Pamela Lacerenza: vivo per lei, la musica !

Una voce potentissima, un talento innato, un carisma da showgirl come poche. Questo è Pamela Lacerenza, che con il suo carattere deciso, ha da sempre dimostrato e voluto fortemente vivere per la musica. Dopo essersi perfezionata nel canto, ha cominciato ad affacciarsi nel mondo dello spettacolo attraverso i talent, e successivamente in importanti teatri con il cabaret. Totalmente a suo agio in molte categorie musicali, riesce ad abbracciare epoche e generazioni differenti. La sua simpatia coinvolgente poi si esprime ai massimi livelli nella cartoon cover band di cui è voce leader. Insomma, una grande artista che merita il giusto spazio per le emozioni che sa trasmettere. Pamela sarà il 26 maggio al Salone Margherita con il fascino retrò del Burlesque Cafe’, mentre per il 1 Giugno appuntamento al Locanda Blues con la sua scatenata Ufo Rock Band. Noi di Pocket Art l’abbiamo raggiunta telefonicamente, e ci ha raccontato il suo percorso artistico, curiosità e considerazioni. Non perdetevela!

Quando hai cominciato ad avvicinarti al canto ? Quali sono stati i tuoi riferimenti musicali e la tua formazione artistica?

P. Io ho iniziato a studiare canto, prendendo lezioni in una scuola privata dall’età di 18 anni. Ovviamente facevo altri lavori, era solo un hobby. Piano piano ho cominciato ad esibirmi insieme alla mia insegnante Marina Cara facendo pianobar e karaoke. Un’ evoluzione questa che praticamente mi ha “sbloccato” per quanto riguarda il live, e da li ho cominciato a prendere seriamente il fatto di voler cantare. Il riferimento dell’epoca giovanile, che ho amato e amo tutt’ora, era Giorgia. Mi piaceva come artista per la sua vocalità, il suo pop melodico; era la mia preferita, oltre ai cartoni animati…

In tv su Rai 2 ti ricordiamo per la partecipazione a “The Voice of Italy“, dove hai gareggiato per il team di Raffaella Carra’. Ci puoi raccontare la tua esperienza?

P. Dopo aver fatto diverse selezioni per altri talent, con scarsissimi risultati, mi ero decisa a non farli più. Quando è uscito questo nuovo talent, mi sono incuriosita e documentata. Sono andata così, pensando che non mi avrebbero mai preso, convinta che sarebbe stato l’ennesimo buco nell’acqua. Con mia grande sorpresa sono rientrata nelle “blind audition” che mi hanno permesso di esibirmi in prima serata su Rai 2. La mia idea era quella di fare la showgirl e sapendo che c’era Raffaella Carrà, speravo che dalle poltrone si girasse proprio lei. Così è stato! Contemporaneamente si girò anche Piero Pelù e questo mi sorprese tantissimo! Pensavo fosse un rocker e basta, e invece fece delle osservazioni che mi lasciarono un po’ basita. Mi disse: “Tu mi ricordi Liza Minnelli, io ti farei cantare Mina”. In quel momento io non ho colto, perché comunque puntavo ad andare con Raffaella, non notando questa sua analisi perfetta sul mio modo di cantare. Quindi scelsi la Carrà. Lei aveva visto subito la mia dote di non essere semplicemente solo una cantante e mi prese a benvolere portandomi fino al live show. Certo, i cantanti erano tantissimi, i meccanismi erano quelli; io molto felicemente dove sono potuta arrivare sono arrivata. Ma ci tengo a dire che “The Voice” è un programma vero, perché non conoscevo nessuno, ho fatto il provino e sono entrata. Sicuramente ho acquisito da quel momento il “mio genere”, dando retta a Pelù, e la consapevolezza di dedicarmi completamente a fare la cantante di professione, vendendo definitivamente il negozio in cui lavoravo.

Pamela Lacerenza a “The voice of Italy” , Stefano De Grandis/lapresse
Milano 24/01/13

Personalmente mi hai colpito molto quando hai eseguito la canzone “Big Spender” alle blind. Io l’avevo vista fare solo da Freddye Mercury, nel concerto del Magic Tour 1986! (da DVD ovviamente)

P. Bravo, grazie! Secondo me, quella canzone è stato il mio punto di forza, semplicemente perché era differente da quello che si era sentito fino a quel momento. Ecco perché la Carrà, appena partì la canzone, si girò immediatamente rimanendo colpita dal tipo di pezzo. Poi vabbè, ovviamente gli piaceva anche la mia voce! Scelsi quel pezzo proprio per essere diversa, perché sapevo che non l’avrebbe portata nessuno ecco. Infatti la produzione era contenta del pezzo che andavo ad interpretare. Si, bellissima Big Spender, versione di Shirley Bassey, fantastica !

