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Le opere di Shen Shaomin tra Pop Art e modernismo

Dal 18 ottobre al 30 novembre 2018, Mucciaccia Contemporary ospiterà la personale dell’artista cinese Shen ShaominThis side up: FRAGILE. In occasione della mostra saranno esposte 21 opere di recente produzione, tratte dalla serie Handle with Care, in cui l’artista riproduce capolavori della storia dell’arte moderna e contemporanea ricoprendoli di un imballaggio di pluriball e scotch, anch’esso dipinto. L’allestimento della galleria con opere apparentemente impacchettate, simulerà una mostra in fase di montaggio o smontaggio con lavori artistici pronti per essere spediti verso un’altra destinazione, o al contrario appena giunti. La mostra a cura di Giulia Abate, sarà inaugurata mercoledì 17 ottobre alle ore 18.30 ed accompagnata da un catalogo trilingue edito da Carlo Cambi editore, con un’intervista inedita della curatrice all’artista.

Alcune installazioni di Shen Shaomin che saranno presenti in galleria, PH Simon D’Exea

L’arte contemporanea da maneggiare con cura

L’idea che ha visto l’origine della serie Handle with Care deriva da una visita di Shen Shaomin in un magazzino di un museo. L’artista, alla vista dei capolavori d’arte imballati e accuratamente custoditi, ne ha percepito il senso di autorità e il loro potere di rappresentanza culturale. Da qui deriva il sentimento di venerabilità nei confronti di queste opere, considerate come i “classici” della storia dell’arte occidentale. Infatti, la tecnica pittorica trompe l’oeil che imita il materiale protettivo del bubble wrap, tende a isolare e proteggere queste opere d’arte che tutt’oggi svolgono un ruolo di guida nell’immaginario collettivo dell’arte moderna e contemporanea.

Tra i lavori in mostra, si nota un particolare riferimento al grande artista e maggior esponente della Pop Art americana, Andy Warhol, il quale era solito lavorare sulle sue opere seguendo un processo industriale. “Andy Warhol, afferma Shen Shaominè uno dei miei artisti preferiti, poiché le sue opere sono una replica costante. Io riproduco il suo lavoro allo stesso modo in cui egli stesso replicava le sue opere. In questo senso, l’arte è consumo del consumismo.

Shen Shaomin, Mettere al mondo il mondo, 2018, olio su tela, 94,5×138 cm, PH Simon D’Exea

L’artista

La carriera artistica di Shaomin spazia dalla realizzazione di sculture di vario genere e dimensioni, come i lavori composti da ossa di animali, che richiamano il rapporto tra l’uomo, il desiderio e l’artificialità. In tutta la sua produzione artistica è costante una forte critica al progresso e agli effetti che esso ha sul mondo. Nei in lavori in resina, dove riproduce figure animali e umane addormentate, conduce l’osservatore a una riflessione tra il reale e l’immaginario, mentre nella serie Handle with Care MoMA egli tende a sovvertire le regole classiche della percezione figurativa.

Le sue esposizioni

Sono numerose le mostre personali dedicate a Shen Shaomin e altrettante le collettive a cui ha partecipato. Tra quelle recenti sono da ricordare: Keep Upright (2017), alla Klein Sun Gallery di New York, e There is no problem (2015) presso Redtory Museum of Contemporary Art, Guangzhou (Cina). Tra le collettive si ricordano: Capital@Art. International (2018) a Francoforte e Almost There (2017), al Jorge B. Vargas Museum, nelle Filippine. Shaomin ha preso parte anche numerose fiere d’arte, come Art Basel, Hong Kong: Encounters (2017), Busan Biennale (2017), in Sud Corea Korea, e Xinjiang Biennale (2015) in Cina. Dal 2012 Shaomin ha aperto il suo studio di Pechino a giovani artisti australiani con l’intento di promuovere un rapporto di scambio culturale e artistico tra la Cina e l’Australia. L’artista infatti vive e lavora tutt’ora tra Sidney e Pechino.

Quando:

opening 17 ottobre ore 18.30

18 ottobre – 30 novembre 2018

martedì – sabato, 10.30 – 19.00; lunedì e domenica chiusi

Info:

+39 06 68309404| info@mucciacciacontemporary.com | mucciacciacontemporary.com

Dove:

Mucciaccia Contemporary, Piazza Borghese 1/A, 00186 Roma

Al Chiostro del Bramante al via “Dream. L’arte incontra i sogni”

Da oggi, 29 settembre, al 5 maggio 2019 il Chiostro del Bramante invita il pubblico a vivere un’esperienza senza eguali con la mostra “Dream. L’arte incontra i sogni”. Un luogo in continua evoluzione, dove apprendimento e approfondimento sono gli strumenti per dialogare con l’arte, partendo dal confronto con essa stessa. Qui 20 grandi protagonisti dell’arte contemporanea raccontano il loro sogno attraverso opere visionarie, accompagnando gli spettatori in un viaggio all’interno della perfetta architettura rinascimentale di Donato Bramante. Una mostra che parla di desideri, aspettative, paure esorcizzate, fantasie, in un percorso da visitare a occhi aperti oppure chiusi, dove a opere site specific si alternano lavori riletti e ripensati all’interno delle sale. Catalogo Skira con testi del curatore Danilo Eccher, Ivan Cotroneo e Federico Vercellone.

