L’ architettura coreana in mostra tra fascino e modernità

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La Fondazione Pastificio Cerere di Roma ospiterà la mostra gratuita “Sections of Autonomy. Six Korean Architects”. L’esposizione è dedicata all’ architettura coreana contemporanea e racconta attraverso immagini, foto, disegni e modelli, il lavoro di sei progettisti tra i più rilevanti del panorama nazionale. Nelle sale della Fondazione inoltre si ricreeranno richiami agli ambienti delle città coreane, dove i partecipanti ne saranno totalmente immersi e coinvolti dal piacere visivo. L’inaugurazione dell’evento avverrà il 3 febbraio e si concluderà il 21 dello stesso mese.

Per un’architettura moderna e autonoma

Un dibattito storico per quanto riguarda l’ architettura coreana si ebbe nel dopoguerra (1967), quando Kim Swoo-Geun, il pionieristico maestro moderno della Corea, fu accusato di essere “troppo giapponese” nel suo progetto per il Museo Nazionale Buyeo.  In esso si è toccato il tema dell’ identità, un argomento allarmante per la nazione Coreana, che ha subito il dominio coloniale giapponese nella prima parte del ventesimo secolo, durante il quale le sue tradizioni e cultura sono stati soppressi con l’utilizzo della forza. Dopo lo scambio di feroci “scontri verbali” tra architetti di primo piano, storici, personalità della cultura, lo stesso Kim aggirò il problema sostenendo che la forma del museo non era né giapponese né coreana ma frutto di un “suo personale stile di architettura moderna”. Kim desiderava essere capito senza analogie storiche o politiche, ma questo incidente ha chiaramente dimostrato che l’architettura, come è stato compreso dalla società coreana, era profondamente radicata in questioni politiche e socio-culturali. Il desiderio era praticare in autonomia, liberi da fardelli ideologici pesanti, ma l’ architettura coreana avrebbe aspettato altri 30 anni per arrivare finalmente a questa indipendenza ! Questa generazione di architetti, presentati in questa mostra, è stata in grado di rompere i sistemi trattando complessi problemi di realtà e dimensioni diversificate di linguaggio architettonico.

I 6 architetti e le loro opere

Sei architetti, ciascuno col suo stile diverso e che professionalmente hanno esordito tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000, un periodo particolarmente significativo per la Corea perché caratterizzato da una crescente libertà politica e culturale. Come ha affermato Choi Won-joon, professore associato alla Soongsil University di Seul,  infatti :

Essi rappresentano la prima generazione di architetti coreani non condizionati da pressioni ideologiche, e dunque liberi e capaci di esprimere completamente la propria autonomia, la propria individualità, la quale è radicata nella cultura locale, ma consapevole della ricerca architettonica internazionale. Come progettisti hanno saputo allontanarsi da un sistema di riferimenti e di valori prefissati, per  elaborare i temi del presente attraverso le modalità, diversificate ed amplificate, del linguaggio architettonico .

Ma esaminiamoli da vicino per scoprire chi sono e cosa hanno realizzato.

Choi Moon-Guy (www.gaa-arch.com) Dopo aver lavorato per Toyo Ito Architects, Hanul Architects, Group See, nel 1999 fonda lo studio Ga.A  Architects. Ha preso parte alla 9. e 11. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, alla 7.Biennale di S. Paolo e alla Bi-City di Shenzhen e Hong Kong del 2007. Tra i progetti : Cheong Hansook Memorial (Paju, 2001-2003) SSU Student Union (Seoul,2008-2011) H Music Library (Seoul, 2012-2015).

Jang Yoon-gyoo (www.usdspace.com) Dirige lo studio Unsangdong Architects Cooperation, con cui si occupa di progettazione e ricerca. Nel 2007 ha ricevuto l’Architectural Review Commended Award, nel 2006 l’Architectural Record Vanguard Award. Tra i progetti : Gallery Yeh (Seoul, 2004) Culture Forest (Seoul, 2009-2010)Cheongshim Purification Center (Gapyeong, 2011-2012).

