Elisabetta Mandalari: vi presento la mia Fernanda del Conte Tacchia

Elisabetta Mandalari in questi giorni è impegnata al Sistina di Roma con la commedia teatrale “Il Conte Tacchia” (qui la recensione), di e con il grande Enrico Montesano. Attrice di formazione classica ha, da sempre, la passione per la musica e il ballo. Professionista seria, preparata, espressiva e geniale, come si evince da alcuni suoi video su youtube. A suo completamento artistico, una potenza vocale notevole, ben evidenziata nei duetti canori svoltisi durante lo spettacolo, tutti rigorosamente in dialetto romano. Meritevole la sua interpretazione del personaggio di Fernanda accanto agli altri bravissimi attori che hanno dato vita ad un Conte Tacchia coinvolgente, divertentissimo ed emozionante. Abbiamo raggiunto telefonicamente la simpatica Elisabetta, che ci racconta il suo personaggio, le curiosità e la propria carriera. Noi le auguriamo di raggiungere livelli sempre più alti! 👍

Elisabetta Mandalari sul palco del Sistina

Montesano, Fernanda e lo spettacolo

In questa commedia musicale tu sei Fernanda, il vero amore di Checco, il Conte Tacchia. Immagino che per te essere co-protagonista di questo spettacolo si sia rivelato davvero un grande traguardo. Come la stai vivendo questa esperienza?

Hai ragione, e’ un grande traguardo ! Ma è anche vero che non si arriva mai secondo me. Credo che il compito di un attore sia quello di cercare di dare il meglio in ogni occasione. Penso che sia un lavoro di squadra questo, dove tutti si concentrano su un unico obiettivo. E lo spettacolo funziona solo se tutte quante le sinergie vanno nella stessa direzione. Io sono molto onorata di essere per la prima volta su un palco come il Sistina. Ogni teatro, almeno nel mio modo di pensare, merita il suo doveroso rispetto, essendo un luogo sacro. Bisogna regalargli tutto quello che si ha, sia in prova che nelle repliche. Spero ogni giorno di svolgere un buon lavoro e di farlo sempre meglio. Difficilmente si vedono storie dal sapore antico come questa commedia che sanno uscire in maniera preponderante da tutti i pori del palcoscenico. Questo è uno spettacolo che mi impegna molto soprattutto a livello di concentrazione. Quando sei titolare di un ruolo la responsabilità del personaggio è tua !  Tutta quanta la giornata, anche prima di andare a teatro, é in funzione della replica da preparare. Il resto passa in secondo piano. 

Che ci dici di Enrico Montesano? Che effetto fa stare al fianco di un “super” come lui?

Ogni sera rimango a bocca aperta quando me lo guardo dalle quinte. Enrico è unico, inimitabile!! Per esempio ci sono delle battute che amo molto e che mi hanno fatto notare la complessità e la ricchezza di questo uomo. Ha veramente fatto la storia della commedia italiana, e ancora continua ad essere presente in prima linea. Facendo un’operazione interpretativa, di regia e scrittura notevole come il Conte Tacchia dimostra un grande coraggio e soprattutto un amore infinito nei confronti di questo mestiere. Ci mette tutto se stesso, con tutta la forza che ha. Quando siamo in scena insieme, vedo brillare i suoi occhi. Questa è una cosa incredibile, infatti c’è molto da imparare da lui.

Come ti ha accolto la compagnia? (che poi in gran parte è la stessa che ha realizzato il Marchese del Grillo)

Mi sento molto fortunata, perché questa compagnia è una grande famiglia fatta di persone squisite. Esiste un grandissimo rispetto in ogni comparto e personalmente mi sono trovata benissimo con tutti. Non è facile accogliere una protagonista, invece loro lo hanno fatto veramente in un modo eccezionale, estremamente naturale, senza pretese. Sono davvero molto contenta, sento proprio la gioia di andare a teatro e passare del tempo insieme ai miei colleghi. Poi non conoscevo nessuno, tutti erano nuovi per me. Poteva essere un timore questo. Al contrario, è stato uno stimolo per conoscere persone con la possibilità di ascoltare le loro esperienze e contaminarci a vicenda.

Quanto c’è in te di Fernanda? Senti di avere qualche tratto comune al personaggio, a parte la romanità?