Tra sogni, emozioni e poesia

Dream completa la trilogia, ideata e curata da Danilo Eccher per il Chiostro del Bramante, iniziata con “LOVE. L’arte incontra l’amore” (2016) e proseguita con “ENJOY. L’arte incontra il divertimento” (2017). Tre grandi mostre dedicate all’arte contemporanea e ai suoi linguaggi, capaci di esprimere diversi stati dell’anima, come la complessità delle sensazioni legate ai sentimenti, le esaltazioni delle emozioni più gioiose e le percezioni più profonde appartenenti all’onirico.

A straordinarie opere d’arte si alternano lavori site-specific ripensati per gli spazi del complesso museale con sede nel cuore della capitale. Una successione che diviene un unico grande racconto, anche grazie al coinvolgimento di artisti noti, come Bill Viola, Anish Kapoor, Luigi Ontani, Mario Merz, James Turrell, Anselm Kiefer. I sogni, guidano gli spettatori attraverso una serie di tappe e passaggi, soste e ripartenze. Dal confronto con la natura all’identificazione nelle forme, dall’evocazione di memorie personali e collettive all’attraversamento del tempo, dalla sublimazione delle ombre all’immersione totale nella luce. Un percorso espositivo coinvolgente e suggestivo che permetterà ai visitatori di evadere dalla realtà.

Una audioguida d’eccezione

Completa il progetto Le voci del sogno. Per la prima volta al mondo le parole di uno scrittore, ispirate alle opere degli artisti protagonisti di Dream e interpretate da 14 attori italiani, accompagneranno il pubblico in mostra attraverso una audioguida. Il visitatore potrà così immergersi nelle opere facendosi letteralmente raccontare dalle voci ciò che sta ammirando e vivendo. I 14 racconti inediti di Ivan Cotroneo diventano evocazione in un percorso straordinario, libero da confini didattici, capace di amplificare, di creare un altro sogno. Gli attori saranno: Valeria Solarino, Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi, Alessandro Roja, Valentina Cervi, Angela Baraldi, Brando Pacitto, Simona Tabasco, Giulia Bevilacqua, Giuseppe Maggio, Isabella Ferrari, Marco Bocci, Matilda De Angelis, Matteo Giuggioli. Con questo progetto sperimentale il Chiostro del Bramante conferma l’attenzione nei confronti dei suoi tanti pubblici affinché l’arte sia condivisa.

Quando:

Dal 29 settembre 2018 al 5 maggio 2019

Da lunedì a venerdì 10.00 – 20.00 | Sabato e domenica 10.00 – 21.00 | la biglietteria chiude un’ora prima

Info e prezzi:

06 68809035 | www.chiostrodelbramante.it | #chiostrodream | m.me/chiostrodelbramante

Biglietti (audioguida compresa) intero €14,00 ridotto € 12,00

Acquisto biglietti online: www.ticketone.it

Dove:

Chiostro del Bramante, Via Arco della Pace 5, dietro Piazza Navona

Il Parco Archeologico di Ostia Antica ospita le sculture di Carin Grudda

Carin Grudda. Fantasie contemporanee ad Ostia Antica”. La mostra, inaugurata mercoledì 27 giugno nel Parco Archeologico di Ostia Antica, espone 16 bronzi della scultrice tedesca Carin Grudda, una delle maggiori artiste concettuali contemporanee, che da anni vive in Liguria. Alla cerimonia sono intervenuti, oltre all’artista, il direttore del Parco Archeologico, Mariarosaria Barbera, i curatori della personale, Marco di Capua e Silvia Mazza, l’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, Hassan Abouyoub, lo scrittore Tahar Ben Jelloun e il presidente de “Il Cigno GG Edizioni”, Lorenzo Zichichi, autore del catalogo espositivo. La mostra si terrà fino al 30 ottobre 2018.

Le sculture sono viste da Silvia Mazza come “visioni oniriche, in cui la chiave giocosa alla maniera dadaista si è decantata della componente dissacrante, tipica del movimento artistico”. “Bau-Miau”, “Buffone”, “Fenice”, “Il grande salto”, “Cerbero”, “Grande Re”, “Le tre Grazie”, sono alcune delle opere esposte, insieme a “Paul-Orsacchiotto seduto”, “Elfo delle fragole” (protagonista della mostra tenutasi nel Teatro greco-romano di Taormina), “Galline in corsa” e “Mr. Dog”. Secondo Marco Di Capua, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli, la scultrice riporta tra noi un Eden, un paradiso perduto, dove tutte le creature, lo scenario dell’arte e dell’antichità sono uniti sullo stesso territorio scenico. Tutto questo propone la purezza della favola e richiami mitologici, dove niente è ancora corrotto, dove nulla è perduto e dove tutto ritorna: gli animali, le piante, l’ironia, il racconto, la narrazione.

Lo spirito che ha spinto Carin Grudda a creare queste opere materializzate nel bronzo è “Il non essere arrivato“, l’ “in between“, la ricerca. Così il provvisorio e il finito si trasformano in un’eternità. Per l’artista l’arte è perturbante, nel senso migliore del termine, dal momento che riporta agli occhi le cose trascurate: il non visto. E’ un uscire da sé, come piccole fughe in grado di aprire il cuore e lo sguardo a spazi più ampi. L’estraneo, ciò che non è consueto, è una possibilità che si apre per noi. E’ un regalo per chi è disposto ad accoglierlo. Fermarsi qualche volta dimenticando se stessi, come accade nel gioco e nell’amore: questo, sì, ferma il tempo per un istante. Ci libera dalla nostra finitezza. Essere senza tempo, anche solo per un attimo, è felicità.

