Enrique Moya : quando l’arte incontra la poesia

La sede romana della Galleria d’arte Triphè presenta “El gran silencio”, mostra personale dell’artista spagnolo Enrique Moya, a cura di Maria Laura Perilli. Realizzata con il patrocinio dell’ufficio culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia e di AEPE (Associacion Espanola de Pintores y Escultores), l’esposizione sarà visitabile fino a venerdì 15 dicembre.

Qualcosa di speciale e misterioso

Le opere di Enrique Moya si propongono come una suggestiva e colta accoglienza nei confronti di chi si accinge a percorrere la strada di questo ’’grande silenzio’’. Una tacita dimensione nella quale, come funamboli su una corda, aleggiano disegni a matita di corpi quasi in trasparenza, farfalle bloccate per sempre in una aria senza tempo e libri antichi, forse anche essi inseriti in un’ incerta e immortale sopravvivenza alla storia. Nel libro sta talvolta una verità celata, nelle pagine bruciate rimangono anche fogli bianchi, risparmiati al sacrificio. In fondo, solo attraverso quegli scritti che giungono alla libera interpretazione dei lettori, si svela tra le righe una propria verità e non quella universale. Nel non tutto bruciato e in una farfalla che si appoggia, c’è la speranza di un pensiero rinnovato.

Il grande silenzio della riflessione

Il corpo, quasi come un contenitore, interagisce con il libro in tutte le sue parti. Le mani per sostenerlo, gli occhi e la bocca per leggerlo, le orecchie per ascoltare il ritorno di ciò che si legge. Tuttavia solo una parte è legata al libro da un filo invisibile: la mente. La mente, infatti, assorbe quella verità scritta e poi la rielabora. La metabolizza e, successivamente, entra nel grande silenzio della riflessione. La scatola corporea si rilassa e il peso di quella verità scivola via; il pensiero gira e svuota la mente per arrivare alla verità nascosta. La leggerezza dei corpi disegnati da Enrique Moya rappresenta l’involucro che non c’é più. È rimasta solo l’anima e il corpo diviene una trasparenza in lontananza, attraversata da parole e pensieri in piena e continua rielaborazione. In alcune opere poi l’immagine della verità è avvolta in una cornice ovale dorata sulla quale si poggia una impalpabile farfalla.

Arriva dopo la tempesta un grande silenzio. In un’area rarefatta, sta la poesia della leggerezza sulla punta di un insetto dal fascino e dalla forza immortale.

L’equilibrio degli opposti

L’Italia gioca un ruolo fondamentale per la formazione artistica e culturale di Enrique Moya González il quale, grande appassionato dell’arte del passato, ha trovato nel nostro Paese la sua fonte d’ispirazione nei suoi lavori. Oltre all’arte italiana, si coglie spesso un chiaro riferimento all’arte africana, utilizzata dall’artista come strumento per spiegare diversi concetti antropologici. Gli studi sull’antropologia portano l’artista a riconsiderare il rapporto tra maschio e femmina, e in particolar modo, sul legame che unisce questi due mondi apparentemente opposti. In cosa siamo diversi? Cosa invece ci accomuna? Come trovare il giusto equilibrio? Ecco le domande che si pone l’artista con sottile intuito e che ritroviamo nelle sue opere.

Le bruciature su carta

L’idea artistica trova il suo equilibrio nella materia, lavorata con grande rispetto e devozione da Enrique Moya. La carta, in particolar modo, non è solo il supporto fisico delle sue opere, ma è qualcosa di ben più profondo. Si adatta, entra in sinergia con l’artista che accetta il suo mistero intrinseco. Le bruciature visibili sulle opere sono “graffi” di presenza. All’inizio della sua carriera le abrasioni sulla tela erano poco controllate, ma col tempo l’artista ha saputo trovare la giusta convivenza tra la sua tecnica e il caso. Le abrasioni infatti mostrano piccole pellicole che si staccano dalla tela, formando delle gocce, degli schizzi che prendono vita, ricordando che la causalità è sempre accanto all’artista. Per questo l’arte di Enrique Moya è unica, originale e non catalogabile. Non è una fotografia, una pittura, un disegno, una stampa né un’incisione. Le bruciature visibili nei quadri sono un modo per rompere gli schemi, capovolgere, spezzare i discorsi e trovare il punto di congiunzione tra le parti. Le sue tele nascono da un mondo interiore. Lo spettatore ha la possibilità di scrutare e vedere l’universo dell’artista e, allo stesso tempo, di lasciarsi trasportare.

Quando:

dal 15 novembre al 15 dicembre

Dal martedì al sabato, orari : 10.00-13.00 16.00-19.00

Info:

tel: 366/1128107

info@triphe.it  www.triphe.it   https://www.facebook.com/galleriatriphe/

Dove:

Galleria Triphè, via Delle Fosse di Castello 2, Roma

Phil Jarvis , l’artista viaggiatore

Dopo svariati riconoscimenti negli States, il talento di Phil Jarvis approda per la prima volta in Europa. Teatro scelto per l’esposizione la Nero Gallery di Roma, piccola e innovativa galleria d’arte, situata al Pigneto, che si occupa di Lowbrow e Pop surrealism. La mostra (18 novembre 2017-13 gennaio 2018) ha come titolo “The Traveller“. Il viaggio, tema a lui molto caro, si delinea attraverso schizzi di città, atmosfere oniriche e personaggi stravaganti, piccole narrazioni del suo errare di città  in città  e di nazione in nazione.

