Ambra Cianfoni: vivo in simbiosi con i miei personaggi

La giovane attrice romana Ambra Cianfoni è in questi giorni tra le protagoniste dello spettacolo teatrale Donne de Roma (qui la recensione). Raffinata e versatile cantante/cantautrice, si forma prima come ballerina frequentando i corsi della Royal Academy of Dance di Londra e successivamente nel campo della recitazione sotto la guida del maestro Giancarlo Sammartano, debuttando al Teatro Antico di Segesta. La simpatica Ambra ci parla del suo personaggio Ninetta, ripercorrendo anche alcune tappe della sua carriera che, tra le altre, l’ha vista a fianco del grande Enrico Montesano su palco del Sistina e in tournée nei maggiori teatri italiani.

Ambra Cianfoni in Donne de Roma (foto Matteo Mignani)

Complimenti vivissimi per lo spettacolo! Dalla platea sembrava di vivere la piazza romana di un tempo lontano, quella dove le storie si raccontavano attraverso gli stornelli. Com’è nata l’idea di rappresentare queste donne appartenenti a un’epoca di una Roma che non esiste più?

Grazie mille! Si, noi abbiamo voluto legare tutto quanto a questo elemento scenico. Ma vorrei aggiungerne un altro: quello della scala, intesa come collegamento verso l’alto. Il cielo infatti è la massima spiritualità a cui rivolgersi, al di là della religione professata. E poi c’è la presenza dei fiori, che sono la parte dolce e naturale, perfettamente accostabile alla donna. L’obiettivo è stato quello di pensare alle donne di una volta e dimostrare al mondo odierno l’esempio della loro forza a saper mettere in atto tante cose, tra le quali la rivoluzione. Quest’ultima può venire da molte parti della nostra anima e della nostra personalità. Ecco perchè presentare 5 Donne de Roma dalle storie completamente diverse ed emotivamente coinvolgenti. Senza dimenticare la malinconia per Roma, quella vera e oramai scomparsa, che abbiamo provato a far respirare con le sue atmosfere. 

Ambra nel personaggio di Ninetta (foto Luca De Vecchis)

Il personaggio della dolce e innamorata Ninetta che hai portato in scena ha qualcosa di similare con la tua personalità?

Si assolutamente! La sua rivoluzione bianca è scoprire la felicità, la verità (rivelatasi poi dura e sofferente) e cosa c’è oltre l’amore. Questo sentimento che può condurre fino a decisioni estreme. Citando Dante direi: “E’ l’amor che move il sole e l’altre stelle”. In verità l’amore porta avanti tutta quanta la mia vita. Tutt’ora io sono innamorata e questo fa si che la mia immedesimazione con Ninetta sia completa. I personaggi che noi attori affrontiamo ci portano spesso in situazioni che possono accadere anche nella vita reale, e a me è capitato. Certo…speriamo di non finire nel Tevere come lei…ahahaha.

Di questo spettacolo hai curato anche la regia. Come riesci a conciliare questo lavoro con la recitazione?

Qualche giorno fa ho partecipato ad uno studio, che seguo già da diversi anni, con Michele Placido. Il maestro mi ha dato dei grandi consigli da seguire sulla regia di questo spettacolo. C’è chi mi domanda come riesca a fare entrambe le cose, ma le svolgo volentieri. Effettivamente in questo ruolo mi ci sono ritrovata quando è capitato a volte di sostituire un regista per uno spettacolo. “Dio mio, il regista non c’è, Ambra corri…”.

Recentemente hai fatto parte di produzioni teatrali di successo che raccontavano la romanità, ma anche i cambiamenti dell’epoca. (Il Marchese del Grillo, Il Conte Tacchia). Che ricordi hai di queste esperienze?