Quando:

“Carin Grudda. Fantasie contemporanee ad Ostia Antica”:  27 Giugno 2018 – 30 Ottobre 2018

Info:

Con il biglietto d’ingresso ai visitatori verrà consegnata una mappa sulla quale è segnalata la collocazione delle opere.

Dove:

Parco Archeologico di Ostia Antica, via dei Romagnoli, 717, Roma

Maria Laura Perilli presenta la realtà espositiva della Galleria Triphè

La sede di Roma (quartiere Borgo) della Galleria Triphè nasce nel 2017 da un progetto di Maria Laura Perilli, iniziato già nel 2007 a Cortona. Nel suo decennale di attività, la giovane gallerista cura e dirige mostre personali e collettive di artisti contemporanei italiani e stranieri. La Perilli è stata anche autrice di testi come “L’arte contemporanea del Maghreb-rapporti vecchi e nuovi con l’Europa” (2009), e “Vita e opere dell’artista americano John Ratner” (2016), entrambi editi dalla De Luca Editori d’Arte. Inoltre ha collaborato in maniera continuativa con la Rivista “Insider magazine”, per la quale ha curato la sezione Arte contemporanea. Di seguito l’intervista alla gallerista, con cui ripercorriamo il primo anno espositivo nella location romana e alcuni aspetti del suo progetto artistico.

Maria Laura Perilli con un ‘opera di Adriano Fida

Galleria Triphé è una realtà che si divide un due sedi espositive: Roma e Cortona (Arezzo). Puoi raccontarci quando e come è iniziato il tuo progetto artistico?

Tutto iniziò per caso nel 2007. Con i miei genitori, durante un week-end in Toscana, andammo a visitare uno spazio espositivo in vendita. Era una ex chiesa del 1620 di Filippo Berrettini da Cortona accatastata come pinacoteca, di proprietà dello scenografo Mario Garbuglia (collaboratore di Luchino Visconti n.d.r.). Da qui è nata l’idea di aprire una galleria d’arte. In quel periodo poi ero appena laureata in “Beni Culturali, filone contemporaneo”. L’occasione mi permise di intraprendere quella nuova avventura impostando un discorso di talent scout per giovani artisti. La sede di Roma, situata nel quartiere dove sono cresciuta, è arrivata solo dopo 10 anni. Ho pensato che fosse trascorso il tempo giusto per potenziare il progetto. Questa galleria romana rappresenta senz’altro il coronamento di questi anni formativi.

Oltre al ruolo della gallerista d’arte contemporanea, svolgi allo stesso tempo anche quello di curatrice e ufficio stampa. Qual è il compito più difficile?

Inizialmente non avevo mai pensato di fare la gallerista, bensì di svolgere mansioni descrittive o allestimenti per mostre. Secondo me il ruolo del gallerista va al di la del mero mercato. Nelle mie mostre c’è anche una ricerca artistica e curatoriale delle opere che sfocia in una tematica ben definita. E’ la parte del mio lavoro che preferisco, perchè è presente l’incontro con l’artista nello studiare insieme il progetto da presentare. Ho un maggiore coinvolgimento dal punto di vista lavorativo. Credo sia importantissimo essere consapevoli di ciò che si vuole comunicare. Ad esempio nella mostra Empatia, ancora in esposizione, si vuole veicolare un messaggio sociale, psicologico legato alla creatività contemporanea. Questa passione che ho per l’arte l’ho voluta trasferire in tutti gli aspetti della galleria. Anche nel compito di ufficio stampa sento di mettere la mia impronta personale.

Che obiettivo si pone Gallerie Triphè nel presentare gli artisti? Come avviene la loro selezione?

Sicuramente la creazione di uno spirito intellettuale atto a favorire sia lo scambio culturale che l’interazione tra gli artisti stessi e il pubblico. Ho voluto proporre un filone di figurazione concettuale partendo da alcuni ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Molti di questi oggi espongono in gallerie importantissime a livello internazionale. Sono delle grandi soddisfazioni queste, perchè insieme abbiamo fatto un percorso in cui abbiamo condiviso le nostre reciproche crescite. La mia scelta ricade sulla conoscenza tecnica, ma guardo anche alla genialità e l’identità, che fa la vera differenza tra l’artista e il semplice esecutore. Può accadere delle volte che l’autore sia bravo, ma non basta. In questo lavoro serve la determinazione, il carattere e la volontà di crederci. Altra cosa a cui tengo molto è il rispetto che porti poi a un rapporto diretto e schietto.

Le mostre che hai ospitato quest’anno a Roma hanno affrontato diverse tematiche. Vuoi ricordarne qualcuna?

Nella sede di Roma tutte le mostre hanno trattato temi particolari. In concomitanza con l’apertura, ho ospitato l’artista cinese Ma Lin, con la quale ho collaborato portando opere italiane nel paese asiatico. Poi abbiamo avuto l’artista Francesco Bancheri, che ha realizzato opere con collage. Posso ricordare inoltre l’artista spagnolo Moya Gonzàlezcon le sue suggestive farfalle tra le bruciature su carta, e Sara Lovariche ha affrontato il tema dell’emancipazione femminile attraverso gli assemblaggi di materiale. L’ultima in ordine di tempo, la collettiva Empatia, racchiude tutti i miei artisti. Le opere scelte possiedono tutte delle caratteristiche ben precise e di impatto che si avvicinano alla figurazione concettuale pensata. Credo di aver raggiunto l’obiettivo prefissato perché i visitatori sono stati tantissimi, sia all’inaugurazione che nei giorni seguenti. L’arte può essere il giusto strumento per trasmettere un miglioramento dell’uomo e creare un terreno fertile per la riflessione.