Tra disegni inediti e sottofondi sonori

Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione tra Nero Gallery e HB production, studio di grafica e comunicazione formato da un team giovane con grandi capacità esecutive, fantasia ed idee all’avanguardia. L’esibizione prevede un’anteprima il 17 Novembre presso HB Production (via dei Reti, 60). Nello stesso luogo si stamperà una serie limitata di Serigrafie con un’immagine inedita creata appositamente dall’artista per l’evento. Il vernissage ufficiale avrà luogo il 18 Novembre alle ore 19, presso la sede di Nero Gallery (via Castruccio Castracane 9), con Live Act di Luca Longobardi a cui parteciperà anche lo stesso JarvisLongobardi si occuperà di dare voce con la sua musica all’opera su tela di Phil, eseguendo un’ improvvisazione elettroacustica basata su uno schema sonoro generato da una struttura 3D, disegnata con Iannix, che ricalca la bozza del disegno di Phil Jarvis

Da sinistra: i dipinti “Picaso Blues” e”On the wall”; in bianco e nero alcuni disegni.

Un Ulisse contemporaneo

Phil Jarvis è conosciuto in Italia per i suoi numerosi lavori su vetrofania che possiamo ammirare in molti studi di tatuatori. Approda a Roma con una mostra  che ha come tema “il viaggiatore”, rappresentando a pieno il percorso artistico e personale di Phil.” Schizzi di città, atmosfere oniriche e personaggi stravaganti sono piccole narrazioni del suo errare di città in città e di nazione in nazione. Come un Ulisse contemporaneo fa conoscere e narra i sui sconvolgenti episodi, alcune volte buffi e alcune volte enigmatici. Spirito poliedrico e libero, cerca in un ogni suo lavoro di trasmettere la sua anima ribelle ed eccentrica. Nella mostra potremmo trovare dieci schizzi e alcune tele, molti personaggi e paesaggi sono la narrazione del suo passato viaggio in Italia.

Al centro “Archivio”, Verona, Italia; ai lati “True Blue Tattoo” e Royal Tiger Tattoing” in Austin, Texas.

Da St. Louis al mondo

Phil Jarvis è un artista americano il cui lavoro spazia dal lettering ai murales senza tralasciare l’arte pittorica, dai dipinti ai disegni con grafite. Riprende la poetica surrealista e geometrica con un uso del colore sapiente e di forte impatto. Il segno grafico, sua matrice di riferimento, lo conduce verso dimensioni astratte contemporanee e sempre nuove. Artista ricercato e rispettato a Saint Louis, sua città natale, è conosciuto per i suoi murales, la segnaletica e le belle arti. Le sue creazioni uniscono forme libere che si fondono con colori sorprendenti. Rappresentano il vero senso dell’arte moderna: idee fresche e astratte che abbandonano la tradizione alla ricerca di qualcosa di innovativo. Le sue opere non si possono vedere solo nei negozi di St. Louis, ma anche in tutto il mondo. Phil ha avuto la possibilità di avere la sua segnaletica commissionata in Francia, Italia, Germania e Colombia. È stato inoltre presentato in numerose riviste come St Louis Magazine, salsa Magazine e Lanza notizie.

Alcuni murales di Jarwis: “Sauce on the side” e “Morgan Steet Brewery”, St Louis, Missouri.

Espressione di un’ anima ribelle e eccentrica

Tutto ebbe inizio quando i genitori gli regalarono il suo primo kit per dipingere, da allora Phil Jarvis non si e’ più fermato. Le opere di Phil nascono con uno schizzo ruvido simile alla tecnica che usava Jackson Pollock, il leader dell’espressionismo americano“. La sua tecnica si esplica gettando degli schizzi casuali, aspettando di vedere cosa ne esce fuori, fino ad evolversi in qualcosa che lo fa ritenere soddisfatto lasciando determinare la forma alle sue opere e confondendo l’orientamento delle sue tele. Tale innovazione deriva dal profondo background di Jarvis nelle belle arti. Tra le ispirazioni egli cita prima suo padre, un fotografo, e aggiunge anche i maestri olandesi Jan van Eyck e Rembrandt, oltre a Pablo Picasso e Salvador Dali­. I dipinti  suggeriscono una distorsione della figura umana che ricorda i dipinti e le sculture dell’astrattista olandese Piet Mondrian e Diego Rivera, leader del movimento murale messicano.

Il mio lavoro mi piace paragonarlo ad una macchia di inchiostro di Rorschach, ma invece di descrivere verbalmente l’illusione, la dipingo. Il dipinto  tende ad essere un ritratto psicologico della mia vita in quel momento, posso capire esattamente dove mi trovavo nella vita.

Per quanto riguarda i suoi murales, ama usare una “misura naturale”. Il carattere principe nei suoi lavori sulle vetrine resta l’Helvetica, tutti gli altri sono variazioni. Ultimamente Jarvis è andato a raffinare sempre di piu il suo lavoro sulle vetrine dei negozi usando “forme più decorative di lettering”, trovando ispirazione da David A. Smith. Jarvis ha lavorato per vetrine di negozi come Adriana, Frazer, Indigo Massage & Wellness, Jefferson underground e Kakao Chocolate.

