Alla Galleria Corsini visite guidate gratuite degli appartamenti del cardinale

Dal 13 luglio fino al 9 di agosto, le Gallerie Nazionali di Arte Antica offrono al pubblico un programma di visite guidate gratuite in italiano e in inglese. Un’occasione per scoprire la collezione della Galleria Corsini composta da molti capolavori di artisti come Caravaggio, Orazio Gentileschi, Beato Angelico, Anton Van Dyck, Pieter Paul Rubens e Jusepe de Ribera. La Galleria Corsini è l’unica quadreria settecentesca romana ad essere rimasta ancora oggi pressoché inalterata. Al momento della vendita del palazzo al Regno d’Italia (1883) il principe Tommaso Corsini donò, in blocco con l’edificio, l’intera collezione di opere. Ospitata al piano nobile del palazzo, residenza cardinalizia durante il ‘700, la raccolta venne ampliata ed arricchita soprattutto dal cardinale Neri Maria Corsini (1685-1770), nipote di papa Clemente XII e anche dal contributo di vari componenti della famiglia, a partire dal nucleo più antico messo insieme a Firenze dal marchese Bartolomeo (1622-85).

Il ramo romano dei Corsini allestì una raccolta di opere già a partire dall’inizio del ‘600. La collezione presente nel palazzo di via della Lungara venne avviata da papa Clemente XII (Lorenzo Corsini, 1652-1740). Vi confluirono una trentina di opere del fondo fiorentino, altri dipinti da quello romano, le proprietà di Lorenzo (tra cui i dipinti a lui donati una volta divenuto pontefice nel 1730) e gli acquisti curati da Neri Maria. Quest’ultimo ampliò l’orizzonte della collezione, guardando ai maestri del Seicento, italiani e non (Caravaggio, Reni, Guercino, Rubens, van Wittel), alla tradizione cinquecentesca italiana e alla pittura a lui contemporanea.

Caravaggio “San Giovanni Battista“, 1604-1606 olio su tela; Beato Angelico “Trittico” (Ascensione, Giudizio Universale, Pentecoste), 1447-1448 tempera su tavola.

Nel corso dell’Ottocento la raccolta venne modificata attraverso vendite ed acquisti, adattando il catalogo delle opere al gusto dell’epoca. Dopo la vendita del palazzo e della collezione al Regno d’Italia nel 1883, la raccolta originaria si arricchì grazie all’acquisizione del fondo Torlonia (1892), in previsione dell’apertura della prima Galleria Nazionale italiana, ospitata in palazzo Corsini dal 1893. Negli anni immediatamente successivi alla nascita della Galleria Nazionale, lo Stato italiano vi destinò, tra le altre, le collezioni Chigi, Monte di Pietà, Hertz, acquisite al fine di ampliare l’orizzonte storico della raccolta.

Negli anni ’20 una parte di essa confluì nell’appena istituito Museo di Palazzo Venezia, destinato ad illustrare la storia dell’arte medievale e rinascimentale. Progetto che ebbe vita breve e travagliata. Gli spazi limitati della galleria Corsini non erano comunque sufficienti ad esporre la gran mole di opere che erano state aggiunte al nucleo originario. Nel 1949 lo Stato acquistò palazzo Barberini per trasferirvi in blocco le opere della Galleria Nazionale, riaperta nella nuova sede nel 1953. Lo svuotamento della galleria Corsini durò circa 30 anni. Nel 1984 si decise infatti di ripristinare la raccolta Corsini nel palazzo di appartenenza, lasciando a palazzo Barberini soltanto i gruppi di opere che erano state aggiunte dopo la donazione del 1883.

Un ringraziamento a ufficio stampa Enrica Vigliano e Maria Bonmassar.

Orazio Gentileschi “Madonna col Bambino“, 1605-1610 olio su tela; Pieter Paul Rubens “San Sebastiano curato dagli angeli“, 1601-1602 olio su tela

VISITE GUIDATE: INFORMAZIONI E MODALITÀ DI PRENOTAZIONE

GIOVEDÌ ore 16.30 visita in italiano

VENERDÌ ore 11.30 visita in italiano e alle 16.30 in inglese

SABATO ore 11.30 visita in inglese

Le visite non saranno programmate nei giorni festivi. Ogni visita è riservata ad un massimo di 25 partecipanti. Le visite sono gratuite e prevedono soltanto il pagamento del normale biglietto di ingresso al museo, senza necessità di prenotazione.

Prezzi:

Intero € 12 – Ridotto  € 6

Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 10 giorni in entrambe le sedi del museo. Gratuito: minori di 18 anni, scolaresche e insegnanti accompagnatori dell’Unione Europea (previa prenotazione), studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico-artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, membri ICOM, guide ed interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell’ordine, portatori di handicap con accompagnatore, personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione sul modello predisposto dal Miur.

Informazioni:

06-4824184 | comunicazione@barberinicorsini.org

Facebook: @BarberiniCorsini | Twitter: @BarberiniCorsin | Instagram: @BarberiniCorsini

Dove:

Galleria Corsini, via della Lungara 10, Roma

Il Parco Archeologico di Ostia Antica ospita le sculture di Carin Grudda

Carin Grudda. Fantasie contemporanee ad Ostia Antica”. La mostra, inaugurata mercoledì 27 giugno nel Parco Archeologico di Ostia Antica, espone 16 bronzi della scultrice tedesca Carin Grudda, una delle maggiori artiste concettuali contemporanee, che da anni vive in Liguria. Alla cerimonia sono intervenuti, oltre all’artista, il direttore del Parco Archeologico, Mariarosaria Barbera, i curatori della personale, Marco di Capua e Silvia Mazza, l’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, Hassan Abouyoub, lo scrittore Tahar Ben Jelloun e il presidente de “Il Cigno GG Edizioni”, Lorenzo Zichichi, autore del catalogo espositivo. La mostra si terrà fino al 30 ottobre 2018.