Non tutti sanno però che sei stata presentata nel 2006 al festival di Sanremo come giovane proposta con la canzone ” Le parole“.

P. La casa discografica Road House, con la produzione di Marco Patrignani e Roberto Volpe, mi propose di andare a Sanremo. Quello fu l’anno della vittoria di Fabrizio Moro con “Pensa”. Il mio brano fu arrangiato da Celso Valli, che ha lavorato per Vasco Rossi e Laura Pausini, e per me che ero piccolina era praticamente un sogno. Purtroppo non è andato avanti. All’epoca non ero molto matura musicalmente. In realtà forse il pop non è il genere in cui mi esprimo meglio, sono molto più contenta di quello che faccio adesso.

Hai fatto parte come voce leader di molti gruppi musicali, che riproponevano cover di successi di vario genere. Dal 2008 sei tra i componenti della “Ufo Rock Band”, la cover band per eccellenza, tuttora molto amata nel panorama romano e non solo. Come è nata l’idea di crearla e qual è l’ obiettivo principale?

P. La cosa bella di tutto questo mio percorso è che la maggior parte delle band che ho costruito nel tempo ci sono ancora. I “Grandfathers” sono proprio il mio primo gruppo, e ogni tanto torno da loro a fare delle comparsate. Però sia la Red’s Band che la Ufo Rock Band sono le mie band principali in cui faccio live, e non penso che le mollerò, perché appunto a prescindere da essere colleghi siamo amici. Ed è questa la vittoria nelle band, essere comunque complici, non si è turnisti in questo senso, siamo proprio affiatati al massimo! La Ufo Rock Band a ottobre compirà 10 anni, e faremo un grandissimo evento che annunceremo a breve. E’ nato tutto per gioco. La band stava cercando una cantante e io fui presentata dalla mia amica Marina Cara. Feci un provino, ma io dico sempre che sono io che ho provinato loro….ahahaha. Si vabbè ma per gioco 😆 Il giorno dopo mi hanno chiamata e da li, fino ad adesso, le soddisfazioni sono state tante. Arrivare al Lucca Comics, i sold-out ai nostri concerti, cantare al fianco di Cristina D’Avena. Quando con lei ho cantato insieme Jem“, penso di non essere svenuta per poco…Per me è un mito! Il pubblico che viene a vederci è sui 30 anni come ranking di età; lo definirei nostalgico in quanto i nostri spettacoli gli ricordano l’infanzia. La formula è vincente secondo me perché non è un concerto e basta. E’ vero, ce ne sono tante a Roma di cartoon cover band, una bella concorrenza. Però comunque noi ci distinguiamo: ci vestiamo, riproponiamo i personaggi, facciamo gli sketch e abbiamo anche un personaggio inventato, “Ceppaman”. Oltre agli appassionati dei cartoni, abbiamo anche gli affezionati al nostro mondo, che fa ridere, diverte e svaga. Ci dicono sempre che a ogni nostro spettacolo “staccano la spina” dalla loro settimana.

In primo piano, da sinistra, i cantanti della Ufo Rock Band: Pamela Lacerenza, Fulvio Pannese e Daniela Lacerenza.

Completamente un altro mondo e atmosfere quello del cabaret, dove lavori da anni come cantante performer e presentatrice per il Micca Club. Parlaci un po’ del tuo personaggio Gigì.