Quando:

dal 18 Novembre 2017 al 13 Gennaio 2018

Info:

http://www.philjarvispaintings.com/

www.nerogallery.com |info@nerogallery.com

www.soundcloud.com/Luca-Longobardi

Dove:

Nero Gallery, Via Castruccio Castracane 9 , Roma

Sicioldr: in mostra sogni, leggende e fantasia

Dal 16 novembre la galleria RvB Arts presenta la personale del giovane artista italiano Alessandro Sicioldr. “Night Chant” più che una mostra è un viaggio all’interno dell’irrazionale, del sogno e dell’inconscio, alla scoperta di mondi abissali e meravigliosi. Protagonisti dei dipinti creature bizzarre e mitologiche, esseri strani e misteriosi, divinità, ibridi e replicanti. Queste immagini nascono dalla reinterpretazione di storie antiche, incarnate nella sapiente tecnica della sua pittura ad olio. La mostra, curata da Michele von Büren, resterà aperta fino al 2 dicembre. Essa rientra nel progetto della galleria RvB Arts che vuole andare alla scoperta di giovani talenti e promuovere la conoscenza dell’arte contemporanea in modo divertente e informale.

Alessandro Sicioldr: “The Goddess” ,100×90 cm, 2017, a destra “Ombra”, 120x90cm , 2015

Alla scoperta dell’ignoto

Alessandro Bianchi (Sicioldr) è nato a Tarquinia nel 1990. Nello studio del padre apprende l’arte del disegno e della pittura con una formazione particolare rivolta ai procedimenti tecnici di preparazione dei pigmenti e dei supporti derivata dal famoso trattato del ‘400 di Cennino Cennini, Il Libro dell’Arte. Si esprime principalmente dipingendo quadri ad olio e ad acquerello.

Sicioldr è una parola sorta spontaneamente, che si è inserita nel tessuto della mia vita e autonomamente si è associata alla mia persona e alla mia arte.

Come affermato dall’artista stesso, Sicioldr è un termine “luminoso” perchè indaga su qualcosa che non si conosce. Va alla scoperta delle profondità più oscure, proprio come un sommozzatore, sfidando la paura. E’ anche collegabile ad un sorta di difesa (dall’inglese shield – scudo) che l’artista pone tra il suo essere e il caos dell’inconscio. Infatti i contenuti irrazionali vengono integrati nelle sue immagini per far si che non prendano il sopravvento. Vengono analizzati e catalogati come se fossero realtà esistenti della vita. Portare la luce sulle oscurità interiori significa guardare dentro di sé, conoscersi meglio e avere meno paura.

Da sinistra: “Sogno di Plutone”, 30×30 cm, 2016; “L’Annunciazione”, 60x70cm,2017; “Daimon”, 30×40 cm, 2016

Atmosfere oniriche suggestionanti

A influenzare le sue opere sono stati l’immaginario storico e l’educazione cristiana appresa da ragazzo. I temi dell’Inferno, del Paradiso e dei mondi paralleli hanno portato a molti spunti fantasiosi. Personaggi e paesaggi possono essere accomunati a quelli del ‘400 fiammingo, ma anche all’arte medievale e orientale. Queste forme artistiche infatti avevano interesse per l’inconscio, le visioni e la spiritualità. Non tutto quello prodotto durante i flash visionari di Sicioldr è rappresentato. Viene selezionata solo l’immagine carica di simbologia, attraverso una lunga fase di gestazione della bozza, che si conclude con la consacrazione finale del dipinto. Sicioldr dipinge di giorno, quando c’è razionalità, per dare una forma scentifica al delirio irrazionale notturno, in cui si manifestano le immagini, il buio, le mostruosità. Per seguire tutti  i capolavori, i disegni preparatori e le curiosità dell’artista, visita il sito ufficiale sicioldrart.

Quando :

Dal 16 novembre al 2 dicembre

Orario : 11,00-13.30 / 16,00-19,30

Domenica e lunedi chiuso

Info :

tel . 3351633518 | www.rvbarts.com

Dove :

RvB Arts, Via delle Zoccolette 28 , Roma

Thomas Mustaki e la sua pittura psicologica

La pittura e l’arte possono diventare una via di fuga dalla pazzia, dalla depressione, dai dolori e dai tormenti interiori di una società piena di insicurezze, aspettative e traumi. E’ quello che è accaduto al giovane artista svizzero Thomas Mustaki. Le sue opere saranno esposte a partire da mercoledì 8 novembre nel Museo-donazione Umberto Mastroianni all’interno dei Musei di San Salvatore in Lauro. La mostra è parte dell’evento “Innovare creando”, organizzato da Lorenzo Zichichi e la Sua Casa Editrice “Il Cigno”, in collaborazione con ANDI, associazione nazionale degli Inventori. L’ingresso è libero per il pubblico che vorrà visitare.

Thomas Mustaki: “Knowledge”; a destra “When the Storm Ends”

Parola d’ordine “innovazione”

Thomas Mustaki è un giovane artista autodidatta, nato in Svizzera nel 1990. Le sue opere creano un linguaggio visuale davvero innovativo. Sulle tele infatti è presente una rivoluzione di tratto, di linea e di colore, in un mix tra street art, stile neorealista e neoespressionismo. Le forme geometriche sono capaci di incidere autenticità e sincerità alle sue immagini metaforiche, caratterizzate da un’emozione cruda non architettata a tavolino.

Non so da quale angolo della mia mente vengano i volti che dipingo, so solo che rappresentano la personificazione delle mie emozioni, come la rabbia, che grazie al rullo e al pennello riesco a intrappolare sulla tela. Sono emozioni crude, che dipingo di getto. (Thomas Mustaki)

Il risultato è una pittura accattivante al tempo stesso vera, realista, estrema. Un’arte aggressiva e fulminea, meditata e colta, con soggetti carichi di allusioni e riferimenti profondi dell’animo umano nel pieno della propria tempesta emotiva.