Avrai di sicuro un’artista/opera a cui sei legata particolarmente, vero?

Ovviamente si. E’ l’artista Roberta Coni, con cui ho praticamente iniziato il mio lavoro 10 anni fa. Ho stabilito con lei un saldo rapporto d’amicizia ed è una persona molto speciale per me. Sono legatissima alle sue 2 opere di “Mea Culpa”, parte di un progetto che presentammo a Cortona. Si trattava di quadri raffiguranti corpi femminili iperrealisti racchiusi da polittici dorati in stile quattrocentesco. Qui l’arte figurativa comprendeva già un messaggio sottinteso, quello della seduzione del peccato.

A sinistra il quadro “Matilde” di Roberta Coni; a destra l’opera “Lenisci” di Davide Dall’Osso

Dalle fotografie che posti sui social network sembri quasi coccolare le opere che ospiti nella tua galleria. ll web è certamente uno strumento efficace per attrarre il pubblico verso l’arte figurativa. Prima di questa attività lavorativa ne avevi un rapporto abituale o ne prendevi le distanze?

Credo molto nella galleria come luogo di comunicazione e creazione di sinergie con gli altri, non come luogo autoreferenziale dell’artista o del gallerista. Io sono sui social da circa un anno e devo dire che hanno i loro pro e i loro contro. Personalmente mi hanno dato l’opportunità di conoscere molte persone e pubblicizzare la mia attività. Il fatto di “coccolare le opere” è relativo al modo di comunicare. Adoro comparire al fianco dei quadri e le varie opere, quasi a stabilire una connessione tra gallerista/artista/opera, e anche caricare le foto della gente che visita la mostra. Cerco di rendere Instagram perlopiù colorato e ricco di contenuti spontanei e immediati. Lo scopo è soprattutto quello di coinvolgere chi si trova in altre città, informandolo di quello che avviene nella realtà artistica romana.

Riguardo l’arte classica/antica, quali sono le opere e gli artisti che preferisci in assoluto?

Non ho di base un artista vero è proprio. Posso dire però che il periodo a me più vicino e che apprezzo è quello dell’ Umanesimo. E’ stata l’epoca di Brunelleschi, Donatello, Botticelli e tanti altri, che ha permesso di riscoprire l’uomo e la sua centralità, oltre a riguardare ai classici greci e latini. Oggi stiamo vivendo un periodo complesso e transitorio dal punto di vista storico, economico e umano, accostabile al Medioevo. Forse avremmo bisogno di tornare a questa rinascita identitaria, anche professionale, che cerco di trasmettere nei temi delle mie mostre. Riguardo le opere, trovo molto coinvolgenti “Le tre età” di Klimt e “L’adorazione dei Magi” di Gentile da Fabriano. Altresì penso che ogni artista del passato abbia un dettame rispettabile, al di là dell’impatto visivo.

Quale sarà il prossimo appuntamento che vedremo alla Galleria Triphè di Roma? Ci puoi anticipare qualcosa?

Ad ottobre ci sarà la continuazione della mostra “Promètheus 1″ dell’artista Giorgio Lupattelli, che in questi giorni è stata presentata a Cortona. Sono in programma poi altre iniziative che comprenderanno differenti forme artistiche, sempre seguendo la linea della figurazione concettuale.

© Riproduzione riservata

Info:

info@triphe.it ; www.triphe.it/

Dove:

Galleria Triphè, Via Fosse di Castello, 2, Roma

Eco e Narciso, il dialogo tra l’arte classica e moderna

Palazzo Barberini presenta a turisti e cittadini romani Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini. La mostra, prodotta dalle Gallerie Nazionali in collaborazione con il MAXXI, è curata da Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi. L’evento celebra la restituzione al pubblico di 11 nuove sale affacciate sui giardini del palazzo, un tempo occupate dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Il percorso della mostra, (750 mq di spazio espositivo) che si snoda tra le nuove sale, dal Salone Pietro da Cortona, la Sala Ovale e la Sala dei Paesaggi, è un dialogo fra arte antica e arte contemporanea sul tema del ritratto e dell’autoritratto. Saranno 37 le opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali appartenenti a 25 famosissimi artisti come i classici Caravaggio, Raffaello e Bernini e i moderni Giulio Paolini, Luigi Ontani e Yan Pei Ming.

La conferenza stampa del 17 maggio. Da sinistra Bartolomeo Pietromarchi, Flaminia Gennari Santori e Giovanna Melandri

Tra antico e contemporaneo

Questo progetto è frutto di una appassionante convergenza tra due Istituzioni artistiche Nazionali. Gli accostamenti e i dialoghi delle opere antiche e contemporanee ruotano attorno ai temi dell’identità individuale (sia maschile che femminile), del potere, delle relazioni culturali. Durante la conferenza, Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, ha messo in rilievo la grande attualità delle opere scelte per questa magnifica mostra, aggiungendo che:

Nell’epoca dei selfie, delle ossessioni del ritratto, della novità, qui si pongono degli interrogativi molto profondi sul processo di costruzione dell’identità.

Si parla quindi di una profonda ricerca del sé che fa riferimento al mito di Eco e Narciso, tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Tra le tante rappresentazioni artistiche che hanno avuto per soggetto tale mito, l’opera di Caravaggio (presente in mostra) si concentra sulla figura del Narciso che si rispecchia nella fonte e finisce per innamorarsi dell’immagine riflessa. Il tema del ritratto e dell’autoritratto, come ci spiega il Direttore del MAXXI Bartolomeo Pieteomarchi, viene ripreso attraverso la prospettiva del riflesso. Pertanto ciò che appare reale può essere anche illusorio. Dietro un’immagine ci sono innumerevoli sfumature come ad esempio il tempo, la spiritualità, l’erotismo e la bellezza.