Le sculture sono viste da Silvia Mazza come “visioni oniriche, in cui la chiave giocosa alla maniera dadaista si è decantata della componente dissacrante, tipica del movimento artistico”. “Bau-Miau”, “Buffone”, “Fenice”, “Il grande salto”, “Cerbero”, “Grande Re”, “Le tre Grazie”, sono alcune delle opere esposte, insieme a “Paul-Orsacchiotto seduto”, “Elfo delle fragole” (protagonista della mostra tenutasi nel Teatro greco-romano di Taormina), “Galline in corsa” e “Mr. Dog”. Secondo Marco Di Capua, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli, la scultrice riporta tra noi un Eden, un paradiso perduto, dove tutte le creature, lo scenario dell’arte e dell’antichità sono uniti sullo stesso territorio scenico. Tutto questo propone la purezza della favola e richiami mitologici, dove niente è ancora corrotto, dove nulla è perduto e dove tutto ritorna: gli animali, le piante, l’ironia, il racconto, la narrazione.

Lo spirito che ha spinto Carin Grudda a creare queste opere materializzate nel bronzo è “Il non essere arrivato“, l’ “in between“, la ricerca. Così il provvisorio e il finito si trasformano in un’eternità. Per l’artista l’arte è perturbante, nel senso migliore del termine, dal momento che riporta agli occhi le cose trascurate: il non visto. E’ un uscire da sé, come piccole fughe in grado di aprire il cuore e lo sguardo a spazi più ampi. L’estraneo, ciò che non è consueto, è una possibilità che si apre per noi. E’ un regalo per chi è disposto ad accoglierlo. Fermarsi qualche volta dimenticando se stessi, come accade nel gioco e nell’amore: questo, sì, ferma il tempo per un istante. Ci libera dalla nostra finitezza. Essere senza tempo, anche solo per un attimo, è felicità.

Quando:

“Carin Grudda. Fantasie contemporanee ad Ostia Antica”:  27 Giugno 2018 – 30 Ottobre 2018

Info:

Con il biglietto d’ingresso ai visitatori verrà consegnata una mappa sulla quale è segnalata la collocazione delle opere.

Dove:

Parco Archeologico di Ostia Antica, via dei Romagnoli, 717, Roma

Maria Laura Perilli presenta la realtà espositiva della Galleria Triphè

La sede di Roma (quartiere Borgo) della Galleria Triphè nasce nel 2017 da un progetto di Maria Laura Perilli, iniziato già nel 2007 a Cortona. Nel suo decennale di attività, la giovane gallerista cura e dirige mostre personali e collettive di artisti contemporanei italiani e stranieri. La Perilli è stata anche autrice di testi come “L’arte contemporanea del Maghreb-rapporti vecchi e nuovi con l’Europa” (2009), e “Vita e opere dell’artista americano John Ratner” (2016), entrambi editi dalla De Luca Editori d’Arte. Inoltre ha collaborato in maniera continuativa con la Rivista “Insider magazine”, per la quale ha curato la sezione Arte contemporanea. Di seguito l’intervista alla gallerista, con cui ripercorriamo il primo anno espositivo nella location romana e alcuni aspetti del suo progetto artistico.

Maria Laura Perilli con un ‘opera di Adriano Fida

Galleria Triphé è una realtà che si divide un due sedi espositive: Roma e Cortona (Arezzo). Puoi raccontarci quando e come è iniziato il tuo progetto artistico?

Tutto iniziò per caso nel 2007. Con i miei genitori, durante un week-end in Toscana, andammo a visitare uno spazio espositivo in vendita. Era una ex chiesa del 1620 di Filippo Berrettini da Cortona accatastata come pinacoteca, di proprietà dello scenografo Mario Garbuglia (collaboratore di Luchino Visconti n.d.r.). Da qui è nata l’idea di aprire una galleria d’arte. In quel periodo poi ero appena laureata in “Beni Culturali, filone contemporaneo”. L’occasione mi permise di intraprendere quella nuova avventura impostando un discorso di talent scout per giovani artisti. La sede di Roma, situata nel quartiere dove sono cresciuta, è arrivata solo dopo 10 anni. Ho pensato che fosse trascorso il tempo giusto per potenziare il progetto. Questa galleria romana rappresenta senz’altro il coronamento di questi anni formativi.

Oltre al ruolo della gallerista d’arte contemporanea, svolgi allo stesso tempo anche quello di curatrice e ufficio stampa. Qual è il compito più difficile?

Inizialmente non avevo mai pensato di fare la gallerista, bensì di svolgere mansioni descrittive o allestimenti per mostre. Secondo me il ruolo del gallerista va al di la del mero mercato. Nelle mie mostre c’è anche una ricerca artistica e curatoriale delle opere che sfocia in una tematica ben definita. E’ la parte del mio lavoro che preferisco, perchè è presente l’incontro con l’artista nello studiare insieme il progetto da presentare. Ho un maggiore coinvolgimento dal punto di vista lavorativo. Credo sia importantissimo essere consapevoli di ciò che si vuole comunicare. Ad esempio nella mostra Empatia, ancora in esposizione, si vuole veicolare un messaggio sociale, psicologico legato alla creatività contemporanea. Questa passione che ho per l’arte l’ho voluta trasferire in tutti gli aspetti della galleria. Anche nel compito di ufficio stampa sento di mettere la mia impronta personale.

Che obiettivo si pone Gallerie Triphè nel presentare gli artisti? Come avviene la loro selezione?

Sicuramente la creazione di uno spirito intellettuale atto a favorire sia lo scambio culturale che l’interazione tra gli artisti stessi e il pubblico. Ho voluto proporre un filone di figurazione concettuale partendo da alcuni ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Molti di questi oggi espongono in gallerie importantissime a livello internazionale. Sono delle grandi soddisfazioni queste, perchè insieme abbiamo fatto un percorso in cui abbiamo condiviso le nostre reciproche crescite. La mia scelta ricade sulla conoscenza tecnica, ma guardo anche alla genialità e l’identità, che fa la vera differenza tra l’artista e il semplice esecutore. Può accadere delle volte che l’autore sia bravo, ma non basta. In questo lavoro serve la determinazione, il carattere e la volontà di crederci. Altra cosa a cui tengo molto è il rispetto che porti poi a un rapporto diretto e schietto.