Da sinistra: “Soulmates”; “Calm Expanse”; “Blue King”

La testimonianza del tormento interiore

A cosa si è ispirato Thomas Mustaki? Le sue opere riflettono domande e dubbi quotidiani, simbolizzando la personale lotta interiore, forse mai vinta. Nei quadri dell’artista le figure umane e i volti vengono ritratti con pennellate intrise di colori vivaci e accesi, quasi fosforescenti, raccontando la battaglia che, all’età di 15 anni, si è trovato a combattere. Nel 2005, infatti, ha trascorso un lungo periodo ospedaliero per riprendersi da un forte shock psicologico. Proprio durante una delle lezioni di terapia artistica ha scoperto la passione per l’arte, decidendo di metterla al centro della sua nuova vita. Sarebbe riduttivo, tuttavia, descriverlo con il clichè dell’artista travagliato. Dalle fasi buie della sua vita Mustaki vuole rappresentare solo il meglio, per mandare un messaggio positivo e provocare emozioni e reazioni forti in chi, come lui, si è trovato ad affrontare momenti difficili come la depressione. Come una catarsi riesce a portare alla luce le afflizioni dell’anima, che altrimenti rimarrebbero imprigionate dentro di lui senza trovare via di uscita. Servirebbe anche nella vita reale un simile processo di depurazione. Forse cosi potremmo sentirci tutti più leggeri, senza quel fardello pesante che mano a mano andrebbe a danneggiare tutta la nostra esistenza, i rapporti umani, la vita!

Quando :

Dall’8 novembre all’8 dicembre

Info :

http://www.museidisansalvatoreinlauro.it/ | Tel. 06 6875608 | piosodalizio@tiscali.it |

Dove :

Museo Donazione Umberto Mastroianni, Piazza di San Salvatore in Lauro,15, Roma

The Crossing, un “passaggio” per nulla scontato che accumuna due artiste

RvB Arts presenta una mostra collettiva dedicata ai nuovi dipinti e disegni della pittrice romana Lucianella Cafagna, e ad una serie di fotografie a tema unico di Chiara Caselli, nota anche per la sua carriera cinematografica. I lavori e le differenti ricerche delle due artiste si incontrano nella mostra “The Crossing”. Il titolo rivela appunto il passaggio e “l‘attraversamento” che nelle loro opere prende vita, sia in senso metaforico che rappresentativo. Pervade in esse anche una percezione di libertà nel pensiero. E’ proprio nel 1968, in piena rivoluzione borghese che ha generato la “dittatura del desiderio”, che nascono le due artiste. L’esposizione, curata da Michele von Büren, resterà aperta al pubblico dal 31 ottobre fino al 9 dicembre.

Lucianella Cafagna, The Crossing, 90×90 cm

Tra riflessioni e abbandono

Lucianella Cafagna è nata a Roma nel 1968. Studia all’ École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, passando un periodo d’apprendistato nello studio di Pierre Carron, pupillo di Balthus. Nel 2011 ha partecipato alla Biennale a Venezia, con un’opera selezionata per il Padiglione Italia. Il mondo dell’infanzia è un tema ricorrente nei lavori della Cafagna, che unisce l’eleganza formale dello studio tradizionale con uno slancio nel mondo contemporaneo. Risalta in particolare la sua abilità nel creare un senso di sospensione senza tempo. I suoi soggetti vengono collocati tra la memoria e l’oblio, come simbolo struggente della nostra vita transitoria. Venendo ai suoi dipinti a tempera e disegni su tela, il passaggio si denota nello sviluppo adolescenziale delle protagoniste, prese nel loro periodo di maturazione e crescita. Esse vengono colte nelle loro riflessioni più intime e personali dell’animo umano, abbandonate in un mondo a se. Incutono mistero e curiosità in chi le osserva: in che mondo si trovano? A cosa stanno pensando? Sono quadri che catturano per bellezza, ma anche perchè racchiudono l’enigma dell’introspezione, un luogo dove ci si perde, che non conosce confine alcuno.

Lucianella Cafagna: “Face-to-Face”, 60×50 cm; a destra “Basking”, tecnica mista su tela

Dal cinema alla fotografia

Chiara Caselli nasce a Bologna nel 1967. Dopo aver intrapreso una carriera cinematografica diventa, in breve tempo, una delle attrici più versatili ed internazionali della sua generazione. Vanta collaborazioni con autori quali Michelangelo Antonioni, Liliana Cavani, Marco Tullio Giordana e Gus Van Sant. Nel 1999 il suo primo progetto da regista, il cortometraggio Per Sempre, vince il Nastro d’Argento. Torna alla regia nel 2016 con Molly Bloom, dall’Ulisse di James Joyce, che è stata presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Parallelamente alla recitazione, la Caselli ha dedicato il suo talento alla fotografia, ricercando la purezza e l’immediatezza dello sguardo. Concentrandosi sulla natura e sulle figure, ha creato una raccolta di opere di alto valore pittorico. Approda nel 2011 alla Biennale d’Arte di Venezia e al Festival Internazionale di Fotografia di Roma. Nel 2014 espone per la prima volta in Giappone, con una personale site-specific, negli spazi che Gae Aulenti ha creato per l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo.