La cosa incredibile è che mi sono vista assegnare dei personaggi come Camilla e Gertrude che hanno molto in comune con il mio essere, e questo è merito di Enrico Montesano. Ad esempio nel Conte Tacchia, la figura di Gertrude è stata creata e scritta apposta per me, perchè nel film non esiste. Sono la prima Gertrude della storia, ecco ! Per i ricordi ci sarebbe veramente tanto da dire. Nei primi anni del Marchese del Grillo, ero una pupetta di 19 anni che si chiedeva: “Oddio, ma dove sono arrivata?”. E’ stata un po’ la mia culla. Poi le due epoche (1910-1944) affrontate nel Conte Tacchia sono state indimenticabili ! Mi sono anche ritrovata a ballare un boogie-woogie, io che provengo da 18 anni di danza classica e da genitori ballerini professionisti. Fortunatamente ho incontrato delle persone meravigliose, tra le quali Andrea Pirolli, Roberto Attias, Giulio Farnese e Massimo Romeo Piparo. Tutti quanti mi hanno accompagnato in questo percorso, e continuano ad essere presenti per me. Non bisogna mai dimenticare le persone che ti aiutano e ti danno molta forza. Questo lo dirò sempre!

Da sinistra Ambra con parte della compagnia nel Marchese del Grillo (@Flaminio Boni); a destra accanto a Montesano nel Conte Tacchia (@Antonio Agostini, fonte ilcontetacchia.com)

Completamente altro genere i ruoli fantastici di “Spugna” in un musical di “Peter Pan” e quello del “Cappellaio Matto”. Ti ha divertito interpretarli?

Da morire!! Soprattutto Spugna, venuto fuori grazie all’intuito dei bambini. Io insegno recitazione ai piccoli nella scuola di mia madre, Teatro Danza 85. Durante alcune lezioni scherzavo con loro facendo un voce molto simpatica, e mi dissero di provarla nel personaggio del musical. E ha fuzionato! Questi ruoli vengono dalla Disney, una scuola di immaginazione, in cui la creatività viene sempre più stimolata come anche il canto. Infatti continuo ancora oggi a guardare questi cartoni animati e intonare le canzoni della Sirenetta sotto la doccia.

Ambra e il canto

Ho apprezzato molto la tua versione di “Ciumachella de Trastevere” che hai eseguito per un festival musicale romano. Quali sono i tuoi miti canori?

Quella era una serata in cui ho cantato canzoni di cabaret insieme al mio corpo di ballo. Non ho proprio una punta di diamante, anche se mi piace svariare da Liza Minnelli a pezzi come “On my Own“. Per quanto riguarda la romanità, in “Ciumachella”, credo di essermi ispirata al serenante di Rugantino, il compianto Aldo Donati. In particolare nella parte cantata “Ciumachella tu sei nata pe incantà…”, l’artista eseguiva un levare di voce fantastico. Partiva dal cuore e arrivava fino alle braccia. Questa è la romanità a cui voglio attingere, ovvero quella che fa arrivare al pubblico il sentimento viscerale, come d’altronde avviene anche nelle altre canzoni popolari italiane. Quando canto io mi sento al settimo cielo!

Professionalmente è nata prima l’Ambra cantante, attrice o ballerina?

E’ nata prima l’Ambra danzante sul palcoscenico, anche perchè i miei genitori erano coreografi e ballerini. Ci sono salita per la prima volta a 2 anni con un tutù minuscolo e solo successivamente ho cantato nei balletti. La prima canzone in assoluto che ho eseguito è “My Way” di Frank Sinatra, una cosetta così, mica “il coccodrillo come fa” o “Le tagliatelle di Nonna Pina”! La passione per la recitazione è nata molto dopo assistendo a “Sogno di una notte di mezza estate” che vidi al Globe Theatre. Da quel momento ho deciso di dedicarmi a fare teatro. Io scrivo anche testi e ne ho molti pronti, ma sono ancora alla ricerca di un bravo compositore. 

Dove ti vedremo prossimamente? E a cosa ti piacerebbe lavorare?

Dove mi vedrete prossimamente non lo so, e se qualcuno me lo vole fa sapè me lo dica.. ahaha. Il mio sogno è avere un ruolo alla Broadway e cantare una canzone tutta mia e che posso dedicare con tutto il cuore, tipo come “Somewhere over the raimbow”. Quando ci fu lo spettacolo dedicato a Judy Garland, dissi a Massimo Romeo Piparo, “mammamia che fico, pure io vojo cantà sta canzone”. Ma questo capisco che si raggiunge solo a piccoli passi e con molta umiltà. Il nostro mestiere è complesso, e non può esistere senza le emozioni. Ogni esperienza ti fa aumentare di capacità, emotività e consapevolezza. Io voglio perfezionarmi e andare avanti come cantante e attrice nella commedia musicale tutta la vita.

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