Prime Donne, la web serie intelligente, ironica, quanto mai reale

Prime Donne è la web-serie ideata dall’attrice Liliana Fiorelli, con la partecipazione attiva delle colleghe Adele Piras, Irene Splendorini e Gloria Radulescu. Attrici giovani, preparate, bellissime e già con molteplici esperienze in diversi campi che vanno dal teatro, al cinema, alle fiction tv. La prima stagione prevede 4 episodi, ciascuno legato ad un singolo personaggio femminile (dalle diverse sfumature) alle prese con un primo appuntamento. Donne impossibili, problematiche, con le quali non si vorrebbe mai uscire e che invece si incontrano e alla fine piacciono proprio perchè esistono. La produzione, che ha già in cantiere la seconda stagione, è affidata alla casa cinematografica romana Dispàrte, e viene distribuita dalla Premiere Film Italy. Curiosi, restiamo in attesa di notizie ufficiali sulla data di pubblicazione. Nel frattempo Prime Donne si è aggiudicata la finale dell’ International Online Web Fest nella categoria European Web Series, dove rappresenterà l’Italia in autunno. In bocca al lupo ragazze, anzi Prime Donne!

Da sinistra: Gloria Radulescu, Irene Splendorini, Liliana Fiorelli e Adele Piras, “Prime Donne” alla Festa del Cinema di Roma (foto Iorio)

Di seguito le interviste a Liliana, Adele, Irene e Gloria che ci raccontano la serie e descrivono i loro accattivanti personaggi.

Liliana Fiorelli: La mia Gioia? Una mistica pop

Liliana, sei l’ideatrice di Prime Donne. Ci puoi spiegare da cosa nasce questo progetto e come lo avete costruito?

Prime Donne è un progetto che ho sempre voluto vedere nel web come spettatrice. Un prodotto che abbiamo cercato di rendere qualitativo sotto tutti gli aspetti, con un cura cinematografica, un’attenzione antropologica alla costruzione dei personaggi col reparto trucco e costumi (Liliana Serra e Marta Romano), e una dedizione recitativa molto attenta. Volevamo fare un piccolo cambiamento dato dalla necessità di unire contenuti e approccio visivo. Attraverso la scelta del linguaggio, si è creato un testo che fosse privo di gender, senza rivolgerci al maschile né al femminile. E con la lingua italiana è difficilissimo trovare degli escamotage! Prime Donne racconta di primi appuntamenti che avvengono direttamente con lo spettatore, proprio per dare questo senso di realtà in un incontro virtuale. Anche se sembrerebbe un controsenso, la volontà è quella di  rappresentare il più possibile il contatto con lo spettatore. Grazie alla regia di Giacomo Spaconi, abbiamo voluto “umanizzare” la macchina da presa lavorando sui punti di riferimento come occhi, naso e bocca dell’interlocutore che stavamo guardando rispetto agli angoli dell’obiettivo. Non capita molto spesso di dover interagire con la telecamera come se fosse un essere umano! Ogni puntata della serie ricorda un’esibizione piuttosto che una necessità di un incontro o voglia di stare con un’altra persona. In alcuni momenti si frappongono dei flashback che tendono a raccontare la realtà rispetto alla finzione e svelare le intenzioni del personaggio. L’utilizzo della forma del monologo non permette allo spettatore di parlare, proprio perchè la prima donna, con tutta la voglia di esprimersi, di affermarsi, non gli darà mai ascolto. La sfida è quella di presentare dei primi appuntamenti che raccontino 5 minuti della vita di una persona che sicuramente abbiamo incontrato, prima o poi.

Liliana Fiorelli

Esistono similitudini con altre “prime donne” (le politiche Raggi, Meloni n.d.r.) che parodizzi su facebook nei divertentissimi video di “Maladonna?

E’ un mio interesse cercare di cogliere l’anima artistica, comica, umana (e quindi di debolezza) di personaggi femminili della sfera pubblica, apparentemente monolitici. Innanzitutto sono pochi, ed è difficile trovarli avvincenti. Una cosa che sento molto sono questi attacchi, strumentalizzazioni che vengono compiuti nei loro confronti, al di là del colore politico. Vorrei far riflettere sulla frustrazione di un personaggio immaginando come se potesse esprimere tutto il suo risentimento. Dico sempre che non sono delle parodie, ma delle vere e proprie impersonificazioni. Cerco di immergermi completamente nel personaggio di riferimento. Anche qui è avvincente fare un percorso trasformativo, che una volta acquisito posso replicare.

Parlaci della donna che interpreti nella serie.