Il Salone Ovale con il Narciso di Caravaggio e l’installazione di Giulio Paolini “Eco nel vuoto”; a destra l’affresco del Trionfo della Divina Provvidenza e “Le Ore” di Ontani

Il percorso espositivo

Flaminia Gennari Santori, Direttore delle Gallerie Nazionali, ha evidenziato un fattore molto importante che caratterizza la mostra offerta ai visitatori:

Guardare le cose con occhi diversi, sia al passato che al presente, è una prospettiva su come ingaggiare il pubblico, il quale potrà creare il proprio percorso.

Il percorso di Palazzo Barberini parte dal Salone Pietro da Cortona, in cui il grandioso affresco del Trionfo della Divina Provvidenza incontra le 24 fotografie di “Le Ore” di Luigi Ontani. Nel Salone Ovale è presente il Narciso di Caravaggio, al quale si oppone l’installazione site-specific di Giulio PaoliniEco nel vuoto“, che sottolinea la solitudine e l’assenza del mito. Di seguito nella Sala dei Paesaggi, vengono rappresentati i dipinti dei possedimenti Barberini. In correlazione all’idea di paesaggio come costruttore di identità,  si affiancano le opere di Maria Lai, come “Terra” e “Bisbigli”. Decorazioni orientali dell’800, temi distorti e deformanti, oltre ai contrasti tra etica e estetica, sono le opere della Sala delle Cineserie. Nell’ Appartamento d’estate spiccano i ritratti astratti di Richard Serra che si contrappongono a quelli cinquecenteschi di Enrico VIII e Stefano IV Colonna, dai chiari attributi identitari.

A partire dalla sinistra i ritratti di Beatrice Cenci, La Maddalena e La Fornarina (foto Alberto Novelli)

I ritratti della femminilità

Nella grande Sala del Trono, decorata con le tele di Giovanni Romanelli e Cecco Napoletano, appare la video installazione sull’emancipazione femminile musulmana “Illusion e mirrors“, di Shirin Neshat. Nella cappella adiacente, degno di nota il ritratto di Beatrice Cenci, icona storica della ribellione femminile. Successivamente si trova l’Appartamento d’Inverno, in cui sono collocate le opere scultoree di Kiki Smith (vedi copertina). Sullo sfondo 10 pastelli di ritratti di donne delicate ed eleganti, rispettivamente realizzate da Rosalba Carriera e Benedetto Luti. Nella camera da letto d’inverno, posti uno alle spalle dell’altro, i ritratti della Maddalena e della Fornarina di Raffaello. Contrapposizione significativa tra la santa e l’amante, a loro volta allestite come duplici anime complementari di una stessa persona.

Da sinistra il dipinto di Marco Benefial “Famiglia del Missionario” e “The invisibile man” di Yinka Shonibare; a destra il busto di Urbano VIII tra Giovanni Paolo II e Mao.

Il confronto culturale

Un particolare incontro-scontro tra culture è quello del ritratto settecentesco di Marco BenefialFamiglia del Missionario” e  l’opera “The invisibile man” di Yinka Shonibare. Ambedue rappresentano il diverso, l’esotico, in modi però del tutto opposti. Il primo punta sul messaggio missionario, il secondo riflette sul post-colonialismo nel mondo globalizzato. La mostra termina nella Sala dei Marmi dove si erge il busto di Urbano VIII, opera del Bernini. A fiancheggiarlo i maestosi ritratti di Giovanni Paolo II e Mao dell’artista cinese Yan Pei-Ming. Entrambi interpretano meravigliosamente il tema del ritratto ufficiale di persone potenti, sia rendendo viva la pietra che gigantizzando tele di 3 metri.

Quando:

18 maggio – 28 ottobre 2018

orari martedi/domenica 8.30 – 19.00

Info e Prezzi:

Intero € 12, ridotto € 6. Per possessori biglietto MAXXI ingresso ridotto a € 8

barberinicorsini ; maxxi   064824184   comunicazione@barberinicorsini.org

Dove:

Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma – Palazzo Barberini , via delle Quattro Fontane 13, Roma

Qualcosa del Genere: le icone contemporanee dipinte da Luca Grimaldi

Qualcosa del Genere ”, mostra personale del giovane pittore Luca Grimaldi, è la prima residenza artistica promossa da Ex Dogana Galleria. Il nuovo spazio espositivo dell’Ex Dogana, dedicato all’Arte Contemporanea, ospiterà  20 tele capaci di cogliere e trasporre le icone collettive contemporanee. Opening dell’esposizione, a cura di Giulia Lotti e Chiara Pietropaoli, il 18 maggio alle ore 19.00 con ingresso gratuito.

Il primo artista in residenza temporanea è il romano Luca Grimaldi, che presenterà le opere della sua prima mostra personale. “ Qualcosa del Genere ” raccoglierà i lavori dell’artista dal 2017 a oggi, parte dei quali realizzati da febbraio a maggio 2018. Grimaldi, con 20 dipinti a olio su tela, vuole indagare le visioni familiari e ricorrenti che fanno parte di un universo collettivo. Immagini generiche, quotidiane, facilmente intuitive e riconoscibili, esposte in contesti e spazi ordinari come i banchi del supermercato e i negozi. Rapportandosi ad un immaginario “stock” comune e condiviso, l’artista definisce queste immagini come icone. Proprio quando le dipinge, le osserva attentamente notando tutte le loro sottigliezze, aggiungendo inoltre  che:

Attraverso la pittura mi domando se certe scelte grafiche facciano parte del nostro immaginario perché vengono ripetute all’infinito o se sono ripetute all’infinito perché fanno parte del nostro immaginario.