Le mostre che hai ospitato quest’anno a Roma hanno affrontato diverse tematiche. Vuoi ricordarne qualcuna?

Nella sede di Roma tutte le mostre hanno trattato temi particolari. In concomitanza con l’apertura, ho ospitato l’artista cinese Ma Lin, con la quale ho collaborato portando opere italiane nel paese asiatico. Poi abbiamo avuto l’artista Francesco Bancheri, che ha realizzato opere con collage. Posso ricordare inoltre l’artista spagnolo Moya Gonzàlezcon le sue suggestive farfalle tra le bruciature su carta, e Sara Lovariche ha affrontato il tema dell’emancipazione femminile attraverso gli assemblaggi di materiale. L’ultima in ordine di tempo, la collettiva Empatia, racchiude tutti i miei artisti. Le opere scelte possiedono tutte delle caratteristiche ben precise e di impatto che si avvicinano alla figurazione concettuale pensata. Credo di aver raggiunto l’obiettivo prefissato perché i visitatori sono stati tantissimi, sia all’inaugurazione che nei giorni seguenti. L’arte può essere il giusto strumento per trasmettere un miglioramento dell’uomo e creare un terreno fertile per la riflessione.

Avrai di sicuro un’artista/opera a cui sei legata particolarmente, vero?

Ovviamente si. E’ l’artista Roberta Coni, con cui ho praticamente iniziato il mio lavoro 10 anni fa. Ho stabilito con lei un saldo rapporto d’amicizia ed è una persona molto speciale per me. Sono legatissima alle sue 2 opere di “Mea Culpa”, parte di un progetto che presentammo a Cortona. Si trattava di quadri raffiguranti corpi femminili iperrealisti racchiusi da polittici dorati in stile quattrocentesco. Qui l’arte figurativa comprendeva già un messaggio sottinteso, quello della seduzione del peccato.

A sinistra il quadro “Matilde” di Roberta Coni; a destra l’opera “Lenisci” di Davide Dall’Osso

Dalle fotografie che posti sui social network sembri quasi coccolare le opere che ospiti nella tua galleria. ll web è certamente uno strumento efficace per attrarre il pubblico verso l’arte figurativa. Prima di questa attività lavorativa ne avevi un rapporto abituale o ne prendevi le distanze?

Credo molto nella galleria come luogo di comunicazione e creazione di sinergie con gli altri, non come luogo autoreferenziale dell’artista o del gallerista. Io sono sui social da circa un anno e devo dire che hanno i loro pro e i loro contro. Personalmente mi hanno dato l’opportunità di conoscere molte persone e pubblicizzare la mia attività. Il fatto di “coccolare le opere” è relativo al modo di comunicare. Adoro comparire al fianco dei quadri e le varie opere, quasi a stabilire una connessione tra gallerista/artista/opera, e anche caricare le foto della gente che visita la mostra. Cerco di rendere Instagram perlopiù colorato e ricco di contenuti spontanei e immediati. Lo scopo è soprattutto quello di coinvolgere chi si trova in altre città, informandolo di quello che avviene nella realtà artistica romana.

Riguardo l’arte classica/antica, quali sono le opere e gli artisti che preferisci in assoluto?

Non ho di base un artista vero è proprio. Posso dire però che il periodo a me più vicino e che apprezzo è quello dell’ Umanesimo. E’ stata l’epoca di Brunelleschi, Donatello, Botticelli e tanti altri, che ha permesso di riscoprire l’uomo e la sua centralità, oltre a riguardare ai classici greci e latini. Oggi stiamo vivendo un periodo complesso e transitorio dal punto di vista storico, economico e umano, accostabile al Medioevo. Forse avremmo bisogno di tornare a questa rinascita identitaria, anche professionale, che cerco di trasmettere nei temi delle mie mostre. Riguardo le opere, trovo molto coinvolgenti “Le tre età” di Klimt e “L’adorazione dei Magi” di Gentile da Fabriano. Altresì penso che ogni artista del passato abbia un dettame rispettabile, al di là dell’impatto visivo.

Quale sarà il prossimo appuntamento che vedremo alla Galleria Triphè di Roma? Ci puoi anticipare qualcosa?

Ad ottobre ci sarà la continuazione della mostra “Promètheus 1″ dell’artista Giorgio Lupattelli, che in questi giorni è stata presentata a Cortona. Sono in programma poi altre iniziative che comprenderanno differenti forme artistiche, sempre seguendo la linea della figurazione concettuale.

© Riproduzione riservata

Info:

info@triphe.it ; www.triphe.it/

Dove:

Galleria Triphè, Via Fosse di Castello, 2, Roma

Le opere del fumettista Andrea Pazienza al Mattatoio di Roma

Dopo Hugo Pratt (2016) e Milo Manara (2017), al Mattatoio di Roma saranno esposte fino al 15 luglio le opere del fumettista Andrea Pazienza. La mostra “Andrea Pazienza, trent’anni senza è stata inaugurata il 25 maggio in occasione dell’apertura della quarta edizione di ARF! Festival di storie, segni e disegni. L’artista, scomparso il 16 giugno del 1988 alla giovane età di 32 anni, è stato un eclettico e geniale autore italiano di tutti i tempi. Grazie alla preziosa collaborazione dei familiari che hanno dato accesso ai suoi archivi, è ora possibile riunire in uno stesso luogo tutti i suoi lavori.