P. Gigì nasce in in duo vocale con Nanà per uno spettacolo anni ’60. Mi ero ispirata alla pin-up degli anni ’40, Betty Grable. Io presi le sue canzoni in inglese e me le feci tradurre da una mia amica attrice, Giulia Nervi, e le riadattammo in italiano. La stagione successiva il direttore artistico mi propose di provare un repertorio diverso non più italiano ma internazionale, con brani su base come “New York, New York”. All’inizio c’è stata un po’ di perplessità, perché il Micca Club era un locale dove si faceva musica swing, jazz, cabaret, un tipo di musica molto ricercata. Questa novità era più un repertorio internazionale-popolare, forse non lo vedevano molto adatto e non avevano ancora fiducia canora. Invece quando ho eseguito i pezzi per la prima volta, hanno accettato e li ho convinti a cambiare. La Gigì di adesso è una diva dell’epoca, con costumi meravigliosi, molto vicina come vocalità a Liza Minnelli, diciamo. Da allora sono nati due spettacoli. Uno è Tra le luci dello swing, con un’orchestra di 9 elementi, un corpo di ballo, con repertorio all the jazz, cabaret, tutta roba molto “Broadway” ecco. Poi è nato lo “Swing-lesque”, uno degli spettacoli portati in scena al Salone Margherita a Roma da due anni. E’ stato il primo show affidato ad una conduzione femminile visto che mi hanno chiesto di presentarlo. Certamente un grande passo per me! E’ venuto fuori un bellissimo spettacolo, con un’orchestra di 5 elementi e la presenza appunto del burlesque. Gigì è questo, è una diva che presenta, canta, fa le gag divertenti, (ma non il burlesque n.d.r.) ed io, quando la impersono cantando, la sento molto adatta alla mia vocalità e al mio modo di fare. Più che altro sono io sul palcoscenico, sempre, anche con la Ufo Rock Band. Ogni tanto tiro fuori altri lati, e qui esce la mia voglia di essere showgirl…

Il duetto di “That’s Life” tra Vera Dragone e Pamela Lacerenza al Salone Margherita

Ho saputo che te la cavi anche nella creazione di abiti?

P. Ho fatto un corso da poco, con Maria Freitas, la costumista storica del Micca Club, che poi ha aperto un suo atelier che si chiama “Atelier Ultramoderno”. A prescindere da questo l’anno scorso avevo esigenze di creare un abito per me e per la mia compagna di lavoro al Salone Margherita, Vera Dragone, praticamente la mia migliore amica e un’attrice meravigliosa. Ci siamo accoppiate vocalmente, vedendo che il duo funziona. In queste settimane abbiamo provato alcune cose, ma siamo due sceme complete 😛 . Il bello è che siamo due personalità completamente diverse e nessuna è succube dell’altra. Ci lasciamo lo spazio giusto nel parlare, elaborando insieme le cose, non c’è rivalità. Due dive fatte, lei più anni ’30 , io molto pin-up anni ’40. Dicevo….avevamo l’esigenza di creare un costume che ci mancava. Mi son messa lì ed ho “accroccato”, dico questo perché alla fine era così, un abito che è venuto veramente bene! Da quel momento ho chiesto a Vera se potevo farle qualche abito, visto che non aveva una costumista ancora. Le ho realizzato tutti i costumi dello spettacolo 1920, indossati da lei stupendamente. Poi ho cominciato a fare i costumi anche alla Ufo Rock Band. Ho iniziato improvvisando, documentandomi su internet, e poi mi sono specializzata seguendo il corso. Sono molto contenta di poter assecondare qualsiasi tipo di richiesta venga fuori e per non essere da meno se mi chiedessero di fare un abito. Se non dovessi fare più la cantante, un domani potrei andare su questa strada, potrebbe essere buona.

Anche questa è arte no?

P. Si bravo! Ma infatti amo scoprire di saper fare più cose. Non mi piace essere limitata e che mi si dica soltanto: “sai cantare e basta” insomma.

Il mondo dello spettacolo ha una concorrenza grandissima tra artisti, preparati e non. Io penso che estrosita’, carisma, talento e simpatia, tutte caratteristiche che ritrovo in te, possano essere armi vincenti per emergere e distinguersi. Ma non sempre merito e sacrificio vengono riconosciuti, tu che ne pensi?

P. Madonna, grazie ! Penso che bisogna essere al punto giusto e al momento giusto. E’ vero, non sempre il merito è riconosciuto, molte volte c’è gente che ci passa avanti e sa fare meno. Per fortuna ci sono eccezioni. Ho trovato tante colleghe che quando si è presentata l’opportunità si sono fatte trovare pronte. Sono convinta che la ruota gira per tutti e arriverà anche il momento in cui farò qualcosa di molto più grande, speriamo. Bisogna farsi trovare preparati, ed è per questo che io cerco sempre di darmi da fare e non mi adagio solo su quello a cui sto lavorando. Credo che sia importante riuscire a procurarsi un proprio spazio, che non vuol dire ricevere lavoro solo dagli altri, ma anche saperselo creare. Le cose che vanno avanti nella mia vita sono quelle a cui sono legata: sono mie idee, miei progetti. Lo scopo principale è di poter fare l’artista per sempre, a prescindere di avere un ruolo da protagonista in un musical, di incidere un disco. Non mi interessa la fama, mi interessa cantare e vivere della mia arte, questa è la cosa più importante per me.

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