Alcune tele di Luca Grimaldi. Da sinistra “Quadri di riviste”, “Kebab” e “Costumi”

L’artista realizza le sue tele a partire da foto scattate con il cellulare, in un procedimento che leva informazioni a quelle immagini “patrimonio mondiale”. Gioca e sperimenta fino a spingere la sua pittura a diventare sempre più astratta. Pennellate veloci, prive di qualsiasi tratto del disegno, formano delle composizioni in cui la figurazione viene solo evocata facendo apparire generiche alcune sezioni. Seguendo questo ragionamento, l’artista approda al confronto con il generatore di immagini per eccellenza: Google. In questo caso, la produzione riflette sul concetto di stoccaggio, proponendo nelle tele immagini di immagini utilizzate questa volta per la trasposizione di concetti che si possono definire anch’essi generici.

Le immagini si somigliano sempre di più, circolano velocemente. Quel che coglie la mia attenzione, e che diversi studi hanno messo in luce, è che più un’immagine è generica e più velocemente circola. (Luca Grimaldi)

L’artista

Luca Grimaldi è nato a Roma nel 1985. Fin da giovanissimo sposta saltuariamente la sua residenza all’estero. Frequenta l’Accademia di Belle Arti a Boston, dove consegue il diploma in Fine Arts nel 2009. Successivamente, dopo altri brevi soggiorni internazionali come New York, approda a Berlino, dove tuttora vive. Nel 2016 ottiene il master in pittura presso il Frank Mohr Instituut di Groningen, in Olanda. Negli ultimi anni ha presentato le sue opere in mostre personali e collettive in Russia, Italia, Germania e Olanda. “ Qualcosa del Genere ” è la prima mostra personale dell’artista nella sua città natale.

La Factory

L’attività di Ex Dogana Galleria, nel cuore del quartiere San Lorenzo, già teatro di un’importante rigenerazione urbana a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, è legata alla Factory Studio Volante. Nel polo culturale convivono da 2 anni artisti internazionali dai molteplici linguaggi. Qui pittori e grafici, artisti installativi e fotografi, di età compresa tra i 25 e i 35 anni, condividono quotidianamente lo spazio, suddiviso in studi assegnati annualmente e atelier riservati a residenze temporanee. Ex Dogana Galleria si configura come luogo di sperimentazione e incontro, un collegamento tra le attività della Factory e il pubblico, attraverso mostre personali e collettive ma soprattutto progetti site-specific, realizzati dagli artisti in sinergia con il luogo. Nel tempo saranno invitati a partecipare artisti, italiani e internazionali di diverse discipline, che avranno la possibilità di risiedere negli studi, in periodi di tempo variabili, al fine di realizzare progetti artistici.

Quando:

18 maggio – 8 giugno 2018

Orario di apertura: dal martedì alla domenica: 16.00 – 20.00; mattina: su appuntamento. Lunedì chiuso

Info:

info.qualcosadelgenere@gmail.com  http://www.exdogana.com/factory/  http://www.lgrimaldi.com/

Dove:

Ex Dogana Galleria – Via dello Scalo San Lorenzo 10, 00185 Roma

Thomas Mustaki e la sua pittura psicologica

La pittura e l’arte possono diventare una via di fuga dalla pazzia, dalla depressione, dai dolori e dai tormenti interiori di una società piena di insicurezze, aspettative e traumi. E’ quello che è accaduto al giovane artista svizzero Thomas Mustaki. Le sue opere saranno esposte a partire da mercoledì 8 novembre nel Museo-donazione Umberto Mastroianni all’interno dei Musei di San Salvatore in Lauro. La mostra è parte dell’evento “Innovare creando”, organizzato da Lorenzo Zichichi e la Sua Casa Editrice “Il Cigno”, in collaborazione con ANDI, associazione nazionale degli Inventori. L’ingresso è libero per il pubblico che vorrà visitare.

Thomas Mustaki: “Knowledge”; a destra “When the Storm Ends”

Parola d’ordine “innovazione”

Thomas Mustaki è un giovane artista autodidatta, nato in Svizzera nel 1990. Le sue opere creano un linguaggio visuale davvero innovativo. Sulle tele infatti è presente una rivoluzione di tratto, di linea e di colore, in un mix tra street art, stile neorealista e neoespressionismo. Le forme geometriche sono capaci di incidere autenticità e sincerità alle sue immagini metaforiche, caratterizzate da un’emozione cruda non architettata a tavolino.

Non so da quale angolo della mia mente vengano i volti che dipingo, so solo che rappresentano la personificazione delle mie emozioni, come la rabbia, che grazie al rullo e al pennello riesco a intrappolare sulla tela. Sono emozioni crude, che dipingo di getto. (Thomas Mustaki)

Il risultato è una pittura accattivante al tempo stesso vera, realista, estrema. Un’arte aggressiva e fulminea, meditata e colta, con soggetti carichi di allusioni e riferimenti profondi dell’animo umano nel pieno della propria tempesta emotiva.