“Andrea Pazienza, trent’anni anni senza”

L’eredità artistica

Obiettivo di questa intensa esposizione di opere originali è quello di raccontare l’Andrea Pazienza fumettista, con una particolare attenzione alla nuova generazione di lettori che molto probabilmente l’ha conosciuto poco. Presente una ricca selezione delle sue opere che rappresentano un lascito importante e un’eredità artistica significativa. Si parte da Aficionados e Le straordinarie avventure di Penthotal, per poi giungere a Zanardi, passando per Tormenta, Perché Pippo sembra uno sballato, Pertini, Gli ultimi giorni di Pompeo fino all’incompiuto Storia di Astarte. A integrare la narrazione a fumetti ci saranno inoltre escursioni nel ‘Paz‘ vignettista e illustratore, con alcune delle sue opere più iconiche, così come qualche rarità (prove di layout, scritti, sketch e bozzetti). Il catalogo della mostra sarà poi pubblicato da Coconino Press-Fandango Libri.

Alcune delle opere fumettistiche esposte in mostra

In mostra anche 2 inediti

Nella mostra Andrea Pazienza, Trent’anni senza ci saranno anche 2 opere inedite dell’autore che sono state recentemente ritrovate: Penthotal e Zanardi. La prima è una pala in 8 tele di Zanardi, che nel 1983 Pazienza dipinse al Luneur di Roma in occasione della manifestazione “Ottovolante-Festival della satira“. Si pensava inizialmente che l’opera fosse dispersa ma era in realtà in possesso del regista Matteo Garrone. La seconda è un ritratto del collega e amico scomparso Stefano Tamburini, disegnato nell’aprile del 1986. Tale illustrazione fu realizzata per farne una copertina per Frigidaire, ma Vincenzo Sparagna e agli altri autori della rivista presero la decisione di non pubblicarla a favore di un disegno meno emotivo.

A sinistra “Zanardi equestre” ( foto Guido Sancilio); a destra Ritratto di Steve Tamburo”.

Quando:

Dal 25 maggio al 15 luglio 2018

Orari: 12:30-19:30 (chiuso i Lunedì)

Info e prezzi:

Biglietto intero € 12 – ridotto € 10

www.mattatoioroma.it   ;  Facebook: MattatoioRoma

Dove:

Mattatoio di Roma (ex MACRO Testaccio) piazza Orazio Giustiniani 4, Roma

L’arte di Patterson e Quinn esposta alla Galleria Mucciaccia

Dal 24 maggio, la Galleria Mucciaccia di Roma presenta una raccolta inedita di lavori di due artisti britannici, Richard Patterson e Ged Quinn. La mostra, curata da Catherine Loewe, intesse un dialogo avvincente tra i due protagonisti, ognuno dei quali elabora un linguaggio personale che permette loro di esplorare le infinite sfumature del mezzo pittorico. Le opere esposte resteranno in galleria fino al 14 luglio, accompagnate da un catalogo edito da Carlo Cambi Editore con testi di David Elliot e Toby Kamps.

La sala della Galleria Mucciaccia allestita con le opere di Patterson e Quinn

Due artisti a confronto

Patterson e Quinn si affermarono entrambi alla fine degli anni Ottanta, era del post-punk graffiante, quando l’arte britannica ottenne un importante riconoscimento internazionale. Tale periodo è caratterizzato dalla prevalenza di un’arte concettuale che ha il potere di distaccarsi dalle convenzioni della dottrina post-modernista e dalle gerarchie stabilite dal mondo dell’arte. Tuttavia, così come afferma la curatrice Catherine Loewe:

l’arte concettuale non ha contribuito alla decadenza della pittura, al contrario le ha conferito nuove prospettive di vita in cui era l’idea a far da padrona.

R. Patterson: da sinistra “Come to mama“, “Modern love” e “That sunny dome

I dipinti di Patterson contengono allusioni culturali al pop, a film, riviste, musica e pubblicità e nascondono una meditazione malinconica sulla nostra contemporaneità. Per la loro composizione l’artista si serve di autoritratti, ready-made, fotografia e virtuosistica pittura foto realistica. Ged Quinn si concentra invece sul paesaggio pastorale e sulla natura morta trasformandoli dal familiare al fantastico, servendosi di elementi tratti dalla mitologia, dalla filosofia e dall’immaginazione. Lo spettatore viene in questo modo condotto verso nuovi mondi.

G. Quinn: “Peter, Paul, Mary“; “The Book Of Two Ways” (al centro) e “Rose, Cherry, Iron Rust, Flamingo

I due artisti britannici dopo più di 30 anni di lavoro hanno raffinato la loro tecnica e la loro visione creativa, creando diverse interpretazioni il cui obiettivo è quello di riflettere una consapevolezza personale e culturale. Nel testo della Loewe si sottolinea che: “l’arte di Patterson e Quinn possiede una qualità lirica, poetica e multi-referenziale, che rivendica la lotta dell’immagine, il suo potere simbolico, la sua bellezza talvolta fastidiosa.” Ed è proprio in virtù della loro complessa e innovativa tecnica che si resta affascinati dalle loro opere che coinvolgono lo spettatore suscitandone curiosità. Infine nei loro lavori, la pittura assume i tratti di luogo in cui mondo interno ed esterno si incontrano grazie alla magistrale manipolazione dei mezzi.

Quando:

Dal 24 maggio al 14 luglio 2018

Orari: dal lunedì al sabato 10.00-19:30; domenica chiuso

Info:

tel. 0669923801 | segreteria@galleriamucciaccia.it | www.galleriamucciaccia.com | facebook : mucciacciaart

Dove:

Gallera Mucciaccia, Largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Arriva la prima edizione della mostra M.A.N.I.

RvB Arts ha presentato la prima edizione di M.A.N.I., acronimo di Manualità Armonia Narrazione Italiana, che si terrà esclusivamente in galleria fino al 22 settembre 2018. Questa mostra, dettagliatamente curata da Michele Von Buren, inaugura e corona allo stesso tempo un progetto a lungo termine: la creazione di un’identità incentrata sui giovani artisti in cui il rapporto con le radici nella tradizione artistica italiana e i suoi “mestieri” è sempre fonte di nutrimento, senza per questo abbracciare una posizione “passatista”. La galleria ha cercato negli anni di individuare gli artisti che lavoravano con questi presupposti raccogliendoli all’interno di un progetto comune, nonostante le differenze generazionali e stilistiche.