La adoro ! Il mio personaggio si chiama Gioia e la puntata la Pop-olistica. Esattamente è un mix tra cultura pop e rinfusi concetti olistici, senso comune e spiritualità. L’obiettivo del suo primo appuntamento è quello di riuscire a convincere l’ editore alla produzione dei propri brani pop-spirituali. In pratica vuole unire il suo misticismo a qualcosa di terreno. Gioia vive di sensazioni, percezioni, e nel suo racconto confonde e seduce con presagi, coincidenze, casualità. Ella inoltre sostiene di aver ricevuto un messaggio spirituale dall’universo secondo il quale deve diventare famosa. La sua follia costringerà il povero editore ad ascoltare il suo brano… ovviamente orrendo.  🙂

Adele Piras nel ruolo della “A-Mantide”

Adele Piras

Adele, ti abbiamo già incontrato per DIRETTAmente in Scena, progetto sul teatro in streaming. Questo Prime Donne, invece, quali contenuti vuole affrontare? Perché scegliere proprio la comedy?

Non ci sono molti ruoli femminili in generale che abbiano uno spessore e che siano diversi dalla solita fidanzata, moglie di, amante. Spesso i prodotti di commedia sono silenti della figura femminile, utilizzata come compendio del personaggio maschile. Quante donne comiche conosci che non abbiano rinunciato alla loro femminilità per raggiungere l’obiettivo della comicità? Sono davvero poche. Noi siamo attrici belle e femminili, che parlano di donne, per le donne e per gli uomini. Vogliamo tornare ad avere ruoli in chiave comica, senza rinunciare o mettere sotto forma di clichè la nostra femminilità per far ridere. Ci siamo molto ispirate a Amy Schumer, che è una web commedian molto importante in America, ma anche alla tagliente ironia della Dandini o di Cinzia Leone. I contenuti di Prime Donne vogliono essere infatti intelligenti, autoironici, e superare stereotipi e volgarità. La comedy è proprio un’esigenza artistica molto forte e nobile che permette allo spettatore di identificarsi. Per questo abbiamo immaginato diversi personaggi al loro primo appuntamento, che è sempre un grande salto nel buio. C’è poi una riflessione sul mondo social relativa a “cosa può succedere adesso che ci incontriamo a tu per tu? “quanto fa paura conoscere uno sconosciuto dal vivo sperando ogni volta che sia quello giusto? Cosa vuol dire incontrarsi per davvero e avere un primo appuntamento?“. La generazione del nostro tempo si sta un po’ dimenticando delle “vecchie maniere“, perchè abbiamo modo di approcciarci come prima battuta magari proprio tramite social. Abbiamo già ben in mente il viso del nostro interlocutore in tante vesti diverse, sappiamo già i suoi gusti, gli amici in comune. Noi vorremmo tornare alle basi del primo appuntamento, per svelare un’umanità che poi è quella di Prime Donne, cioè personaggi abbastanza esuberanti, forti di personalità, che hanno tante paure ma non hanno vergogna di presentare le loro debolezze.

Il tuo personaggio quali peculiarità presenta?

La mia Rita è nella puntata la “A-Mantide“, ideata da un piccolo gioco di parole tra amante e mantide. Parte da questo impulso un pò distruttivo, scorretto, battagliero sugli uomini, ma poi si rivelerà una persona piena di simpatiche nevrosi. Interpreto una donna con un’energia piuttosto disturbata, cacofonica, che vive una sorta di fastidio perenne. Seduce, consuma e uccide nel mentre, è questa la metafora che rende bene l’idea. La puntata del mio personaggio, ad oggi, è stata resa visibile anche in occasione della Festa del Cinema di Roma, dove esordivo con la frase: “Perchè tu non fumi…? Meglio! Ecco, a causa mia voglio che inizi a fumare“. Come dire… se mi conosci hai una ragione in più per rovinarti la vita.  😛

Irene Splendorini nei panni della “stupenda.com”

Irene Splendorini

Irene, oltre che attrice, nella vita hai esperienza anche come social media manager. Non posso che chiedere a te quindi i canali comunicativi che avete scelto per portare avanti il vostro lavoro. Quale pubblico e aspettative volete raggiungere?