Da sinistra: “Soulmates”; “Calm Expanse”; “Blue King”

La testimonianza del tormento interiore

A cosa si è ispirato Thomas Mustaki? Le sue opere riflettono domande e dubbi quotidiani, simbolizzando la personale lotta interiore, forse mai vinta. Nei quadri dell’artista le figure umane e i volti vengono ritratti con pennellate intrise di colori vivaci e accesi, quasi fosforescenti, raccontando la battaglia che, all’età di 15 anni, si è trovato a combattere. Nel 2005, infatti, ha trascorso un lungo periodo ospedaliero per riprendersi da un forte shock psicologico. Proprio durante una delle lezioni di terapia artistica ha scoperto la passione per l’arte, decidendo di metterla al centro della sua nuova vita. Sarebbe riduttivo, tuttavia, descriverlo con il clichè dell’artista travagliato. Dalle fasi buie della sua vita Mustaki vuole rappresentare solo il meglio, per mandare un messaggio positivo e provocare emozioni e reazioni forti in chi, come lui, si è trovato ad affrontare momenti difficili come la depressione. Come una catarsi riesce a portare alla luce le afflizioni dell’anima, che altrimenti rimarrebbero imprigionate dentro di lui senza trovare via di uscita. Servirebbe anche nella vita reale un simile processo di depurazione. Forse cosi potremmo sentirci tutti più leggeri, senza quel fardello pesante che mano a mano andrebbe a danneggiare tutta la nostra esistenza, i rapporti umani, la vita!

Quando :

Dall’8 novembre all’8 dicembre

Info :

http://www.museidisansalvatoreinlauro.it/ | Tel. 06 6875608 | piosodalizio@tiscali.it |

Dove :

Museo Donazione Umberto Mastroianni, Piazza di San Salvatore in Lauro,15, Roma

Nicole Voltan: in mostra la sua arte scientifica

La Galleria d’arte Mucciaccia Contemporary ha inaugurato l’ 11 ottobre la personale di Nicole Voltan dal titolo Piano CIELO / Piano TERRA. L’esposizione riguarda le ultime creazioni dell’ artista dedicate alla natura, sia terrestre che celeste. In esse si traduce  la sua visione planetaria dell’esistente condotta con sguardo scientifico, richiami alla storia e alla mitologia. La mostra, curata da Gianluca Marziani, resterà aperta al pubblico fino al 25 Novembre.

Connubio arte e scienza

Le opere di Nicole Voltan nascono da un dialogo equilibrato tra arte e scienza. Diverse tecniche artistiche in uso permettono di esaltarne accuratamente i dettagli, proprio come un microscopio. Si va dalla pittura, al disegno, la scultura e l’installazione site-specific. L’artista veneta affronta temi complessi e ambiziosi, offrendo riflessioni profonde tra passato e futuro, l’ inpalpabile e il fisico, il reale e il visionario. La mostra tra TERRA e CIELO si divide in due distinti spazi su rispettivi piani, che servono a dare vita propria alle composizioni.

A sinistra “In 2.000.000.001”; a destra I 4 ricami su tessuto di “Origine della Vita”.

Piano TERRA, dai primordi al futuro visionario

Al piano terra dell’elegante Mucciaccia Contemporary sono esposte opere eterogenee per materiali e composizione. Ognuna ha una sua narrazione interna, come se il lavoro diventasse un piccolo teatro della visione che però non viene del tutto rivelata. Alcune creazioni presentano materiali come la lava, il ferro ma anche i tessuti. L’opera dal titolo In 2.000.000.001, un minuzioso disegno a grafite su fasce separate, immagina lo stato del Pianeta tra 2 miliardi di anni, frutto del mutamento dei mari, movimenti tettonici e spostamenti delle placche continentali. In Origine della Vita, vengono presentati 4 lavori in ricamo raffiguranti organismi batterici che 4 miliardi di anni fa creavano il nostro pianeta. Caratteristiche anche le Ziggurat di ago e filo su tufo, un richiamo storico-spirituale alla civiltà babilonese.

A sinistra “Mini Mondo pret-à-porter”, sullo sfondo “Griglia di misurazione”; a destra alcuni acrilici su tela di “Exalt the Past”.

Piano CIELO, orientarsi tra le stelle

Salendo le scale si accede al piano superiore. Qui ci accoglie un lavoro sul soffitto che definisce perfettamente lo stato narrativo della sezione. Si tratta di 88 Trame, 759 aghi che formano le 88 costellazioni del nostro cielo, in sintonia con l’eternità di un universo che è perenne distruzione e rigenerazione. Troviamo anche opere come Mini mondo che esprimono vitalita’ con brillanti giochi di luce. I bellissimi disegni in pastello (Exalt the Past) sono dedicati all’astrologia, alla misurazione del tempo e della posizione terrestre. Il carattere scientifico viene così mescolato con mitologie, esoterismi e leggende.

Un’artista talentuosa

La giovane Nicole Voltan si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua prima mostra, dal titolo Nel segreto di una valigia, si tiene a Milano nel 2007, presso il circolo culturale Bertold Brecht. Successivamente, nel 2011 esordisce a Roma esponendo Sistema Entropia alla Galleria Whitecubealpigneto, nel contesto del X Festival di Fotografia promosso dal Museo MACRO. Nel 2013, presso La Stellina Arte Contemporanea si tiene la sua seconda personale dal titolo 88 Trame. Recentemente ha partecipato alla manifestazione Rome Art Week, con la mostra Exalt the Past Survive the Future, tenutasi presso il suo studio nel quartiere Pigneto. Tra le sue mostre collettive sono da citare Art più business uguale Love alla Mole Vanvitelliana di Ancona ed Intreccio alla Rocca di Umbertide a Perugia, entrambe tenute nell’anno 2017. Partecipa inoltre a Gas Stelle e led: José Angelino e Nicole Voltan, tenutasi presso il Museo Nuova Era di Bari nel 2014. Ha lavorato a due installazioni permanenti, Muri Dipinti, presso Gavazzana in provincia di Alessandria e Dare senso ai luoghi, presso Mola di Bari, promossa dalla Fondazione Pino Pascali.