Jang Yoongyoo_ Culture Forest_Seoul_2009-2010

Kim Jong-kyu (www.marunetwork.com) Membro del RIBA, ha lavorato per Florian Beigel Architects, Dongwoo Architecture, Building Design Partnership. Nel 1993 fonda lo studio M.A.R.U; è attualmente Professore alla Korea National University of Arts. Tra i progetti : SCM Office – Amore Pacific Beauty Complex (Osan, 2008-2011) Botanical Garden, Amore Pacific Beauty Complex (Osan, 2010-2012) Hansen Museum (Yeosu, 2012-2015).

Kim Jun-sung (www.h-and.co.kr) Dopo la formazione all’estero (Brasile e Stati Uniti) ritorna in Corea e fonda nel 1992 lo studio hANd. Ha insegnato in diverse università, come la Korea National University of Arts a Seoul e la Sam Fox School of Design della Washington University; attualmente è Professore alla Graduate School of Architecture della Kyounggi University. Tra i progetti: Mimesis Art House (Seoul, 2006-2009) Humanist Office (Seoul, 2011-2012) Xiom Logistics (Eumseong, 2014-2016) National Boxing Training Center (Youngju, 2015-2017).

Kim-Junsung_Humanist-Office_Seoul_2011-2012

Kim Seung-hoy (www.kywc.com) Conclusi gli studi negli Stati Uniti, rientra in Corea, dove nel 1995 apre lo studio KYWC Architects. Attualmente è Professore alla Seoul National University. Ha ricevuto diversi premi, tra cui l’ Architectural Institute of Korea Award, il City of Seoul Architecture Award, l’Architecture Culture Prize. Tra i progetti : Munhakdongne Publishers Office (Paju, 2002-2003) Jeongseon Health Care Center (Jeongseon, 2005-2007)Place J (Seoul, 2013-2014).

Kim Young-joon (www.yo2.co.kr) Dopo gli studi in architettura presso la Seoul National University, nel 1995 frequenta la AA School di Londra per poi spostarsi a Rotterdam, dove lavora presso lo studio OMA. Nel 1998 fonda a Seul YO2 Architects. Ha insegnato all’Università di Madrid e al MIT; è coordinatore del Paju Book City.  Tra i progetti : Public Housing, Paju Book City (Paju, 2000) Jahajae Residence (Paju, 2002-2005) ZWKM Block (Seoul, 2011-2015).

Kim Youngjoon_Hakhyunsa Publishing Co_Paju, 2005-2008

L’allestimento è curato dallo studio LGSMA (Luca Garofalo Stefania Manna e Associati) e prevede un percorso  lineare che si apre con un’introduzione alla mostra di Choi Won-joon nella prima sala, per poi proseguire nelle successive ed incontrare sei isole, ognuna dedicata ad un architetto. Lo spazio dell’ultima sala è distinto dall’ installazione di grandi lastre in vetro poggiate a terra, che assemblano suggestioni visive e rimandano ad un immaginario caleidoscopico della Corea. Luca Garofalo aggiunge:

Le architetture scelte ed esposte in mostra appaiono come frammenti della struttura urbana, capaci di riprodurre la complessità dello spazio pubblico circostante e di metabolizzare al loro interno l’estrema vivacità delle metropoli coreane.

Appassionati di architettura, del mondo orientale e non solo, approfittate quindi della possibilità di  scoprire le curiosità e le opere visitando la mostra di architettura coreana. Ne resterete affascinati!

Quando:

Date: 3 febbraio – 21 febbraio 2017

Orari : lun – ven : 15- 19 / sabato : 16-20 / domenica : chiuso

Dove:

Fondazione Pastificio Cerere, via degli Ausoni 7, Roma

 

Si ringrazia Lucia Bosso BasedArchitecture per il materiale stampa.

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