Glorie di carta: in mostra i disegni degli arazzi Barberini

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma dedicano una mostra alla storia dell’arazzeria Barberini: Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini, a cura di Maurizia Cicconi e Michele Di Monte. Fino al 22 aprile 2018, il percorso museale prevede un’intera sala dedicata all’allestimento delle serie di arazzi realizzate dalla fabbrica impiantata a Roma nel 1627 dalla famiglia Barberini. In mostra tre cartoni preparatori, ciascuno appartenente a uno dei cicli che ritraggono le Storie di Costantino, la Vita di Cristo e le Storie di Urbano VIII. Le serie prescelte sono le più importanti delle sette volute dal cardinal Francesco e prodotte dall’arazzeria Barberini lungo un arco di circa 50 anni di attività. I cartoni, che escono per la prima volta dai depositi dopo 20 anni, costituiscono un’occasione irripetibile per conoscere una delle più fastose committenze della famiglia, ancora poco nota al grande pubblico. 

Anteprima stampa “glorie di carta” del 19 dicembre a Palazzo Barberini

L’arazzeria Barberini

Nel XVII secolo, collezionare arazzi era quasi d’obbligo per una famiglia che, come quella dei Barberini, ambiva a un prestigio internazionale, anche perché gli arazzi erano simboli di lusso e ricchezza, ben più dei dipinti. Ma un conto era possedere arazzi, sia pure pregiati e in gran copia, altra cosa era possedere addirittura un’arazzeria di famiglia. E siccome i Barberini miravano in alto, e non badavano a spese, il Cardinal Francesco (1597-1679), nipote del papa, decise di fondarne una ex novo a Roma, naturalmente a maggior gloria della propria dinastia. L’occasione fu un regalo che il cardinale ricevette da Luigi XIII, come captatio benevolentiae per compensare il parziale insuccesso della delicata missione diplomatica. Il gesto fu grandioso e strategico: 7 enormi arazzi tessuti su disegni di Rubens, dedicati alle Storie di Costantino, l’imperatore che aveva abdicato al paganesimo per farsi cristiano e concesso pieni diritti alla nuova Chiesa. Barberini accettò il dono, ma per completare la serie, preferì servirsi della manifattura romana da lui appena fondata nel 1627. Se le arazzerie francesi facevano scuola, Roma non poteva essere da meno, se non altro nei disegni dei Barberini.

La tecnica di tessitura

La realizzazione di un arazzo era operazione complessa, lunga e costosa, che richiedeva specifiche competenze tecniche. Il Cardinal Francesco affidò la direzione della fabbrica al fiammingo Jacob van den Vliete (ovvero Giacomo della Riviera), e a bravi pittori e artisti dell’epoca la realizzazione dei disegni preparatori. La tessitura richiedeva un modello, a grandezza naturale, tracciato e colorito di solito su un cartone, il quale veniva poi tagliato in varie parti per poter tradurre il disegno nel tessuto. La tecnica adottata dagli arazzieri Barberini, detta “a basso liccio”,  garantiva una maggior fedeltà al modello grazie al telaio orizzontale. Spesso i cartoni andavano perduti, soprattutto se usati ripetutamente. Ma se è vero che i Barberini non lesinavano, neppure sprecavano. Molti dei disegni originali furono attentamente ricomposti e preservati, e persino esposti nelle sale del palazzo di famiglia, dove rimasero per oltre 3 secoli.

L’autocelebrazione del potere

Ma come venivano usati questi arazzi? Opere del genere consentivano di approntare apparati decorativi vasti come cicli di affreschi, ma assai più mobili e versatili. Durante la loro vita “operativa”, infatti, gli arazzi entravano e uscivano dalla guardaroba dove erano custoditi, per essere utilizzati secondo esigenze variabili. L’impiegato incaricato, il festarolo, doveva selezionare e persino combinare a questo scopo i pezzi delle varie serie. I preziosi tessuti si potevano anche esporre all’esterno delle residenze Barberini, come avvenne in occasione della celebrazione del centenario dell’ordine dei Gesuiti (1639), quando la chiesa del Gesù venne parata di superbi arazzi. All’occorrenza li si poteva concedere in prestito, magari a pagamento, che era un bel salto di qualità, per una famiglia che doveva le sue originarie fortune al commercio tessile.

