Maria Laura Perilli presenta la realtà espositiva della Galleria Triphè

La sede di Roma (quartiere Borgo) della Galleria Triphè nasce nel 2017 da un progetto di Maria Laura Perilli, iniziato già nel 2007 a Cortona. Nel suo decennale di attività, la giovane gallerista cura e dirige mostre personali e collettive di artisti contemporanei italiani e stranieri. La Perilli è stata anche autrice di testi come “L’arte contemporanea del Maghreb-rapporti vecchi e nuovi con l’Europa” (2009), e “Vita e opere dell’artista americano John Ratner” (2016), entrambi editi dalla De Luca Editori d’Arte. Inoltre ha collaborato in maniera continuativa con la Rivista “Insider magazine”, per la quale ha curato la sezione Arte contemporanea. Di seguito l’intervista alla gallerista, con cui ripercorriamo il primo anno espositivo nella location romana e alcuni aspetti del suo progetto artistico.

Maria Laura Perilli con un ‘opera di Adriano Fida

Galleria Triphé è una realtà che si divide un due sedi espositive: Roma e Cortona (Arezzo). Puoi raccontarci quando e come è iniziato il tuo progetto artistico?

Tutto iniziò per caso nel 2007. Con i miei genitori, durante un week-end in Toscana, andammo a visitare uno spazio espositivo in vendita. Era una ex chiesa del 1620 di Filippo Berrettini da Cortona accatastata come pinacoteca, di proprietà dello scenografo Mario Garbuglia (collaboratore di Luchino Visconti n.d.r.). Da qui è nata l’idea di aprire una galleria d’arte. In quel periodo poi ero appena laureata in “Beni Culturali, filone contemporaneo”. L’occasione mi permise di intraprendere quella nuova avventura impostando un discorso di talent scout per giovani artisti. La sede di Roma, situata nel quartiere dove sono cresciuta, è arrivata solo dopo 10 anni. Ho pensato che fosse trascorso il tempo giusto per potenziare il progetto. Questa galleria romana rappresenta senz’altro il coronamento di questi anni formativi.

Oltre al ruolo della gallerista d’arte contemporanea, svolgi allo stesso tempo anche quello di curatrice e ufficio stampa. Qual è il compito più difficile?

Inizialmente non avevo mai pensato di fare la gallerista, bensì di svolgere mansioni descrittive o allestimenti per mostre. Secondo me il ruolo del gallerista va al di la del mero mercato. Nelle mie mostre c’è anche una ricerca artistica e curatoriale delle opere che sfocia in una tematica ben definita. E’ la parte del mio lavoro che preferisco, perchè è presente l’incontro con l’artista nello studiare insieme il progetto da presentare. Ho un maggiore coinvolgimento dal punto di vista lavorativo. Credo sia importantissimo essere consapevoli di ciò che si vuole comunicare. Ad esempio nella mostra Empatia, ancora in esposizione, si vuole veicolare un messaggio sociale, psicologico legato alla creatività contemporanea. Questa passione che ho per l’arte l’ho voluta trasferire in tutti gli aspetti della galleria. Anche nel compito di ufficio stampa sento di mettere la mia impronta personale.

Che obiettivo si pone Gallerie Triphè nel presentare gli artisti? Come avviene la loro selezione?

Sicuramente la creazione di uno spirito intellettuale atto a favorire sia lo scambio culturale che l’interazione tra gli artisti stessi e il pubblico. Ho voluto proporre un filone di figurazione concettuale partendo da alcuni ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Molti di questi oggi espongono in gallerie importantissime a livello internazionale. Sono delle grandi soddisfazioni queste, perchè insieme abbiamo fatto un percorso in cui abbiamo condiviso le nostre reciproche crescite. La mia scelta ricade sulla conoscenza tecnica, ma guardo anche alla genialità e l’identità, che fa la vera differenza tra l’artista e il semplice esecutore. Può accadere delle volte che l’autore sia bravo, ma non basta. In questo lavoro serve la determinazione, il carattere e la volontà di crederci. Altra cosa a cui tengo molto è il rispetto che porti poi a un rapporto diretto e schietto.

Le mostre che hai ospitato quest’anno a Roma hanno affrontato diverse tematiche. Vuoi ricordarne qualcuna?