Chiara Caselli: “Fata Morgana”, 60×60 cm, 2017

Paesaggi sconfinati, luci e nebbie

Le fotografie della Caselli sono scattate nel viaggio che fece per l’isola di Ginostra alle Eolie. Tale passaggio (attraversamento) si riscontra nelle trasparenti atmosfere marine di nebbia e luce, dove la linea dell’orizzonte scompare fino a non farla più percepire all’occhio di chi le osserva. Una poesia visiva che entusiasma, perchè capace di toccare l’animo umano, facendo capire l’importanza del soffermarsi a riflettere e avere cosi quel lasso di tempo che e’ bene prendersi, sempre indaffarati come siamo nella nostra frenetica e convulsa vita. D’altronde e’ anche un modo per operare una introspezione a volte necessaria a capire dove stiamo andando, cosa stiamo facendo, se e’ giusto o sbagliato, o semplicemente per avere un minuto privato, tutto nostro, dove lasciare il mondo fuori…

Quando:

dal 31 ottobre al 9 dicembre

Info:

 3351633518  |  info@rvbarts.com  |   www.rvbarts.com

Dove:

RvB ARTS , via della Zoccolette 28, 00186 Roma

Duilio Cambellotti, tra simbologia romana e finalità sociale

Le opere di Duilio Cambellotti, poliedrico artista italiano della prima metà del ‘900, saranno esposte nella galleria W. Apolloni, in Via Margutta. La mostra, intitolata “Io sono Cambellotti”, vuole evidenziare la schietta romanità e l’ecletticità dell’autore, il quale riusciva a padroneggiare ogni tipo di tecnica e materiali. La sua arte partiva dall’idea che l’ opera in sé avesse una funzione di divulgazione popolare ed educazione al bello per le masse. L’apertura al pubblico è prevista dal 27 ottobre fino al 23 dicembre.

Duilio Cambellotti, Autoritratto, 1940, matita su carta 28,5 x 23 cm. A destra “La Legnara”, 1947, disegno acquerellato 41×116 cm

Un’arte rivolta a tutti

Duilio Cambellotti (1876 – 1960) è stato un artista impegnato nelle arti grafiche e visive. Si accostò inizialmente all’Art Nouveau, cogliendone gli aspetti prettamente originari e pionieristici espressi dalle idee di William Morris. Egli, infatti, vide nell’arte una finalità sociale, moralistica, pedagogica al fine di renderla fruibile a tutti, divenendo l’esempio lampante di artista-artigiano per eccellenza. Resuscitò con senso popolare e repubblicano la simbologia romana del fascio, dell’aquila e della lupa molto prima dell’avvento del fascismo, che trovò un repertorio simbolico già “pronto” quando arrivò al potere. Illustratore di propaganda nella Prima Guerra Mondiale, creatore di singolari monumenti ai caduti nel primo dopoguerra, fu anche coinvolto nell’opera di fondazione delle nuove città della Bonifica Pontina. Il suo amore per l’Agro Romano e Pontino lo portarono a studiare gli alberi e le piante, animali, paesaggi, abitazioni, le genti ed i costumi della campagna attorno a Roma. Voleva conservarne il ricordo in forme artisticamente stilizzate e inconfondibili, diffondendone le immagini allo scopo di sensibilizzare la società sulle condizioni di arretratezza, fatica, miseria e malattia in cui vivevano i contadini dei latifondi malarici. Con Giovanni Cena, Giacomo Balla, Sibilla Aleramo e Alessandro Marcucci, fu attivo per promuovere le scuole per i figli dei contadini. Riuscì anche a imporre l’elegante idealizzazione di oggetti rustici al pubblico borghese (come mobili e maioliche), favorendo la cosciente bellezza degli strumenti del lavoro contadino. Fu anche scenografo, costumista, direttore di scena, soprattutto per il teatro classico a Siracusa e Ostia, ma anche per il cinematografo, dagli inizi del muto fino al neorealismo del dopoguerra.

A sinistra “Conca dei cavalli” (1910); a destra “Le rondini”, 1930, inchiostro e matita su carta 31×25 cm

Un allestimento variegato

In mostra alcune “Leggende Romane”, come la tempera più antica del Ponte Sublicio, il suo disegno preparatorio de “La Legnara”, facente parte di un poema iconografico dedicato al Circeo e alla navigazione antica. Dalla rappresentazione de “La Nave” di Gabriele d’Annunzio, a bronzi, gessi e sculture, passando per i manifesti come quello per l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911. Saranno presenti anche numerose piccole illustrazioni per libri, che esaltano la grande capacità grafica di Cambellotti come disegnatore di tavole e vignette. Esse erano concepite in modo da adornare il libro in ogni sua parte, affinché il contributo dell’artista fosse pari a quello dello scrittore. Ne è un esempio l’illustrazione figurata in tessuto colorato, ricca come un piccolo arazzo, dell’edizione di lusso delle “Favole” di Trilussa. Il catalogo della mostra “Io sono Cambellotti” è stato curato da Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, ed arricchito dalla presentazione firmata dallo scrittore Antonio Pennacchi, vincitore del premio Strega.

Da sinistra: Il Sublicio (1910-11), matita, carboncino e tempera bianca su carta bruna 58×51 cm; l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911; disegni e fregi delle Favole di Trilussa.