Delle sette serie uscite dalle arazzerie romane, le tre più importanti, per imponenza, qualità e investimento ideologico, sono qui rappresentate dai tre cartoni esposti: le Storie di Costantino, la Vita di Cristo e la Vita di Urbano VIII, che insieme danno la misura e il carattere dell’ambizioso progetto di autorappresentazione retorica che Urbano VIII e la sua famiglia avevano strenuamente perseguito. Tuttavia, l’attività delle manifatture Barberini non visse più del suo fondatore, ma i segni di quella gloria si possono ancora vedere, almeno sulla carta. L’arazzeria Barberini fu concepita operando a immagine e somiglianza del suo fondatore. Le serie prodotte rifletterono totalmente il disegno politico e “mediatico” del cardinal Francesco, al punto che, alla sua morte, la fabbrica cessò immediatamente di esistere.

A sinistra “Le celebrazioni del centenario dei Gesuiti”, a destra “Costantino abbatte gli Idoli”

Grandi pittori e artisti dell’epoca erano chiamati a dipingere il disegno preparatorio dell’arazzo. E’ il caso del ciclo con le Storie di Costantino (1631-1641), alla cui intera ideazione sovrintese Pietro da Cortona. Nel 1630 l’arazzeria Barberini riprese lana, seta e fili d’oro per tessere il ciclo per la quale era stata concepita fin dall’inizio dal suo fondatore. I 5 nuovi cartoni con le Storie di Costantino completavano la serie di arazzi donati al cardinale Francesco Barberini da re Luigi XIII. Il re non avrebbe potuto scegliere soggetto migliore per i Barberini. Nel corso del suo pontificato, Urbano VIII instaurò infatti un parallelo costante con il primo imperatore cristiano e fondatore dell’antica basilica di San Pietro. I cartoni romani esaltano la dimensione universalistica, temporale e spirituale della Chiesa. Al contempo celebrano le gesta di Urbano VIII. Ad esempio, Costantino che uccide il leone simboleggia il papa che protegge Roma dal flagello della peste del 1629-1632. Gli arazzi si conservano attualmente al Philadelphia Museum of Art, quattro degli originali cartoni sono nelle Gallerie Nazionali di Palazzo Barberini.

Giovan Francesco Romanelli, “La Natività”, 1644

La serie della Vita di Cristo (1643-1658), è opera di Giovan Francesco Romanelli, e viene rappresentata in mostra dalla Natività, mai esposta al pubblico fino ad ora. Questo ciclo impegna l’arazzeria in anni difficili per i Barberini. Nel 1644 il nuovo papa Innocenzo X Pamphilj, ostile alla famiglia, avvia un’inchiesta sulla condotta del defunto Urbano VIII e dei nipoti, accusati di aver sottratto denari all’erario pontificio per scopi privati. I Barberini sono costretti ad abbandonare Roma. Forse anche per questo la realizzazione si protrae a lungo. Molto probabilmente, il Cardinal Francesco affida il ciclo delle dodici storie di Cristo al Romanelli sulla scorta del successo del suo precedente impegno per i Dossali della Cappella Sistina. Il pittore viterbese, cresciuto all’ombra del maestro Pietro da Cortona, ottiene finalmente la sua emancipazione, il suo riscatto. Dei dodici grandiosi arazzi, attualmente nella cattedrale di Saint John the Divine di New York, 8 cartoni si conservano a Palazzo Barberini.

Pietro da Cortona, “Ritratto di Urbano VIII”, 1627

Il ciclo di arazzi con la Vita di Urbano VIII (1663-1679), progettato dalla scuola di Pietro da Cortona, era destinato a decorare il grande salone di Palazzo Barberini. È la serie più importante realizzata dall’arazzeria e, in assoluto, uno dei più notevoli cicli biografici del Seicento. La finalità panegirica è evidente: nei fatti prescelti per raccontare la vita di Urbano VIII, biografia e allegoria si sovrappongono. Il ciclo può considerarsi il completamento ideale dell’esaltazione del papa e della sua famiglia dipinta da Pietro da Cortona nel Trionfo della Divina Provvidenza (1632–1639). In mostra anche il Ritratto di Urbano VIII di Pietro da Cortona, in prestito dai Musei Capitolini, e la Visita di Urbano VIII al Gesù (1642-1643) di Andrea Sacchi, Jan Miel e Antonio Gherardi, esposta l’ultima volta negli anni Ottanta del Novecento.

Quando:

Fino al 22 aprile 2018

orari : martedì/domenica 8.30 – 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00

Info e prezzi:

barberinicorsini

Intero 12 € – Ridotto 6 € (fino al 22 gennaio, compreso l’esposizione di Parade di Pablo Picasso)

Dove:

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13, Roma

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