Nel cuore della mostra

La prima edizione di M.A.N.I. consolida così i punti cardine che hanno guidato le scelte curatoriali della galleria fin dal principio:

MANUALITÀ intesa come capacità tecnica e il recupero del “mestiere”;

ARMONIA intesa come desiderio di riportare al centro dell’arte l’emozione, per raggiungere anche quel pubblico vasto e variegato che spesso si sente alienato dall’arte contemporanea; ma anche come capacità di far convivere in un unico progetto linguaggi così eterogenei;

NARRAZIONE intesa come predilezione del racconto, forma espressiva capace di favorire la connessione tra opera e fruitore;

ITALIANA in quanto l’immaginario degli artisti coinvolti si è formato in questo paese, diventando parte fondante della loro ricerca.

La galleria si propone di fare un riassunto annuale dei suoi artisti più rappresentativi di questo progetto. M.A.N.I. è infatti manifestazione della ricca e sempre più apprezzata attività di talent scout di Michele von Büren, gallerista e curatrice di RvB Arts. Molti dei suoi artisti hanno infatti vinto premi e partecipato a eventi internazionali, ottenendo riconoscimenti condivisi da critica e mercato. Questa prima edizione include sia artisti che hanno collaborato con la galleria dal suo inizio, che talenti emergenti individuati recentemente. Le successive edizioni di M.A.N.I. si terranno con cadenza annuale in ogni mese di maggio. 

Alcuni scatti delle sculture di Fantini e Iavazzo nella mostra M.A.N.I

Gli artisti e la loro arte

Per questa edizione 2018, anniversario del suo decimo anno di attività, la galleria propone artisti già ben noti al suo pubblico romano come il pittore e scultore Bato, fresco del successo della personale Jungle, Lorenzo Bruschini, il cui lavoro coniuga la dimensione del sogno e del mito, e la pittrice Lucianella Cafagna, annoverata tra i 20 artisti contemporanei più rilevanti del panorama italiano dall’Enciclopedia Treccani. Ci sarà anche la fotografa Chiara Caselli, appena rientrata dalla Biennale di Fotografia di Mosca, e Fantini con le sue sculture in bronzo e pietra normalmente esposte a Parigi e in Olanda. Da notare anche la partecipazione di Andrea Gallo, vincitore del Young At Art 2015 e di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona con una sua opera esposta nel Museo di Arte Contemporanea.

Ma non è tutto. Alla mostra, anche gli artisti Gianlorenzo Gasperini (le cui opere sono state parte della collezione permanente dell’Opera Gallery di New York) e Arianna Matta, pittrice romana che ha appena concluso la sua prima personale a Parigi. E poi: Claire Piredda, scultrice che utilizza l’ argilla grezza di Calcata, antico borgo dove vive e lavora, e Vera Rossi, selezionata quest’anno per una personale alla Mia Photo Fair di Milano. Presenta le sue opere avvolte con le resine industriali Leonardo Blanco (2^ Biennale d’Arte di Pechino 2005 e Biennale di Venezia 2009), vincitore di numerosi premi e concorsi con lavori in mostre permanenti nella Repubblica di San Marino e all’estero. Nicola Pucci invece torna in galleria con nuove opere che confermano la forza di un lavoro che ha attirato l’attenzione di mercanti d’arte come Larry Gagosian, e di intenditori come il collezionista Carlo Bilotti. 

Da sinistra “Against Red” di Lucianella Cafagna (2018) ; “Enigma dell’infanta” di Sicioldr ; “Donna della ruggine” di Alessio Deli (2016)

Spazio anche ai nuovi talenti

La mostra comprende anche giovanissimi talenti come Alessandro Sicioldr, che ha già partecipato a mostre a New York, Parigi, Bruxelles, Dublino e Valencia, e lo scultore napoletano Vittorio Iavazzo, che presenterà per la prima volta le sue figure umane di cartapesta a grandezza naturale commissionategli per l’occasione dalla RvB Arts. Senza dimenticare l’artista Luca Zarattini, giovane pittore (vincitore di premi tra cui Premio Niccolini 2016, Basilio Cascella 2011 e Zingarelli 2010) e lo scultore Alessio Deli, con le sue sculture realizzate mediante l’assemblaggio e la modellazione di materiali riciclati.

In questa occasione ci sarà anche la speciale presenza di Massimo Pulini, artista e storico dell’arte, docente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, attualmente Assessore alla Cultura del Comune di Rimini. Ha esposto in sedi pubbliche italiane e internazionali tra cui le Scuderie del Quirinale, Villa Adriana di Tivoli, la Galleria Nazionale di Parma e l’Istituto Italiano di Cultura di Londra.

Quando:

M.A.N.I.: dal 24 maggio al 22 settembre

Orari: 11:00-13:30 e 16:00-19:30; domenica e lunedì chiuso

Info:

Tel: 3351633518 / www.rvbarts.com  / facebook: rvbgallery

Dove:

Rvb Arts, Via delle Zoccolette  28, 00186 Roma

Eco e Narciso, il dialogo tra l’arte classica e moderna

Palazzo Barberini presenta a turisti e cittadini romani Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini. La mostra, prodotta dalle Gallerie Nazionali in collaborazione con il MAXXI, è curata da Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi. L’evento celebra la restituzione al pubblico di 11 nuove sale affacciate sui giardini del palazzo, un tempo occupate dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Il percorso della mostra, (750 mq di spazio espositivo) che si snoda tra le nuove sale, dal Salone Pietro da Cortona, la Sala Ovale e la Sala dei Paesaggi, è un dialogo fra arte antica e arte contemporanea sul tema del ritratto e dell’autoritratto. Saranno 37 le opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali appartenenti a 25 famosissimi artisti come i classici Caravaggio, Raffaello e Bernini e i moderni Giulio Paolini, Luigi Ontani e Yan Pei Ming.