Quando:

dal 27 ottobre al 23 dicembre

Orari : 9.30 – 13  ; 15.30 – 19

Ingresso gratuito

Dove:

Galleria W. Apolloni – Via Margutta 23 B, Roma

Arcimboldo in mostra, tra fantasia e originalità

Per la prima volta a Roma la mostra di Arcimboldo (1526-1593), l’artista considerato il più importante precursore del Dadaismo e Surrealismo. Nelle sale di Palazzo Barberini saranno presenti più di 100 opere tra ritratti, oggetti e disegni suddivisi in 6 sezioni specifiche. A cura di Silvia Ferino-Pagden, maggior esperta di Arcimboldo, l’esposizione aprirà al pubblico dal 20 ottobre fino all ‘ 11 febbraio 2018. Un’eccezionale occasione per ammirare capolavori e rarità provenienti da prestiti di musei di varie città del mondo. In basso il nostro imperdibile slideshow, con alcuni scatti effettuati all’anteprima stampa, sulle emozionanti note del Má Vlast Moldau di Bedřich Smetana.

Milano e le corti imperiali

L’affollatissima conferenza si apre con una saletta introduttiva che presenta l’autoritratto cartaceo di Arcimboldo, uomo di scienza, filosofo ma anche inventore. La prima sezione, dedicata all’ambiente milanese, vede le opere lavorate in vetro, cristallo, tessuti e acciaio. Una testimonianza di come quegli anni la città lombarda fosse il massimo centro di produzione di materiali di lusso. La sezione successiva riguarda il periodo dell’artista a servizio dell’impero asburgico. In A corte tra Vienna e Praga si trovano infatti i ritratti di duchesse e imperatori. Qui vengono esaltate le varie personalità dei soggetti raffigurati, anche con giochi di luce. Al centrosala le celebri opere delle personificazioni delle 4 stagioni e quella degli elementi come acqua, fuoco, terra e aria.

A sinistra, il ritratto degli “irsuti” Antonietta e Enrico Gonzalez, Lavinia Fontana 1580/95. A destra, analisi grafica de “La Terra” di Arcimboldo, 1566.

Studi sulla natura e dipinti reversibili

Stupenda la sala dedicata agli studi naturalistici e le Wunderkammer. Le cosidette camere delle meraviglieespressione appartenente alla lingua tedesca usata per indicare particolari ambienti, in cui dal XVI al XVIII secolo i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari. Nelle bacheche numerosi oggetti unici come zanne, ossa, coralli, coppe e testi antichi davvero molto preziosi. Attraverso uno schermo vengono illustrate anche le composizioni delle opere e gli animali analizzati. Tra i dipinti curiosi spicca quello degli “irsuti”, raffiguranti uomini e bambini della nobile famiglia Gonzalez affetti da ipetricosi. Ambiguità e magia contraddistingue le raffigurazioni denominate “teste reversibili“. Esse infatti assumono una conformazione completamente differente se capovolte.  Questo è possibile grazie a degli specchi, posti sotto le opere, che permettono di vedere la rotazione a 180 gradi. Come illustrato nella figura sottostante, il dipinto del Piatto di Arrosto, in cui si intravedono maialini e un limone, diventa improvvisamente un volto (mostruoso), quello del cuoco.

Giuseppe Arcimboldo: teste reversibili, Piatto di Arrosto/Il Cuoco, olio su tela 52,5×41

I composti e le pitture “ridicole”

Le ultime due sezioni sono dedicate ai paradossi iconici. Come prime impressioni i busti  possono risultare del tutto normali. Da vicino invece ci si accorge che sono costruiti e “composti” da forme naturali e artificiali abilmente incastrate. Queste inconfondibili creazioni appartenevano alla satira nei confronti del dibattito religioso del ‘500, spesso con allusioni sessuali. Il carattere ironico della caricatura prevale nelle “pitture ridicole“. Una vera e propria allegoria di mestieri. Ne è esempio un capolavoro come il Bibiotecario, un uomo formato da libri e piume. Tutte le sorprendenti opere di Arcimboldo possono considerarsi di forte impatto. Inevitabile per chi le osserva prestare grande attenzione e restare stupiti !

Quando:

dal 20 ottobre al’11 febbraio

chiusura lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio

Info:

064824184 prenotazioni: 0681100257

barberinicorsini ; arcimboldoroma

Prezzo:

€15 audioguida inclusa, ridotto € 13

Dove:

Gallerie Nazionali di Arte Antica Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13

Nicole Voltan: in mostra la sua arte scientifica

La Galleria d’arte Mucciaccia Contemporary ha inaugurato l’ 11 ottobre la personale di Nicole Voltan dal titolo Piano CIELO / Piano TERRA. L’esposizione riguarda le ultime creazioni dell’ artista dedicate alla natura, sia terrestre che celeste. In esse si traduce  la sua visione planetaria dell’esistente condotta con sguardo scientifico, richiami alla storia e alla mitologia. La mostra, curata da Gianluca Marziani, resterà aperta al pubblico fino al 5 Dicembre.

Connubio arte e scienza

Le opere di Nicole Voltan nascono da un dialogo equilibrato tra arte e scienza. Diverse tecniche artistiche in uso permettono di esaltarne accuratamente i dettagli, proprio come un microscopio. Si va dalla pittura, al disegno, la scultura e l’installazione site-specific. L’artista veneta affronta temi complessi e ambiziosi, offrendo riflessioni profonde tra passato e futuro, l’ inpalpabile e il fisico, il reale e il visionario. La mostra tra TERRA e CIELO si divide in due distinti spazi su rispettivi piani, che servono a dare vita propria alle composizioni.

A sinistra “In 2.000.000.001”; a destra I 4 ricami su tessuto di “Origine della Vita”.