Sono molto fiera di essere di Roma. Peraltro ai tempi dell’Accademia ero l’unica della città. Ogni sera che vado in scena penso a mia nonna, che non c’è più da tanti anni. Lei era romana di vicolo dell’ Arcaccio, una traversa di via Giulia. Aveva una sorella che si chiamava proprio Fernanda! Mia nonna credeva tantissimo in questo mio percorso, anzi fu proprio lei, nel 2005, a parlarmi di scelte che avrei dovuto fare rispetto ad altre. Di mio c’è tutto il ricordo che ho della sua dolcezza, ma anche della forte tempra. Non faceva trasparire i sentimenti ma sapeva essere comunque materna. Una donna estremamente sincera e terribilmente ingenua. La Fernanda che vado a interpretare ha questi tratti tipicamente romani, con un’ironia che la contraddistingue. Nella scrittura innovativa che hanno compiuto Enrico Montesano e Gianni Clementi, la storia d’amore tra Checco e Fernanda inizia, si interrompe e continua 30 anni dopo. Questa donna cresce i figli da sola, aspettando che prima o poi il suo uomo ritorni. Nell’arco narrativo dello spettacolo, mi immedesimo nella stessa sua attesa, che si conclude con il ritrovamento tra i due. Il culmine dell’emozione che si rinnova ogni volta sul palco! È bellissimo scoprirsi in un personaggio che pensavi non potesse esistere.

Ho molto apprezzato la tua vocalità durante i duetti con Montesano in dialetto romanesco. (bellissima “Aò, ma che sarà” n.d.r.). 

Ti ringrazio ! Di duetti ne facciamo 4 con Enrico: da “Terra Promessa” a “Basta che sto co’ te“, fino a “Nun ce posso crede” di chiusura spettacolo. “Aò, ma che sarà“, che conclude il primo atto, è la mia preferita, perché sembra una canzone della Disney, che ti entra in testa e non esce più. Poi é un momento magico, molto romantico, con gli angeli che si animano. Qui Enrico è stato insuperabile 😍! Comunque trovo tutte strepitose le musiche del maestro Maurizio Abeni. Un lavoro eccezionale che ha restituito sonorità tipicamente romane.

Parafrasando una strofa della canzone del conte “perche li doni della modernità, oggi noi tutti li stamo a sconta’ qua“, secondo te la virtualità odierna (parlo di whatsapp e social) sta minando i rapporti face-to-face con le persone? Forse all’epoca non si era freddi e calcolatori, l’amore si viveva diversamente, con meno distacco, e non con cuoricini e like….

In merito allo spettacolo, posso risponderti facendoti riflettere su un elemento scenografico principale: la piazza. Sia nella commedia che nel film era il luogo di ritrovo per i popolani. È in piazza che Fernanda e Checco vivono la storia. È sempre qui che il padre Alvaro richiama il figlio dicendogli di andare a lavorare. La piazza era l’appuntamento. Ecco, questa è una cosa che a me manca molto oggi. Certo, questo dipende dal quartiere in cui si vive e da come si è abituati a svolgere la propria vita. I tempi attuali sono veloci, e non permettono di soffermarsi a fare un incontro o uno scontro. Io benedico la piazza. Ho origini di Amatrice, e durante tutta la mia infanzia incontravo i miei amici, i parenti, le persone con cui sono cresciuta. Però ci si vedeva li, ci si parlava diretti, nonostante il telefonino. Questo a Roma forse si può ancora vivere a Trastevere, Testaccio, Garbatella, Rione Monti. In altri purtroppo non esiste praticamente più…

Elisabetta Mandalari e l’amore per il teatro

L’arte è passione e cuore. Quando hai capito che volevi diventare veramente attrice e dedicarti al teatro?

La consapevolezza é nata piano piano. I miei genitori mi hanno sempre stimolato e consigliato, fornendomi delle opportunità come ad esempio lo studio del pianoforte e della danza sin da piccolina. Musica e ballo sono sempre state grandi accompagnatrici della mia vita. Durante il liceo ho scoperto un corso di teatro, grazie a insegnanti molto validi, e da lì è nata la scintilla. Terminati gli studi e dopo varie esperienze, mi sono arresa al mio istinto. A 21 anni feci domanda all’Accademia Nazionale D’arte Drammatica Silvio D’Amico ed entrai “alla prima botta”, un po’ per fortuna (eravamo tanti) e un po’ perché ce l’avevo dentro. Porterò sempre nel cuore quei 3 anni meravigliosi nella mia “Mamma Accademia”. La consiglio ad ogni ragazzo che abbia intenzione di formarsi e capire le proprie peculiarità, per poi intraprendere il mestiere di attore in maniera seria. Devo davvero molto alla Silvio D’Amico, perchè grazie a lei ho avuto l’onore di conoscere il maestro Luca Ronconi, con il quale ho lavorato in “6 personaggi in cerca d’autore“. Un altro fondamentale incontro artistico con Valerio Binasco, a cui tengo particolarmente, mi ha portato a collaborare con la Popular Shakespeare Kompany da lui diretta.

