Silvia Siravo: “noi donne fragili ma forti”

Silvia Siravo è protagonista in queste settimane a teatro con “Vestire gli ignudi” (qui la recensione) nel ruolo di Ersilia. Un personaggio ben riuscito alla bella e brava attrice marchigiana con la sua capace espressività emotiva. Figlia d’arte, ha avuto numerose esperienze teatrali alternandosi tra rappresentazioni classiche e moderne, impegnate e divertenti. Abbiamo intervistato telefonicamente Silvia che ci racconta i personali punti di vista sullo spettacolo in programmazione e alcune curiosità della sua carriera.

La Siravo nel ruolo di Ersilia Drei

Secondo te, il personaggio di Ersilia Drei al giorno d’oggi avrebbe assunto un comportamento differente e una reazione meno drastica?

S. Ersilia era un’istitutrice, una governante di una casa, era dato per scontato che dovesse subire le avances, le vessazioni del padrone di casa. La posizione della donna era ancora più difficoltosa all’epoca. Oggi avrebbe un pochino di più la forza per reagire, la possibilità di difendere lo spazio, sia lavorativo, sociale, che psicologico rispetto chiaramente agli anni ’20. Non è facile, purtroppo, perchè le dipendenze economiche, affettive esistono ancora adesso nei confronti degli uomini. Si fatica sempre un pò a capire quale sia il proprio scopo nella vita senza dipendere da altro. Forse ci si riconosce in questo testo proprio nell’incapacità di trovare un’identità. Riflettevo sul fatto dell’aggressività della donna di difendere la propria vita (in senso positivo) che è sempre stata molto compressa.

Quale pensi sia il messaggio più forte, tra i tanti, che in questa rappresentazione Pirandello voleva trasmettere?

S. Non finiamo mai di scoprire e attraversare le sue numerose sfaccettature. E’ uno stupore continuo anche per chi lavora su questi testi, perchè si capisce quanto vada a scavare nei meandri della mente. Questo è un testo molto particolare rispetto agli altri, per via del discorso della comunicazione, dell’uso mediatico. Ersilia fa una dichiarazione al giornale che scardina tutto un assetto sociale. Questa è una cosa che anticipa moltissimo i tempi, ovvero la potenza incontrollata della stampa, che si rivolta contro. Nel testo è una chiave molto importante, oltre ai discorsi classici di “come appariamo”, di “come ci vedono gli altri” e l’impossibilità di essere creduti. I drammi di Pirandello eseguono uno “scavo psicologico”  del personaggio e mettono in rilievo la “scarnificazione” dei rapporti umani. Ciò determina l’isolamento, incomunicabilità e il desiderio di rivestire la metaforica nudità. 

Hai collaborato a un progetto su un libro fotografico dedicato alle donne, che è  in particolar modo legato a “Vestire gli ignudi”. Ce ne puoi parlare?

S. Il progetto a cui partecipo si chiama proprio “La voce delle donne”. L’idea è  quella di aiutare ogni donna che subisce violenze di genere a parlare, confidarsi, per uscire da situazioni sacrificate. In questo libro, io e altre 20 donne (di professioni diverse) abbiamo prestato la nostra immagine con delle foto che ci ha fatto Sergio Battista, curatore di tutto il progetto. Sergio ci ha dato la possibilità di scrivere liberamente un pensiero su questo argomento, e ognuno di noi poteva scegliere la forma che preferiva, da riflessioni in generale a esperienze personali. Non in quanto “vittime” ma come donne, che vogliono raccontare. Io ad esempio ho scritto una piccola poesia. Questo ci ha dato anche l’opportunità di fare dei reading nelle scuole (insieme alle attrici Arianna Ninchi e Ottavia Orticello), che ha stimolato molte riflessioni. É importante che il dibattito rimanga sempre aperto, e che le donne denuncino gli abusi di potere.

Il progetto “La voce delle donne”, libro fotografico di Sergio Battista, a destra la poesia di Silvia Siravo

A proposito di esposizioni, segui l’arte figurativa? I tuoi artisti preferiti?