Piano TERRA, dai primordi al futuro visionario

Al piano terra dell’elegante Mucciaccia Contemporary sono esposte opere eterogenee per materiali e composizione. Ognuna ha una sua narrazione interna, come se il lavoro diventasse un piccolo teatro della visione che però non viene del tutto rivelata. Alcune creazioni presentano materiali come la lava, il ferro ma anche i tessuti. L’opera dal titolo In 2.000.000.001, un minuzioso disegno a grafite su fasce separate, immagina lo stato del Pianeta tra 2 miliardi di anni, frutto del mutamento dei mari, movimenti tettonici e spostamenti delle placche continentali. In Origine della Vita, vengono presentati 4 lavori in ricamo raffiguranti organismi batterici che 4 miliardi di anni fa creavano il nostro pianeta. Caratteristiche anche le Ziggurat di ago e filo su tufo, un richiamo storico-spirituale alla civiltà babilonese.

A sinistra “Mini Mondo pret-à-porter”, sullo sfondo “Griglia di misurazione”; a destra alcuni acrilici su tela di “Exalt the Past”.

Piano CIELO, orientarsi tra le stelle

Salendo le scale si accede al piano superiore. Qui ci accoglie un lavoro sul soffitto che definisce perfettamente lo stato narrativo della sezione. Si tratta di 88 Trame, 759 aghi che formano le 88 costellazioni del nostro cielo, in sintonia con l’eternità di un universo che è perenne distruzione e rigenerazione. Troviamo anche opere come Mini mondo che esprimono vitalita’ con brillanti giochi di luce. I bellissimi disegni in pastello (Exalt the Past) sono dedicati all’astrologia, alla misurazione del tempo e della posizione terrestre. Il carattere scientifico viene così mescolato con mitologie, esoterismi e leggende.

Un’artista talentuosa

La giovane Nicole Voltan si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua prima mostra, dal titolo Nel segreto di una valigia, si tiene a Milano nel 2007, presso il circolo culturale Bertold Brecht. Successivamente, nel 2011 esordisce a Roma esponendo Sistema Entropia alla Galleria Whitecubealpigneto, nel contesto del X Festival di Fotografia promosso dal Museo MACRO. Nel 2013, presso La Stellina Arte Contemporanea si tiene la sua seconda personale dal titolo 88 Trame. Recentemente ha partecipato alla manifestazione Rome Art Week, con la mostra Exalt the Past Survive the Future, tenutasi presso il suo studio nel quartiere Pigneto. Tra le sue mostre collettive sono da citare Art più business uguale Love alla Mole Vanvitelliana di Ancona ed Intreccio alla Rocca di Umbertide a Perugia, entrambe tenute nell’anno 2017. Partecipa inoltre a Gas Stelle e led: José Angelino e Nicole Voltan, tenutasi presso il Museo Nuova Era di Bari nel 2014. Ha lavorato a due installazioni permanenti, Muri Dipinti, presso Gavazzana in provincia di Alessandria e Dare senso ai luoghi, presso Mola di Bari, promossa dalla Fondazione Pino Pascali.

Quando:

11 ottobre – 5 dicembre 2017

Orari: martedì – sabato, 10.30 – 19.00; domenica e lunedì chiusi

Info:

info@mucciacciacontemporary.com | www.mucciacciacontemporary.com

+39 06 68309404

Dove:

Mucciaccia Contemporary, Piazza Borghese 1/A, 00186 Roma

Michal Sepe : Sleeping Through The War

La Galleria Varsi, una tra le più importanti realtà che produce street culture nella capitale, inaugura il 29 settembre la nuova sede in via di Grotta Pinta, a pochi passi da quella storica, vicino Campo de’ Fiori. La necessità di uno spazio più ampio e accogliente è determinata dall’intenzione  di riqualificare l’area e dall’impegno a intercettare nuove tendenze e artisti. A celebrare il nuovo inizio sarà la mostra personale di Michal Sepe, artista di riferimento della scena dell’Arte Urbana polacca.

A sinistra “Here Comes The New”, a destra “Playground”_Michal Sepe 2017.

Il contagio della violenza

“Sleeping Through The War” è un “reportage visivo” sulla guerra che l’artista ha realizzato nel corso di alcuni viaggi. In questi luoghi ha constatato che la violenza è parte integrante della società, in quanto veicolata da media e politica. Michal Sepe ricorda come esempio una domenica a Mosca nella Piazza Rossa, quando si ritrovò in un contesto inaspettato e inquietante. Sotto lo sguardo incoraggiante delle famiglie, i bambini maneggiavano con disinvoltura armi autentiche in una sorta di addestramento. Le opere realizzate per la mostra sono uno specchio ora crudele, ora ironico, ora drammatico di una realtà ormai narcotizzata. Immagini oniriche che hanno come protagonista la massa, che si muove nel caos come dominata da forze oscure. Ciascun spettatore viene invitato a riflettere e a riconoscersi.