Abbiamo concluso una parte molto impegnativa del crowdfunding sulla piattaforma Eppela per la raccolta fondi, affiancandola ad eventi in locali di Roma. Qui facevamo serate di letture e intrattenimento per i nostri sostenitori che ci hanno poi offerto le loro donazioni. Successivamente ad aprile del 2017 abbiamo girato in studio le prime puntate utilizzando la tecnica del green screen. In parallelo, come tutte le buone strategie di inbound marketing, abbiamo fatto una call to action ai nostri followers attraverso la pagina ufficiale di Facebook DonnePrimeDonne e anche di Instagramm (primedonne_). Il nostro lavoro è stato affidato poi alla Premiere Film, casa di distribuzione per festival, che ha visto in esso delle potenzialità. Si è deciso così di effettuare inizialmente un iter festivaliero, esclusivamente dedicato alle web serie inedite. Prima o poi verrà pubblicato sul web e ovviamente anche su Youtube, che è comunque un palco di tutto rispetto. Noi speriamo che Prime Donne diventi una serie con molte puntate, e ci aspettiamo di allargare il cast con altri personaggi, anche maschili. Non è quindi una serie rivolta a sole donne ma a un pubblico molto più ampio, dai 18 ai 50 anni.

Tornando ai social, il  personaggio che interpreti si può dire molto legato a questo mondo, vero?

Assoutamente si! Il mio personaggio si chiama Cocò e la puntata Stupenda.com, quindi questo già dice tutto! E’ molto social-addicted, cosa che io vorrei essere davvero nella vita ma non ho il coraggio di diventare.  🙄 Il suo è il tipico atteggiamento delle fashion blogger, delle influencer, spavaldo e senza vergogna nel condividere e mostrare. Ama apparire, seguire i gattini, il countoring, il make-up. Questa vita fatta di iphone, telecamere professionali e foto dalle luci perfette, le fa dimenticare tutto il resto, come l’amore e il sesso. Le relazioni umane sono limitate e non si cerca un partner per la vita, ma quello che possa funzionare per i social: un uomo carino che abbia un seguito, un engagment. In fondo Cocò cerca di essere amata a tutti i costi, perché poi la vita vera è diversa da quella social, e conclude dicendo: “nella vita, a volte, un filtro non basta…”.

Gloria Radulescu in una “Indie” molto dipendente

Gloria Radulescu

Gloria, ci puoi descrivere il vostro incontro professionale? Come definiresti il rapporto con le tue colleghe, la regia, la produzione?

Liliana mi è stata presentata 2 anni fa da amicizie in comune ad una serata. In quell’occasione mi anticipò di questo progetto che era in cantiere già da diversi anni, fermatosi però per varie dinamiche e priorità su altri lavori. Dopo diverso tempo ha avuto la possibilità di conoscere meglio me, Adele e Irene, e le è tornata la voglia di riprenderlo e rimetterlo in moto. La nostra collaborazione è nata in modo molto semplice, con una chiacchierata in una sera d’estate. Ci siamo messe al tavolino con 4 fogli e una penna e abbiamo buttato giù tutte quelle che erano le nostre idee, scrivendo insieme dei monologhi a più mani. Reciprocamente ci siamo aiutate con i vari personaggi, non soffermandoci solo sul nostro. C’è stato proprio uno scambio di consigli, un lavoro collettivo, una coesione. Stessa cosa è avvenuta con i produttori di Dispàrte, Alessandro Amato e Luigi Chimienti. Abbiamo lavorato davvero in un bel clima.

Tra le varie fiction tv che hai fatto, ti mancava ancora questo ruolo femminile particolare che vai a inscenare qui?

E’ vero, hai detto bene. In realtà questa è la prima volta che interpreto un personaggio così complesso. Mi sono divertita tantissimo a misurarmi con un soggetto così lontano da come sono io e da altri personaggi che ho fatto in questi anni. Lei si chiama Fiorella, apparentemente timida, molto riservata, remissiva e poco avvezza all’apprendimento. Ha degli attacchi di rabbia, un rapporto conflittuale con la mamma e si ritrova per la maggior parte del tempo a vestirsi di nero come una Emo. Ama la sofferenza e lo stare chiusa in casa, quindi ha proprio l’ansia di un possibile contatto umano. Nella puntata, che non a caso si chiama Indie-sagio, in un incontro con un ipotetico interlocutore, Fiorella si ritroverà a dover rovesciare tutte quelle che sono le sue paure, fobie, ansie. Sarà una sorta di seduta psicologica più che un appuntamento, un vero e proprio momento di sfogo per lei, che finora non ha mai potuto manifestare. Durante il mio monologo si evince una sorta di controllo spietato della mamma nei confronti della figlia, come se gli avesse sempre imposto cosa sia giusto fare. Infatti ripete sempre: “me lo aveva detto mia mamma, me lo aveva detto…“. Sarebbe interessante, nel prosieguo della serie, vedere Fiorella in altri contesti, relazionarsi con altre persone, e liberasi finalmente da questo potere materno.

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