Nella sede di Roma tutte le mostre hanno trattato temi particolari. In concomitanza con l’apertura, ho ospitato l’artista cinese Ma Lin, con la quale ho collaborato portando opere italiane nel paese asiatico. Poi abbiamo avuto l’artista Francesco Bancheri, che ha realizzato opere con collage. Posso ricordare inoltre l’artista spagnolo Moya Gonzàlezcon le sue suggestive farfalle tra le bruciature su carta, e Sara Lovariche ha affrontato il tema dell’emancipazione femminile attraverso gli assemblaggi di materiale. L’ultima in ordine di tempo, la collettiva Empatia, racchiude tutti i miei artisti. Le opere scelte possiedono tutte delle caratteristiche ben precise e di impatto che si avvicinano alla figurazione concettuale pensata. Credo di aver raggiunto l’obiettivo prefissato perché i visitatori sono stati tantissimi, sia all’inaugurazione che nei giorni seguenti. L’arte può essere il giusto strumento per trasmettere un miglioramento dell’uomo e creare un terreno fertile per la riflessione.

Avrai di sicuro un’artista/opera a cui sei legata particolarmente, vero?

Ovviamente si. E’ l’artista Roberta Coni, con cui ho praticamente iniziato il mio lavoro 10 anni fa. Ho stabilito con lei un saldo rapporto d’amicizia ed è una persona molto speciale per me. Sono legatissima alle sue 2 opere di “Mea Culpa”, parte di un progetto che presentammo a Cortona. Si trattava di quadri raffiguranti corpi femminili iperrealisti racchiusi da polittici dorati in stile quattrocentesco. Qui l’arte figurativa comprendeva già un messaggio sottinteso, quello della seduzione del peccato.

A sinistra il quadro “Matilde” di Roberta Coni; a destra l’opera “Lenisci” di Davide Dall’Osso

Dalle fotografie che posti sui social network sembri quasi coccolare le opere che ospiti nella tua galleria. ll web è certamente uno strumento efficace per attrarre il pubblico verso l’arte figurativa. Prima di questa attività lavorativa ne avevi un rapporto abituale o ne prendevi le distanze?

Credo molto nella galleria come luogo di comunicazione e creazione di sinergie con gli altri, non come luogo autoreferenziale dell’artista o del gallerista. Io sono sui social da circa un anno e devo dire che hanno i loro pro e i loro contro. Personalmente mi hanno dato l’opportunità di conoscere molte persone e pubblicizzare la mia attività. Il fatto di “coccolare le opere” è relativo al modo di comunicare. Adoro comparire al fianco dei quadri e le varie opere, quasi a stabilire una connessione tra gallerista/artista/opera, e anche caricare le foto della gente che visita la mostra. Cerco di rendere Instagram perlopiù colorato e ricco di contenuti spontanei e immediati. Lo scopo è soprattutto quello di coinvolgere chi si trova in altre città, informandolo di quello che avviene nella realtà artistica romana.

Riguardo l’arte classica/antica, quali sono le opere e gli artisti che preferisci in assoluto?

Non ho di base un artista vero è proprio. Posso dire però che il periodo a me più vicino e che apprezzo è quello dell’ Umanesimo. E’ stata l’epoca di Brunelleschi, Donatello, Botticelli e tanti altri, che ha permesso di riscoprire l’uomo e la sua centralità, oltre a riguardare ai classici greci e latini. Oggi stiamo vivendo un periodo complesso e transitorio dal punto di vista storico, economico e umano, accostabile al Medioevo. Forse avremmo bisogno di tornare a questa rinascita identitaria, anche professionale, che cerco di trasmettere nei temi delle mie mostre. Riguardo le opere, trovo molto coinvolgenti “Le tre età” di Klimt e “L’adorazione dei Magi” di Gentile da Fabriano. Altresì penso che ogni artista del passato abbia un dettame rispettabile, al di là dell’impatto visivo.

Quale sarà il prossimo appuntamento che vedremo alla Galleria Triphè di Roma? Ci puoi anticipare qualcosa?

Ad ottobre ci sarà la continuazione della mostra “Promètheus 1″ dell’artista Giorgio Lupattelli, che in questi giorni è stata presentata a Cortona. Sono in programma poi altre iniziative che comprenderanno differenti forme artistiche, sempre seguendo la linea della figurazione concettuale.

© Riproduzione riservata

Info:

info@triphe.it ; www.triphe.it/

Dove:

Galleria Triphè, Via Fosse di Castello, 2, Roma

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