«La guerra è il business più redditizio e cinico che ci sia e la morte è la notizia che i media vendono meglio. La violenza e l’ignoranza sono dei bestseller della cultura pop, mentre le armi sono gadget fantasiosi e alla moda, un simbolo di intrattenimento.» (Michal Sepe)

Un genio dei graffiti

Michal Sepe nasce nel 1982 a Varsavia (Polonia), dove attualmente porta avanti la propria ricerca artistica e lavora come graphic designer freelance e illustratore. Negli anni ’90, affascinato dall’esplosione dei graffiti, inizia a sperimentare il lettering e ad esprimersi sui muri della sua città. In seguito si dedica alla costruzione di uno stile pittorico che possa restituire la sua visione critica della società odierna, concentrandosi sulla distorsione della figura umana. Sepe dipinge da autodidatta fino ai 24 anni, quando decide di iscriversi all’Academy of Fine Arts di Łódź. Qui la pittura si fonderà con il segno grafico e l’estetica del poster design, generando soluzioni creative originali espresse su carta, tela e superfici murali. Per realizzare le sue opere, utilizza molteplici miscele e strumenti tra i quali spray, acrilici, inchiostri, pasta bituminosa, matite e pennarelli combinando con sapienza tecniche differenti. L’uomo moderno è al centro dell’indagine dell’artista, frammentato e deformato, ironico e grottesco, raccontato nelle sue sfaccettature schizofreniche attraverso dense composizioni. Negli ultimi anni ha dipinto grandi murales in Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Norvegia, Georgia, Albania, Stati Uniti, Russia e altri paesi.

Michal Sepe_Portrait ©Nika Kramer

La Galleria

La Galleria Varsi dal 2013 rivolge il suo sguardo alla scena underground. Situata nel centro storico di Roma, accoglie artisti contemporanei e d’avanguardia con un alternarsi di mostre personali. Numerosi sono infatti i writer, street artists, illustratori, scultori e fotografi, per lo più appartenenti alla street art, la cui innovazione ha consacrato la galleria come spazio originale nel panorama romano. La Galleria Varsi è riconosciuta a livello internazionale, grazie alle continue collaborazioni con artisti internazionali. Fin dall’inizio ha infatti puntato sull’importanza di comunicare con l’estero tramite i propri canali web, divenendo tappa fissa durante i viaggi a Roma, soprattutto per i turisti americani.

QUANDO:

dal 29 settembre al 12 novembre 2017

ORARI: da martedì a sabato dalle ore 12 alle 20, domenica dalle ore 15 alle 20, lunedì chiuso

Ingresso libero

CONTATTIinfo@galleriavarsi.it | www.galleriavarsi.it | 06 68309410

DOVE:

Galleria Varsi , Via di Grotta Pinta 38, Roma

Tony Cheung, tra satira e erotismo

Presso le sale espositive della Nero Gallery, la prima personale dell’artista cinese Tony Cheung a Roma. Autore versatile, capace di unire la cultura pop americana degli anni ’50 – ’60, quella dei manga, fino a toccare l’ arte giapponese, ci presenta “Eastern Palace For Pleasure”. Curata da Giulia Capogna e Daphnée Thibaud, la mostra sarà aperta al pubblico dal 23 settembre al 4 novembre 2017.

“Girl and devil”, giclée printing on paper, 80×56 cm; a destra “Hulan”, 2 colors silkscreen, 27×27 cm

L’anti-occidentalismo cinese

Tony Cheung, è un illustratore e disegnatore di Guangzhou, città a sud della Cina comunemente nota come Canton. Laureatosi presso il Guangzhou Academy of Fine Arts (GAFA), nel 2011 ha iniziato il suo percorso artistico con il progetto “Sensitive Words”.  Con tale lavoro egli indagava il tema della censura cinese, utilizzando quelle parole chiave che consentivano al meccanismo di filtraggio della rete del governo di Pechino di individuare più rapidamente discussioni sgradite al regime e ideologie politicamente sensibili. Questo sbarramento nasceva dal 2008, anno di forti mutamenti per la Cina  che, nel tentativo di aprirsi alla modernità, generava una forte paura da parte del governo di una rivoluzione come quella dei Gelsomini in Tunisia. Di qui la censura di Facebook e Youtube, le repressioni in gran parte del paese con moltissimi morti. La Cina rappresenta oggi una delle più grandi super potenze mondiali, ma al suo interno coesistono infinite contraddizioni. Una delle piu evidenti è la convivenza tra l’antica cultura ed educazione cinese e la nuova industrializzazione e globalizzazione. Queste contraddizioni sono alla base delle illustrazioni di Tony, le quali reinterpretano alcuni personaggi e aspetti della società cinese in chiave ironica e satirica.

Da sinistra: “Fantastic four”, “Godess of blockage” e “We are so happy”.

Un artista rivoluzionario

I quadri di Tony Cheung mostrano i dittatori Mao, Stalin, Marx, Lenin trasformati in personaggi bizzarri e allo stesso tempo iconici. Le immagini e i colori forti racchiudono in sé erotismo e sensualità insieme ad una forte vena satirica. Tony Cheung, che vive e lavora tuttora in Cina, dove è ancora molto forte il controllo delle autorità, ci dà uno spunto per interpretare i suoi lavori in chiave etica. La filosofia taoista cinese del WuWei (azione senza azione) sviluppa un concetto di “vuoto” come via per raggiunger l’ordine cosmico e la pace interiore. Per il taoismo, l’azione eccellente è quella che si realizza in assenza di moventi e nel vuoto di finalità, lasciando che ogni atto si produca seguendo la propria spontanea natura. L’uomo perciò non deve ambire ad azioni troppo grandi e complesse, ma deve mantenersi in armonia con la natura affinché il mondo segua la sua naturale evoluzione. Alla stesso modo Tony non si definisce un attivista, la sua opera è un’espressione della propria visione che deve lasciar libero lo spettatore di poter riflettere autonomamente.

Quando :

dal 23 settembre al 4 novembre 2017

Orari : Dal martedi alla domenica dalle 16.00 alle 20.00Info:

nerogallery
info@nerogallery.com
+390627801418

Dove:

Nero Gallery , Via Castruccio Castracane, 9 , 00176 Roma – Pigneto