Da sinistra, Elisabetta Mandalari ed Emilio Solfrizzi in “Sarto per Signora”, a destra in “Il Borghese gentiluomo”.

Hai avuto modo di lavorare con Emilio Solfrizzi, Silvio Orlando, Corrado Tedeschi e molti altri. Conservi ricordi a cui tieni in particolare?

La parola fortuna ritorna, perché da quando ho finito gli studi non ho mai smesso di lavorare. Credo che molto del nostro destino ce lo creiamo da soli, però sono anche le coincidenze che ti mettono a volte sulla strada delle occasioni. Comunque sono tutti bei ricordi. Da “Vite private” con Corrado Tedeschi, alla “mia” Porzia nel Mercante di Venezia insieme a Silvio Orlando, un attore fantastico e uomo straordinario. Emilio Solfrizzi è una persona speciale con cui ho condiviso il palco per molto tempo. Con lui ho fatto ben 2 commedie: “Sarto per signora” e “Il Borghese gentiluomo“. Sono grata di queste opportunità, altrimenti non avrei potuto lavorare con le persone che per me sono risultate importanti. 

Sei una dei soci fondatori della Compagnia Teatrale Bluteatro. Parlacene un po’.

La Blu (www.bluteatro.it) è la mia amata compagnia nella quale ci sono alcuni dei miei compagni di classe accademica. Con un saggio fortunato diretto da Luca Bargagna, “La Bottega del caffè” di Goldoni, abbiamo partecipato e vinto un concorso di giovani talenti al teatro Vittoria. Siamo andati persino a Mosca a fare questo spettacolo! Subito dopo, intorno al 2012, ci siamo costituiti come compagnia. Ci occupiamo di spettacoli di prosa, drammaturgie contemporanee e didattica per i giovani con corsi estivi. Abbiamo anche vinto dal Ministero il FUS (Fondo unico per lo spettacolo), che ci ha permesso di effettuare nuove produzioni. Uno, “Donne d’acqua dolce“, è scritto, diretto e interpretato da me e la mia compagna Viviana Altieri. Spettacolo molto frizzante tutto al femminile, che ci diverte portare in scena già da un po’ di anni. Ora abbiamo in programmazione uno spettacolo al Giovanni di Udine da fare a maggio, “Verso Occidente l’ Impero dirige il suo corso” , tratto dal romanzo di David Foster Wallace.

So che sei stata docente di movimento e recitazione e ti dedichi molto alle giovani promesse. Prof.ssa Mandalari, cosa consiglia sempre a chi deve apprendere?

Insegnare mi piace molto, ma non mi definirei una docente con la D maiuscola. Più che altro sono una sorella maggiore, perché molto spesso i ragazzi sono vicini a me come eta’. Ho attivo un progetto di insegnamento teatrale dedicato ai bambini di scuola primaria, il Bruco Teatro. Pongo tantissima fiducia nelle nuove generazioni che entreranno nelle scuole teatrali e saranno poi i nuovi attori. Quello che possiamo tramandare, sia io che la mia compagnia, sono le nostre esperienze, il nostro background per la preparazione ai provini. La mia materia è un mix di movimento, regia e recitazione che ancora non riesco a definire. È semplicemente “lezione con Elisabetta” 😊.

Progetti per il futuro? Hai mai pensato di realizzare dei brani propriamente tuoi e fare esperienze anche come cantante? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? 

Con mio padre ho uno spazio artistico polifunzionale sulla Salaria, il Mamo Center. Qui si fanno incisioni, prove di registrazioni, allestimenti teatrali, eventi privati. In realtà il mio socio mi dice sempre: “Betta, perché non vieni a fare delle canzoni appena hai un attimo di tempo?”. Ma Betta il tempo non c’è l’ha, è questo il problema😂. Per fare un progetto musicale occorre dedizione e continuità. Però esiste da qualche parte un sogno per questo. Ho molto rispetto per la musica, avendola studiata molti anni, e ritengo che questa attività non sia da prendere sottogamba. Dal momento in cui avrò tempo e forza per dedicarmi a scrivere, incidere brani o riprendere gli strumenti, lo farò solo nel modo giusto. Posso dire che sono molto affascinata dalla regia, con cui è capitato di approcciarmi. Di questa forma artistica mi sorprende la piacevolezza del compito e le soddisfazioni che comporta. Poi le cose cambiano continuamente, per scaramanzia non dico nulla. Vedremo cosa potrà accadere da qui in avanti.

Ringraziamo Elisabetta Mandalari per la concessione del materiale fotografico

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