La conferenza stampa del 17 maggio. Da sinistra Bartolomeo Pietromarchi, Flaminia Gennari Santori e Giovanna Melandri

Tra antico e contemporaneo

Questo progetto è frutto di una appassionante convergenza tra due Istituzioni artistiche Nazionali. Gli accostamenti e i dialoghi delle opere antiche e contemporanee ruotano attorno ai temi dell’identità individuale (sia maschile che femminile), del potere, delle relazioni culturali. Durante la conferenza, Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, ha messo in rilievo la grande attualità delle opere scelte per questa magnifica mostra, aggiungendo che:

Nell’epoca dei selfie, delle ossessioni del ritratto, della novità, qui si pongono degli interrogativi molto profondi sul processo di costruzione dell’identità.

Si parla quindi di una profonda ricerca del sé che fa riferimento al mito di Eco e Narciso, tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Tra le tante rappresentazioni artistiche che hanno avuto per soggetto tale mito, l’opera di Caravaggio (presente in mostra) si concentra sulla figura del Narciso che si rispecchia nella fonte e finisce per innamorarsi dell’immagine riflessa. Il tema del ritratto e dell’autoritratto, come ci spiega il Direttore del MAXXI Bartolomeo Pieteomarchi, viene ripreso attraverso la prospettiva del riflesso. Pertanto ciò che appare reale può essere anche illusorio. Dietro un’immagine ci sono innumerevoli sfumature come ad esempio il tempo, la spiritualità, l’erotismo e la bellezza.

Il Salone Ovale con il Narciso di Caravaggio e l’installazione di Giulio Paolini “Eco nel vuoto”; a destra l’affresco del Trionfo della Divina Provvidenza e “Le Ore” di Ontani

Il percorso espositivo

Flaminia Gennari Santori, Direttore delle Gallerie Nazionali, ha evidenziato un fattore molto importante che caratterizza la mostra offerta ai visitatori:

Guardare le cose con occhi diversi, sia al passato che al presente, è una prospettiva su come ingaggiare il pubblico, il quale potrà creare il proprio percorso.

Il percorso di Palazzo Barberini parte dal Salone Pietro da Cortona, in cui il grandioso affresco del Trionfo della Divina Provvidenza incontra le 24 fotografie di “Le Ore” di Luigi Ontani. Nel Salone Ovale è presente il Narciso di Caravaggio, al quale si oppone l’installazione site-specific di Giulio PaoliniEco nel vuoto“, che sottolinea la solitudine e l’assenza del mito. Di seguito nella Sala dei Paesaggi, vengono rappresentati i dipinti dei possedimenti Barberini. In correlazione all’idea di paesaggio come costruttore di identità,  si affiancano le opere di Maria Lai, come “Terra” e “Bisbigli”. Decorazioni orientali dell’800, temi distorti e deformanti, oltre ai contrasti tra etica e estetica, sono le opere della Sala delle Cineserie. Nell’ Appartamento d’estate spiccano i ritratti astratti di Richard Serra che si contrappongono a quelli cinquecenteschi di Enrico VIII e Stefano IV Colonna, dai chiari attributi identitari.

A partire dalla sinistra i ritratti di Beatrice Cenci, La Maddalena e La Fornarina (foto Alberto Novelli)

I ritratti della femminilità

Nella grande Sala del Trono, decorata con le tele di Giovanni Romanelli e Cecco Napoletano, appare la video installazione sull’emancipazione femminile musulmana “Illusion e mirrors“, di Shirin Neshat. Nella cappella adiacente, degno di nota il ritratto di Beatrice Cenci, icona storica della ribellione femminile. Successivamente si trova l’Appartamento d’Inverno, in cui sono collocate le opere scultoree di Kiki Smith (vedi copertina). Sullo sfondo 10 pastelli di ritratti di donne delicate ed eleganti, rispettivamente realizzate da Rosalba Carriera e Benedetto Luti. Nella camera da letto d’inverno, posti uno alle spalle dell’altro, i ritratti della Maddalena e della Fornarina di Raffaello. Contrapposizione significativa tra la santa e l’amante, a loro volta allestite come duplici anime complementari di una stessa persona.

Da sinistra il dipinto di Marco Benefial “Famiglia del Missionario” e “The invisibile man” di Yinka Shonibare; a destra il busto di Urbano VIII tra Giovanni Paolo II e Mao.

Il confronto culturale

Un particolare incontro-scontro tra culture è quello del ritratto settecentesco di Marco BenefialFamiglia del Missionario” e  l’opera “The invisibile man” di Yinka Shonibare. Ambedue rappresentano il diverso, l’esotico, in modi però del tutto opposti. Il primo punta sul messaggio missionario, il secondo riflette sul post-colonialismo nel mondo globalizzato. La mostra termina nella Sala dei Marmi dove si erge il busto di Urbano VIII, opera del Bernini. A fiancheggiarlo i maestosi ritratti di Giovanni Paolo II e Mao dell’artista cinese Yan Pei-Ming. Entrambi interpretano meravigliosamente il tema del ritratto ufficiale di persone potenti, sia rendendo viva la pietra che gigantizzando tele di 3 metri.

Quando:

18 maggio – 28 ottobre 2018

orari martedi/domenica 8.30 – 19.00

Info e Prezzi:

Intero € 12, ridotto € 6. Per possessori biglietto MAXXI ingresso ridotto a € 8

barberinicorsini ; maxxi   064824184   comunicazione@barberinicorsini.org

Dove:

Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma – Palazzo Barberini , via delle Quattro Fontane 13, Roma

Qualcosa del Genere: le icone contemporanee dipinte da Luca Grimaldi

Qualcosa del Genere ”, mostra personale del giovane pittore Luca Grimaldi, è la prima residenza artistica promossa da Ex Dogana Galleria. Il nuovo spazio espositivo dell’Ex Dogana, dedicato all’Arte Contemporanea, ospiterà  20 tele capaci di cogliere e trasporre le icone collettive contemporanee. Opening dell’esposizione, a cura di Giulia Lotti e Chiara Pietropaoli, il 18 maggio alle ore 19.00 con ingresso gratuito.

