage” e “We are so happy”.

Un artista rivoluzionario

I quadri di Tony Cheung mostrano i dittatori Mao, Stalin, Marx, Lenin trasformati in personaggi bizzarri e allo stesso tempo iconici. Le immagini e i colori forti racchiudono in sé erotismo e sensualità insieme ad una forte vena satirica. Tony Cheung, che vive e lavora tuttora in Cina, dove è ancora molto forte il controllo delle autorità, ci dà uno spunto per interpretare i suoi lavori in chiave etica. La filosofia taoista cinese del WuWei (azione senza azione) sviluppa un concetto di “vuoto” come via per raggiunger l’ordine cosmico e la pace interiore. Per il taoismo, l’azione eccellente è quella che si realizza in assenza di moventi e nel vuoto di finalità, lasciando che ogni atto si produca seguendo la propria spontanea natura. L’uomo perciò non deve ambire ad azioni troppo grandi e complesse, ma deve mantenersi in armonia con la natura affinché il mondo segua la sua naturale evoluzione. Alla stesso modo Tony non si definisce un attivista, la sua opera è un’espressione della propria visione che deve lasciar libero lo spettatore di poter riflettere autonomamente.

Quando :

dal 23 settembre al 4 novembre 2017

Orari : Dal martedi alla domenica dalle 16.00 alle 20.00Info:

nerogallery
info@nerogallery.com
+390627801418

Dove:

Nero Gallery , Via Castruccio Castracane, 9 , 00176 Roma – Pigneto

 

CORPUS DEI

Mostra collettiva a cura di Daphnée Thibaud e Giulia Capogna

Vernissage: sabato 26 novembre 2016 dalle h 19.00

Performance di Massimo ScognamiglioRebirth

Live painting di Diamond e Solo

Finissage: 7 gennaio 2017 dalle h 19.00

Beppe Stasi –  Claudia Ducalia – Diamond – Eolo Perfido – Fabio Timpanaro – Francesco Viscuso – Giorgio Finamore – Karl Billaud – Marco Rea – Nicola Alessandrini – Riccardo Mannelli – Saturno Buttò – Selena Leardini – Servadio – Sicioldr – Solo – Valentina Brostean

Nero Gallery è lieta di presentare Corpus Dei, mostra collettiva composta da 17 artisti italiani.

La mostra esplora diversi modi di rappresentare e di utilizzare il corpo nelle opere d’arte. Il corpo nella sua trasformazione e nelle sue molteplici manifestazioni diventa il medium attraverso cui l’artista esprime il proprio concetto di arte. Gli artisti esposti sono tutti italiani ma provenienti da mondi diversi: dalla lowbrow art e dal pop surrealismo, dalla foto-manipolazione, dal fumetto e dall’illustrazione per toccare infine anche la street art. La mostra abbraccia, in questo modo, diverse discipline e molteplici interpretazioni, rispecchiando e riflettendo la varietà espressiva di ogni singolo.

La visione degli artisti mira a reinterpretare la concezione del corpo come mezzo espressivo nell’arte. Il corpo è l’oggetto di tutte le sperimentazioni ed è stato il centro di profondi sconvolgimenti ideologici, politici e culturali: lo ritroviamo nel ritratto, nella fotografia, nel collage, nel disegno, nella pittura, nel tatuaggio. Il corpo è sublimato, venerato, rappresentato come pura poesia dell’estetica ma allo stesso tempo deformato, frammentato, ferito, ibrido e sfigurato. La mostra toccherà vari temi e visioni e il suo allestimento sarà un percorso proibito e celato che svelerà molte opere sorprendenti.

ANIMALI SACRI

Per concludere la stagione 2015/2016, Nero Gallery presenta la mostra collettiva Animali Sacri.

Mostra collettiva a cura di Giulia Capogna e Daphnée Thibaud.

Artisti: J.A.W. Cooper – Twee Muizen – Beatriz Mutelet –Corine Perier – Selena Leardini

Vernissage 28 maggio 2016 ore 20.00
Finissage 30 luglio 2016 ore 20.00

Presso: Nero Gallery, via Castruccio Castracane 9, 00176, – Roma

www.nerogallery.com | FB

La galleria ha il grande onore di ospitare per la prima volta in Italia l’artista americana J.A.W Cooper, affiancata, da altrettanto notevoli artisti: la coppia spagnola Twee Muizen, le due francesi Beatriz Mutelet e Corine Perier e l’italiana Selena Leardini.

 Gli artisti rappresentano l’animale nella loro dimensione sacrale. La mostra mette al centro i profondi legami esistenti tra le grandi religioni e tutte le forme viventi, ma anche, talvolta, il rapporto complesso e contraddittorio.

Tante sono le religioni, dalla preistoria ad oggi, ad aver costruito gran parte dei loro culti sulla venerazione degli animali: le tradizioni sciamaniche, il cristianesimo celtico, la religione egizia, il buddismo, l’induismo… fino alle tre principali religioni monoteiste: l’islam, il cattolicesimo, l’ebraismo.

J.A.W Cooper ci offre, nel suo trittico, la rappresentazione del legame tribale e ancestrale tra l’animale e l’uomo. In ogni disegno la figura umana è affiancata da una fiera che né simboleggia un tratto particolare: il leone e i pesci sono allegorie di forza e fecondità, la tigre ha una doppia faccia, da una parte di giustizia e successo e, dall’altra di distruzione, infine, l’ibis descrive il destino.

Beatriz Mutelet ha scelto d’indagare il culto degli animali nella religione egizia, reinterpretando le divinità zoomorfe: Bastet, Horus, Tefnout. Corine Perier sceglie, invece, di rappresentare l’animale nei suoi tratti più ibridi in una veste preziosa e rara, rendendoli umani e onorando la loro bellezza.

Le religioni asiatiche sono interpretate dal duo dei Twee Muizen. Il pavone che rappresenta l’animale sacro indiano e l’unicorno venerato in Cina. Nelle loro opere questi due animali sono simboli di saggezza e bellezza.

L’artista italiana Selena Leardini esplora questo universo attraverso un esegesi dei santi cristiani e delle sue simbologie, come per esempio l’agnello in una chiave più onirica e surreale.

Nella religione cristiana e, soprattutto, durante il medioevo, la figura dell’animale era vista come inferiore e sottomessa all’uomo. Col passare del tempo, però, si ritorna al legame che il cristianesimo voleva far sparire dalle religioni pagane, l’animale diventa simbolo del bene, aiuta l’uomo a interpretare il mondo, e ha anche uno scopo moralizzatore.

L’animale è considerato una creatura di Dio al pari dell’uomo e quindi allo stesso livello. «L’uomo può e deve amare le creature di Dio. Da Dio le riceve e le guarda e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio».

Per indicazioni stradali