Quando:

11 ottobre – 5 dicembre 2017

Orari: martedì – sabato, 10.30 – 19.00; domenica e lunedì chiusi

Info:

info@mucciacciacontemporary.com | www.mucciacciacontemporary.com

+39 06 68309404

Dove:

Mucciaccia Contemporary, Piazza Borghese 1/A, 00186 Roma

Luigi Ontani in mostra a Palazzo Carpegna

Per celebrare l’assegnazione del Premio Presidente della Repubblica, l’Accademia Nazionale di San Luca ha invitato Luigi Ontani a ideare un’esposizione delle proprie opere che ripercorrono la sua carriera artistica. Dai tableaux vivants dei primi anni Settanta alle ultime Erm Estetiche, alcune delle quali inedite e altre create espressamente per San Luca. Il percorso artistico, con ingresso gratuito, sarà aperto dal 17 maggio al 22 settembre 2017 presso Palazzo Carpegna.

Ciclo di 8 acquarelli per Poesie, anni ‘80 50×38 cm cadauno courtesy Luigi Ontani

In mostra circa 60 opere, allestite nei tre spazi espositivi di Palazzo Carpegna. La parte iniziale presenta le prime opere di Ontani nelle sale al pianterreno; si prosegue poi lungo la rampa elicoidale del Borromini, e infine al terzo piano in alcune delle sale della Galleria dell’Accademia, secondo un percorso che intreccia un dialogo con le opere delle collezioni storiche.

L’Ombrofago, Serie AnamorPose, 2008 foto lenticolare, ca. 240×130 cm

Celebri i tableaux vivants dell’artista, iconografie viventi che Luigi Ontani assume su di sé come simulacri, prendendo le sembianze di figure storiche, mitologiche, letterarie e popolari tra cui Leonardo, Raffaello, San Luca. In mostra anche le fotografie ritoccate a mano, memorie dei soggiorni e viaggi orientali (dal 1972 ad oggi), in cui la sua poetica risente dei colori e delle tradizioni orientali. Risale agli anni ’80 la sperimentazione di altri materiali, quali la cartapesta, il legno, la ceramica e il vetro di Murano, attraverso la cui mediazione Ontani traspone in scultura il tema della maschera e dell’ibridazione di idoli già presente nelle pose fotografiche.

Sciamano, Serie AnamorPose, 2007-2008 foto lenticolare, ca. 240×130 cm

Si giunge quindi alle Anamorpose (foto lenticolari realizzate dal 2000 ad oggi), agli elementi di arredo in ceramica e vetro, per concludere il percorso con la serie delle ErmEstEtiche, dei Canopi e dei BellimBusTi realizzati in ceramica. Un percorso dunque che permette a tutti i visitatori di immergersi nella creazione di Ontani, che fa del piano estetico uno spazio in cui imprimere storia, culture e emozioni all’insegna del sublime poetico.

Dove e Quando:

Dal 17 maggio al 22 settembre

Piazza dell’Accademia di San Luca 77 – Roma

Orari: dal lunedì al sabato: 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso 18.30). Chiuso domenica e dal 6 al 27 di agosto.

Prezzo:

Ingresso Gratuito

 

CORPUS DEI

Mostra collettiva a cura di Daphnée Thibaud e Giulia Capogna

Vernissage: sabato 26 novembre 2016 dalle h 19.00

Performance di Massimo ScognamiglioRebirth

Live painting di Diamond e Solo

Finissage: 7 gennaio 2017 dalle h 19.00

Beppe Stasi –  Claudia Ducalia – Diamond – Eolo Perfido – Fabio Timpanaro – Francesco Viscuso – Giorgio Finamore – Karl Billaud – Marco Rea – Nicola Alessandrini – Riccardo Mannelli – Saturno Buttò – Selena Leardini – Servadio – Sicioldr – Solo – Valentina Brostean

Nero Gallery è lieta di presentare Corpus Dei, mostra collettiva composta da 17 artisti italiani.

La mostra esplora diversi modi di rappresentare e di utilizzare il corpo nelle opere d’arte. Il corpo nella sua trasformazione e nelle sue molteplici manifestazioni diventa il medium attraverso cui l’artista esprime il proprio concetto di arte. Gli artisti esposti sono tutti italiani ma provenienti da mondi diversi: dalla lowbrow art e dal pop surrealismo, dalla foto-manipolazione, dal fumetto e dall’illustrazione per toccare infine anche la street art. La mostra abbraccia, in questo modo, diverse discipline e molteplici interpretazioni, rispecchiando e riflettendo la varietà espressiva di ogni singolo.

La visione degli artisti mira a reinterpretare la concezione del corpo come mezzo espressivo nell’arte. Il corpo è l’oggetto di tutte le sperimentazioni ed è stato il centro di profondi sconvolgimenti ideologici, politici e culturali: lo ritroviamo nel ritratto, nella fotografia, nel collage, nel disegno, nella pittura, nel tatuaggio. Il corpo è sublimato, venerato, rappresentato come pura poesia dell’estetica ma allo stesso tempo deformato, frammentato, ferito, ibrido e sfigurato. La mostra toccherà vari temi e visioni e il suo allestimento sarà un percorso proibito e celato che svelerà molte opere sorprendenti.