Il primo artista in residenza temporanea è il romano Luca Grimaldi, che presenterà le opere della sua prima mostra personale. “ Qualcosa del Genere ” raccoglierà i lavori dell’artista dal 2017 a oggi, parte dei quali realizzati da febbraio a maggio 2018. Grimaldi, con 20 dipinti a olio su tela, vuole indagare le visioni familiari e ricorrenti che fanno parte di un universo collettivo. Immagini generiche, quotidiane, facilmente intuitive e riconoscibili, esposte in contesti e spazi ordinari come i banchi del supermercato e i negozi. Rapportandosi ad un immaginario “stock” comune e condiviso, l’artista definisce queste immagini come icone. Proprio quando le dipinge, le osserva attentamente notando tutte le loro sottigliezze, aggiungendo inoltre  che:

Attraverso la pittura mi domando se certe scelte grafiche facciano parte del nostro immaginario perché vengono ripetute all’infinito o se sono ripetute all’infinito perché fanno parte del nostro immaginario.

Alcune tele di Luca Grimaldi. Da sinistra “Quadri di riviste”, “Kebab” e “Costumi”

L’artista realizza le sue tele a partire da foto scattate con il cellulare, in un procedimento che leva informazioni a quelle immagini “patrimonio mondiale”. Gioca e sperimenta fino a spingere la sua pittura a diventare sempre più astratta. Pennellate veloci, prive di qualsiasi tratto del disegno, formano delle composizioni in cui la figurazione viene solo evocata facendo apparire generiche alcune sezioni. Seguendo questo ragionamento, l’artista approda al confronto con il generatore di immagini per eccellenza: Google. In questo caso, la produzione riflette sul concetto di stoccaggio, proponendo nelle tele immagini di immagini utilizzate questa volta per la trasposizione di concetti che si possono definire anch’essi generici.

Le immagini si somigliano sempre di più, circolano velocemente. Quel che coglie la mia attenzione, e che diversi studi hanno messo in luce, è che più un’immagine è generica e più velocemente circola. (Luca Grimaldi)

L’artista

Luca Grimaldi è nato a Roma nel 1985. Fin da giovanissimo sposta saltuariamente la sua residenza all’estero. Frequenta l’Accademia di Belle Arti a Boston, dove consegue il diploma in Fine Arts nel 2009. Successivamente, dopo altri brevi soggiorni internazionali come New York, approda a Berlino, dove tuttora vive. Nel 2016 ottiene il master in pittura presso il Frank Mohr Instituut di Groningen, in Olanda. Negli ultimi anni ha presentato le sue opere in mostre personali e collettive in Russia, Italia, Germania e Olanda. “ Qualcosa del Genere ” è la prima mostra personale dell’artista nella sua città natale.

La Factory

L’attività di Ex Dogana Galleria, nel cuore del quartiere San Lorenzo, già teatro di un’importante rigenerazione urbana a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, è legata alla Factory Studio Volante. Nel polo culturale convivono da 2 anni artisti internazionali dai molteplici linguaggi. Qui pittori e grafici, artisti installativi e fotografi, di età compresa tra i 25 e i 35 anni, condividono quotidianamente lo spazio, suddiviso in studi assegnati annualmente e atelier riservati a residenze temporanee. Ex Dogana Galleria si configura come luogo di sperimentazione e incontro, un collegamento tra le attività della Factory e il pubblico, attraverso mostre personali e collettive ma soprattutto progetti site-specific, realizzati dagli artisti in sinergia con il luogo. Nel tempo saranno invitati a partecipare artisti, italiani e internazionali di diverse discipline, che avranno la possibilità di risiedere negli studi, in periodi di tempo variabili, al fine di realizzare progetti artistici.

Quando:

18 maggio – 8 giugno 2018

Orario di apertura: dal martedì alla domenica: 16.00 – 20.00; mattina: su appuntamento. Lunedì chiuso

Info:

info.qualcosadelgenere@gmail.com  http://www.exdogana.com/factory/  http://www.lgrimaldi.com/

Dove:

Ex Dogana Galleria – Via dello Scalo San Lorenzo 10, 00185 Roma

Animanimale, le piccole creature di Selena Leardini

Nero Gallery  presenta “ Animanimale ”, mostra personale dell’artista veronese Selena Leardini. L’ esposizione vede una serie di dipinti inediti realizzati ad acrilico, nati dal tentativo di rappresentare l’animo “umano” insito in ogni animale e viceversa, attraverso la fusione delle due specie. Il fuoco, che ognuno di noi porta dentro, affiora dalle creature ibride di Selena, rivelandone lo spirito ardente celato sotto sembianze infantili e innocenti. Le passioni, i desideri, il coraggio, la forza che risiedono nell’anima di questi piccoli esseri antropomorfi si rispecchiano nei loro occhi, a volte docili e velati di tristezza o decisi ed indagatori, ma sempre capaci di rapire l’osservatore. Il vernissage della mostra, ad ingresso gratuito, sarà sabato 12 maggio dalle ore 19.00, con la presenza dell’artista.

Tra simbolismo e saggezza

Tutti i popoli dell’antichità credevano che ogni animale possedesse una saggezza dalla quale trarre insegnamento e che, al pari dell’uomo, avesse un’anima immortale. Questi pensieri sono stati poi ereditati da numerose religioni orientali, per le quali gli animali sono degni di venerazione ed amore, fino ad essere considerati divinità. Il polpo, ad esempio, è un simbolo antichissimo di saggezza e astuzia, grazie alla sua acuta intelligenza e alle capacità mimetiche. Inoltre manifesta il proprio stato d’animo cambiando colore. La sua immagine simboleggia l’incontro con la profondità della psiche umana per via di un duplice carattere: introverso e schivo ma allo stesso tempo forte ed aggressivo. Selena lo raffigura come una splendida bambina dai capelli neri che, sfuggita all’amo di un pescatore, naufraga negli abissi marini.

