Duilio Cambellotti, tra simbologia romana e finalità sociale

Le opere di Duilio Cambellotti, poliedrico artista italiano della prima metà del ‘900, saranno esposte nella galleria W. Apolloni, in Via Margutta. La mostra, intitolata “Io sono Cambellotti”, vuole evidenziare la schietta romanità e l’ecletticità dell’autore, il quale riusciva a padroneggiare ogni tipo di tecnica e materiali. La sua arte partiva dall’idea che l’ opera in sé avesse una funzione di divulgazione popolare ed educazione al bello per le masse. L’apertura al pubblico è prevista dal 27 ottobre fino al 23 dicembre.

Duilio Cambellotti, Autoritratto, 1940, matita su carta 28,5 x 23 cm. A destra “La Legnara”, 1947, disegno acquerellato 41×116 cm

Un’arte rivolta a tutti

Duilio Cambellotti (1876 – 1960) è stato un artista impegnato nelle arti grafiche e visive. Si accostò inizialmente all’Art Nouveau, cogliendone gli aspetti prettamente originari e pionieristici espressi dalle idee di William Morris. Egli, infatti, vide nell’arte una finalità sociale, moralistica, pedagogica al fine di renderla fruibile a tutti, divenendo l’esempio lampante di artista-artigiano per eccellenza. Resuscitò con senso popolare e repubblicano la simbologia romana del fascio, dell’aquila e della lupa molto prima dell’avvento del fascismo, che trovò un repertorio simbolico già “pronto” quando arrivò al potere. Illustratore di propaganda nella Prima Guerra Mondiale, creatore di singolari monumenti ai caduti nel primo dopoguerra, fu anche coinvolto nell’opera di fondazione delle nuove città della Bonifica Pontina. Il suo amore per l’Agro Romano e Pontino lo portarono a studiare gli alberi e le piante, animali, paesaggi, abitazioni, le genti ed i costumi della campagna attorno a Roma. Voleva conservarne il ricordo in forme artisticamente stilizzate e inconfondibili, diffondendone le immagini allo scopo di sensibilizzare la società sulle condizioni di arretratezza, fatica, miseria e malattia in cui vivevano i contadini dei latifondi malarici. Con Giovanni Cena, Giacomo Balla, Sibilla Aleramo e Alessandro Marcucci, fu attivo per promuovere le scuole per i figli dei contadini. Riuscì anche a imporre l’elegante idealizzazione di oggetti rustici al pubblico borghese (come mobili e maioliche), favorendo la cosciente bellezza degli strumenti del lavoro contadino. Fu anche scenografo, costumista, direttore di scena, soprattutto per il teatro classico a Siracusa e Ostia, ma anche per il cinematografo, dagli inizi del muto fino al neorealismo del dopoguerra.

A sinistra “Conca dei cavalli” (1910); a destra “Le rondini”, 1930, inchiostro e matita su carta 31×25 cm

Un allestimento variegato

In mostra alcune “Leggende Romane”, come la tempera più antica del Ponte Sublicio, il suo disegno preparatorio de “La Legnara”, facente parte di un poema iconografico dedicato al Circeo e alla navigazione antica. Dalla rappresentazione de “La Nave” di Gabriele d’Annunzio, a bronzi, gessi e sculture, passando per i manifesti come quello per l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911. Saranno presenti anche numerose piccole illustrazioni per libri, che esaltano la grande capacità grafica di Cambellotti come disegnatore di tavole e vignette. Esse erano concepite in modo da adornare il libro in ogni sua parte, affinché il contributo dell’artista fosse pari a quello dello scrittore. Ne è un esempio l’illustrazione figurata in tessuto colorato, ricca come un piccolo arazzo, dell’edizione di lusso delle “Favole” di Trilussa. Il catalogo della mostra “Io sono Cambellotti” è stato curato da Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, ed arricchito dalla presentazione firmata dallo scrittore Antonio Pennacchi, vincitore del premio Strega.

Da sinistra: Il Sublicio (1910-11), matita, carboncino e tempera bianca su carta bruna 58×51 cm; l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911; disegni e fregi delle Favole di Trilussa.

Quando:

dal 27 ottobre al 23 dicembre

Orari : 9.30 – 13  ; 15.30 – 19

Ingresso gratuito

Dove:

Galleria W. Apolloni – Via Margutta 23 B, Roma

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