S. Amo molto le mostre, perchè trovo che un attore debba trovare gli stimoli da altre parti per affrontare un testo, un personaggio. Proprio da poco ho assistito a “Enjoy“, al Chiostro del Bramante, una mostra davvero divertente e appassionante, dove si può interagire con le varie strutture. Parlando di donne, mi viene in mente quella meravigliosa del pittore Simone Boldini, dove mi è piaciuto il suo modo di raccontare la femminilità. Adoro anche Edward Hopper, con la sua solitudine dell’animo che riesce a evocare.

Ti piace anche disegnare?

S. Non è una cosa che faccio spesso, però ultimamente mi sono messa per scherzo a fare i disegni con i pastelli. Ho uno stile un pò da vignettista, e in qualche modo mi escono fuori dei strani mostri con le lingue di fuori. Mi diverte farlo, e quando provo uno spettacolo, a volte realizzo delle caricature dei personaggi o i loro abiti di scena. E’ un bello sfogo per me.

Alcuni simpatici disegni di Silvia per la rappresentazione di “Vestire gli ignudi”

Una tua esperienza professionale indimenticabile?

S. Poco tempo fa ho partecipato a un bel progetto su Caporetto, organizzato dall’esercito all’Auditorium. È stato molto emozionante perché leggevo le lettere dei soldati, dei loro familiari. Un’esperienza molto forte e toccante!

Gran parte della tua carriera l’hai rivolta al teatro classico. Quali sono stati i lavori che ricordi piacevolmente?

S. Mi è piaciuto molto fare “La dodicesima notte” di Shakespeare, con il compianto attore e regista Luca De Filippo. Uno spettacolo che ricordo con gioia perché debuttai in un ruolo molto divertente, quello di Viola. Un’esperienza particolare, al di là dei ruoli e degli spettacoli, è stata quella con il grande maestro Peter Stein. Il suo laboratorio, focalizzato su Harold Pinter ci ha permesso di lavorare tante ore al giorno, per un mese, sulle scene di questo drammaturgo. Da questo è derivato un piccolo spettacolo finale, “Lavorando su Pinter”, composto da una serie di atti unici, e andato in scena al teatro Vascello. Poi mi viene in mente un periodo curioso della mia carriera, in cui ho fatto 2 Re Lear diversi! Il pomeriggio facevo le prove di Goneril, la figlia cattiva del re, mentre la sera recitavo al teatro Globe, interpretando Cordelia la figlia buona. 

Da sinistra, Silvia Siravo interpreta Viola in “La dodicesima notte”; nei due “Re Lear” è Cordelia con Mariano Rigillo (al centro) e Goneril con Giuseppe Pambieri.

Però hai partecipato anche a spettacoli di teatro molto esilaranti.

S. Si, sempre per quanto riguarda l’approfondimento della tematica femminile. Ho fatto due spettacoli molto spiritosi e divertenti con altre attrici: “Tacchi misti”, di Gloria Calderòn Kellet e “Moms, il primo varietà sulla maternità”. Qui abbiamo affrontato in maniera ironica i cliché femminili, con ruoli diversi, però  facendo anche riflettere. Tra classico e divertente anche “Il Vantone”, un’opera plautina che è andata molto bene. Recitavo insieme a Ninetto Davoli e mio padre Edoardo Siravo. Quando senti gli spettatori ridere é fantastico insomma, hai l’immediato riscontro del piacere del pubblico, che è un bel regalo per noi attori!

Dove ti vedremo prossimamente?

S. Prossimamente (27 febbraio – 11 marzo n.d.r.) lavorerò nella “Signora delle Camelie” con una produzione del teatro Quirino. Qui dovrò addirittura suonare la fisarmonica, semmai ci riuscirò… A fine mese inizieremo le prove. Questa estate abbiamo fatto uno spettacolo che si chiamava “La cena delle belve”, con la regia di Virginia Acqua e Julien Sibre. É un testo che dovremmo riprendere più avanti, nella stagione seguente.

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