Il cervo è simbolo della rigenerazione vitale, grazie al rinnovarsi periodico delle sue corna. Queste, simili ai rami degli alberi, si innalzano al cielo facendo da tramite fra il mondo dei vivi e quello spirituale. Nell’ibrido dell’artista, nonostante la parte umana abbia riportato delle ferite, gli occhi rivelano la purezza e la fierezza dello spirito animale. Il gatto, emblema indiscusso di grazia e di immortalità, è adorato in diverse culture come una divinità. Grazie alla sua abilità di vedere nel buio, è ritenuto capace di connettersi con il mondo circostante, visibile e invisibile, e di guardare oltre, anche nelle tenebre del subconscio. Allo stesso modo, la bambina gatto di Selena sembra voler leggere dentro a chi la osserva.

Uno stile magico e poetico

La corrente in cui l’artista si riconosce è il Pop-Surrealismo (più precisamente la Lowbrow  Art), caratterizzato da uno stile onirico e fiabesco che fa riferimento contemporaneamente alle immagini pittoriche di matrice classica. I soggetti figurativi delle opere presentano sempre colori forti (come ad esempio il rosso sulle gote) e un’ accentuata decoratività. Le bimbe animali di Selena Leardini sono prive di qualsiasi malvagità o aggressività, e apparentemente bisognose di cure attenzionali. Sembrano infatti mettere chi le guarda dinanzi alla certezza che l’anima non sia esclusiva della specie umana. Al contrario, è proprio dentro ogni essere umano che è presente lo spirito di un animale, diverso per ognuno. Sta a noi riconoscere quale anima animale ci sia più affine.

Quando:

Animanimale : Dal 12 maggio al 9 giugno

Info:

Instagram: selenaleardini/  Facebook: leardiniselena/

www.nerogallery.com | info@nerogallery.com | 0627801418

Dove:

Nero Gallery, Via Castruccio Castracane, 9 – Roma

Racconti in bottiglia, storie di un viaggio lungo il Danubio

Martedì 8 maggio 2018, alle ore 19.00, la Fondazione Pastificio Cerere e la Nando and Elsa Peretti Foundation presentano 170 Racconti in bottiglia. Il progetto è ideato e curato da Paolo Marcolongo, scultore, maestro di arte orafa e docente presso il Liceo artistico Modigliani di Padova. Le 170 bottiglie che contengono opere in miniatura, realizzate dagli studenti delle classi terze del liceo tra il 2011 e il 2015, vogliono raccontare e interpretare Danubio (1986), uno dei capolavori dello scrittore contemporaneo Claudio Magris. La mostra è realizzata nell’ambito del progetto Curare l’Educazione? creato da Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione Pastificio Cerere, con il patrocinio dell’Assessorato delle politiche giovanili del II Municipio di Roma.

Un messaggio culturale da condividere

Dopo le tappe di Padova e Barcellona, le 170 bottiglie, allestite lungo un percorso di oltre 60 metri, saranno esposte dal 9 al 29 maggio in una spettacolare installazione allo Spazio Cerere di Roma. Gli studenti del liceo di Padova hanno ripercorso con sorprendente creatività quasi tremila chilometri tra le sorgenti tedesche del fiume fino alla foce nel Mar Nero, riproducendo all’interno di 170 bottiglie altrettante istantanee di vita del taccuino da viaggio di Magris. Micro paesaggi fatti di boschi e di case, mondi lillipuziani abitati da contadini e arciduchi, mercanti, poeti e sacrestani, tracce di un passato funesto marchiato dalla svastica e attimi di affettuosa vita domestica. Una fantasmagorica e suggestiva traduzione dalle parole alle immagini tridimensionali, realizzate dai ragazzi con tecniche diverse e inserite poi nelle bottiglie. Spiega il professor Marcolongo :

Gli studenti hanno scoperto che Danubio non si limita a raccontare semplici storie del passato, fatte di piccoli gesti quotidiani, ma li mette in contatto con diverse culture, superando ogni tipo di frontiera, politica, sociale, religiosa.

Il progetto non riguarda soltanto il laboratorio di figurazione, ma abbraccia anche altre materie come lettere, filosofia, storia, architettura e storia dell’arte. Le 170 micro installazioni custodite nelle bottiglie (le classiche bordolesi) sono cariche di significati metaforici. Sono messaggi da affidare all’acqua per viaggiare tra terre remote, un affidarsi al caso nella speranza di un approdo accogliente. Non sono tanto diari di viaggio, quanto piuttosto un penetrare nel tempo, storie raccontate a frammenti, inediti modo di narrare il passato. Ogni viaggio è una formidabile occasione per imparare. Il Danubio raccontato dal libro di Magris, e riproposto dal liceo Modigliani, può trasmettere infatti un messaggio di alto valore etico ed educativo, quanto mai attuale in quest’epoca di grandi migrazioni.

Durante il periodo di apertura della mostra, nell’ambito di Curare l’educazione?, saranno organizzati inoltre laboratori didattici rivolti alle scuole in collaborazione con l’associazione culturale Informadarte. “170 Racconti in bottiglia” partecipa alla seconda edizione della “Biennale dei Licei artistici italiani”, promossa da ReNaLiArt – Rete Nazionale dei Licei Artistici e finanziata MIUR – Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. La manifestazione si terrà a Roma dal 28 Aprile al 3 Giugno 2018 presso il WEGIL e presso il Palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione.

Quando:

170 Racconti in bottiglia: 9 – 29 maggio 2018

Orari: dal lunedì al venerdì 15.00 – 19.00, Sabato 16.00 – 20.00

Info:

info@pastificiocerere.it | www.pastificiocerere.it | Tel. +39 06 45422960

www.perettifoundations.org   www.informadarte.it

Dove:

Spazio Cerere, via degli Ausoni 3, Roma